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	<title>Commenti a: dal goleto a castel del monte con la moto di federico II</title>
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	<description>comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella</description>
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		<title>Di: titty</title>
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		<dc:creator>titty</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 May 2008 21:49:25 +0000</pubDate>
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		<description>è con grande gioia che apprendo da voi che è stata dedicata una piazza a Padre Lucio, per me  zio Lucio. nei mei ricordi di bambina ci sono i suoi occhi pieni di Amore, la sua barba bianca e lunga e la sua voce dolce e ferma...

Grazie!

tiziana de marino</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>è con grande gioia che apprendo da voi che è stata dedicata una piazza a Padre Lucio, per me  zio Lucio. nei mei ricordi di bambina ci sono i suoi occhi pieni di Amore, la sua barba bianca e lunga e la sua voce dolce e ferma&#8230;</p>
<p>Grazie!</p>
<p>tiziana de marino</p>
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		<title>Di: il giardiniere</title>
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		<dc:creator>il giardiniere</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 17:46:00 +0000</pubDate>
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		<description>In ricordo di Padre Lucio /&lt;br/&gt;Oggi pomeriggio mi sono recato al Goleto alla commemorazione di Padre Lucio, e mentre guardavo  le diapositive con cui Angelo Verderosa illustrava la storia dell’Abbazia, con la mente ritornavo a quei giorni d’estate agli inizi degli anni settanta quando un gruppo di ragazzi e ragazze di cui facevo parte anch’io, provenienti da ogni località d’Italia per le vacanze estive a Nusco, a piedi scendeva alle - allora - rovine del Goleto, per visitarle e per conoscere Padre Lucio.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Erano quelli anni di grandi fermenti politici e ideali ed eravamo affascinati dalla scommessa di Padre Lucio di far rivivere quelle pietre, di costruire una comunità attorno a degli ideali che noi giovani studenti alquanto confusamente, mischiavamo con i capovolgimenti di anni belli e terribili.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Stavamo ore seduti sulle pietre a discutere con lui anche animatamente ma senza mai perdere di vista la prospettiva che lui ci raccontava come se fosse cosa viva: far rivivere il Goleto. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Credo che ci sia riuscito, anche se lui non ha potuto vederlo - e mentre ritornavo in macchina a casa, vedevo le luci dell’Abbazia nella notte della valle dell’Ofanto illuminata  come un faro di speranza per viandanti senza meta.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Padre Lucio ha vinto la scommessa! &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il giardiniere 4/1/2008</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In ricordo di Padre Lucio /<br />Oggi pomeriggio mi sono recato al Goleto alla commemorazione di Padre Lucio, e mentre guardavo  le diapositive con cui Angelo Verderosa illustrava la storia dell’Abbazia, con la mente ritornavo a quei giorni d’estate agli inizi degli anni settanta quando un gruppo di ragazzi e ragazze di cui facevo parte anch’io, provenienti da ogni località d’Italia per le vacanze estive a Nusco, a piedi scendeva alle &#8211; allora &#8211; rovine del Goleto, per visitarle e per conoscere Padre Lucio.</p>
<p>Erano quelli anni di grandi fermenti politici e ideali ed eravamo affascinati dalla scommessa di Padre Lucio di far rivivere quelle pietre, di costruire una comunità attorno a degli ideali che noi giovani studenti alquanto confusamente, mischiavamo con i capovolgimenti di anni belli e terribili.</p>
<p>Stavamo ore seduti sulle pietre a discutere con lui anche animatamente ma senza mai perdere di vista la prospettiva che lui ci raccontava come se fosse cosa viva: far rivivere il Goleto. </p>
<p>Credo che ci sia riuscito, anche se lui non ha potuto vederlo &#8211; e mentre ritornavo in macchina a casa, vedevo le luci dell’Abbazia nella notte della valle dell’Ofanto illuminata  come un faro di speranza per viandanti senza meta.</p>
<p>Padre Lucio ha vinto la scommessa! </p>
<p>Il giardiniere 4/1/2008</p>
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