OPERAI di SOGNI
Operai di Sogni. Poeti irpini del Novecento
Dopo il lavoro di un quinquennio, Paolo Saggese, ha offerto un primo tentativo di sintesi della poesia irpina del Novecento. si tratta, come riconosce lo stesso studioso, di un lavoro che non ha la pretesa dell’esaustività.
Il titolo, «Operai di Sogni», dato al catalogo (edito da Sellino) e alla mostra itinerante, che ne accompagna la divulgazione nelle scuole e in altri ambiti istituzionali, è innanzitutto un omaggio a Salvatore Quasimodo; in secondo luogo vuole chiarire che quasi tutti questi poeti, documentati o ancora non recensiti e sconosciuti, hanno coltivato delle utopie spesso infrante; infine propone una rappresentazione volutamente umile di queste figure poiché il curatore non si arroga la pretesa della critica letteraria finalizzata all’enfatizzazione di particolari poeti. Occorre un altro studio, un altro approccio, per provare a definire in tal senso il valore intrinseco dei singoli poeti. Forse i primi studi in questa direzione sono offerti dalla collana (edita sempre da Sellino e curata dallo stesso Saggese), giunta al terzo volume, di «Poesia del Sud». Sia il catalogo sia la mostra «Operai di Sogni» presentano sezioni non rigide, funzionali a chiarire i momenti ritenuti più significativi della storia poetica irpina dell’ultimo secolo.
La «Prima Parte», «Poeti del Primo Novecento» è stata divisa in tre sezioni: «Poeti della Tradizione», «Poeti futuristi» e «Poeti antifascisti», sezioni che rappresentano tre modi differenti, dal punto di vista ideologico e letterario, di scrivere in versi.
La sezione relativa ad «Avellino e Alfonso Gatto» è funzionale a segnare la cesura tra il Primo e il Secondo Novecento.
La «Seconda Parte» è dedicata al Secondo Novecento ed è composta da quattro sezioni: «Poeti meridionalisti», «Poeti della linea religiosa», «Poeti sperimentali», «Poeti della linea lirica».
La sezione conclusiva è dedicata ai «Poeti dell’ultima generazione», e termina con alcuni componimenti sul sisma del 1980: «Quando il terremoto è nell’anima».
Attraverso questa ricostruzione, Paolo Saggese ha voluto privilegiare il rapporto tra i poeti nazionali e i poeti irpini, i quali, pur esclusi dalla storia letteraria, meritano attenzione. Insieme a Giuseppe Iuliano, Paolo Saggese, al fine di ottenere questa attenzione, ha coinvolto gli studenti di tutte le scuole d’Italia, invitandoli a scrivere al Ministro della Pubblica Istruzione, per sollecitarlo a porre la questione della poesia regionale alle case editrici, che dovrebbero comporre le loro antologie secondo il modello di stroria della letteratura italiana proposto da Alberto Asor Rosa.
Alfonso Nannariello

La notte dorme da sola nella stanza
di foglie
calpestate e siepi nere.
Compagno di un mormorio che scorre
il vento
sventola tutte le sue bandiere.
Lasciasti sul mio tavolo lo sdegno
e cambiasti l’oro con lo stagno.
Hai dato la mia vita in pegno
e tutti
i titoli di un sogno.
Ho appeso le mie ali d’angelo alla
parete.
Ogni tanto da terra raccolgo piume e penne.
Guarnisco il mio
cappello,
ma ignoro
il giorno che non muore
che mi lascia indenne.
Qui, da
quando
sei andata
nell’acqua morta di ogni stagione
lotto con
l’uragano che è
dentro il tuo nome.
L’allarme del tuono e il lampo
s’avvicina.
Tu restami accanto, anche stamattina.
Ti dono cinque
foglie
di quest’
ultimo fiore
ti offro le mie veglie
e tutte le scorze
del mio ardore.
Porta il tatuaggio di una croce
coi chiodi col
martello e con la
scala di chi è stato così tanto martoriato
da alzarsi in volo, ma senza
colpi d’ala.
In corpo angeli feroci
e l’acerba guerra
di tutte
quelle voci
rimaste intorno a me
su questa
terra.
Io sono il
sacerdote che spezza
il pane dove crepita il
giorno.
Tu dall’oceano con
la brezza
dell’alba, alla mia mensa fai
ritorno.
Un rovo bruciato ha
resistito
all’assalto del fuoco e all’
estate.
Mi ha baciato un dio, poi
è sparito
tra foglie di cotogne e
scorze bacate.
Trapassata la
bottiglia, un bagliore
come un fuoco
di spini esplode
in questo
inverno, scintilla
sulla neve, come una
lode.
Ti dono questa cornice
d’oro con tutti i suoi intagli
le fronde degli alberi nel buio. Ti dono
le sue bacche e questi fogli
la folgore nel cuore della sera
e questo
corpo nudo deposto dal suo
trono.
Ti dono questa estate e la sua
pioggia,
quest’acqua sulla
schiena, il fruscio
altero dell’alloro e le
sue bacche nere.
Ti dono
lo sbattere del mare sulla spiaggia
e questo
cuore con dentro la tua
scheggia.
Gira la carta e guardati allo
specchio
dimmi se mi vedi
e se ci sei.
Dimmelo in ginocchio
dimmi
quello che vorresti e quello
che
vorrei.
Per non restare del male
ignaro
colsi un frutto dolce
che
cambiò in amaro.
Ho appeso una
conchiglia
all’occhiello del
mio
abito scuro
la perla del giorno al tuo
broccato
al cielo lamiere
di zinco ossidato.
La notte stringe sul
petto
il primo verso del
mattino.
Sento il suo accento confitto
nel bersaglio del cuore
forse da un puttino
forse da un cecchino.
Tu mi risarcirai
delle cose
che
non ho vissuto.
Ricucirai il ginocchio ferito
quando son caduto
quando
tu non c’eri
quando tornerai.
Ora più non
nuoto,
non più
muovo le
braccia
per navigare il vuoto.
Ora ho tirato in
barca i remi
e se
ancora ti abbraccio
lo faccio solo
su questi fogli
morti
con
questi
miei versi supremi.
ALFOSNO NANNARIELLO
nota di a.v.: i versi sono ospitati in questo post in attesa di riorganizzare meglio la sezione POESIA DEL SUD
alfonso nannariello
11 Febbraio 2008 alle 10:09 am
Per il Centro di documentazione sulla poesia del Sud
Quando Paolo Saggese e Giuseppe Iuliano ci illustrarono, ormai un anno fa, il progetto di un “Centro di documentazione sulla poesia del Sud”, che si proponesse di realizzare un’immensa biblioteca contenente tutta la produzione poetica del Mezzogiorno d’Italia, e di opporsi alla condizione di oblio, cui sembra essere condannata, noi fummo subito entusiasti.
Immaginammo già i locali, che potessero ospitare questo luogo di ricerca e di raccolta; pensammo in particolare a Palazzo Astrominica, attualmente in fase di ristrutturazione. Inoltre, immaginammo subito ciò che questo Centro, accanto ad altre iniziative presenti, potesse rappresentare per il nostro comune, ed in generale per il territorio circostante.
Il Centro potrebbe assolvere quanto prima una funzione culturale, che va oltre i confini provinciali e regionali, per divenire un luogo di importanza nazionale: perché ha assunto un ruolo importante ed ambizioso, che solo con il lavoro di anni potrà dare i frutti che ci attendiamo.
Nel frattempo, in questo primo anno di attività, sono state organizzate una serie di iniziative e di convegni, quasi a cadenza mensile, e alcuni studiosi, in particolare Paolo Saggese e Giuseppe Iuliano, hanno intrapreso un lavoro di raccolta e documentazione, oltre che di sintesi, che si è concentrato in modo sistematico sulla provincia di Avellino, ma tenendo sempre ben presente il panorama più ampio della Campania e del Mezzogiorno.
A breve, coinvolgendo un numero sempre più ampio di ricercatori, l’indagine dovrà necessariamente estendersi a tutta l’Italia meridionale.
Ci vorranno anni, probabilmente decenni; tuttavia, speriamo che tale indagine possa arrivare a buon fine.
Inoltre, già da alcuni anni si stanno susseguendo pubblicazioni di poeti prevalentemente irpini, che contribuiscono alla divulgazione di queste voci spesso dimenticate tra il pubblico degli specialisti e dei lettori.
Un altro tassello importante è rappresentato dal “Festival della poesia del Sud … e per il Sud”, che speriamo possa divenire un appuntamento annuale di confronto e di studio, e dunque una risorsa per il nostro territorio, in quanto potrebbe attrarre un turismo culturale, che il Centro, insieme ad altre iniziative, potrà richiamare.
edizione 2005
Maria Grazia Valentino
Assessore alla Cultura
Giuseppe Del Giudice
Sindaco di Nusco
edizione 2005
11 Febbraio 2008 alle 7:19 pm