per una regione del Sud Interno, dal Pollino alla Maiella: ma che vor di?

Carissimi comunitari e non,
al di là della monnezza che ci ha ammorbato fiato, umore, predisposizione alla libera intrapresa economica e sociale penso che sia arrivato il momento di alimentare la discussione che spero ci voglia portare avanti fino all’infinito sull’idea della regione delle Montagne. Io da anti-istituzionalista convinto non penso alla regione come ad un’entità politico amministrativa, ma ad un’entità economica e culturale.
Allora: quali sono gli elementi comuni da un punto di vista economico, sociale e culturale per poter pensare ad una area comune interna? Sorge l’esigenza di pensare a territori sempre più ampi gestiti da un’unica mano.
Quali sono le vostre idee a proposito? Quali libri potete consigliare di leggere? Quali studiosi pensate di dover prima o poi interpellare per poter discutere seriamente di questo argomento?
Vi lascio con alcune suggestioni:
alcuni miei articoli:
http://antonio.romano75.googlepages.com/crescitairpina
http://antonio.romano75.googlepages.com/nuovaregione
http://dottorantonioromano.googlepages.com/articoloottopagine18aprile2006
Un interessante libro da leggere:
a presto leggervi. spero che da questo blog si possa arrivare ad un interessante convegno.
Antonio Romano
PS: invito Michele Fumagallo a lasciare i suoi contributi ed i suoi scritti.
Caro Antonio,
occupandomi da tempo di turismo, non posso che condividere l’idea della Regione delle montagne. Quando, dall’estero, si guarda alla Toscana, non si ha un’idea precisa dei confini amministrativi, ma si intende quel territorio collinare-montuoso ubicato tra il Lazio e la pianura padana, che comprende la Toscana interna, l’Umbria, parte delle Marche. Questa immagine è “vincente” nei confronti della domanda. Ho sempre pensato che, simmetricamente rispetto a Roma, sarebbe promuovere l’Appennino Meridionale (dagli Abruzzi al Pollino, passando per Sannio e Irpinia). Del resto non ci inventiamo nulla: si tratta più o meno dell’antico Sannio che condivide una cultura che è certo molto diversa da quella della costa, soprattutto napoletana, dalla quale però viene crescentemente “fagocitata”.
Un suggerimento, dunque, è quello di ricostruire storia e conoscenza dei luoghi, perchè questa idea della cultura comune – se esiste – va anzitutto condivisa.
Saluti
Roberto Formato
Roberto Formato
19 Gennaio 2008 alle 4:48 pm