il giorno della fine del mondo
montevergine
giorno della candelora
immondizie ad alta quota
canti a devozione tra i pullman in manovra.
la plebe dominata dagli spagnoli
è ancora qui
e io mi aggiro come un fantasma
tra chi balla e chi prega
senza ballare e senza pregare.
scendo a picco con l’umore
verso avellino
e sento che questo è il giorno
in cui il mondo annuncia la sua fine.
sotto un cielo di sputi
che sputa una pioggia fredda
e mai conclusa
avellino è una piaga da decubito
dove una borghesia marcita
pulisce le sue case e imbratta
i marciapiedi.
non puoi dirla povera
ma solo ipocrita e vile
questa terra di signori servili
e di servi poco signorili.
è molto bello che questa poesia non abbia avuto alcun commento.
vuol dire che la poesia resiste, rimane estranea…
armin
armin
4 Febbraio 2008 alle 12:02 pm
La poesia è “estranea”, certamente. Ma non del tutto, ovviamente.
Per ora, Franco, limitiamoci alla bella definizione di Avellino “terra di signori servili e di servi poco signorili”. Infatti quella città è segnata da un destino di “dipendenza” (il “demitismo” c’entra ma poco, se non nella sua incapacità di definire un progetto “autonomo” per la città). Riappropriarsi del proprio destino (capoluogo delle montagne e dell’Irpinia verde) sarà molto difficile ma bisognerà provarci. Certamente è intollerabile che una città sia ridotta a “periferia” come è attualmente Avellino.
Michele Fumagallo
michele fumagallo
5 Febbraio 2008 alle 11:26 am
Anche io l’ho ho citato questa poesia nel mio post sulla candelora..Molto bella, e la Candelora sta diventando un appuntamento interessante, per la nostra provincia.
A presto
stefano
teoraventura
5 Febbraio 2008 alle 11:40 am
Avellino è la citta’ “giardino” , come l’ha definita il sindaco.
gianni
5 Febbraio 2008 alle 2:47 pm
“non puoi dirla povera
ma solo ipocrita e vile
questa terra di signori servili
e di servi poco signorili.”
questa parte, a dir poco, non mi è proprio piaciuta.
gianni
6 Febbraio 2008 alle 3:57 pm