solidarietà a D’Addesa
Esprimo a nome personale e penso di interpretare il volere di tutti i provvisori, la solidarietà al presidente del consiglio della provincia di Avellino, D’Addesa e ai suoi familiari per l’increscioso episodio accaduto ieri notte. Il corriere irpino mette in relazione l’attentato con i rifiuti, difesa grande e il formicoso http://www.corriereirpinia.it/sezioni/cronaca/cronaca2.php …. un clima teso e situazioni sconcertanti … _AR
mi dispiace che ancora non ci sia nessun commento e, peggio, nessun segno di solidarietà al presidente D’Addessa e ai suoi familiari.
ecco la mia partecipazione più convinta. non possiamo dirci comunitari se non sentiamo la comunità in cui viviamo come nostra, se non siamo al fianco dei suoi membri più significativi. non possiamo pensare solo alle nostre cose interne assumendo quasi una forma di omertà. come comunità provvisoria non dovremmo, invece, valorizzare e sostenere il meglio del nostro territorio?
alfonso
alfonso
9 Febbraio 2008 alle 8:30 am
Grande ed affettuosa solidarietà al Presidente D’Addesa e alla sua famiglia.
dario
dario
9 Febbraio 2008 alle 2:05 pm
caro erminio
capisco quanto puoi essere dispiaciuto.
ti sono vicino.
armin
comunitaprovvisoria
9 Febbraio 2008 alle 3:51 pm
Cari amici,
è ovvia la solidarietà di tutti noi, anche senza scriverla sul blog, al presidente del Consiglio della Provincia di Avellino D’Addesa.
Naturalmente mi piacerebbe saperne di più. Per esempio chi è quel farabutto che mette in atto simili condizionamenti, oppure chi soni quei delinquenti che mettono in atto simili violenze, eccetera.
Oggi possiamo solo dire alcune cose quando capita questo: 1) la solidarietà non è sufficiente se non è accompagnata da una visione diversa del rapporto popolo-istituzioni. Questo vale per il popolo quanto per gli uomini delle istituzioni; 2) la capacità di “vedere” (osservare la realtà, osservare le persone, chiedersi chi sono, …) si è andata affievolendo mano a mano che il cambiamento d’epoca ha liquidato il vecchio alfabeto del vivere civile e politico. Urge quindi riprendere un nuovo alfabeto fatto di passato e futuro in modo che le comunità sappiano difendersi a cominciare dalla prima cosa che si fa in questo caso e cioé “imparare a vedere”, “imparare a osservare”; 3) le intimidazioni rimandano al rapporto popolo-forze dell’ordine che è un altro capitolo del vivere civile da rifondare. Per esempio imparando cos’è la violenza per gli uomini, come la si “tiene sotto controllo”, come difendersi, come acquisire anche in questo decisivo campo una cultura “di governo”, “militare” (uso il termine in senso alto e positivo, ovviamente).
Per ora tutta la nostra vicinanza e solidarietà a D’Addesa.
Michele Fumagallo
michele fumagallo
9 Febbraio 2008 alle 4:03 pm