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comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella

FABBRICATORI di NOIA

con 11 commenti

opera_03.jpgesce domani su ottopagine, ma intanto lo metto qui. in fondo è l’unico luogo pubblico oggi in irpinia dove si discute di politica senza logiche di appartenenza.

diario democratico/ 3

Ho partecipato a due fluviali incontro ieri e l’altro ieri organizzati dal Partito democratico. Un fiume di parole scambiate tra addetti ai lavori su un tema che in fondo va avanti da anni: come dobbiamo essere, cosa dobbiamo dire, cosa dobbiamo fare. La politica è un cantiere perenne dove i partiti fanno la manutenzione   di se stessi. E’ come un pullman perennemente guasto e fermo in officina. Fuori lo aspettano, ma il pullman non passa mai. La gente è stanca delle sue macchine e delle sue case isolate. La gente vuole tornare a stare insieme agli altri e la politica è un ottimo modo per risocializzarsi. Intendo la politica che si fa partecipando alla vita della polis, indignandosi per un marciapiedi rotto più che per il muro alzato dal vicino davanti alla nostra casa. Il partito democratico in Irpinia può diventare il luogo cruciale della risocializzazione. Tutta la modernità, di cui Berlusconi è l’ultimo cascame, tende a rifiutare la politica e l’idea stessa di comunità. La vocazione autentica della modernità è spoliticizzare i luoghi. Berlusconi e Fini si aggregano, ma la modernità a cui si ispirano è potenza dissolutrice, dispregiativa di ogni legame. In Irpinia l’atomizzazione della vita collettiva è meno pronunciata che altrove è questo è il motivo delle difficoltà incontrate dall’antipolitica berlusconiana. Però adesso c’è il rischio che queste difficoltà si estendano anche al partito democratico, portatore al suo interno di una spinta centrifuga che sparpaglia i suoi membri, facendo saltare ogni legame tra il singolo e il gruppo. Il liberalismo malato di individualismo estremo propugnato da Berlusconi rischia di essere emulato da un democraticismo autistico in cui ogni dirigente dirige unicamente se stesso nella battaglia contro gli altri dirigenti. Ora con le elezioni c’è una formidabile occasione di attenuare questo pericolo. La piccola apocalisse che stiamo vivendo può aprire la porta a un altro senso, a un altro orizzonte. Senso e orizzonte che non ho visto né ieri né l’altro ieri, ma che possono annunciarsi nelle prossime settimane nelle piazze dei nostri paesi. Ognuno delle migliaia di simpatizzanti del partito democratico si metta in colloquio con i suoi vicini, con gli amici al bar, coi colleghi d’ozio o di lavoro. La propria parola sarà sicuramente più vera e più viva di certi grandi fabbricatori di noia che ho ascoltato in questi due giorni.

Written by comunitaprovvisoria

10 Febbraio 2008 a 2:53 pm

11 Risposte

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  1. io non ho visto negli ultimi anni grandi differenze tra la destra e la sinistra

    non mi sento di dire oggi che veltroni ha un progetto diverso da quello di fini e berlusconi.

    un progetto non è mettere iniseme belle parole davanti all’inquadratura del bel paesaggio umbro.
    a scuola di architettura ho imparato, ed in seguito l’ho sperimentato a mie spese, che un buon progetto (dettagliato, esecutivo) richiede più tempo della vera costruzione. più approfondito è il progetto più sicura e veloce sarà la sua realizzazione

    da questo punto di vista il centrosinistra ci porta oggi a votare a causa di un progetto durato due anni e miseramente fallito

    è difficile affidare una nuova costruzione a chi ha sbagliato già -o più- volte il progetto

    come ultimo tentativo per convincere il committente (la società) bisognerebbe avere un progetto e cambiare quindi completamente (a priori) il gruppo progettuale: ideatori, tecnici, contabilizzatori … ed avere al contempo un’idea precisa della squadra per la costruzione (fornitori, muratori, carpentieri …)
    ma sta succedendo questo adesso nel PD ?

    riguardo al pericolo che ogni dirigente diriga se stesso nella battaglia contro gli altri dirigenti direi che è un fatto ormai consolidato … la battaglia si è fatta non solo verso gli altri dirigenti, i colleghi di partito per intenderci, ma ho visto che si è fatta e si fa verso gli stessi cittadini… elettori e non

    angelo verderosa

    11 Febbraio 2008 alle 8:51 am

  2. Caro Veltroni, non c’e’ futuro per il PD se non espelli Bassolino e Jervolino.

    Jacopo Fo

    Con un’appendice sul fatto che se vogliamo estirpare la corruzione dobbiamo essere coscienti di quanto sia facile dover venire a patti con i corrotti in una societa’ che e’ un monumento al malgoverno.

    Non e’ possibile parlare di nuova politica e di fiducia dei cittadini quando il PD non ha il coraggio di fare piazza pulita dei suoi dirigenti che hanno dimostrato ampiamente come minimo di essere incapaci se non corrotti.
    Veltroni non puo’ raccontarci di voler costruire un partito NUOVO se non ha il coraggio (o, piu’ probabilmente la forza) di fare piazza pulita di quella parte di vecchi dirigenti di partito che hanno impersonato lo sfascio italiano.
    In Campania come in Calabria quasi tutta la classe dirigente del PD e’ stata quantomeno stupida, cieca, sorda, muta o inetta.
    Che valore ha un dirigente se non e’ capace di colpire il marcio che ha intorno?
    Essere, forse, onesti non e’ una qualita’ se l’onesta’ non riesce a diventare barriera efficace contro lo spreco e il malaffare. E peraltro io non credo che si tratti solo di ignavia, credo che questa gente si sia ingozzata nel trogolo dei favoritismi, delle bande, delle lottizzazioni scegliendo consciamente di allearsi con i peggiori delinquenti e quindi diventarne complici.
    Lasciamo volentieri alla magistratura di stabilire i gradi di colpevolezza. Dal punto di vista morale questa gente va semplicemente eliminata dalla scena politica.

    Senza mezzi termini.

    E questo non e’ un problema che riguarda solo il PD. Bassolino e Jervolino non avrebbero potuto coltivare per anni il malgoverno senza quantomeno il silenzio connivente di gran parte dei dirigenti degli altri gruppi del centro sinistra.
    Un alto dirigente politico non puo’ permettersi di stare zitto e se non parla perche’ non vede e’ un cretino.
    Da qui dovrebbe partire la rifondazione della sinistra, il nuovo corso del PD e della nascente unione tra i partiti della sinistra.

    continua in http://www.jacopofo.com

    dal blog di Jacopo Fo

    11 Febbraio 2008 alle 9:35 am

  3. volevo segnalare un iniziativa, che si trova su:

    http://www.radio.rai.it/radio2/caterueb2006/millumino/index.cfm

    secondo me si potrebbe mettere in atto anche tramite la comunità provvisoria per due motivi:

    1) tutto quello che si riesce a fare per salvaguardare “l’ambiente” è un ottima cosa

    2) sarebbe anche un modo per far conoscere ancora di più la comunità provvisoria, visto che si può mettere anche il collegamento di chi aderisce alla iniziativa

    antonio luongo cairano / milano
    http://www.ilfornaioecologico.it/

    antonio luongo

    11 Febbraio 2008 alle 9:53 am

  4. caro angelo
    è veramente misteriosa, ce lo siamo già detti ieri,
    la discrepanza tra numero di visitarori e commenti.
    appena si accende un fuoco
    scatta la voglia di spegnerlo.
    stamattina mi sono alzato e quest’aria ferma, questa storia in cui galoppano solo i miserabili e il loro capo (berlusconi)
    mi fa davvero pena.
    più tardi metto un altro pezzo del diario.
    che posso fare?
    ho mi lle lavori “privati” da chiudere e sto qui a cercare amici, a invocare compagnia….
    f.a.

    comunitaprovvisoria

    11 Febbraio 2008 alle 9:55 am

  5. Stamane in radio alla Trasmissione “L’altrolato” condotta da Federico Taddia su Radio Due, un gruppo di ragazze di Venezia ha presentato questo progetto:

    http://www.rifiutoconaffetto.it/home.html

    Secondo me la cosa è molto interessante: si attiva una parte dell’economia del dono che aiuta certo a ridurre i rifiuti smaltibili in discarica o abbandonati per le vie ma che inoltre fornisce una visione diversa consapevole responsabile della produzione e del consumo dei beni.

    antonio romano

    antonio romano

    11 Febbraio 2008 alle 9:57 am

  6. Da soli siamo vulnerabili: se cerchiamo di avvicinarci all’oceano come singole gocce d’acqua evaporeremo prima ancora di arrivare, ma se ci andiamo come un fiume, se ci andiamo come una comunità, siamo sicuri di raggiungerlo.
    Con una comunità che cammina insieme a noi, che ci sostiene e ci ricorda sempre l’esistenza del cielo azzurro che è ancora lì a nostra disposizione.

    Abbiamo tutti bisogno di una comunità, che ci impedisca di affondare nella palude della disperazione.

    Costruire una comunità è l’azione più importante del nostro secolo.

    Thai monaco Zen vietnamita

    dario

    dario

    11 Febbraio 2008 alle 12:16 pm

  7. Molti aspettano un’energia che li coinvolga alla comunità alla relazione, ma l’energia più rivoluzionaria a nostra disposizione è vicina alla nostra carne ai nostri invadenti pensieri e
    frequenta i luoghi del silenzio dove solo è possibile far germogliare parole d’amore e di accoglienza.

    dario

    dario

    11 Febbraio 2008 alle 12:29 pm

  8. Caro Franco,
    L’esorcismo politico non ti riesce perché il reale è altrove.
    ant

    ant

    11 Febbraio 2008 alle 6:33 pm

  9. hai ragione
    anche se non so chi sei
    hai ragione
    la politica è un luogo irreale, un luogo intriso di una pessima estetica.

    armin

    11 Febbraio 2008 alle 9:30 pm

  10. Il terreno politico, dal punto di vista psicologico, è forse quello in cui si moltiplicano più facilmente le sequenze frustrazione-aggressività. Questo meccanismo, che regola la vita sin dall’infanzia, sta divorando molti. Qual è, infatti, la prima regola della demagogia? Far leva sulle frustrazioni anche ingiustificate delle masse per sviluppare la loro aggressività e indirizzarla sugli obiettivi che si intende colpire. I più abili riescono persino a creare nuove frustrazioni che vengono amplificate per stimolare la mobilitazione permanente.
    ant

    ant

    11 Febbraio 2008 alle 10:17 pm

  11. fabbricatori di depressioni e cp. un binomio incompatibile

    io non ho mai letto, ma solo perchè non lo ha mai scritto, in nessuno dei libri del mio amico Franco Arminio, un senso positivo di questa realtà territoriale in cui lui vive, come noi.
    ogni suo lavoro è inquinato dalla malattia, dalla insicurezza dall’instabilità esistenziale, dal vuoto di senso.
    un progetto non è mettere iniseme belle parole davanti all’inquadratura del bel paesaggio.
    a scuola di paesologia cosa si insegna? non siamo un po’ tutti scolari del nostro maestro che insegna e indica la via da seguire? un buon progetto non richiede più tempo della vera costruzione? ossia un progetto vero e proprio, non improvvisazioni che nascono dalla pura affermazione di sé e sono, pertanto, autoreferenziali?
    non si dovrebbe, prima di operare e scegliere i compagni di cantiere ragionare sul da farsi dandosi un’identità ideologico-formale e poi operare?
    si puo lavorare per la valorizzazione del territorio se dentro non abbiamo visioni e speranze, ma solo rincorse dell’io che cerca di raggiungere se stesso e ipocondrie?

    alfonso nannariello

    alfonso

    15 Febbraio 2008 alle 9:08 am


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