VISTA da ROMA
la tribù degli irpini è litigiosa e fare comunità provvisoria è come costruire una casa mentre la terra trema. Non condivido il post di antonio ma so che lui ci crede a questo gruppo. ieri e stamattina avevo voglia di litigare con lui molto irpinamente. ma adesso mi pare che sia inutile. dobbiamo distenderci sulle cose. c’è troppa contrazione tra i nostri monti. non dimentico che sono il fondatore di questa casa ma i mattoni non sono i miei. armin
Caro Franco,
sai che ti voglio bene e che ti considero mio fratello maggiore.
Ma tuo fratello è figlio unico perchè ” E’ figlio e fratello deriso calpestato frustrato disgregato e on ha mai trovato il coraggio di operarsi al fegato”. Ho da poco passato l’età in cui morì Rino Gaetano e ci tengo a morire in maniera egregia e degna. E tu sai che io non ho paura della Morte, anzi amo Sorella Morte.
Io non amo litigare per questo non ti rispondo al telefono: con te voglio trovare l’accordo rimanendo sempre su posizioni differenti. In questo sono uomo di destra, di una destra liberale che si ispira ai grandi maestri del liberalismo moderno. Oggi ho litigato con mia madre perchè le ho detto che i figli del senatore Zecchino non mi salutano e che tanta gente lecca il culo. Mio fratello minore ha vent’anni e deve trovare un posto di lavoro: preferisco che emigri come mio padre che a 14 anni in Germania di notte doveva lottare contro i topi che se lo volevano mangiare. Essere in lotta perenne mi sembra il modo migliore per onorare la sua memoria. Alla fine io sono un figlio del popolo e chi è contro il popolo è mio nemico crociato, sia esso l’aristocrazia comunista o Ciriaco De Mita.
come sempre io
Antonio Romano
PS: ho scritto una lettera aperta a Walter Veltroni
http://antonioromano75.wordpress.com/2008/02/17/lettera-aperta-a-walter-veltroni/
leggete e commentate se vi va. L’ho spedita all’ufficio stampa del PD
Antonio Romano
17 Febbraio 2008 alle 3:03 pm
caro franco,
quanta perplessità! e aumenta!
non credevo ci fosse un fondatore della comunità provvisoria.
credevo che si fosse autocostituita.
aver invitato degli amici un giorno a fare due chiacchiere, aver pensato di raggruppare le chiacchiere intorno a un leit motif, aver poi indicato un nome tra tanti da dare alla comunità, non fa essere la comunità di qualcuno.
al ariano, al bar dove ci fermammo la domenica che andammo, dissi che stavamo facendo forse l’errore di commettere il peccato originale di personalizzare la cp.
mi riferivo al tuo incessante considerarla come tua creatura, tanto che a più riprese minacci di chiuderla o di sottrarle il nome o di darle una caratterizzazione paesoloigica.
forse su questo sbagli, forse questo non è lo spirito comunitario
alfonso
alfonso
18 Febbraio 2008 alle 9:31 am
caro alfonso
non vedo dove sia il problema.
ho aperto i blog pur essendo immerso nel libro che devo spedire mercoledì.
è una questione di investimento.
non so, forse hai ragione tu.
mi sarebbe piaciuto anche che tu venissi qui a darmi una mano, ma ti sento un pò distante.
con affetto.
armin
franco arminio
18 Febbraio 2008 alle 10:23 am
Ricevere un invito, aderire, cenare insieme, avere voglia di scambiare libri, fare arte, stare in un gruppo, confrontarsi liberamente e sentirsi uno con gli altri, insieme, cioè all’interno di una simpatia estesa, condivisibile e per giunta provvisoria, non è sottoscrivere un “bond” della Parmalat e dare fiducia al “Tanzi” che poi avrebbe intenzionalità gestionali personali. Mi sono confrontato con amici (alcuni già noti, alcuni come semplici conoscenti, altri come iniziali sconosciuti e mi sono offerto con i dettagli della mia storia per sgomberare sin dall’inizio ogni indirizzamento politico possibile e avendo a cuore lo scopo dell’incontro, della conoscenza, del dibattito possibilitato, della comunicazione interpersonale e allargata. Non mi sono sentito un mattone, nè un muratore disperato che avrebbe edificato su una frana, ma uno che avrebbe e che apre la porta della propria casa (io scrivente, dialogante) agli altri in un confronto-reputazione di pariteticità assoluta,rinvenendo la voglia di stare insieme di allagare conoscenze e confronti leali e pacati: un viaggiatore tra buoni viaggiatori educati, rispettosi, col biglietto della libertà, in cerca del compiacimentoe di un tempo piacevole.
E quando è affiorato il dubbio di una strumentale politicizzazione ho continuato a dialogare con gli altri sul treno, anzi nello stesso scompartimento. Naturalmente ho sottratto compiacimento e attenzione ricevendone per sintesi sottrattiva altrettanto, ma non ho disdegnato il dialogo attentivo con gli altri. Ed il viaggio è proseguito. il mio grazie è stato sempre un arrivederci e “scusate se sono diventato ingombrante” anche per il rispetto di qualcuno che si era stancato di conversare.
E così mi sono pervenute le cartoline dei garbati saluti da, il ricordo della piacevolezza e il desiderio di prendere altri treni con le stesse persone e con altri viaggiatori che son saliti. Così mi sono comportato e ho risposto atante cartoline col dono del mio sorriso rcevendo calore umano. Questo è stato in sintesi il mio agire e mi sono disposto la meglio senza nulla chiedere se non questa connaturazione.E la cosidetta Comunità Provvisoria, per me e stata ed è la Comunita del territorio, del nostro territorio, delle nostre anime inquiete in cerca di una stretta di mano che è comunque andata oltre il formalismo e la cordialità. Si è tinta di differenze e di apprezzamenti, di predilizione edi distacchi, ma c’est la vie, ma che ha lasciato e lascia il più bell’interrogativo a me stesso:quello del tempo speso o ricevuto, non so ma è quello che mi ha spinto anche afre conversazioni bloggerate a cui non ero abituato, a cui non so se mi abituerò, ma che mi consente di dire a tutti: sono qui, se posso vengo, la mia casa umile si vuole illuminare di amicizia e di fronte a ciò la luce è filtrata nel cuore e ha lasciato il segno per illuminare visi splendenti, vivi che non sono mai ombra al sole del mezzodì e della quale sono fruitore e non possessore, nè per quanto artefice momentaneo detentore.
Non spegnerò questa luce nel cuore e quando una cosa la si racconta vuol dire che è completamente vissuta e che vive per lasciare il segno di noi nel segno della fede umana:misterioso accadimento fuori di ognuno di noi, pagina scritta aperta, documetale, che solo il vento del tempo può voltare alla prima distrazione della memoria, ma pronta a comparire al primo richiamo, sia esso telematico, telefonico o d’incontro! Ecco, amici, perché pur sapendo come voi di essere provvisorio, mi condero fisso e comunitario sempre! Se sottoscrivessi bond di amicizia, affiderei ad altri la gestione di una parte di me e non sarei padrone sempre ma un creditore a termine anzitempo rispetto al termine della vita ineludibile. Vostro Gaetano Calabrese con la vostra luce nel cuore, grazie (((°_°))) !!!!…..
Gaetano Calabrese
18 Febbraio 2008 alle 11:43 pm
Perdonate gli errori di digt e la pessima punteggiatura. Sono abituato a scrivere con la penna e non con la tastiera! Post scriptum: Ho scritto troppo e quindi ho superato le minimali righe di un commento, scusatemi e ancora un avviso se il moderatore vorrà farlo diventare un “post” lo corregga per la digitazzione difettosa, lasciando comunque qui nei commenti il testo che ora é in “moderazione”. Grazie,Gaetano Calabrese ((°_°)))
Gaetano Calabrese
18 Febbraio 2008 alle 11:53 pm
caro franco,
so che sei indaffarato nelle cose, come e più di me. se mi avessi chiesto della collaborazione, compatibilmente con le mie cose, l’avrei offerta.
non si tratta, credo, di avere ragione e, per contro, torto. certi nostri atteggiamenti sono inclinazioni che sfuggono alla razionalizzazione, capita a tutti.
non sono quindi distante, ma vicino, se ti parlo e non ho riserve sulle cose.
alfonso
alfonso
19 Febbraio 2008 alle 8:05 am
e io ti voglio bene, come sai…
franco arminio
19 Febbraio 2008 alle 11:09 am