note di paesologia
*
Una delle scene scomparse nella vita dei paesi era quella delle persone che spingevano le macchine: la famose partenze a strappo. Oggi al posto delle 127 ci sono le Audi quattro e non c’è più bisogno di spingere. Ieri sera partendo da questo ricordo delle spinte e del fatto che magari si era in quattro e alcuni si limitavano solo a tenere le mani appoggiate, mi è venuta l’idea che accade la stessa cosa con il lavoro letterario. Tutti hanno le mani contro il masso che incombe, ma sono pochi quelli che lo spingono in avanti.
*
Ho vissuto quasi mezzo secolo nel mio paese. Mi sembra di aver vissuto con una donna che si è mai concessa.
*
Il paese rimpicciolisce anche il narcisismo. Se uno si crede un genio non ci crede mai fino in fondo.
*
Le città che stanno in montagna hanno sempre l’aria di un paese. I paesi che stanno in pianura hanno sempre un’aria cittadina.
*
Uno arriva in una piazza, guarda delle facce e si fa un’idea del luogo in cui si trova. Pensa ai motivi per cui quel luogo gli piace o non gli piace. Il carattere di un paese dipende molto dalla terra in cui è piantato. Stare sull’argilla non è la stessa cosa che stare sulla roccia. La prima cosa che bisogna insegnare alle persone è un poco di geologia.
*
Nel mio paese c’è una libera università degli accidiosi. Io sono docente di una disciplina che si chiama “teoria e tecnica della passeggiata”. Ho appreso l’arte in tempi passati. Adesso per passeggiare devo andare in città. Anche l’osservazione delle passeggiate altrui mi costa fatica: li guardo e si vede da lontano che stanno parlano male di qualcuno.
*
Ci sono paesi in cui c’è solo il cimitero e i ristoranti.
*
In piazza alle tre del pomeriggio vedo uno che dorme su una panchina. Quando si sveglia mi racconta che la notte dormiva alla stazione i primi mesi che andò a Torino.
*
Agnelli si mise d’accordo coi governanti e fecero cadere il prezzo delle pecore. Non era più conveniente fare i pastori. Adesso i nemici dei paesi sono quelli che dai paesi non sono mai partiti.
*
Certi a furia di stare sempre nel proprio paese si scordano di stare nel mondo, nell’universo.
*
Il mondo farà una brutta fine e i paesi già ce lo insegnano.
Caro … , come ben sai abito nei pressi della villa dell’innominabile …, ebbene proprio stamattina, mentre scendevo con la macchina mio padre mi ha fatto notare una cosa alla quale da sola non avrei fatto caso: c’èrano gli operai della Comunità Montana che pulivano le scarpate piantando edera e rendendo più carino un luogo di sicuro non privato ma che serve ad abbellire la già famosissima villa!
Lascio a te i commenti! Buon lavoro.
comunitaprovvisoria
19 Febbraio 2008 alle 10:25 am
Ultimo messaggio tra i post presenti, scusate la pedanteria, OK?
Gaetano Calabrese said, on Febbraio 25th, 2008 at 12:52 am
((Una doverosa decisione dopo la Giornata al Goleto al 25.02.08, ore 0:52))
Amici vicini o lontani, un saluto ve lo devo fare.
E’ quello di distaccarmi qui da voi per non togliere luce al bog, al proprietario di esso, ai mattoni, al moderatore pacato e solerte, ai sorrisi ricevuti e dati fuori da ogni contabilità, nonchè ai produttori del nulla e ai produttori di sè.
Scusatemi tutti per questo disturbo, ma non siate preoccupati.
La distanza porterà riflessioni e forse un sano ma lieve dispiacere.
Io ne avverto già il vento e Ziè ‘Ngiulina ((^_^)), che aveva fatto già i conti prima, mi sorride ancora.
Un abbraccio per come sentite e sentirete di ricevere e donare, Gaetano Calabrese distaccato e sereno.
(Gaetano Calabrese, poeta errante dell’Irpinia sempre ((°_°)),
ma per Comunità Provvisoria – senza offesa – al posto sbagliato).
Via Marconi. 76- Tel.0827-42.799, cell.328-74.56.392,
= posta elettronica:gaetanocalabrese @tin.it =
Gaetano Calabrese
25 Febbraio 2008 alle 1:01 am