La GRANDE VITA
t’invidio perchè credo che nonostante il senso di morte ombreggi ogni tuo passo e ogni tua parola……. nella paesologia tu abbia trovato la salvezza che gli uomini…… presi astrattamente e fuori dal contesto del paese…… non sono capaci di darti……. hai trovato un codice di lettura per il tuo sentire……. e ce lo proponi……. a me viene voglia solo di insultarli tutti…… anche i muri……. _un abbraccio
metto qui il pezzo di una lettera che mi ha mandato una mia amica friulana che vive in un paese. _ il codice di lettura penso che possa essere un patrimonio della nostra comunità provvisoria, un luogo dove il tutto è superiore alla somma delle parti. _ forse in questo momento tutti insieme possiamo fare qualcosa d’invidiabile a partire da domenica per proseguire il discorso avviato nella splendida giornata a cairano. sembra strano ma forse adesso qui più che altrove è possibile una grande vita. armin
Caro Franco,
capisco la tua amica friulana. Ha ragione sul “codice di lettura” della realtà. Senza codici di lettura si è irrimediabilmente perduti. Senza codici di lettura è come dire senza il tempo oppure senza la storia. E’ il nulla. Poi magari ogni codice di lettura va verificato perchè può essere sbagliato e bisogna sostituirlo con un altro, ma intanto avere una propria linea di lettura della realtà è già tanto. Invitala, la tua amica, alla rirunione di domenica o alle altre che seguiranno. Può darsi che prenda fiducia sui muri (i propri muri oltre quelli degli altri), ma soprattutto sugli “animali” che li abitano.
Non ti deve sembrare strano, Franco, se all’improvviso (ma non esistono mai cose improvvise, c’è sempre una lunga “preparazione” anche quando non si vede) un gruppo di persone possa produrre qualcosa di grande. E’ addirittura una “regola”. Naturalmente sempre se quel gruppo è capace di far lievitare “quella grande storia”. Se è capace di non manipolare, di capire che un agire collettivo (qualsiasi agire collettivo) si ha solo con la massima espressione individuale, di “sentire” il tempo, di produrre innovazione reale (magari dilettantesca, ma reale), di mettere tutto onestamente sul tavolo.
La Comunità Provvisoria, che tu hai fondato, può diventare certamente una grande
cosa. Dipende da noi: da Franco se non si lascia travolgere dalla sua impazienza, da Michele se non si lascia travolgere dalla sua proverbiale pigrizia, da Alfonso se impoara a camminare da solo e non si lascia travolgere da amori poetici arretrati, da Angelo se la smette di inseguire l’ “attualità” (che animale è?), da Antonio se abbandona i suoi slanci infantili e teodem, da tutti gli altri (non vi arrabbiate, vi prego, se non vi cito tutti) se mantengono la barra dritta della Comunità Provvisoria sul versante della sperimentazione annuale e di “arte applicata a incontri tra amici” (aridaje, fijo! direbbe Aldo Fabrizi).
A domenica 24 al Goleto.
Con affetto
Michele Fumagallo