COMUNITA’ PROVVISORIA . paesi .. paesaggi … paesologia

comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella

cari amici

con 58 commenti

cari amici,

scrivo di getto, e di domenica, profittando della cortesia di un amico che ha voluto curiosare sul blog della comunità, e mi ha chiesto in cosa consistesse.

non so bene, ma parlando con il mio amico, ad un certo punto della presentazione degli autori e della mission (!) del blog, mi sono accorto che, probabilmente, non stiamo valorizzando pienamente le risorse di cui disponiamo.

un riconoscimento esplicito va, naturalmente, a tutti gli autori del blog, nonché ai commentatori.

forse dobbiamo valorizzare anche altre risorse. faccio, ad esempio, riferimento alle indubbie qualità di Franco Arminio come organizzatore dei nostri incontri, quindi come direttore artistico degli stessi.

È un fatto che tutti gli eventi comunitari da lui organizzati hanno avuto ospiti importanti. la riuscita degli stessi è stata riconosciuta.

nelle osservazioni che sul blog e personalmente avevo rivolto a franco tenevo conto solo di un particolare, il mio punto di vista su un determinato argomento o atteggiamento.

se una comunità, per quanto provvisoria, ha lo statuto della comunità, ed ha perciò senso, non può alimentare personalismi, deve educare a pensare e favorire il pensiero comunitario. una comunità e un po’ come una coppia. i due che stanno insieme, senza perdere la propria individualità, decidono di pensarsi ed agire come coppia, come un nuovo soggetto.

forse dobbiamo iniziarci ancora alla corporeità comunitaria.

con calma ci riusciremo, se lo vorremo, se, cioè, non pensiamo di ‘usare’  il blog e la comunità come vetrina personale con la scusa di polemizzare con qualcuno.

alfonso

Written by comunitaprovvisoria

2 Marzo 2008 a 4:16 pm

58 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. Cari Amici,

    quanta confusione c’è sotto il cielo!

    E’ davvero impressionante, ma forse è semplicemente una mia ingenuità, quanta ignoranza c’è sulla democrazia.

    Allora, scusatemi se mi arrogo il “potere” del grillo parlante e faccio un po’ il “maestro”.

    La democrazia, allo stato nascente, “non esiste”, “non può esistere”. Essa è “provvisoria” (termine perfetto) in senso letterale.

    Cosa voglio dire? Questa Comunità Provvisoria si definisce tale perché, appunto, non può avere ancora le regole che connotano una democrazia “matura”, cioè una democrazia che fuoriesce dal suo “stato nascente”. Quando è ancora allo “stato nascente”, come è adesso il nostro gruppo denominato non a caso Comunità Provvisoria, chi ha dato vita al progetto si “arroga” (ci metto tanto di virgolette, naturalmente) il diritto di decidere in modo “unilaterale” (anche qui, tanto di virgolette), direi quasi, sperando di non spaventare gli sprovveduti, “dittatoriale” (tantissime virgolette).

    Così stanno le cose. Non nella Comunità Provvisoria soltanto, ma semplicemente ovunque. In qualsiasi parte del mondo, in qualsiasi epoca, in qualsiasi “gruppo”, la democrazia allo stato nascente non può avere le regole della democrazia in stato “avanzato”.

    E’ difficile capire tutto questo? Davvero?

    Se è difficile, e purtroppo devo constatare che lo è, siamo messi male perché si ignorano i concetti fondamentali di una democrazia.

    E allora, mi “arrogo”, sperando di essere ascoltato, il diritto di proporre, l’ho già fatto in altra pagina del blog (mi pare “Genialità irpina e …”) a cui rimando, la “linea” della Comunità Provvisoria fino all’autunno prossimo che per me coincide con l’anno di sperimentazione di questo organismo “informe”, a “democrazia non matura”.
    Soltanto alla fine di questa sperimentazione si potrà mettere mano a una, chiamiamola così, “fase costituente”, in cui si cominciano a delineare anche regole più formali su come continuare l’esperienza.

    La proposta (anzi, il “comando”: non vi arrabbiate, vi prego) è questa:

    La Comunità Provvisoria agisce su due versanti: gli incontri mensili e la cura del proprio blog.

    Il primo è quello di due incontri mensili (uno dell’intera giornata e l’altro di una mezza giornata) nella linea di quelli svolti finora (amicizie, arte, perlustrazioni dei paesi, prodotti tipici, eccetera). Questi incontri hanno in Franco Arminio, che è il promotore dell’esperienza della Comunità Provvisoria, il suo direttore artistico. Franco Arminio prosegue il suo impegno in questo campo fino al termine della sperimentazione che ci siamo dati, cioè più o meno fino alla fine dell’anno. Allora sarà a sua cura presentare a tutti noi una relazione sul lavoro svolto e proposte per il futuro.

    Il secondo versante è quello della cura del blog a cui si spera venga garantita, come è stato del resto finora, la massima libertà di espressione per tutti, naturalmente con un minimo di ordine. Il blog è curato, sempre fino alla fine dell’anno, da Angelo Verderosa e Franco Arminio. I due possono, se lo ritengono opportuno, chiamare anche altri a gestire il nostro blog. Alla fine dell’anno, nell’assemblea “solenne” (si spera di “seconda fase” della nostra comunità), resta a loro cura presentare, anche sulla questione blog, una relazione sul lavoro svolto e sulle proposte future.

    La cura del blog (Angelo Verderosa e Franco Arminio), così come la direzione artistica degli incontri (Franco Arminio), proprio per la chiarezza anzi “per la costruzione della democrazia”, deve essere scritta sull’intestazione della prima pagina del blog.

    Con affetto

    Michele Fumagallo

    michele fumagallo

    2 Marzo 2008 alle 8:20 pm

  2. mi chiamo marco, scrivo da avellino
    mi è arrivata una vostra e.mail, diciamo pubblicitaria, a seguire questo blog
    francamente devo dirvi che a fronte di temi validi e attuali che alcuni si sforzano di portare avanti ci sono anche tanti commenti ripetitivi e permettetemi, inutili
    è anche difficile capire cosa scrivete nei commenti perchè fate rifeirmento a situazioni che evidentemente conoscete solo tra di voi
    vi saluto con un consiglio se lo accettate: cercate di snellire e rendere chari i messaggi del blog
    eliminate i commenti ripetitivi, sono di cattivo gusto, uno inizia a leggere e si accorge di averlo già letto in qualche altro post
    le petizioni elettorali si devono tenere fuori dal blog di cultura generale e società così come d’atronde è classificato questo blog su blogitalia
    chi ha da mettere qualche opinione personale può accendere un link, una segnalazione ed espone quello che pensa in termini elettorali su un sito politico o su un altro blog.
    ce ne sono tanti.
    altrimenti diventa poco interessante per chi si affaccia la prima volta.
    cercherò di partecipare alla prossima domenica che organizzerete in modo da potervi ocnoscere da vicino.
    marcodeluigi@yahoo.com

    un ultima domanda: perchè blog della montagna e poi non si parla mai di questo tema ?

    marco de luigi

    3 Marzo 2008 alle 2:51 am

  3. Cari Amici,

    il mio intervento di sopra può sembrare una secca replica ad Alfonso e invece non era così. Naturalmente anche con Alfonso non sono d’accordo sui tempi della democrazia nella comunità provvisoria, ma questo è un dibattito che può continuare.

    Michele Fumagallo

    michele fumagallo

    3 Marzo 2008 alle 9:16 am

  4. mi è piaciuto quello che hai scritto marco, obiettivamente valido

    sergio gioia

    3 Marzo 2008 alle 10:21 am

  5. ho scritto in privato a gaetano e a lucio confermando che è opportuno spostare comunicazioni tra singoli in ambito e.mail
    sul blog non ci sarà più posto per scritture e/o polemiche ristrette ad una, due persone
    meglio usare la posta elettronica o il telefono

    restano sul blog tematiche e polemiche innestate da antonio romano che sicuramente aiutano il dibattito e lo sollevano in termini di partecipazione e lettori (vedi miserere, vedi il blog delle donne, vedi la città dei paesi, ecc.)

    concordo con marco de luigi, forse qui c’è bisogno di maggiore sintesi e chiarezza

    ben venga la chiarezza di Michele Fumagallo anche se non reputo opportuno metterla in prima pagina
    ce lo siamo detti ed è chiaro a tutti:
    il direttore artistico degli eventi itineranti rimane Franco Arminio
    al blog lavoro io come impaginazione e moderazione (fino a che non mi stancherò, quindi provvisoriamente),
    invisibilizzo pertanto i commenti di polemica e confusione degli ultimi giorni

    saluti
    angelo verderosa

    ps
    AVVISO
    accogliendo ancora l’invito di marco de luigi
    nel pieno rispetto delle pari condizioni
    chi vuole animare la discusione politica può mettere su questo blog un invito,
    un link esterno ad un sito dove c’è lo scritto da leggere e commentare
    in questa ottica, la parte del gruppo di animatori che si ritrova all’interno comunità provvisoria,
    che ha deciso di sostenere la candidatura di franco arminio alla camera,
    ha reputato opportuno aprire un BLOG prettamente politico.
    ecco l’indirizzo http://irpino.wordpress.com

    moderatore

    3 Marzo 2008 alle 10:26 am

  6. Marco de Luig, pur non conoscenDoci, né noi conosciamo lui, ci ha dato non solo una lezione di tecnico del blog, ma di vita. QUANDO LA VOLETE CAPIRE CHE SUL BLOG NON SI PARLA DI POLITICA E CHI LA VUOLA FARE LA DEVE FARE A CASA SUA? E CHE NOI NON SIAMO DEGLI ASSERVITI? E QUANDO LO SI VUOLE CAPIRE CHE ESISTE ANCHE UN’ALTRA POLITICA, QUELLA LEGATA AL TERRITORIO, che è arte, storia, cultura, economia, ambiente. QUESTA LA POLITICA CHE A NOI INTERESSA, NON ALTRE. SE COSI’ NON E’, O NON FOSSE, SPEGNIAMOLO QUESTO BLOG, PERCHE’ NON HA NESSUNA RAGIONE DI ESSERE.
    D.C.

    d.cambria

    3 Marzo 2008 alle 3:41 pm

  7. @ Mimì Cambria e per gli amici attenti=
    Purtroppo qui s’e fatta e in malo modo con un paccotto arminiano come qualcuno previggentemente ebbe a dire. Ho conservato tutti i post e i succedanei commenti in merito, perciò abbiamo avuto la direzione verticistica del blog che non ha rappresentato la democrazia diretta nonostante gli incontri praticati. se hai qualche dubbio tu, caro Mimì e altri, ma non credo, sai come trovarmi e come meglio trovarci. per questo qui si viene estromessi con la l’ammattolenellato di due tre o moderatori, e per questo la nausea ha colpito me e tanti altri.Il blog, questo blog era ed è camuffato, va spento nel senso che dici tu e se ne aprirà un altro veramente legato al territorio e all’indipendenza politica, cioè legato dalla palude marcia di chi ci aha oppresso per 60 anni, e senza candidati che postulano le loro sfrenate ambizioni, perchè si sa che la politica darà e dà sempre di più immeritatamente di quel che si è e si merita.

    uno che aveva visto

    3 Marzo 2008 alle 3:59 pm

  8. Scusatemi, il commento precedente era mi , ho digitato per errore nella casella del nome il titoletto del commento per Mimì ed altri amici.

    Gaetano Calabrese

    3 Marzo 2008 alle 4:02 pm

  9. Non so se ad alcuni frequentatori di questo blog interessa il pluralismo delle idee e se c’è la disponibilità all’ascolto.
    Ho l’impressione che siano interessati solo ad ascoltarsi e parlarsi tra di loro e in alcuni casi si abbandonano in soliloqui effettivamente noiosi e poco interessanti…ha ragione marco.
    Ho provato ad interloquire con alcuni con toni civili e cercando di avviare uno scambio di vedute ma evidentemente la valutazione eccessiva delle proprie facoltà intellettive, o il contrario, costringe al silenzio. negligenti entrambe le posizioni oltre che contrarie a qualsiasi ‘regola’ di netiquette.

    Ho letto la mission del blog (non ne posso più di questo termine che mi rincorre ovunque non solo al lavoro): ogni cosa deve avere una mission adesso anche il bolg che dovrebbe essere un luogo dove le idee dovrebbero circolare libere da vincoli.
    pensavo a questo blog come ad un ponte che potesse collegare vissuti, idee, aspirazioni, riflessioni, amarezze tra gli irpini che in irpinia ancora vivono e ‘vegetano’ e gli irpini che invece vivono un po’ fuori territorio e che forse avendo un punto di vista più decentrato potrebbero apportare un modesto contributo con la loro percezione rispetto a cose, persone, situazioni. Tutto questo certo finalizzato alla esaltazione delle ‘bellezza’ in tutte le sue forme.
    Non mi pare che la bellezza abiti in questo blog.
    Mi scuso non vorrei essere scortese ma la discussione sul blog è decisamente sciatta.
    Spero sia una fase transitoria perchè l’idea di uno spazio dove potersi incontrare quotidianamente con irpini autoctoni o migranti è molto interessante.
    Allo stato attuale non trovo alcuna differenza con il bar della piazza o le chiacchiere del vicolo…
    Apprezzo i tentativi di Angelo, che ha una visione della cosa decisamente molto più avanzata rispetto ad altri.

    maria rosaria

    3 Marzo 2008 alle 4:28 pm

  10. Caro Angelo,

    é vero che nei fatti è così (praticamente fin dall’inizio), cioè Franco Arminio è il “direttore artistico” degli incontri e tu il coordinatore del blog. Tuttavia, siccome la democrazia deve essere un processo limpido, e noi usiamo uno strumento dove si scrivono le cose, non si capisce perché non devi metterlo scritto, in piccolissimo formato se il problema è questo, sulla prima pagina del blog (magari rimettendo il logo “Blog delle montagne”, ottima scelta non si sa perché non usata per bene in prima pagina).

    Ti ricordo che la costruzione democratica di qualsiasi cosa passa, se quella cosa è di qualità ovviamente, attraverso un processo esplicito, non implicito.
    Massima chiarezza quindi, anche per non ripetere continuamente a chi si avvicina a noi (siamo una struttura aperta) chi sono i provvisori (sottolineo: provvisori) responsabili delle nostre attività.

    Perciò, ti rinnovo l’invito a mettere i nomi per iscritto.

    Con affetto

    Michele Fumagallo

    michele fumagallo

    3 Marzo 2008 alle 4:33 pm

  11. cara maria rosaria, sono gaetano calabrese, in un certo senso hai ragione, ma qui non s’è fatto tutto all’insegna delle finalità, forse per questo il blog ha avuto un titolo opinabile: comunità provvisoria e la partecipazione politica legittima oggi, ma non quando è sorto e nel durante, ha scatenato divergenze ed ahimè effetti negativi, portando i moti appena qualcuno ha capito il camuffamento, peraltro non richiesto nè auspicato da alcuno. Allora si è parlato di primogenitura, di ideazione, di proprietà e di mattoni; io non mi sono sentito tale mai e credo di esser risultato scomodo. Ho tentato di offrire quello che mi occupa e ti posso assicurare con impegno e con una buona dose di sopportazione.quest’ultima sempre perchè affiorava l’indirizzamento strumentalepolitico personalissimo. Non solo a te è capitato di stare a fare le quattro chiacchiere al bar, per cui capisco il disagio. La verità, comunque, ha imposto anche epurazioni di commenti, perchè se è vero che da un lato si riduceva lo spazio del sentire la bellezza irpina in ogni dove, da un altro non ci interessava combattere la strumetalizzazione politica da parte di qualsiasi comunitario. Ora recitare gli atti di dolore dopo la rabbia potrebbe far bene a tutti, soprattutto a chi ha iniziato, ma il tempo batte ancorai minuti dell’ipocrisia e del lasciar perdere le parole.in questo forse siamo una tribù sannito-irpina e non una prospettazione delle arti che pratichiamo qui.ne va di mezzo la nostra credibilità come blogger, ma stai sicura che non ne va di mezzo la verità perché molti di noi si conoscono. A me interessa il tuo punto di vista decentrato e contro la sciatteria bisogna adoperarsi sempre. qui se n’è fatta da piu parti, anche col silenzio diretto e la finta noncuranza, mentre bisognava rispondere ad una sorta di tradimento culturale; io ho sopportato ma non abbastanza tanti altri non dovenao permettersi ditacere, mentire e, peggio, camuffare.
    Andando di questo passo ho poche speranze perchè ognuno di noi può diventare tra poco posta indesiderata. io ne traggo un’esperienza per essere più cauto
    e scriverò un saggio sulla fiducia, più un paio di racconti proprio sulle comunicazioni bloggerate. ma forse sarà un’altra storia e non so se avremo modo di renderci il bello di una comunicazione ed espressione. ti saluto, gaetano calabrese. perdona errorri, ok?

    Gaetano Calabrese

    3 Marzo 2008 alle 5:02 pm

  12. errata/corrige = [un altroci interessava combattere la strumetalizzazione politica da parte di qualsiasi comunitario], gaetano calabrese

    Gaetano Calabrese

    3 Marzo 2008 alle 5:07 pm

  13. carissimi,
    il mio post di domenica voleva semplicemente fare della netiquette.
    È naturale che ci si debba parlare, che il blog debba essere anarchico, che qualsiasi punto di vista e sensibilità debba avere ospitalità.
    Non mi sembrava naturale, invece, che, per essere liberi da vincoli, ci si debba celebrare ostentando, a tratti, dei risentimenti. il blog non può essere il luogo dove si raccolgono i rancorosi.
    a me non pare che qualcuno monopolizzi il blog e mi/ci manipoli.
    quando ho avuto l’impressione che questo potesse essere l’ho detto esplicitamente, anche sul blog.
    ha ragione maria rosaria
    - il blog non deve avere una mission, se non quella della libera esposizione civile
    - il nostro blog DEVE “collegare vissuti, idee, aspirazioni, riflessioni, amarezze tra gli irpini che in irpinia ancora vivono e ‘vegetano’ e gli irpini che invece vivono un po’ fuori territorio e che forse avendo un punto di vista più decentrato potrebbero apportare un modesto contributo”.
    chiedo a maria rosaria di inviare a alnannar@tin.it il materiale da postare, quello che riterrà stimolante per la nostra discussione.

    alfonso

    3 Marzo 2008 alle 7:23 pm

  14. … Eppure siamo in parecchi a dirvi di ridurre la portata fluviale dei commenti ovvero dicasi il flusso torrenziale di parole in cascate e cascatelle che si rincorrono fra i soliti nomi noti/ignoti, tutti con l’ ansia di essere noti.

    da hera-kles

    3 Marzo 2008 alle 9:33 pm

  15. Ma scusate, chi siete voi con le ricette temporalfarmacologiche? chi siete, quando zittite e fate finta di non vedere ciò che accade e non commentate? il commento deve attenersi al tema posto e non alla discussione che taluno inizia? se volete dei temi, assegnateveli ma non vietate la parola a chi si e a chi no!ci sono post che non vengono forse letti e poi una persona commenta in libertà, o bisogna dire del post pubblicato, si che bello, no non sono d’accordo, punto? sarà ma ’sta storia non la capisco bene.in questo post di alfonso, con le sue opinioni si dice di come dovrebbe crescere la comunità e poi nei commenti il moderatore dice di aver rimproverato gaetano e altri dicono che la politica non dove entrarci ma c’è entrata, e allora come le vogliamo fare ’ste prediche, a chi? i risentimenti poi li tratteremo a parte, vabbè ho capito!=
    vediamo allora di non fare prediche e di non essere ansiosi, ma nemmeno censori tempolafarmacologici se vogliamo rispettare la liberta ed il singolo. Qui si leggono anche tante cose inutili o credete che da qui scenda tutta la sapienza divina irpina? Scusate ma la polemica la cercate e quando vedete qualcuno che non vi aggrada, tanto cìè il nome, saltate, no! io lo faccio normalmente, voi no?

    Gaetano Calabrese

    3 Marzo 2008 alle 10:05 pm

  16. sei verboso
    ci hai stancato
    sei come de mita

    da irpinianews, link

    3 Marzo 2008 alle 10:14 pm

  17. e tu sei scostumato come te stesso e pui andarte in malora.altrimenti proponi con nome e cognome un argomento

    Gaetano Calabrese

    3 Marzo 2008 alle 10:23 pm

  18. propongo: quando la rabbia annebbia la vista fare due profondi respiri, due passi in cortile o su per le colline, ammirare il panorama, guardarlo fino a quando non passa tutto attraverso la fessura degli occhi, dimenticare se stessi nella luce meridiana. Al ritorno fermarsi alla fonte di Monticchio, bere fino a placare la sete, lavarsi la faccia, e mentre ci si incammina per la strada del ritorno inventarsi una storia, un racconto da scrivere su questo blog. Un racconto che sappia incantare, un racconto che si fa lancia, freccia, pugnale o spada, o rosa, una rosa piena di spine. Insomma condite la rabbia con un po’ di bellezza. Ciao Lucia

    luciamarchitto

    3 Marzo 2008 alle 10:49 pm

  19. lucia scrivi tu un post, non l’hai mai fatto
    sempre commenti mai un tuo post

    sono qui a sulmona e sono originario di rionero in vulture
    da piccolo mio padre mi portava a calitri per la fiera, ogni anno

    mi ricordo quella bella luce che filtrava tra i faggi sui laghi e poi quelle belle colline pulite e verdi che annunciavano l’alta irpinia

    poi, magica, eccola quella collina abitata e colorata
    con la faccia scavata e rivolta verso est, verso il vulture

    andavamo da un tornitore, anziano, ad acquistare mummoli e terracotte
    e rimanevo incantato nella grande fornace al centro del paese, quella di luongo

    lucia scrivi tra calitri e rionero ti prego
    aiutami ancora a ricordare

    c’è l’impaginatore del blog che ultimamente ha usato le immagini della bramea
    quella farfalla fossile che abita ancora il vulture
    vedo che la usa solo in alcuni post, forse simbolo di libertà e di leggerezza

    mi piace il vostro blog e voglio far parte della vostra montagna

    ma se qualcuno abbassa il volume del suo malcontento forse il fondo del blog si tinge anche d’azzurro
    (e di rosa per te, cara lucia)
    marco

    marco baldo

    3 Marzo 2008 alle 11:07 pm

  20. salve, io ho una poesia dedicata a Giuseppe Lampariello “il vecchio ceramista” di calitri e che ho conosciuto e un piccolo racconto-memoria della stessa, ma aspettiamo prima un post di Lucia, ok?

    Gaetano Calabrese

    3 Marzo 2008 alle 11:14 pm

  21. E’ permesso? Ecco una bella novità Sono il figlio di quel Luongo che aveva la fabbrica dei vasi nel centro di Calitri. Grazie per aver in mente quel luogo. Grazie. Fu fatto da mio padre. E’ parte di me. EnzoLuongo.

    enzlu

    4 Marzo 2008 alle 12:23 am

  22. @ Gaetano
    solo per spirito fraterno vorrei ricordarti che “il vecchio ceramista” si chiamava Antonio “Tonino” Lampariello. Ciao.

    enzlu

    4 Marzo 2008 alle 12:26 am

  23. @ Enzo Luongo con simpatia(°_°))) sì, ho digitato male caro enzo,io parlo di quello che aveva la fornace lungo lo stradone che immetteva all’istituto d’arte, parlo di una cosa di dieci 12 anni fa
    grazie,hai fatto bene!

    Gaetano Calabrese

    4 Marzo 2008 alle 12:45 am

  24. leggo solo ora, troppo tardi per scrivervi un qualche cosa, però sono contenta per le belle cose che avete scritto, per chi si è ritrovato, per le memorie condivise, in fondo la memoria condivisa è ciò che fa diventare un gruppo di individui una comunità. Mentre vado a lavorare ci penso all storia da raccontarvi, nel frattempo grazie a tutti voi. Un abbraccio Lucia

    lucia

    4 Marzo 2008 alle 7:27 am

  25. BLOG. PARTITO PER PARLARE DI CULTURA, TERRITORIO, STORIA ED ARTE, E’ FINITO PER INCENTRARSI IN TANTE VOLGARITA’ PERCHE’ GLI ARGOMENTI TRATTAtI SONO STATI VOLGARI: LA POLITICA.
    LO AVEVO GIA’ DETTO NEL PRIMO incontRO AL GOLETO: SENza UN FINE NON C’E’ SENSO IN QUELLO CHE SI VUOLE FARE.
    AVEVO INVIATO UN AVVISO SUL DANNEGGIAMENTO ARCHEOLOGICO DI UN SITO CHE TUTTO IL MONDO CERCA, PROBABILMENTE QUELLA BOVIANUM OGGETTO DI ATTENZIONE DA PARTE DI TUTTO IL MONDO STORICO ED ARCHEOLOGICO: “VALLE ROMANA” CHE TU CONOSCI BENISISMO. BENE.
    PERCHE’ NON INIZIAMO AD APRIRE UN DISCORSO SERIO INTORNO A QUEST argomento?
    SE POI si PREFERISCe LA POLITICA MI DISPIACE. AMICI COME SEMPRE ED ANCORA PIU’ DI SEMPRE ANCORA, MA IO NELLA MUNNEZZA NON CI VOGLIO FINIRE. QUESTO NON PUO’ E NON DEVE ESSERE IL BLOG DELLA POLITICA.
    LIBERO OGNUNO DI FARLA, MA A CASA SUA, NELLA GIUSTA SEDE.
    AFFETTUOSISSIMAMENTE
    D.C.

    caro amico DC (nostalgico democristiano?) per favore abbassa la MAIUSCOLE
    in internet utilizzare la maiuscole equivale ad URLARE
    … e ca nisciuno è surdd

    se vedi in “sentinelle web” è stato lanciato l’appello su valle romana, aspettiamo che gli amici del blog leggano e aderiscano…

    d.cambria

    4 Marzo 2008 alle 8:04 am

  26. Caro Enzo,

    che bella sorpresa incontrarti topo tanti anni a Castelfranci, il baffo e la vivacità è sempre la stessa.

    una abbraccio

    dario

    Dario

    4 Marzo 2008 alle 10:10 am

  27. sono insegnante, origine irpine e mi piace la politica, soprattutto l’antipolitica
    seguo il vostro blog, basta digitare : irpinia + politica , prima internet ti portava nei tag de mita ora nella comunità provvisoria
    un salto di qualità e non scherzo !
    scrivo in questo post perchè sembra il ritrovo degli amici nella notte di un bar o di un forno, di compagnia al fornaio

    a cambria dico che azione politica è anche opporsi alla distruzione della sua valle a roma, serve un gruppo però, quindi serve un partito !
    non c’è luogo o attività umana senza politica
    pardon, condivido il moderatore, sui blog serve sintesi… e nessuna maiuscola !
    vi voglio parlare di un tema a me caro, messo sul mio blog e non commentato da alcuno nonostante i 50 accessi al giorno di media
    ma si sa molti leggono e non hanno tempo per scrivere o temono per la loro “calligrafia “…
    invece scrivere, soprattutto scrivere un commento, è liberatorio
    non serve forma o impostazione, non serve premessa svolgimento e conclusione
    il commento è di per sè immediato e anarchico, non è come un post
    in questo il vostro blog è ben strutturato, belle le foto complimenti

    allora … provo a mettere qua la mia osservazione antipolitica con la speranza che la vivacità dei vari calabrese, cambria, luongo, lucia, angelo, mariarosaria, ecc. , ecc. possa entrarci nel merito

    Ce l’ho con Veltroni che pur di mietere voti annuncia di voler modernizzare la scuola, a suo dire legata ancora «ad un’impostazione ottocentesca».
    «Com’è possibile che l’unica forma di creatività che si richiede ai ragazzi sia il tema? Possibile che non esistano altre forme con cui possano esprimersi, come un racconto, una foto o un filmato? Se un ragazzo è bravo a scrivere racconti perché questa sua capacità non conta nulla?».

    Cari Veltroni e politici vari se … dobbiamo distruggere completamente il sapere e la sua funzione formativa, ditelo apertamente, ma evitate di fare affermazioni sciocche e ignoranti .

    Massimo Cacciari ha risposto a Veltroni in maniera non proprio raffinata ma efficace:
    “Lasciamo perdere la fantasia e altre puttanate. Così va a finire che gli studenti si montano la testa e magari si sentono tutti Leopardi“.
    Io Romina (ex-irpina ma irpina – irpina) sottoscrivo in pieno, compresa la parolaccia.
    e come dgt calabrese :))) ((_^)) (//”)__)

    moderatore:
    è pervenuta segnalazione da parte dell’effettiva autrice romina 2007 di utilizzo non autorizzato di un suo scritto pubblicato sul suo blog
    ho provveduto pertanto a rimuovere le parti segnalate cercando di lasciare almeno il senso generale del commento
    invito i bloggler della comunità a vigilare per evitare simili disdicevoli accadimenti
    invito ancora ad evitare di pubblicare i propri commenti in giro per i blog italiani; secondo netiquette bisognerebbe riportare dove è stato pubblicato originariamente il proprio scritto

    romina 2007

    4 Marzo 2008 alle 10:51 am

  28. ciao rommi, ben arrivata, di dove sei’dove vivi e da quando?in che tipo di scuola insegni.
    Conncordo con cacciari, con de mauro, con lo tsunami dell’alfabetismo di ritorno, con la progettite scolastica,con le riforme finte partorite concepite e portate in gestazione a sinistra e partorite a parto cesareo a destra, con il dissesto endemico delle strutture, con un classe docente precariezzta, con il bavaglio sindacale della concertazione, con la stupidità dell’autonimia che forgia pagelle autonomamente, con le finzioni obiettivo (finzioni) con il languore dei rapporti scuola-famiglia, con le promozioni a crediti e a debiti finti,e talvolta con le promozioni come per legge, e sai perchè?
    Perchè siamo al 34° posto come formazione/istruzione dei nostri figli di un paese europeo, ma la primo posto nelmondo per l’uso e gli acquisti di telefononi.
    E si sa che che i politici al 99% parlano di cose che non sanno. Cacciari è professore ecco perche risponde arrabbiato a veltroni il quale dovrebbe tornare a scuola e non solo pontificare, ma si sa oggi lo possono fare tutti come il gallo che raspa sul letamaio e fa
    chichirichì sentendosi il padrone del pollaio.passa questa differenza tra il sapere e la politica, ma non c’è verso in italia di far valere il merito e la conoscenza.
    mia nonna diceva: la scola serve e non serve a ccoccosa ( a qualche cosa) ma per la vita, i politci si adoperano per incancrenire i problemi per fare i prestigitatori.
    per fortuna ci sono ancora insegnanti che si donano nonstante abbiamo stipendi da fame e difficoltà economiche notevoli, ma è un altro discorso e forse dovremo svilupparlo nel tuo blog se ti sta a cuore (qui possiamo annoiare!, diventiamo verbosi chi si e chi no!, pero!).eccoti la mia e-mail<<gaetanocalabrese(chiocciola) tin (punto it) cosi imparero bene ad esserr un blogger e non aver richiami qui. cio , gaetano ((°_°))).
    perdona digt ed errori come al solito, la mia grafia qui è così ma ho davvero una bella grafia, qualcuno riceve ancora mie poesie autografe, sai, ce ne anche nel blog etichetta(spero si dica cos’) calablese, clicca clicca ((^°=?==))

    Gaetano Calabrese

    4 Marzo 2008 alle 1:24 pm

  29. massimo cacciari se passa su questo blog capirà che non solo gli studenti si sono montati la testa
    soprattutto sui blogs si sentono tutti leopardi
    qui avete ad esempio quello che scrive con le MAIUSCOLE e quell’altro che saluta con le parentesi, poi c’è un altro che scrive romanzi anzichè commenti
    poi il moderatore che modera solo a chi gli pare
    un pò di zappa non vi farebbe male
    ossiggenare la mente prima di scrivere
    mi sembrate il circolo degli idioti di kafkiana memoria
    scrivete tra di voi e vi leggete tra di voi
    la scoeità si trasforma o muore ma voi tanto avete lo stipendio
    magari siete impiegati in qualche ufficio e con i soldi dei contribuenti vi mettete e passate la mattinata a scrivere
    e scrivete scrivete scrivete

    gianni perna

    4 Marzo 2008 alle 1:26 pm

  30. e tu come mai leggi e perdi tempo a parlare di gente che non ti piace?
    cosa ci guadagni?
    secondo me sei un tipo da niente, si vede da come scrive.

    anna lettieri

    4 Marzo 2008 alle 1:49 pm

  31. cos’è la scoeità?

    sergio gioia

    4 Marzo 2008 alle 2:12 pm

  32. romina avevo scritto e risposto, ma la cosa non è stat messa inizialmente qui e tolta da moderatore. Non ho usato parolacce, mi sono attenuto al tema da te proposto,sono stato molto piu sintetico di te ma qui per sintesi si intennde la gratuità di qualcosa che sto bene studiando.ti avevo lasciato la mia mail senza che si postesse attivare il link, digitata senza la chicciola spaziando laccoun che tin punto italia, avevo fatto un’anali da cacciar a de mauro alla moratti ma c’erca caspitato anche belringuer,il precariato, ma niete. mi dispiace.ciao, gaetano

    Gaetano Calabrese

    4 Marzo 2008 alle 2:14 pm

  33. scusami romina, per digitazione e tutto, adesso è ritornato il commento che ti avevo scritto prima ma è ancora in quarantena,((°_°)), speriamo che se la cava il commento ovviamente!

    Gaetano Calabrese

    4 Marzo 2008 alle 2:17 pm

  34. Caro Marco Baldo,

    non per torgliere spazio a Lucia (spero racconti qualcosa sulla traccia Calitri -Rionero che ti possa far piacere), e neanche per esaurire un argomento a me molto caro fin dall’adolescenza e anche prima (ti ricordo soltanto per ora l’adagio leviano sulla “Lucania che è dentro di noi”) che invece spero di raccontare magari in un dibattito apposta, ma voglio ricordarti che per alcuni di noi, pochi ahimé, il versante “orientale”, parlo del distacco dall’ “occidentale” e “oppressiva” Napoli, ha rappresentato sempre la traccia di una “nuova autonomia” per i nostri territori. Troppo lungo parlarne adesso.
    Ovviamente la Lucania (e il Vulture, e Rionero, …) ha sempre rappresentato in questo processo una assoluta “centralità”.
    Dovrei parlare, poi, di cosa è stata la Lucania per me, in concreto ma anche in senso metaforico. Di quante elaborazioni, magari solitarie, ho fatto sui luoghi, sui territori, sui paesi. Delle peregrinazioni giornalistiche quando pochi o nessuno preferiva le “periferie”. E persino ultimamente non sai quanto mi sono incazzato con gli amici rioneresi per la mancanza di strategia in un paese come Rionero, importante ma urbanisticamente devastato, per lo sciupìo che c’è di alcuni monumenti che altrove avrebbero fatto scintille (penso alle infinite cantine sotto il paese). E potrei continuare. Lo faremo altre volte.
    Intanto grazie per aver risvegliato la mia memoria (e quella di altri, come vedo).
    Tutto torna, caro Marco, quando il passato viene scavato per dare un senso al futuro.

    A presto

    Cordialmente
    Michele Fumagallo

    michele fumagallo

    4 Marzo 2008 alle 3:48 pm

  35. sinceramente mi è passata la voglia di raccontare, scusa Marco, se mi scrivi una mail ti invio in allegato il racconto. Ciao Lucia

    lucia

    4 Marzo 2008 alle 4:49 pm

  36. l’irpinia, i sanniti, bovianum e …le mozzarelle…

    ho letto quanto domenico ha postato sul sito di menhir tra nusco, bagnoli e acerno e sulla possibilità che in zona vi siano i resti dell’antica bovianum di cui scriveva tito livio…
    non ho la conoscenza approfondita che ha domenico ma credo di ricordare che i toponimi siano delle tracce importanti nel ricostruire un periodo storico e nell’identificare un dato luogo (anche se non sempre questo vale). Non mi pare ci sia una località dalle nostre parti il cui nome ricordi vagamente la bovianum dei romani…
    Una cosa che non capisco di molti miei ‘compaesani’ è questa fissazione ostinata per i sanniti, (non mi riferisco alla passione ammirevole di domenico che da quanto ho letto nei suoi libri svolge le sue indagini con molta cura). E’ come se dopo non ci fosse stato altro…eppure c’è stato un seguire di gente che ha contaminato, interferito, aggiunto, tolto un bel po’ di roba ai sanniti. forse di sannitico c’è rimasto poco anche nel genoma degli irpini, è un po’ come i leghisti che si inventano discendenze celtiche quando i celti dalle loro parti ci sono passati di striscio.
    Cmq la storia è una cosa seria, il resto è folklore che a lungo andare o scade nel ridicolo o diventa pericoloso.
    Il riferimento giocoso alle mozzarelle nasce da un sottotipo di mozzarella, (mica come le trecce di lioni!!!) che si trova da ’ste parti e che viene fatta a Boiano in Abruzzo, sulla busta che le contiene c’è il disegno dei resti megalitici di un’antica citta…so che i sanniti abitavano anche quelle zone…non può essere che?…
    Spero che d.c. prenda con spirito giocoso questo mio intervento…

    maria rosaria

    4 Marzo 2008 alle 5:33 pm

  37. Mi dispiace, amici, ma io scendo dal treno. Come hanno fatto già altri, non me la sento anche io di continuare un percorso senza meta, essere su di un treno senza machinista, controllore, stazioni, senza una meta. Cìè solo da perdersi.
    Auguro a tutti buon viaggio.
    D.C.

    d.cambria

    4 Marzo 2008 alle 6:02 pm

  38. sono strani questi che annunciano diserzioni e poi stanno sempre qui. si vede che non hanno niente da da dire e da dare. semplici brontoloni da niente.

    anna lettieri

    4 Marzo 2008 alle 6:15 pm

  39. Forse bisogna imparare a non prendersi troppo sul serio…l’aria è troppo pesante in questo blog…un po’ più di leggerezza e meno saccenza pontificante…

    maria rosaria

    4 Marzo 2008 alle 6:22 pm

  40. Bene Marco, qui sono tutti un po’ umorali e sempre temporalfarmacologici per dare istruzioni e bisogna apprendere come si fa nel blog. Vorrei donarti la mia poesia sul “vecchio ceramista” e allora dovresti scrivermi una e-mail, perchè qui potrebbe rischiare di annoiare, non trovi?.
    Vuoi vedere che alla fine un blog serve soltanto per andare su altri blog, direttamente a per e-mail verso altre persone, cioè per un dialogo serrato?
    Non ho molta esperienza del blog. Per me tutto e successo, anzi è coinciso con le vacanze natalizie e per una serie di impegni e frequentazioni telematiche a fini letterari, per cui mi sono trovato ad aprire più spesso iul computer (che uso malissimo) per comunicare con la posta elettronica. D’altronde alcune delle poesie che ho messo qui erano doni ad personam, altre invece le ho scritte scritte per la frequentazione della comunità, es. quella per Pasquale Innarella, ma le altre scritte per la comunità e per la frequentazione, compreso la ultima predisposta, con stampa color e cartoncino per tutti i partecipanti ed ospiti nella giornata al Goleto non è finita nel blog, nè materialmente tra le mani degli amci! C’è finito solo il disegnino per la locandina e parte del disegnino (quello in basso, che rappresenta una vista del Goleto, fatto a mano libera da una foto) che poi ho utilizzato per l’incontro letterario del 29 febbraio, che ho avuto a Salerno. Inoltre, io non so postare, non posso farlo liberamente e può capitare che pur avendo tanta voglia di colloquiare ed offrirmi debba aspettare le indicazioni dei gestori. Naturalmente, trovo alcuni (post) articoli interessanti, altri no perchè già argomenti di mia conoscenza, peraltro altrove dibattuti e quando commento mi capita che poi nessuno mi risponde e se mi accodo o perchè chiamato in causa o perchè mi inserisco nel dibattito, arriva qualcuno rimbrotta con un frasetta e pretendere di esistere nella comunicazione, lo scambio, etc. Beh, è tutto, scusami Marco Baldo se ti ho rubato il tempo, non voglio rubarlo agli altri che possono benissimo non leggere cio che scrive Gaetano Calabrese. = Ovviamente scusami per errori, ok? =

    Calabrese a Marco Baldo

    4 Marzo 2008 alle 6:42 pm

  41. Una domanda garbata, eccola: E tu cosa hai da dare?
    uno delle cose che ho letto di te era l’entusiasmo rammarico per non poter essere al Goleto, embé?
    Detto questo un domanda agli esperti del blog, seria e concisa.
    = Quello che ho fatto testé per Marco Baldo e per Anna Lettieri, è nella normalità delle conversazioni bloggerate? = Qualcuno mi dica bene e diffusamente e garbatamente, ok? Saluti e sempre scusa agli altri non interessati a Calabrese, grazie!

    Calabrese per Anna Lettieri

    4 Marzo 2008 alle 7:02 pm

  42. anna lettieri, scusa, da dove scrivi?

    sergio gioia

    4 Marzo 2008 alle 7:59 pm

  43. vivo a milano e sono felice che ci sia questo blog e questa comunità. torno in estate

    anna lettieri

    4 Marzo 2008 alle 8:21 pm

  44. Quello che emerge da questo blog è la difficoltà di comunicare che c’è in irpinia.
    Ogni volta che vengo da quelle parti mi rendo conto che sono pochissime le persone con le quali si può parlare liberamente senza il rischio di fraintendimenti ed equivoci, sono poche le persone che sanno ascoltare e sono poche quelle che sono aperte a nuove cose. sono in molti invece ad amarsi sentirsi parlare, sono in tanti a prosopopeggiare, sarà la comunità paesana ancora ahimè chiusa nonostante la rete ed altro e si sa che quando il confronto con le alterità è pressochè scarso ci si avvia verso il delirio dell’onnipotenza, sarà la montagna che rende chiusi, saranno tutta una serie di eventi soprattutto politici che in un passato piuttosto recente hanno invelenito gli animi, ma devo dire che si vive male se la comunicazione è questa che viene fuori da questo blog.
    mi piace il modo di comunicare di gaetano, mi sembra abbastanza libero da ideologie e sovrastrutture varie ( non lo conosco e forse questo contribuisce ad un’impressione più libera), mi piace teresa, anna, alfonso, mi piacciono meno altri quando mettono in atto una piccola dittatura della rete: perchè solo in pochi possono aprire un thread e tutto il resto deve accodarsi, partecipo a molti forum e non c’è questa usanza che credo sia contraria alla libertà che la rete ha, la rete non ha regole solo tre o quattro indicazioni di massima…
    si fa troppo sul serio, non si è disposti a mettersi in discussione, il controllo sociale (si chiede nome e cognome quando un intervento è troppo ardito), non sono elementi a favore di nessuno…
    se mancano tutte questa cose la comunicazione non è nè libera nè autentica, solo ‘rumour’
    Cmq al di là del blog, spero di sbagliarmi, credo che in irpinia l’impegno comunicativo sia molto debole…se tanto mi da tanto…

    maria rosaria

    4 Marzo 2008 alle 8:25 pm

  45. cari blogger della montagna
    vi faccio notare una certa, ultima, tendenza a chattare più che a bloggare
    il blog non è un posto dove agganciare un altro blogger e poi andare in soliloquio con le e.mail; chi scrive di passaggio potrebbe infastidirsi … ad andare in pvt (::!::)
    non è nemmeno un posto dove uno passa, spara contro chi abitualmente scrive, e ritorna il giorno dopo come niente fosse; non è una palestra dove esercitarsi nelle invettive contro qualcuno;
    … poi questa esigenza più volte ribadita da D.C. : finalizzare il blog e la comunità a qualcosa, ad un obiettivo, purchè sia però l’obiettivo che sta a cuore al proponente di turno …
    …eh no ! se è provvisoria la comunità lo è per tutti.
    se invece è una società di mutuo soccorso lo deve essere ancora per tutti;
    allora c’è posto sia per la politica che per valle romana condividendo in questo la tesi di romina (preciso per romina che valle romana è tra bagnoli e nusco, non a roma)_
    è suggestiva l’immagine degli amici al bar di notte (non mi ricordo chi l’ha scritto in uno dei commenti, non lo ritrovo)
    proviamo però a darci questa regola: se s’è un tema lanciato (un post) cerchiamo di commentare in quel post; miserere è rimasto appeso, ad esempio non ho letto franco arminio, nè dario, nè enzo
    il grande tema delle montagna lanciato oggi da michele fumagallo merita l’attenzione di tutti
    se chattiamo, fa bene Lucia ad irretirsi
    era partita questa suggestione della memoria sul vulture e sulle ceramiche e zac si parla di scuola (e si lascia appesa) e ancora di valle romana…
    perdonatemi… oggi la giornata non è stata facile
    cara rosaria qui non solo non ci siamo mai distaccati ma a breve ritorneremo proprio sanniti e combatteremo con le mazze
    a leggere le candidature di oggi sembra proprio che la colonizzazione romana è ricominciata con i nomi del pd in campania 2
    buone mozzarelle a tutti
    angelo

    anna se puoi rispondi a sergio gioia, grazie

    lucia ti preghiamo tutti di mettere lo scritto promesso a marco tra calitri e il vulture, mettilo nei commenti poi lo sistemo come post (questo invito è per tutti e vale fino a che enzo luongo non avrà ristrutturato gli accessi e le proprietà del blog)

    gaetano per favore metti la poesia sul ceramista lampariello che ho conosciuto anch’io nella sua bottega a calitri;
    ci andai un pomeriggio con nino angotti; nino era un grande fotografo, se ne era tornato a lioni in pensione dopo una bella carriera a milano; era amico di berengo gardin e mi raccontava che ogni estate lui tornava da lampariello per fotografarlo; scattai anch’io una foto; una; 1980; spero di trovarla e scansirla per metterla qui

    a.v.

    4 Marzo 2008 alle 8:35 pm

  46. alcuni 3d per come sono proposti sono un po’ noiosi, mirerere era molto interessante ma evidentemente siamo in pochi a ritenerlo tale.
    ho letto delle liste, capisco che l’irpinia è sommersa dalla cattiva politica ma la cattiva politica irpina purtroppo è il paradigma della comunità irpina: ne è lo specchio fedele.
    mi costa molto dire questo ma è quello che penso.
    a proposito di mozzarelle, spero di non avere offeso nessuno, non ne avevo alcuna intenzione.

    maria rosaria

    4 Marzo 2008 alle 9:24 pm

  47. prendo un breve passaggio dall’ultimo lavoro di franco arminio
    IL PRESENTE VALE COME RINGRAZIAMENTO in uscita da Laterza
    non so se si può fare visto che ancora non è in libreria ma prego Franco di farci dono in anteprima di uno o più capitoli del libro così li mettiamo sul blog e chi vuole può scaricarli in pdf e leggerli

    Ottavio Russo si diverte a parlar male del sindaco però alla fine dice sempre che sono amici. Fabrizio Mosca si diverte a parlare male del farmacista però alla fine dice sempre che sono amici. Linuccio Latessa si diverte a parlare male del parroco però alla fine dice sempre che sono amici. Qui tutti parlano male dei loro amici.
    .

    a.v.

    4 Marzo 2008 alle 9:33 pm

  48. la storia è quella di mia madre, una storia vecchia, o meglio antica, dove racconta, tra l’altro, del suo viaggio di nozze fatto da Calitri a Monticchio, un bel viaggiolungo se si considera il fatto che lo fece a piedi. E’ un racconto/intervista tratto dalla raccolta “dentro e fuori”. Avviso i naviganti che è un po’ lungo. Non so se riuscirò a metterlo in un post. Ci provo e mi scuso con i naviganti per la lunghezza. Ciao Lucia
    Ai miei nipoti vorrei chiedere perché non sono mai contenti.
    Hanno tutto e non sono mai contenti.

    Si siede sotto l’arco della porta finestra, un arco profondo cinquanta centimetri.
    La sedia tocca lo spigolo di un altro arco che si allunga sul soffitto e si incrocia giusto al centro con altri tre archi che si dipartono dai restanti angoli della stanza, le pareti sono talmente spesse che in ognuna si potrebbe ricavare un armadio a muro senza riuscire a sfondarle come, tra l’altro, è stato già fatto. Archi si incrociano sul soffitto e si incavano nelle pareti sopra il letto, formano nicchie, ingrandiscono lo spazio. Lo sguardo qui dentro non può essere lineare mai, si deve sempre incurvare, piegare, risalire, incrociare.
    Oltre il vetro si vedono tetti rossi e strade, serpenti di pietra che si infilano tra case ed archi, il cielo terso tagliato dal volo delle rondini, di fronte la piccola collina del Calvario con la chiesetta proprio sulla cima.
    A destra la montagna, campi lisci attraversati da una strada vanno a morire fin sotto al bosco che fa da confine tra questo paese (Calitri) e l’altro (Pescopagano), tra la provincia di Avellino e quella di Potenza.
    Da dietro la finestra è solo orizzonte, l’ultimo confine degli occhi.
    Liscia la gonna, raddrizza le spalle, con aria solenne attende le domande, trattiene le parole che stanno tutte lì ammassate dietro le labbra, tra la gola, attende che il pulsante del registratore sia schiacciato, che la penna sia sulla carta e poi il fiume di parole si allarga tra gli archi, rotola giù per la strada, oltrepassa il fiume e si arrampica fin sotto al bosco, quel bosco che fa da confine ai suoi occhi.
    Punta la mano ad indicare il bosco, e proprio al limitare del bosco quella costruzione che appena si vede, poco più di un grosso bottone bianco, poco meno di una mano aperta, in quella masseria è cresciuta insieme ai suoi fratelli.
    “Mio padre era buono, ci raccontava tante storie, a Natale recitava la poesia del Natale, quella di – è arrivato Natale santo e giusto, è arrivata la nascita di Cristo -. Mio padre ci voleva bene. E’ morto nel 1955 l’anno che mi sono sposata”
    Si distende il viso in un sorriso, negli occhi brilla la figura del padre
    “Un giorno mio padre era a Calitri, guardando verso la nostra campagna si rese conto che io avevo perso il controllo delle mucche, pensando che stavo piangendo prese la giumenta e venne in mio aiuto, ancora prima di arrivare, da lontano mi diceva di non piangere che adesso c’era lui, che ci pensava lui alle mucche. Le mucche avevano preso la mosca ed erano cadute tutte in un fosso vicino al pozzo e io non riuscivo a farle risalire, se non arrivava mio padre, non so cosa avrei fatto. Poi purtroppo si ammalò. Una notte sentì dei rumori, col lume uscì fuori di casa per vedere cosa succedeva, c’erano dei ladri, uno di questi lo picchiò e da quel momento cominciò a tremare e non si riprese più. Mia madre doveva stargli dietro tutto il giorno ed eravamo solo noi figli a lavorare. Eravamo cinque femmine e due maschi, mio fratello più grande ci comandava e lo fece anche dopo che si era sposato.”
    Nel cielo terso, sospinte dal vento, le nuvole si spostano veloci dalla montagna verso la collina, verso i suoi occhi velati dal ricordo.
    Sospinte dal vento arrivano senza fermarsi e vanno oltre.
    “Avevamo due giumente una rossa e una nera, quella nera se la prendevano sempre i “mascìari” che la facevano uscire dalla stalla da una piccola fessura e poi la cavalcano tutta la notte, la mattina poverina era completamente sudata e spesso aveva la criniera tutta intrecciata.
    Le terre che coltivavamo non erano le nostre, le avevamo in affitto, le giumente ci servivano per portare il grano al proprietario come pagamento per l’usufrutto dei terreni.
    Non c’era l’acqua in casa e andavamo a lavare i panni al torrente, questo d’estate, d’inverno usavamo l’acqua del pozzo che era vicino alla masseria.
    Quando eravamo a Calitri andavamo alla fontana a lavare però questo avvenne solo quando avevo già 15 o 16 anni! Poco dopo misero anche la luce, considerato il fatto che sono nata nel 1932 qui la corrente è arrivata soltanto nel 1948 poco più, poco meno”.
    Il tono di voce si alza, il corpo perde la sua compostezza, le mani si muovono veloci, e le parole, rotti gli argini, scorrono con impeto senza alcuna possibilità di fermarle e incanalarle da qualche parte in qualche modo.
    “Mia madre ci picchiava sempre anche da grandi e nascondeva tutte le cose da mangiare perché noi figli rubavamo tutto. Avevamo tanto formaggio ma a nessuno di noi piaceva perciò mia madre non lo nascondeva. Rubavamo anche le uova. Il pane però non mancava mai.
    Mia madre era sempre arrabbiata e urlava sempre. Lei stava in casa e noi figli andavamo a lavorare, la sera quando tornavamo si lamentava perché avevamo le mani “appese” cioè non trasportavano niente, né frasche né legna né altra roba che poteva tornare utile.
    Un giorno noi figli decidemmo di tornare a casa con le mani sulla testa, mia madre appena ci vide incominciò a urlare senza guardarci poi quando alla fine ci guardò e vedendoci con le mani sulla testa urlò ancora di più, allora noi in coro “Insomma! Appese non vanno bene e in testa neanche!” solo allora si mise a ridere e ridemmo tutti…”
    E ride anche adesso, sobbalza nel petto il sorriso e la scuote, mette le mani in testa e poi le lascia appese, negli occhi il riflesso della madre.
    “… Tutte le domeniche mattina ci dovevamo alzare presto per lavare e cucinare e soltanto la sera potevamo uscire un po’.
    Una domenica mattina invece di lavare e cucinare io e mia sorella abbiamo deciso di protestare e di ribellarci, ci siamo alzate e ci siamo messe vicino al fuoco, nostra madre si è arrabbiata e picchiava ora l’una ora l’altra, abbiamo resistito per un po’ però alla fine abbiamo dovuto lavare e cucinare lo stesso.
    Facevamo a turno a lavare e a andare a Calitri, i maschi mai e neanche mia madre mai!…”
    Dopo tanto tempo ancora sente il peso dell’ingiustizia, quel misto di invidia verso la prepotenza dei maschi e della madre.
    “Mia madre urlava solo con noi con gli altri no.
    Una mattina faceva talmente freddo e la terra che dovevamo zappare era talmente gelata da non riuscire a romperla, io e mia sorella (mia sorella era veramente molto piccola!) abbiamo abbandonato la zappa e ce ne siamo andate nel bosco dove si stava molto più caldo e abbiamo giocato tranquillamente tutto il giorno perché sapevamo che nostra madre non veniva mai a controllarci anche perché se ne stava sempre in casa, ma quando il grano fu maturo mia madre se ne accorse eccome!
    Mio fratello grande quando litigava con mia madre se ne andava fuori di casa e dormiva nel bosco o nelle terre, noi sorelle gli portavamo il pane o qualche altra cosa da mangiare. C’è da dire che non mancavano neanche i biscotti. Un anno mia madre ne aveva fatti tanti e li aveva divisi tra noi figli. Ognuno di noi li nascose per mangiarli quando ne aveva voglia e per evitare che qualcun altro li prendesse. Li nascose anche la mia sorellina più piccola ma mio fratello, quello grande li trovò e se li mangiò tutti!”
    Questi figli lavoratori e contestatori e questa madre urlante ma capace di ridere, quel padre che contava storie e proteggeva e amava i suoi figli e che non seppe proteggere se stesso, questa famiglia che stava al limitare del bosco è come gli archi di questa casa e del paese tutto, e lo sguardo non può fare altro che alzarsi, curvarsi e scendere, risalire per poi incrociarsi.
    E’ come questa casa, scavata nella roccia aggrappata alle altre, protesa verso il cielo, sopra altri tetti, mai sola o solitaria.
    “Non mi sono sposata con l’abito bianco perché mio marito era al secondo matrimonio ed era la famiglia dello sposo che doveva comprare l’abito e visto che lo avevano già comprato una volta non vollero comprarlo la seconda.
    Per il matrimonio si chiedevano in prestito piatti, posate e tovaglie e si chiamava Maria Saluta che preparava da mangiare. Il matrimonio durava due giorni. Mi sono sposata a Maggio, il 5 maggio 1955, c’era il sole, e un centinaio di persone, abbiamo mangiato i maccheroni le braciole e poi l’agnello con le patate, e i biscotti fatti da una mia cugina che era bravissima a farli. Abbiamo ballato: c’erano i suonatori. Il giorno dopo si faceva lo stesso. Poi bisognava restituire tutto.
    Il giorno dopo la festa di matrimonio siamo andati a Monticchio (PZ) con il treno ma per arrivare al Santuario bisognava attraversare il bosco a piedi e ci perdemmo nel bosco. Fortunatamente incontrammo due ragazzi, che ci indicarono la strada. Al ritorno, la sera, avevo molta sete perciò ci fermammo presso una fontana, c’erano diverse persone che riempivano “i cicn ” ad un tratto cominciarono a litigare e li ruppero tutti. C’era un signore che aveva dei muli, mi fece salire sulla groppa così feci tutto il viaggio di ritorno a cavallo fino a Calitri mentre tutti gli altri camminavano a piedi! Eravamo proprio una bella squadra, eravamo in tanti perchè a Monticchio quel giorno era festa e in tanti c’erano andati per divertirsi.
    Da sposata ero senza soldi, senza casa, senza niente, un litro d’olio ho dovuto farlo bastare per un anno. Comunque stavamo bene anche se non avevamo niente.”
    Ma i figli bisogna crescerli e la pancia riempirla in qualche modo, così suo marito prese la decisione di partire, di andare in Germania, una decisione difficile per entrambi, per lei che aveva due figli da crescere e i campi da arare, per lui che doveva lasciare tutto quello che aveva senza sapere cosa poi avrebbe trovato.
    “I soldi per il viaggio ce li prestò mio fratello Donato, glieli abbiamo restituito subito però.
    Con i soldi della Germania siamo stati bene.
    Ci siamo fatti la casa e abbiamo incominciato a stare bene”
    Le parole escono veloci, i ricordi si affollano e si incrociano e si diramano, lo sguardo si allontana dalla finestra e si ritrae dentro la casa, in mezzo alla stanza, tra tutti questi archi.
    “Il periodo più bello della mia vita è stato quando lavoravamo tutti e due, io e mio marito che era tornato dalla Germania e avevamo comprato questa casa. Andavo a Salerno a raccogliere i pomodori, era bello si sentiva anche il mare, noi lavoravamo sempre anche sotto l’acqua tanto lì non faceva mai freddo, anche perché non potevamo tornare a casa perché il pullman veniva a prenderci sempre alla stessa ora e poi anche a smettere non c’era un posto dove ripararsi. Era un lavoro pesante però mi piaceva, mi piaceva molto. Ho lavorato anche alla forestale come lavoratore stagionale.”
    Scompare il sorriso dalla sua faccia, le rughe si accalcano tutte ai lati della bocca e sulla fronte, e spunta in mezzo ad esse la rabbia e l’impotenza, la delusione e l’amarezza per l’ingiustizia di aver lavorato tutta una vita e non aver preso la pensione che le spettava:
    “Sono andata da un ufficio all’altro disperandomi perché tutti i contributi che avevo versato erano spariti, probabilmente sono stati versati a qualcun altro, e quindi ho preso poche lire in più rispetto alla pensione sociale e non sono mai riuscita a farmene una ragione, con tutto quello che ho lavorato! Poi pensavo che ero fatta vecchia e che non avevo preso i soldi che dovevo prendere, non sono riuscita a godermi questa pensione. Un giorno una signora mi ha detto: ma intanto goditi questa piccola pensione che ti danno e non sprecarla a pagare questo e quello per riuscire a risolvere la questione.”
    Tira un sospiro, non si capisce se di sollievo o di rassegnazione:
    “ adesso mi danno qualcosa di più”
    Gira di nuovo la testa verso il vetro, punta gli occhi verso il bosco, resta in silenzio un attimo, come se ascoltasse le voci che giungono da quel confine ultimo dello sguardo e poi la voce s’inerpica tra la gola, caricandosi di preoccupazione e incertezza, ed esce quasi tremula dalle labbra:
    “Ai miei nipoti vorrei chiedere perché non sono mai contenti, hanno tutto e non sono mai contenti, noi non avevamo niente ed eravamo sempre contenti”.
    Fuori il cielo si divide a spicchi tra i vicoli solitari.
    Piantine spuntano tra i muri e sulla strada.
    Gatti stesi al sole dormono con le zampe distese.
    Il silenzio si alza dal selciato dei vicoli fino al cielo per morire nel cinguettio delle rondini, nel loro battito d’ali, nel fruscio dei venti.

    PANE

    Si siede dubbioso, guarda la porta, l’orologio, il cielo fuori dalla finestra, sarebbe già in strada, per strada se non fosse che, poi volge lo sguardo al registratore e alla penna, ed è come se improvvisamente tutto il resto non lo importasse più, tiene fermi i piedi nelle scarpe, tira su le spalle, assume una posa solenne come chi si accinge a fare una cosa molto importante, come se la sua vita, la sua storia affidandola alla penna diventasse qualcosa di più o di diverso da quella che è sempre stata.
    “Sono del ’30, il giorno che sono nato c’era il sole. Abitavamo a Calitri (AV) in corso Garibaldi, eravamo poveri, scalzi e quasi nudi, non avevamo neanche le mutande. Abbiamo abitato lì fino a quando avevo cinque anni poi ci siamo trasferiti in campagna, sulla costa di Cortino, dove c’è quella pianta di gelso nero e lì ho vissuto fino a 24 anni quando poi mi sono sposato. Io ero il secondo di quattro figli, le due femmine più piccole di me e mio fratello più grande.
    Mio padre portava le frasche al forno per guadagnare un po’ di pane, mia madre oltre ad occuparsi di noi andava anche in campagna a lavorare, avevamo della terra in affitto, e anche delle terre nostre ma erano piene di pietre e non rendevano niente. La casa dove abitavamo era di mio zio, partito per la guerra a 18 anni e tornato quando ne aveva 29 perché era stato prigioniero, quando è ritornato noi siamo andati ad abitare in campagna.”
    Mentre racconta indica con la mano un punto della stanza come se i luoghi che ha citato fossero lì davanti ai suoi occhi, come se lì dove punta il dito non ci fosse la parete, lo sguardo è velato, rivolto dentro se stesso.
    “Andavo a pascolare le pecore, mia madre era severa e ci comandava, poi dopo negli anni si era aggiunto anche mio fratello a comandare.
    Avevamo mucche, scrofe, pecore, capre e giumente che ci servivano come mezzo di trasporto. Incominciammo a stare meglio quando noi figli iniziammo a lavorare, cioè molto presto, ognuno di noi aveva un suo compito e quindi un suo lavoro. A scuola ci andavo quando volevo cioè quasi mai.
    Mio padre era affettuoso e teneva anche le scuole, aveva fatto la quinta elementare, allora era tanto! Mia madre invece era analfabeta. Io pascolavo le pecore, me ne andavo la mattina e me ne tornavo a casa la sera.
    Dato che non avevamo terre da pascolo, bisognava portarle lungo i bordi delle strade sterrate e stare attenti che non andassero a pascolare nei campi seminati.
    Sia mia madre che mio padre erano delle persone allegre, mio padre è morto molto giovane perché fumava molto, è morto l’anno in cui morì la mia prima moglie.”
    A mio padre piaceva la musica e ci comprò un ‘quattrobasso’ (un tipo di fisarmonica) per me e per mio fratello, mio fratello i primi tempi non me lo faceva neanche toccare, poi però non riuscendo a suonarlo lo abbandonò, così lo presi io e imparai a suonarlo. Andavo con i miei compagni a fare le serenate, cantavamo sotto le finestre, passavamo da una finestra all’altra, nella mia compagnia ero solo io che suonavo…”
    Muove le dita come se schiacciasse ancora i tasti della fisarmonica, si muove con tutto il corpo e sorride, canta piccole strofe, accenna alle serenate, guarda per aria come se sopra avesse ancora le finestre da guardare, da far aprire.
    “.. dopo tre o quattro anni mi decisi a venderlo perché era troppo pesante. Ne comprammo uno più leggero un ‘ottobasso’ in società, eravamo sei o sette compagni, mettemmo 1000 lire ciascuno e decidemmo che lo avrebbe tenuto colui il quale si sposava per ultimo, man mano che uno si sposava usciva dalla squadra anche perché non poteva più fare le serenate. Restò a Giovanni ‘Centocapelli’. Io mi sposai per primo quindi lo persi subito.”
    Forse è la poca luce che entra nella stanza o forse la forza della sua natura gioviale a far scomparire le rughe, i pochi capelli bianchi, e lo stomaco prominente fino a mostrare un ragazzo allegro, che pascolando pecore si porta una fisarmonica pesante e, caparbio, ostinato a non arrendersi, senza nessun insegnante, senza nessun’altra musica da ascoltare se non quella che ha dentro di sé, impara a suonare.
    “Quando mi sposai non è che stavo molto bene economicamente, avevo un po’ di terra che mi aveva lasciato mio padre e ne avevo comprato anche un altro appezzamento.
    Partì per primo un mio compagno, mi disse – perché non vieni a lavorare anche tu qui che io conosco uno che ti assume?” Partii il giorno di Pasquetta, feci il libretto di lavoro, andai prima ad Avellino per la visita medica e poi a Verona per un’altra visita medica. C’erano tante altre persone come me, lì ci fecero una visita! Non c’era paragone con quella fatta ad Avellino! Ci fecero spogliare, eravamo tutti nudi, ci fecero tutti gli esami possibili e il medico si accorse anche che da un orecchio non ci sentivo e mi disse di curarmi, e io mi misi a ridere e gli chiesi – con quali soldi? Da Verona in Germania, sul treno, con me, c’era un interprete che mi indicò la stazione in cui dovevo scendere e come fare per uscire dalla stazione stessa. Non capivo niente, neanche una parola, non sapevo cosa fare….”
    Si alza in piedi, si tocca l’orecchio, ride, un riso che gorgoglia, si trasforma per morire sulle parole – non sapevo cosa fare, non capivo niente, niente, niente! – lo ripete come una nenia, con tutta la tristezza della voce, con tutta la forza delle braccia e delle gambe e con occhi che continuano a infossarsi dentro, dentro se stesso, dentro quell’angoscia non ancora sopita, mai dimenticata.
    “C’era un controllore e io l’indirizzo scritto su un pezzo di carta mi avvicinai e glielo porsi, questo resosi conto che non sarei riuscito ad arrivare da nessuna parte telefonò al datore di lavoro che mi venne a prendere. Avevo due valigie una grande e una piccola, per aiutarmi il datore di lavoro prese la valigia piccola e quasi non riuscì a sollevarla…
    Si abbassa e solleva piano il braccio come se prendesse ancora in mano la valigia e ride
    “… la valigia piccola era molto più pesante della grande perchè ci avevo messo dentro piatti, forchette, bottiglie di salsa, strutto, insomma tutto l’occorrente per far da mangiare. Mi portò a casa sua. Io ero piccolo di statura più o meno come lui, appena entrati in casa si mise sulla bilancia pesapersone, pesava intorno ai 70 chili, poi salii io sulla bilancia: pesavo 54 chili, forse vedendomi così magro e piccolino era preoccupato pensando al lavoro duro di muratore che dovevo fare.
    Mi portò in una stanzetta dove dovevo dormire, c’era il bagno fuori. Non c’era nessun altro italiano e non capivo niente, avevo ancora il pane e mangiai solo quello pensando di comprarlo il giorno dopo ma lì la domenica non vendevano il pane. La sera avevo una fame da lupi non mangiavo dal giorno prima, non sapendo cosa fare andai dalla padrona, gesticolavo nella speranza di farle capire che volevo solo un poco di pane, ma niente, quella non capiva niente, rideva soltanto…”
    Apre gli sportelli della cucina, indica il pane, gesticola come se ancora fosse lì ….
    “Il padrone allora aprì gli sportelli della cucina e così indicai il pane – Brot,Vincenzo, Brot – – e che ne so io che si chiama Brot, noi lo chiamiamo pane, pane! –
    E’ in piedi. La stanza si riempie della parola, sembra sfondarla.
    Pane, urlato, sognato.
    Pane, l’unica cosa mai mancata nella sua vita, l’elemento costante, essenziale, vitale.
    Dice pane e pare di sentire madre, urla pane con disperato rimpianto per la sua casa, la sua terra.
    Dice pane, per dire sono io, Vincenzo, nato a Calitri in un giorno di sole, nudo fino a cinque anni, senza mutande ma col pane in mano.
    “Mi diede anche un pezzo di salame e una birra. Il giorno dopo arrivò quello che andava a fare le spese e mi chiese cosa volevo, – Brot, Brot – cinque Brot, cinque panini – feci con la mano e gli diedi i soldi, ma lui me ne prese solo due e io mi arrabbiai. Il fatto è che non ci capivamo allora presi dal suo taschino ‘u laps’ (matita) e segnai 5, il capo mi diede ragione dicendo che avevo indicato con la mano cinque e non due quindi lo rimandò a prendere il pane. Nella stanza che mi aveva dato il padrone c’era solo il letto e mangiavo solo panini. La settimana dopo qualche parola l’avevo imparata e un compagno di lavoro mi accompagnò dove potevo trovare il pane, non i panini, ma i filoni di pane e ne comprai un chilo, ‘ein chilo’, si diceva chilo anche lì, mezzo chilo no, era diverso ma chilo sì. Dopo una ventina di giorni il mio padrone chiamò un interprete che mi domandò come mi trovavo, risposi che non mi trovavo male col lavoro e tutto quanto ma per il mangiare mi trovavo proprio male, noi siamo abituati a cucinare la pasta due volte al giorno sera e mattina, e pane a volontà e qui niente. Mi rispose che ci avrebbe pensato lui, che mi comprava un fornello elettrico, una pentola per la pasta e una per il sugo. I pomodori e la salsa me li ero portati insieme a una vescica di sugna. La sera stessa l’interprete mi portò la roba, presi i soldi e glieli diedi, c’era un tavolino piccolissimo (na bffetta) prima feci il sugo e lo misi da parte e poi misi l’acqua per la pasta. Dopo una decina di giorni arrivò il mio amico, quello che mi aveva fatto fare il contratto con il mio padrone, poi arrivò mio cognato Peppino. Cambiò tutto, certo prima anche se avessi voluto tornarmene indietro non sapevo neanche come fare, è stata dura perchè ero da solo. Quando venne Peppino per lui fu più facile perchè comunque c’ero io che avevo anche il fornello! Poi venne anche l’altro cognato Francesco. Prima anche se ero solo uscivo ma quanto era brutto!
    Fa un gesto con la mano come a scacciare il ricordo, lo fa come si fa con le mosche, e proprio come le mosche il ricordo va e viene davanti ai suoi occhi.
    “Dopo un mese o due incominciai ad abituarmi, prendevo un marco e 25 centesimi l’ora, la fatica non era così pesante, facevo il muratore. Ero partito in aprile e tornai al paese a Giugno poi dopo tornai ad agosto perché morì mia madre. Tre anni rimasi nello stesso paese poi cambiai perchè in un altro posto si guadagnava di più. Poi ci trasferimmo vicino Monaco solo per la comodità di prendere il treno per l’Italia.”
    E’ irrequieto, non riesce più a stare fermo, guarda fuori, guarda l’orologio, abituato a camminare sempre, a sedersi solo per mangiare e dormire, non riesce più a controllare le gambe, deve andare, fuori, per la strada, tra la gente, sotto il sole, deve allungare il passo.
    “A sessant’anni smisi di lavorare, certo potevo ancora lavorare ma io dissi no, basta, basta lavorare! Lavoro ancora adesso la campagna ma è un’altra cosa, è tutta un’altra cosa!”
    Ormai è quasi oltre la porta.
    Si sente il passo sulle scale, un passo veloce.
    Fuori il cielo si rovescia sul selciato della strada.
    Il sole bruciando la pietra riflette calore.
    Sale dal forno l’odore del pane, sospinto dai venti, nei vicoli stretti, nel passo veloce, nella gioia di vivere.

    luciamarchitto

    4 Marzo 2008 alle 11:35 pm

  49. mi scuso moltissimo nel copiare ho sbagliato e messo anche il racconto di mio padre, se il/i moderatori vogliono cancellarlo .. grazie… mi dispiace. Lucia

    luciamarchitto

    4 Marzo 2008 alle 11:44 pm

  50. cara lucia, che belle le tue storie…e quanto fanno parte di ognuno di noi.
    Sono le storie che tu racconti in modo così…’a ferro e fuoco’ (direbbe Neruda)…che hanno fatto la storia, ma quella vera non quella dei libri.
    Le vite sconosciute di uomini e donne che giorno dopo giorno, tra rinunce e sofferenze, hanno scritto pagine di una storia che nessuno vuole più ricordare.
    Sarebbe bello se l’irpinia e gli irpini di oggi recuperassero quella memoria.
    Ho letto in un tuo precedente intervento che hai fatto un lavoro sul recupero della memoria, sarebbe importante concretizzarlo ed allargarlo.
    L’emigrazione purtroppo è una cosa di cui si parla sempre meno, come se fosse un qualcosa che si vuole rimuovere, la testimonianza di un momento di povertà e arretratezza, trascurando il fatto che grazie alle rimesse degli emigrati nei paesi si continuava a vivere più o meno decentemente, la gente poteva comprare o aggiustare la casa, poteva acquistare un altro pezzo di terra per quando poi se ne ritornava al paese ‘a la vecchiaia’.
    Ho avuto un nonno emigrato ‘ a la merica’ come diceva mia nonna, nel 1929 e mai più tornato (l’estate scorsa sono stata a Philadelphia e New York a cercare qualche sua traccia a Ellis Island…che follia…), quanta sofferenza in mia nonna e in mio padre per quel rifiuto, quante volte ho ascoltato da mia nonna il suo tormento di giovane sposa abbandonata, le mille vicissitudini per sfamare due figli piccoli (” ieva a iurnata a la muntagna a cogli la leuna puru cu acqua e vientu”)…
    Perchè non far rivivere in qualche modo quei ricordi che ancora ci riempiono gli occhi ed il cuore di emozioni?
    Mi fermo qui, non vorrei uscire fuori il tema del thread.
    Spero che l’argomento venga proposto prima o poi.
    Con affetto e stima
    maria rosaria

    maria rosaria

    5 Marzo 2008 alle 3:32 pm

  51. grazie Maria Rosaria, come dicevo ho lavorato molto con la memoria, il mio primo romanzo parla dell’immigrazione verso l’America. A suo tempo feci molte ricerche e trovai un libro bellissimo pieno di fotografie di bastimenti e, di famiglie, di cartoline che gli emigranti inviavano con scritture ingenure di persone che non hanno l’abitudine alla scrittura, spesso con parole dialettali. Un abbraccio Lucia

    lucia

    5 Marzo 2008 alle 4:34 pm

  52. @ Lucia =
    Salve, Lucia, ho letto con attenzione i tuoi racconti e quelli che si sono “aperti” cliccando da qui nell’etichetta commenti recenti “lucia marchitto” e che mi hanno portato in un sito che si chiama “scritture”.
    Grazie per aver messo qui le tue storie.
    Io non le avrei mai trovate perchè non sono un internauta e, non conoscendo l’inglese, non mi azzardo mai ad aprire finestre e link.
    Per quanto rigurada i racconti-mermoria-testimonianze o per dirla con la tua breve introduzione, quando da uno spunto…”t’inventi una storia”, rilevo congruenza realistica nello snodarsi pacato di una narrazione accurata, con descrizioni che trovano la leggerezza della luce all’acquerello. Per quanto riguarda i racconti, tipo “nebbia” bene il fervore narrativo e buona la tenuta del registro del “dialogo interiore” per il congegnato effetto finale.
    I pezzi di vissuto che hai raccolto e narrato compongono quadretti veristi con scorrevole tensione emotiva.
    In tutto ciò c’e tutta la lezione desanctisiana della scrittura: tal contenuto tal forma” e oserei aggiungere [...] l’assicurato risultato che se si scrive partendo dalla realtà si vince sempre il bianco timore del foglio di carta [...] .G.C.>>.
    Cari saluti e a presto, Gaetano Calabrese con la sua eterna difficoltà di digitare qui e di correggere, perchè abituato a scrivere con la penna =

    Gaetano Calabrese

    5 Marzo 2008 alle 7:59 pm

  53. @ Gaetano: grazie, le tue parole mi incoraggiano a proseguire sulla strada della scrittura, mi hai commosso con il tuo commento e ti ringrazio che nonostante tu sia abituato a scrivere con la penna hai scritto per me queste belle parole con la tastiera. Ciao Lucia

    lucia

    5 Marzo 2008 alle 8:10 pm

  54. lucia il tuo scritto è sul post di apertura
    non capisco quale parte è da togliere
    fammi sapere
    angelo

    comunitaprovvisoria

    5 Marzo 2008 alle 11:54 pm

  55. Zell, 6-3-2008
    Mi fa piacere che la lettrice Maria Grazia abbia apprezzato le mie poesie e, cosa assai rara, abbia comunicato per iscritto il suo gradimento.
    Evidentemente ha provato un “corto circuito” di sensazioni.
    Capita a chi apprezza la poesia e, nel momento in cui legge, si trova sulla medesima lunghezza d’onde di quando l’autore scrisse i versi.
    Sono cose impagabili: questa è la poesia.
    Un caro saluto e buon lavoro.
    Angelo Siciliano / Loc. Zell n. 22 – 38050 COGNOLA (TN)

    angelo siciliano

    6 Marzo 2008 alle 9:57 am

  56. Ah, come ti capisco!

    Cara Valentina,
    lo vuoi capire che qui abbiamo a che fare con una classe politica che risulta “nullatenente” e stiamo sotto coma farmacologico! Lo vuoi capire che è tutta una finzione la partecipazione politica perché si riceve l’imprimatur dai partiti, ovvero da quelli che comandano e ti scelgono e che la maggior parte delle persone che cercano aiuto stando insieme, ha tra essi già chi s’è venduta l’anima e aspetta il gran boccone? Lo vuoi capire che tra compari e comparielli si fanno gli affari? Lo vuoi capire che il primo impostore può essere un tuo collega architetto già designato? In quel “tutti abbiamo perso” come scrivi manca chi ha vinto e manca oggi chi ti potrà strumentalizzare e domani prorio quello che ti ha beffato. Cerca di stare attenta a non farti fregare l’anima, perchè l’omertà che rilevi corrode sempre chi parla chiaro. Chiediti chi ti apre le porte del cuore ma domandagli perché ma chiudi il tuo cuore nel silenzio della sopportazione e spera altrove. Il sud, il nostro sud è inficiato dall’illegalità e la prima faccia nuova che si affaccia tra i politici santificati e notoriati ha già il nerofumo dell’egoismo negli intenti e sarà ripagato solo per una comparsata lautamente domani
    il 12 aprile. Sono col tuo sfogo, ma non ne fare altri, un fesso che ha capito a sue spese! Buonanotte!

    ricordo a gaetano che i commenti devono essere preferibilmente firmati, grazie

    ah ! come ti capisco

    6 Marzo 2008 alle 10:28 am

  57. il blog dopo la “gita” al Goleto ha improvvisamente cambiato rotta: se prima si parlava di impegno politico, di rivoluzione, di candidature, ora …
    che cosa è successo ???

    caro gianni qui sul blog ognuno mette la propria faccia
    risponderemo ai tuoi interrogativi quando metterai almeno il nome e cognome e verrai ad un incontro della comunità provvisoria

    gianni

    6 Marzo 2008 alle 12:21 pm

  58. ma perchè mi censurate ???
    vi ho fornito nome e cognome e mi cancellate ?!?!?!

    chiediamo scusa, c’è stato un’equivoco
    abbiamo riletto i tuoi precedenti commenti di collaborazione al blog
    il commento faceva riferimento a “popolani” che hanno generato equivoco
    (è che G.C. stanca l’intera redazione con i suoi scritti… e allora il blog va in tilt.. :)
    gianni abate, sei il benvenuto nel blog della comunità provvisoria
    scrivi un post e non un commento, ok ?

    gianni

    6 Marzo 2008 alle 10:22 pm


Lascia una Risposta