ELDA, ARCHEOLOGA / avellino
… mi da sempre un pò fastidio parlare del mio lavoro, della mia vera passione, perché non amo esibirmi in pezzi di “bravura”. inoltre non ho mai condiviso gli entusiasmi campanilisti degli storici locali, ai quali, tuttavia, in alcuni casi riconosco molti meriti.
leggendo le osservazioni e le domande sul post di fumagallo (GIA’ LA MONTAGNA …), ed il successivo reply di arminio, mi è venuto in mente che è davvero straordinario quanto poco ci si conosca e ci si riconosca. mi spiego meglio: sono anni che archeologi e storici, me compresa, cercano di fare chiarezza sui modi, i motivi ed i tempi di insediamento nell’attuale Irpinia, attraverso mostre, articoli, documentari, laboratori, seminari e convegni, visite guidate e tourbillion, insistendo sul fatto che la nostra terra per millenni non è stata un’area isolata o limitrofa.
come mai tutto questo impegno è sempre passato inosservato? c’è da chiederselo.
la mia personale idea è che, in fondo, a molti per anni ha fatto molto comodo credere e far credere che questa terra non avesse una storia complessa e stratificata; meglio, molto meglio è stato considerarla una terra sempre uguale a se stessa, isolata, abulica, deserta. così tutto è diventato più facile.
più semplice convincere gli stessi irpini della loro subalternità rispetto alle aree costiere, rispetto al mondo, ancora più facile distruggere, nascondere, cementificare, obliterare.
quante volte, durante scavi in irpinia, mi sono sentita dire < che scavate a fare? qua non c’è niente>. ma che vuol dire <niente>? __ è <niente> una parte di strada romana? __ è <niente> una necropoli tardo antica? __ è niente un intero quartiere ceramico? __ è <niente> una villa rustica di età repubblicana?
abbiamo rinunciato alla nostra storia, almeno ad una parte di essa, tutti noi, tutti insieme. ci abbiamo rinunciato ogni volta che abbiamo detto o pensato quel <niente>.
quand’è che vorremo riappropriarcene in toto, senza personalissime selezioni cronologiche?
maria rosaria, con la quale condivido altre considerazioni, dice che ci siamo fermati ai sanniti, mi spiace moltissimo doverla smentire: dei sanniti, così come degli irpini, o dei lucani, dei romani qui, da noi, non è mai importato niente a nessuno. glielo garantisco, e , se non crede a me, chieda in giro.
ne avremmo di cose serissime da dire sul perché della scelta di questa terra d’altura, ne avremmo di prove scientifiche da portare, di tracce da guardare insieme … ma siamo sicuri che siano davvero tutti così interessati a vedere? non pensate, invece, che quel <niente> continui a riecheggiare nella mente di molti di noi?
parliamone, se vi va.
elda martino
.
A Elda, Archeologa
A Domenico Cambrìa, ricercatore
a coloro che dentro e fuori blog si occupano della stratificazione storica e archeologica dell’ Irpinia.
Scrivo per dirvi la mia ignoranza , la mia mancanza di curiosità per le stratificazioni troppo antiche..quelle che mi restano inscritte nei geni di donna nata in irpinia, ma perdute nelle tracce di vita , vissuta fuori dell’ Irpinia.
Posizione interessante ed appassionata la vostra, portatrice di cultura e di informazioni, certo…ma che deve fare i conti con la verità NARRATIVA individuale di ognuno di NOI.
La verità storica non esiste :la stratificazione di popolazioni diverse mi riguarda solo per il FATTO che ci sono persone diverse da me, professionisti con altre passioni ,che si appassionano alle tracce della stratificazione e la usano come strumento di espressione e comunicazione.
Posizione apprezzabile, ma io sono ancora presa da un ricordo della mia verità narrativa di una ventina di anni fa: quel giorno , un cugino di mia madre ci accompagnava a Capodichino per ritornare a Parigi , luogo di vita di quegli anni. Il cugino se ne uscì con una espressione che mi brucia ancora adesso: ” Teresa, cosa credi , che solo tu che vivi in Francia vivi all’ estero? Anche tuo padre e tua madre , come tutti quelli che vivono al di là de Garigliano, vivono all’ estero !Tutti quelli che vivono al di là del regno di Napoli e dei Borboni vivono all’ estero!”
Rimasi allibita e…lo sono ancora: venti anni fa, nella mia storia personale , Napoli non era ancora , anzi non era più la capitale del regno delle due sicilie…nella mia storia personale e nella mia verità narrativa non c’è spazio per sanniti, irpini, longobardi , normanni e svevi, arabi ed albanesi nelle terre d’ Irpinia.
Quel giorno mi ritrovai a fare i conti con i Borboni e con la loro/nostra grande , stratificata capitale.
Questo per dirvi che le passioni individuali sono diverse , diversissime e determinano risonanze e curiosità che si diramano in 1000 direzioni possibili.
Questo per dirvi quanto è interessante , per me, leggere di persone così appassionate al proprio lavoro.
Questo per dirvi che la mia passione e la mia ricerca mi porta ancora a spulciare questo blog, per coglierne le voci nuove …..
eppure di sanniti ed irpini,romani e normani, borbonici e briganti, non mi interessa : fanno parte del passato, fanno parte dei miei geni, ma non mi narrano nulla del mio presente e del mio rapporto con l’ Irpinia.
Questo è .
La verità storica e la verità narrativa non coincidono, soprattutto per la sottoscritta, soprattutto dopo un pomeriggio di sei ore di counselling filosofico centrato intorno ai temi della logica formale, della logica trascendentale e della logica relazionale…
Scusate ma non è poco: il tema della verità narrativa vale ai miei occhi quanto quello della strada lastricata di origine romana o la necropoli sannita.
Comunque , grazie agli architetti, agli archeologi e ai poeti/fotografi che osano esprimersi, usando l’ Irpinia come luogo/non luogo di indagine comune.
Saluti Teresa Cella per HERA-KlèS
HERA-Klescampania
5 Marzo 2008 alle 11:35 pm
cara teresa,
nessuno, e di certo non io, si è messo in testa di gettare le fondamenta di una verità, figuriamoci di quella storica(esiste?ditemi dove, così smetto di agitarmi tanto). ho scritto queste considerazioni, ma sono certa che lei lo abbia compreso benissimo, queste storie minime e assolutamente individuali, perché fanno parte della mia , perché sono piccole tracce del mio rapporto con questa terra.
le passioni così esposte permettono di uscire allo scoperto, dopo troppi anni di ritrosie.e permettono a me personalmente di leggere risposte come la sua, mondi diversi che finora si ignoravano allegramente (ma di cui sospettavo l’esistenza…).
ognuno per sé, ognuno per la sua parte, ognuno con ciò che può, questo mi pare sia il senso della comunità.
non se la prenderà, però, se le dico che non credo del tutto alla sua , mi ha reso felice leggere che, ai suoi occhi, verità narrativa e necropoli valgono allo stesso modo.
dal mio, modestissimo e marginale, punto di vista è un buon inizio…
sua
elda
eldarin
6 Marzo 2008 alle 12:06 am
errata corrige per il mio reply a teresa cella:
-perché fanno parte della mia “verità narrativa”
-se le dico che non credo del tutto alla sua “mancanza di curiosità”
eldarin
6 Marzo 2008 alle 12:09 am
Scusate, a me interessano gli studi archeologici, grazie e aspetto. ((°_°)) così mi scelgo i luoghi/non luoghi narrativi senza pretendere di essere intravisto, ma se poi capita, paziena! Aspetto…
Gaetano Calabrese
6 Marzo 2008 alle 12:15 am
Ciao cara Elda!
Bello ritrovarti qui dopo tanto tempo a testimoniare con la tua personale esperienza….la realtà di tanta indifferenza verso le radici profonde del nostro territorio così ricco di storia e di siti…..
Conosco l’amore per il tuo lavoro che non ti stanchi di portare avanti nonostante tutto…e quindi posso solo dirti grazie per quel “niente” che “continui a far riecchegiare nella mente di molti di noi”!
In bocca al lupo.
Con affetto e stima,
Marianna Mariano
marianna
6 Marzo 2008 alle 10:22 am
cara elda
credo che uno dei prossimi incontri della comunità provvisoria debba assolutamente essere incentrato intorno alle questioni che tu sollevi.
tempo fa avevamo immaginato di chiedere lo spostamento della statuetta della mefite da avellino a rocca, tanto per dirti che l’ipinia archeologica a noi interessa molto.
ti lascio mail e telefono
arminio17@gmail.com
0827 89259
388 7622101
arminio
6 Marzo 2008 alle 10:53 am
A Elda,
certo che è una forzatura esprimere la mia mancanza di curiosità…
una forzatura personale narrativa, forse un contributo minimo per risponderti e dirti che ho intuito dalla passione con cui tu lo racconti qualcosa di più della tue scelte e di quelle di Domenico Cambrìa in scritti precedenti.
Ovviamente per dirti qualcosa come :ti vedo e vedo anche le altre donne scrivere e portare testimonianza .
grazie Teresa .
HERA-Klescampania
6 Marzo 2008 alle 12:57 pm
@Marianna
Marianna carissima,quanto tempo!?!? che piacere! ti abbraccio e ti ringrazio per quello che hai scritto. Sono felice di ritrovarti in questo ( per citare Teresa) luogo/non luogo.spero che capiti anche di rivederci.
@Franco Arminio e Gaetano Calabrese
sarò ben felice di portare-nelle mie possibilità- contributi e testimonianze, anzi, meglio, tracce, e vorrei coinvolgere altri amici in questo tentativo.ci penso un pò su e poi mi faccio viva.
@Teresa
Teresa, continuiamo a vederci, tu, io e le altre donne.
eldarin
6 Marzo 2008 alle 7:49 pm
@ elda,
ho predisposto una copertina per una raccolta da donare dal Titolo URLA SANNITE – Poesie Civili con Note di Archeologia Irpina di ELDA…- utilizzando la piccola foto del Post (che poi mi dirai bene da dove arriva, non mi approprio mai di nulla, anche se ho idea di cosa si tratti e da dove arriverebbe, ma taccio). Ti lascio la mia e -mail =gaetanocalabrese (chiocciola) tin (punto) it = così te la potro mandare (formato word), non dimenticando di dirmi bene il tuo cognome, ovviamente per e mail! Grazie, ciao a quando vorrai, ok? Gaetano.
Gaetano Calabrese
6 Marzo 2008 alle 10:18 pm
… dopo anni di studio e di ricerche, Domenico Cambria ha portato alla luce la storia dell’HIRPINIA sannita, la storia delle origini della nostra provincia.
Ma ha portato anche alla luce una civiltà di stampo megalitica tutta da studiarsi, racchiusa nei menhir e nei cromlech che riempiono le coste della montagna che va da Acerno a Bagnoli a Nusco.
Tra Bagnoli e Nusco un insediamento di chiaro stampo sannita, una città che probabilmente è la Bovianum trattata da Livio nel III conflitto con Roma.
Ecco, però, che all’improvviso, proprio quando escono fuori queste scoperte, il comune di Bagnoli, autorizzato dalla Soprintendenza di Avellino, cosa fa ?
Distrugge uno dei camminamenti militari che si trovano all’interno di questa zona, detta Valle Romana, il maggiore, rappresentato da un sentiero con mura a destra e sinistra.
Il camminamento forse risale ad un periodo pre-sannitico.
Appena avviati i lavori, sotto il camminamento è apparsa una forte massicciata su cui si poggiava.
Fatti sospendere i lavori, sono poi proseguiti quasi di nascosto perché Cambria, avvisato da alcuni bagnolesi, aveva provveduto a denunciare il fatto anche alla Procura della Repubblica di S.Angelo dei Lombardi.
Il danno è immenso, se si spensi che è stato distrutto un reperto che risaliva al 3-4000 a.C., e se si considera che l’insediamento era integro, e se si considera ancora che tutto il mondo storico ed archeologico è alla ricerca di questa città.
Occorre denunciare il fatto ai giornali di tutto il mondo, promuovere una commissione d’inchiesta da parte del Ministero, denunciare a chiunque quanto accaduto.
Domenico Cambria
c’è qualcuno di buona volontà che, dopo aver letto gli atti di Mimì Cambria, voglia organizzare una petizione invitando a sostegno i lettori della comunità provvisoria ?
av
comunitaprovvisoria
6 Marzo 2008 alle 10:47 pm
carissima,
ti avverto
userò
alcuni passaggi del tuo post
per una mia recensione
sulla poesia irpina.
grazie per avermi dato
le parole e la credibilità
giuste
per dire cose che avrei detto
macchinosamente
:)
alfonso
7 Marzo 2008 alle 8:31 am
[...] uguale a se stessa, isolata, abulica, deserta. Così tutto è diventato più facile…“. Elda Martino su Comunità [...]
Archeologia delle percezioni « Reinventing Irpinia
7 Marzo 2008 alle 12:02 pm
Gentile Elda mi perdoni se mi intrometto non essendo archeologo ma vorrei dirle che la bravura non centra nulla, se ha qualche cosa da dire è un dovere dirla e se la dice bene
si capisce di più. Faccia pezzi de bravura spesso…se dice cose giuste è un contributo alla sua gente e alla sua terra…e la sua passione l’aiuta ad essere compresa…è un valore
che pochi possiedono ed è vera autentica comunicazione. Sinceramente.
renzo marrucci
8 Marzo 2008 alle 2:35 am
Carissima Elda,
poco fà in un commento al post sull’emigrazione ho riportato questo breve passo:
“Gli uomini non sono solo se stessi; essi sono anche l’ambiente in cui sono nati, il focolare della città o della fattoria dove hanno imparato a fare i primi passi, i giochi che hanno rallegrato la loro infanzia, i racconti delle anziani donne che hanno ascoltato , il cibo che hanno mangiato, le scuole che hanno frequentato, gli sport che hanno praticato, i poeti che hanno letto, il Dio che hanno adorato.”
(W. Somerset Maugham , “La Lama Del Rasoio”)
…e subito dopo mi è venuto in mente i miei i fratelli e sorelle di mia moglie che sono emigrati in Francia a Reims ed in Germania a Monaco. Quando sono li li chiamano italiani e quando tornano in italia li chiamano francesi o tedeschi. Nella sostanza abedue hanno person le loro identità. Sono stato a Monanco alcuni giorni fà per festaeggiare il compleanno 50 anni di una delle sorelle di mia moglie e poi abbiamo fatto un giro in austria ed in svizzera vicina Basilea a trovare uno Zio di mia moglie. Ci hanno fermato tre volte alla frontiera perchè mio cognato che sta da oltre ventanni in Francia non teneva la carta d’identità ma una copia del permesso di soggiorno in Francia (figurati)!
Qui nel riprendere il tuo discorso sull’archeologia mi è venuto in mente l’indagine sull’archeologia del sapere di Michael Foucalt, che tra l’altro, sofferma la sua attenzione analitica sul “livello preconcettuale”. Nella sostanza qual è la ragione per cui in una determinata epoca si discute di certi argomenti (o avvengono delle cose) piuttosto che di altri, per cui ci sono oggetti di discussione più importanti e altri meno? Esistono delle regole che condizionano il linguaggio nella sua apparizione e articolazione. Le stesse forme architettoniche o la storia e la stessa archelogia è funzionale al potere.
Faccio un esempio parliamo dei barbari persiani e poi se visitiamo i luoghi e studiamo la loro archeologia ci rendiamo conto che forse i barbari erano i Romani che utilizzavano la paura a differenza della collaborazione utilizzata dai primi per governare.
La stessa bellezza delle forme è indice di status. Il linguaggio è comunicazione e oggi una comunicazione che avviene a distanze esagerate via internet, come in questo momento, ci consente di vedere cose mai viste prima. La stessa nostra esigenza di ritrovare punti di riferimento, identità storiche, nella nostra ricerca “archeologica” oggi è indice a mia opinione della necessita di “riscrivere la storia” tutta anche quelle personali, senza esclusione alcuna, perchè oggi abbiamo la capacità a differenza di prima di vedere le cose in contemporanea da più punti di vista.
La stessa nostra storia và riscritta diceva sia sul piano personale “riscrivendo le nostre credenze” sia sul piano delle relazioni umane : arte, scienza, sociale e politico, alla luce della perdita di indentità che abbracccia tutti i campi della vita dell’uomo oggi. Ecco la ricerca archeologica che credo tu ci induci a fare non è solo quella di nuovi siti o come e dove posizionare delle statute ma semplicemente una ricerca archeologica del nostro sapere.
Per questo da circa quattro anni ho intrapreso un viaggio con la mia moto del tempo e credo che sia sempre più forte l’esigenza di “praticare questo sogno”.
Per questi motivi il 16 marzo c.a. ore 9 -19,30 (vedi il programma della giornata in questo blog “gli appuntamenti”, insieme ad altri amici ed in particolare ad Angela di Flumeri, anch’essa archeologa, presenteremo a Flumeri (AV) la proposta di costiture “Il Cerchio, Comunità Libertaria per Sognatori Pratici” un’associazione non profit che si pone come scopi la possibilità di praticare ognuno il nostro sogno di comprensione.
Nanosecondo
Enzo Maddaloni
8 Marzo 2008 alle 11:42 am
@nanosecondo
gentilissimo Enzo,
sono felice. sono felice perché, finalmente, leggendo gli ultimi commenti, mi rendo conto di essere stata ben interpretata.(per formazione, e per indole, non mi sognerei mai di annoiare i bloggers con sterili lezioncine di storia antica)
l’archeologia della percezione, come ha sapientemente scritto un blogger riprendendo alcune mie riflessioni, è un altro elemento ( non unico, né essenziale, forse) che può avvicinarci alla lettura, alla comprensione delle nostre tracce, presenti e passate e, forse, darci qualche strumento in più per operare in futuro.era proprio a Foucault che pensavo scrivendo ciò che ho scritto, a lui, ad Agamben ed a Tucidide ( non me nevoglia nessuno per quest’ultimo)
la ricerca del sogno, personale o collettivo, di comprensione è, forse, una delle più belle idee che mai abbia sentito.cercherò di essere con voi.
intanto grazie davvero a tutti per le vostre riflessioni. davvero.
eldarin
eldarin
8 Marzo 2008 alle 4:13 pm
Grazie a te ..perchè nutro qualche ulteriore speranza che si possano costruire così “altri luoghi” del confronto di oggi e di domani che non siano gli ipermercati, oggi unici luoghi di incontro e di scambio merci.
Chi sà qualche archeologa fra mille anni troverà mille persone ammassate in un ipermercato morte per non si sa cosa e si chiederà ma come e cosa facevano tutte queste persone qui?
Ti aspettiamo a Flumeri…per “ricercare e scavare insieme” altre strade….
Nanosecondo
Enzo Maddaloni
10 Marzo 2008 alle 12:04 pm
Mah, il problema è che qui in Italia siamo da sempre troppo “pieni” di storia perché del nostro passato possa interessarci qualcosa.
Qui a Torino, questi ultimi anni abbiamo vissuto qualcosa di simile al “niente” di cui parli: durante gli scavi per un parcheggio in centro città, sono state ritrovate le fondamenta e le mura di una villa romana.
Bloccati gli scavi per un anno, si sono poi demolite le mura antiche perché tanto “non era niente di importante”.
In Svizzera e in altri paesi dove ho visto esporre i cocci di un vaso perché del 400 dopo Cristo, quelle mura sarebbero stare reputate un tesoro. Qui soamo “sardanapali dell’archeologia” e troppo occupati a ingurgitare orecchie di scrofa al miele non ci interessano i fagioli dell’archeologia.
Inoltre la storia, come si sa, è una maestra troppo poco ascoltata… e veramente temiamo che possa farci notare troppi nostri errori per amarla… Cancelliamo le tracce, è meglio!
>Sic<
MANf
3 Giugno 2008 alle 6:40 pm
Manf,
non so se sei lo stesso manf che conosco io, forse no, ma è bello quello che scrivi, anche se io la storia non l’ho mai considerata una maestra, e qui Vico mi ucciderebbe.
Però non posso fare a meno di riflettere sugli errori di valutazione e di percezione che commettiamo ogni volta che, guardando in avanti, evitiamo di voltarci indietro.(e qui, invece , mi ucciderà michele fumagallo…)
Il bello della storia sta, per dirla con Bloch, nella sua incompiutezza. L’incompiuto, se di continuo tende a superarsi, ha per ogni “spitiro ardente” una seduzione che equivale a quella della perfezione raggiunta.E questo non l’ho detto io.
un abbraccio
e.m.
eldarin
15 Giugno 2008 alle 8:14 pm
Ciao, Elda, sì, sono il MANf che hai conosciuto qualche anno fa (come testimonia il mio sito).
Detto ciò, potremmo discutere sulla questione ciceroniana della storia maestra. O forse, per usare termini contemporanei, potremmo dire storia “profia” dato il poco rispetto che le portiamo.
Non trovi che sia maestra? io trovo che alla storia dovremmo guardare per non commettere gli errori che mille volte l’essere umano ripercorre.
D’altronde cos’è cambiato nel mondo dai tempi di Alessandro?, di Cesare, di Federico II, di Napoleone? solo che siamo di più e che i nostri errori risultano più dannosi.
Ah, è vero… è cambiato anche che non abbiamo bisogno di uno stoà come quello di Attalo o di un foro fisico per chiacchierare ma che basta una connessione a Internet…
La Storia e le storie (notare le maiuscole) insegnano, ma noi viviamo in un cerchio di ricorsi che richamano la serpe orobica che ti fu tanco cara in una mia passata “locuzione”.
MANf
16 Giugno 2008 alle 6:55 pm
Cara Elda,
una cosa che forse non c’entra molto, o forse sì, anche se è un discorso troppo lungo per farlo adesso.
Io credo nell’ “eternità” dell’uomo. Cioè nella costanza con cui si ripetono le cose nel mondo da quando questo è nato e, penso (spero), fin quando terminerà.
Nel mondo va in scena sempre la stessa opera. Cambiano solo gli attori, lo scenografo, l’interpretazione del regista, la scelta di scambiarsi i ruoli, eccetera. Ma l’opera è sempre quella.
Tutto questo, cioè quella che ho chiamato “eternità”, spaventa i “progressisti” (virgolette, tantissime!) di ogni tendenza. I quali non sanno vivere senza frottole, un pò come i bambini a cui bisogna per forza raccontare una favola.
La favola è quella leopardiana delle “magnifiche sorti e progressive”, che invece, come sanno i progressisti autentici e Leopardi, non esistono. Essendo il mondo dominato da un’unica certezza (per chi vuole, virgolette, per me no): il mondo ha “costanti” eterne (cioè sempre uguali) di riferimento. Lì sta la sua grandezza e il suo fascino.
Per me, l’eternità del mondo, è una straordinaria energia di cambiamento.
Non so cosa ne pensi tu, mi piacerebbe saperlo.
Con affetto
Michele Fumagallo
michele fumagallo
16 Giugno 2008 alle 7:44 pm
caro Manf
ritrovarti in questo blog è la conferma della orobicità del mondo, il che mi porta a dare ragione a
@ Michele sulle eterne costanti di riferimento, sebbene, Michele caro, l’idea di eterno sia, nella mia ottica, assai poco appilcabile a qualcosa di così finito come l’uomo, l’umanità ed il mondo in generale ( prima o poi dovrà finire…).
Il discorso inizia a farsi complesso, ma decisamente interessante, anche perché è di questo (come di tanto altro) che mi piacerebbe discutere con i comunitari, evitando tutti i toni da liste di proscrizione sillane che, mi pare, stiano allontanando splendide individualità.
Tempo fa, Michele, avemmo una piccola querelle su questioni archeologiche, allora mi arrabbiai molto, perché non comprendevo bene il tuo punto di vista. Ora, invece, mi accorgo di aver parlato solo in una lingua differente. Riprendiamo questa discussione, ma devo riflettere bene su quanto hai appena scritto.
@Manf
come ricorderai, o forse no, Cicerone non è proprio il mio modello di riferimento, ho sempre preferito Tucidide , Sallustio e Tacito, così più capaci di sottolineare la precarietà del potere e la sua profonda, ambigua perversione.
hai ragione a dire che, pur avendo tanti esempi, abbiamo fatto e facciamo molti danni, il punto è chi sia questo “noi” e quanta parte ognuno abbia realmente in ciò che accade. Ultimamente sto rileggendo il “Saggio sulla rivoluzione napoletana del 1799″ di Cuoco, se hai tempo, dagli uno sguardo,così,poi, ne riparliamo.
p.s. mi fa piacere averti ritrovato e spero che tu stia bene, anzi, benissimo.
@Michele
mi viene in mente un proverbio arabo che dice “gli uomini somigliano più al loro tempo che ai loro padri”, penso che ti piacerà.
saluti a tutti
elda
eldarin
16 Giugno 2008 alle 9:14 pm
Credo che la Dr. Elda potrebbe essere molto utile alla vostra comunità nei suoi scopi culturali sociali e divulgativi proprio nel tema specifico della sua materia L’Archeolo
gia. Materia, molto, forse anche troppo, garbata in Italia tanto da essere quasi una sorta di cenerentola mentre invece in un paese civile meriterebbe ben altro riguardo. Qualche denuncia, o pezzo di bravura, di qualche archeologo combattivo non farebbe certo male. Intanto aiuterebbe a far prendere coscienza chi coscienza della storia non ne ha o molto poca e/o anzi nessuna…
REnzo Marrucci
1 Agosto 2008 alle 6:11 pm