La redazione eccezionalmente ripropone
Appello, ora la moratoria per l’aborto
Caro Antonio, desidero commentare, per gli amici comunitari, il pezzo di Giuliano Ferrara sull’aborto, apparso su “Il foglio” del 19/12/2007, e che tu mi hai gentilmente inviato. “Non so se userò l’arma del sarcasmo per demolire dal mio punto di vista le ragioni di Giuliano Ferrara sull’aborto. Certamente mi piacerebbe usare l’arma dell’indignazione. Perchè indignazione, che è espressione quanto mai forte nel ragionamento di un individuo con un altro individuo? Ma perchè usare il termine assassinio per gli aborti è cosa assolutamente violenta, falsa, ipocrita. Aggiungere poi una frase del tipo “il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza”, porta l’ipocrisia all’ennesima potenza. E’ notorio invece che le legislazioni sull’aborto portano alla luce ciò che già avviene in modo nascosto, pericoloso per la salute della donna. Insomma un prendere atto di una realtà per porvi rimedio, non il contrario, cioè un incentivo a fare ciò che prima non avveniva. / Le leggi sull’aborto, insomma, non sono in nessuna parte del mondo incentivi ad abortire ma il contrario. Che poi la prevenzione dell’aborto, cioè l’uso delle precauzioni (preservativo, pillola e quant’altro) nella sessualità, non venga stimolato come si deve è un altro discorso. Ed è un discorso che bisognerebbe portare avanti con energia, mentre invece, soprattutto da parte delle organizzazioni antiabortiste, viene portata avanti una tesi oscurantista, banale,peccaminosa sulla sessualità. / Non mi convince poi, ovviamente, tutta la chiacchierata pedagogica sulle donne. / Mi fa sempre impressione una persona che discute di ciò che avviene nel corpo di un’altra persona senza chiedere il permesso all’interessata. Qui non sto parlando del diritto di ognuno di noi di pensarla sull’aborto come vuole, ma semplicemente del diritto della donna di coinvolgere sulla sua (sottolineo: sua) gravidanza chi vuole e solo se lo vuole. / L’equivoco di fondo nasce infatti dall’ignoranza delle cose. Il rapporto donna-nascituro è naturalmente e squisitamente un rapporto dittatoriale,principesco (uso parole forti, evidentemente, ma è quel che ci vuole). A nessuno è lecito intervenire, pena l’intromissione autoritaria dentro la vita più intima di una persona. Naturalmente le cose cambiano se a decidere l’intervento di altre persone è la donna stessa, ma è una sua benevolenza, la benevolenza appunto della principessa, agli altri non spetta nulla. E’ questo che fa impazzire gli uomini di tutte le tendenze politiche e culturali e anche le donne stesse impaurite dalla scoperta del loro potere e della loro possibile autonomia e libertà. / Ovviamente tutto cambia con la nascita del bambino che comincia a diventare essere sociale a tutti gli effetti. Quì, è ovvio, il potere di una persona singola (la donna) è ridimensionato a favore del collettivo e della società. / In questa sede tralascio il discorso fondamentale sulla sessualità, lo faremo magari un’altra volta. Ma, è ovvio, che tutto o quasi dipende da lì. C’è un’ansia di controllare la sessualità, e soprattutto ovviamente quella femminile, per evidenti ragioni di potere maschile. Ne riparleremo. / In ultimo segnalo l’evidente manipolaziuone che mette in atto Ferrara a proposito della pena di morte e del parallelismo tra le due cose. / Non c’entrano nulla l’una con l’altra. E’ una strumentalizzazione persino troppo scoperta. La pena di morte, che è cosa prima che disumana, vile e stupida (gli stati nazionali sono così forti in rapporto a qualsiasi delinquente, del resto già catturato e giudicato da un tribunale, che è totalmente ingiustificato dare la morte), è un argomento che non c’entra proprio nulla con l’aborto. Metterli insieme è solo manipolazione, cinismo e mancanza reale di argomenti”. Con affetto, Michele Fumagallo
Appello, ora la moratoria per l’aborto, di Giuliano Ferrara – Il Foglio 19/12/2007C’è anche una pena di morte, legale, che riguarda centinaia di milioni di esseri umani. Le buone coscienze che si rallegrano per il voto dell’Onu ora riflettano sulla strage eugenica, razzista e sessista degli innocenti.Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486. Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile. Spesso, e in questo caso non li chiamiamo “concepiti” ma “feti”, hanno anche le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere alla coscienza individuale, di una persona. Qualche volta, è accaduto di recente a Firenze, queste persone vengono abortite vive, non ce la fanno nonostante ogni loro sforzo, soccombono dopo un regolare battesimo e vengono seppellite nel silenzio. La pena di morte per la cui virtuale moratoria ci si rallegra oggi è di due tipi: conseguente a un giusto processo o a sentenze di giustizia tribale, compresa la sharia. Sono due cose diverse, ovviamente. Ma la nostra buona coscienza ci induce a complimentarci con noi stessi perché non facciamo differenze, e condanniamo in linea di principio la soppressione legale di un essere umano senza guardare ai suoi motivi, che in qualche caso, in molti casi, sono l’aver inflitto la morte ad altri. Bene, anzi male. Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di aver figli e di amare e desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell’amore. E’ lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. E’ oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l’aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell’eugenetica. Rallegriamoci dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l’arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l’evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione.
al di là di ogni valutazione sull’opportunismo di ferrara, io credo che dietro questa, come altre posizioni, non ci sia solo un attacco alla capacità di autodeterminazione della donna, ma ci sia un’idea precisa verso la quale si vogliono indirizzare i rapporti sociali. un’idea organica e armonicistica dei rapporti, che nega la conflittualità appellandosi a una presunta naturalità della vita. nega l’elemento tragico che c’è in ogni decisione, che comporta un conflitto tra più valori in lotta e la responsabilità di scegliere e di assumersene le conseguenze. nega il tragico, che è la cifra dell’umano (onore ad Antigone), in nome della capacità di autoregolamentazione della natura. anche la maternità cessa di essere un momento etico e viene ridotta al processo naturale del concepimento. così non solo già noi deleghiamo la nostra capacità decisionale agli orgnismi politici, ma questi a loro volta la delegano a un’istanza exra-politica, super-partes, della quale diventano i meri amministratori. ma leopardi insegnava che la natura è matrigna…
roberta
8 Marzo 2008 alle 4:43 pm
(Reddite quae sunt Caesaris, Caesari et quae sunt Dei, Deo)
DATE A CESARE QUEL CHE E’ DI CESARE E A DIO QUEL CHE E’ DI DIO
“Così nel Vangelo di Matteo (cap.22 v.21) viene riportata la risposta data da Gesù ai Farisei, i quali speravano di metterlo contro il governo romano in Palestina. Egli con le sue parole fece ben capire che è doveroso essere soggetti, onestamente, all’ autorità, distinguendo però il potere temporale da quello spirituale”
Fu Gesù in persona, come racconta l’evangelista Matteo (XI, 11), a insegnare ai suoi seguaci di chiedere al Padre di non indurli in tentazione e non a caso milioni di cristiani ripetono ancor oggi le Sue parole. Sapeva per esperienza, il Redentore, quanto siano fragili gli esseri umani, esposti a innumerevoli sollecitazioni e spesso incapaci, non foss’altro per mancanza di dati sicuri, di ignorare quelle dannose. Tanto è vero che quella preghiera non chiede la forza di respingere le lusinghe del male, o l’esperienza necessaria per identificarle per tali, ma auspica che le tentazioni, semplicemente, ci siano risparmiate.
Gesù, per fortuna, non si occupava di teologia. Da quel punto di vista, infatti, l’invito del “Padre nostro” comporta una quantità di complicazioni, ben testimoniate dagli sforzi della Chiesa di smorzarne l’impatto con una traduzione quanto possibile laterale. Perché mai un Padre che si suppone amoroso debba sentire il bisogno di “indurre in tentazione” le sue creature, obbligandole a chiederGli di non farlo, non è, in effetti, facilissimo da comprendere. Già si fa fatica ad accettare la vulgata corrente, quella per cui tale compito è delegato, per così dire, a certe apposite entità maligne e non tutti, naturalmente, hanno la spregiudicatezza di un Goethe, che nel “Prologo in cielo” introduce il Demonio in amabile conversazione con l’Onnipotente. Che poi sia Lui in persona a tentarci, per chissà quali imperscrutabili fini, sembra francamente un po’ troppo e non solo agli increduli. Da qui il successo delle traduzioni moderne del tipo di “non lasciarci esposti alla tentazione”, “non abbandonarci” indifesi alle sue lusinghe e così via: soluzioni brillanti, che hanno il solo difetto di forzare clamorosamente il testo originale.
Forse per questo la Chiesa quell’invito, più che al Signore, preferisce rivolgerlo allo Stato. Altro, infatti, non significano le esortazioni, che la Chiesa è solita indirizzare alle autorità civili affinché adeguino prassi e normativa alle sue peculiari esigenze. Si tratta di un vizio antico, anche se i tempi, per fortuna, sono cambiati, ma il meccanismo è sempre lo stesso: come un tempo si chiedeva al braccio secolare che ai fedeli venisse risparmiata la tentazione di prestare ascolto alle voci di scisma ed eresia, bruciando sul rogo coloro che avrebbero potuto diffonderle, oggi si chiede che alle donne sia evitata la tentazione di interrompere la maternità eliminando la legge che lo rende possibile. E può trattarsi, se non di aborto, di famiglia e di convivenze, di morale sessuale, di accanimento terapeutico, dell’obbligo di santificare le feste o del contenuto dei programmi scolastici, ma l’idea è sempre quella e non tiene mai il minimo conto del fatto che, se una volta la comunità dei fedeli coincideva, più o meno, con quella dei cittadini (ma allora li si chiamava “sudditi”), oggi i due ambiti sono, o dovrebbero essere, distinti. Ma appunto questo è il fondamento di quella “morale” laica che ogni buon cristiano è invitato a rifiutare.
Di solito la Chiesa si giustifica affermando di non chiedere affatto che tutti si adeguino ai precetti ecclesiali, ma di esigere solo che lo Stato si attenga al diritto naturale, che, essendo naturale, vale per tutti. Ed è vero che questa di “diritto naturale” resta una categoria altamente opinabile, ma visto che la Chiesa si riserva il diritto di decidere lei che cosa è naturale e cosa no, una definizione più approfondita non è necessaria.
il giardiniere
8 Marzo 2008 alle 5:19 pm
Penso che il ragionamento di Roberta non faccia una piega…. perfetto……
peccato che però parta da un assunto sbagliato e che quindi arrivi ad una conclusione sbagliata…. pur essendo un ragionamento corretto. Se ipotizzo il tragico come cifra dell’umano risulta evidente che ogni battaglia nei confronti della vita perda di senso. Ma nella decisione di concepire la vita in maniera autentica c’è non solo la decisione di mettere al mondo un figlio e di portarlo per le sue anguste strade, c’è anche la responsabilità di perpetrare il progetto complessivo della vita umana, essendo ogni uomo cellula fondamentale di quell’organismo creato a Sua Immagine e Somiglianza.
Cosi come ogni cellula è fondamentale per la vita dell’organismo umano, cosi ogni uomo è fondamentale alla Vita dell’Umanità. Io parto dal presupposto imprescindibile della Fede.
So con certezza che chi non ha la Fede non potrà mai arrivare a coclusioni che diverse dalle mie. Ma non posso far della mia Fede un vanto, ma devo dichiarare con umiltà che essa è un dono della Grazia. Per cui condivido con Roberta la necessità del ragionamento ma, partendo da ipotesi diverse, arrivo a conclusioni diverse. Io non possiedo neanche la mia di vita e dovrei avere il diritto di far cessare un’altra di vita. Capisco il delirio di onnipotenza che ogni donna ha nel sapere di poter generare. La donna moderna pensa di essere come il Pater Familias di epoca romana, che poteva decidere anche la morte dei figli. Oggi si può decidere la Morte del Nascituro. Ognuno fa i conti con la propria coscienza, ma ognuno non potrà sottrarsi dal Giudizio Divino che implacabile si abbatterà su ognuno di noi.
Non fate ironie sulla Fede, miei cari non religiosi della CP: sarebbe come se un povero facesse ironia delle ricchezze del ricco. Penso che la Natura non sia matrigna, penso che la Creazione sia il Dono più grosso di cui ognuno di noi possa bearsi.
Antonio Romano
8 Marzo 2008 alle 5:52 pm
superbo e sontuoso
standing ovation antonius !!!
sergio gioia
8 Marzo 2008 alle 7:12 pm
mi piace il fatto che antonio dia voce a sergio
e che sergio gioisca di come scrive antonio
ancora una volta … sergio … in nome omen :)
verderosa
8 Marzo 2008 alle 7:43 pm
carisimo michele
ma come fai a scrivere sempre così tanto.
non riesco a leggerti tutto perchè internet lo guardo solo a scuola, e qui non ho molto tempo.
solo una cosa. mi piace la tua indignatio, ma comprendi anche la mia.
come fai a sostenere, senza nemmeno distiguere tra aborto terapeutico e aborto non terapeutico, che l’aborto non è omicidio?
non è violenza?
la questione mi pare affrontata e risolta solo ideologicamente.
io, pur essendo credente, cattolico, non sono così precipitoso nel dire che è o no omicidio.
non basta la biologia, nè basta una norma che legittimi un comportamento. deve intervenire anche la filosofia. ci deve essere una riflessione comune tra biologi, filosofi e altri per concorrere a definire il concetto di PERSONA. ora e quella cosa che si espelle è solo materiale umano, l’aborto non è omicidio, se invece è diventato persona, lo è.
ti pare?
alfonso
alfonso
10 Marzo 2008 alle 9:15 am
sulla tentazione di Dio ricordo che già in Genesi Dio ‘tenta’ Adamo ed Eva. almeno ne mette le premesse perché siano tentati.
dicendo loro di evitare di mangiare del frutto che è in mezzo al giardino provoca l’occasione per violare il suo comando. se il comando non ci fosse stato tutto sarebbe risultato indifferente, ossia tutto lecito.
ma l’uomo non sarebbe stato libero. non sarebbe stato diverso da una foglia d’insalata che si comporta sempre bene perchè qualsiasi cosa faccia la fa bene, non violando mai nessun comando.
il comando di Dio, da cui la tentazione di violarlo, non serve per castrare la libertà, ma per farla esistere.
Dio tenta perchè ci offre occasioni per esercitare la libertà. la richiesta di non cadere in esse significa richiesta di aiuto nel discernere la sua volontà.
grazie per la vostra presenza, per il vostro fervore nell’affontare le discussioni,
grazie per la vostra amicizia
alfonso
alfonso
10 Marzo 2008 alle 9:23 am
Caro Alfonso,
Alcune questioni riguardo all’aborto.
1) A me non interessa cosa pensano le persone genericamente intese. A me interessa che l’unica persona che ha il potere di generare, cioè la donna, decida nel massimo della libertà possibile e nel massimo dell’autonomia possibile.
Ho cercato di battere il tasto sull’aspetto “dittatoriale” (naturalmente “dittatoriale”), del rapporto donna-nascituro. Non è possibile nessuna “democrazia”, cioè nessuna procedura “democratica” in quel tipo di rapporto. La natura è così. L’ingerenza di chiunque, fosse pure l’uomo con cui la donna ha generato, si può mettere in moto soltanto perchè lo vuole la donna stessa, quindi per “benevolenza” della donna non perchè sia costretta da regole “democratiche”. Tutto naturalmente cambia quando il bambino è nato e il rapporto non è più “a due”, ma comincia il rapporto con la “società”. Lì, la democrazia, cioè le regole “collettive” che investono più persone, diventa “obbligatoria” e il rapporto donna-bambino non più “esclusivo”.
Il mio non è un discorso “ideologico”, è semplicemente un discorso “radicale”, di massima valorizzazione dell’autonomia. Come sai, anche leggendo queste mie note sul blog della Comunità Provvisoria, sono un tenace assertore del concetto di “autonomia” (a partire da quella personale), senza di cui non è possibile nessuna democrazia reale, ma solo una finzione di essa.
2) Per quanto riguarda il “concetto di Persona”, la discussione è aperta, nel senso che è eternamente aperta, e non si può chiudere. Cioè è un mistero dell’esistenza. Il mistero, come sai, è così e non tollera nessuna domanda su di esso. Quando “scatta” la domanda, essa è sì veramente “ideologia”, la più nefasta delle ideologie, perchè cerca di dare risposte a un mistero. Per essere ancora più chiari, visto che amiamo un po’ le stesse culture profonde di riferimento, si mette in atto “una ribellione a dio”, e non invece “una sottomissione” come richiederebbe saggiamente qualsiasi mistero dell’esistenza. (Un tale, come sai, suggeriva questa saggezza quando gli uomini si facevano domande troppo profonde, cioè troppo inutili e pericolose: “A dio tutto è possibile, all’uomo non tutto è possibile”).
3) Sull’omicidio riguardo all’aborto, è termine che non mi appartiene quando si discute di una donna. Io non so che termine dare all’”interruzione di gravidanza” (magari interruzione di gravidanza è sufficiente). So che il termine “omicidio”, è un termine ricattatorio, violento, antifemminile (per definizione), usato non a caso dal potere (maschile, in grandissima maggioranza) per condizionare e piegare ai propri voleri (che sono voleri di natura sessuale e di dipendenza sessuale della donna, altro che “difesa della vita”, questa è la mia opinione) la donna. Inoltre è un termine “blasfemo” perchè si arroga il diritto di decidere e dare nome a una cosa che invece è soggetta a interrogativi da sempre. E gli interrogativi (cioè i misteri) si lasciano democraticamente e umilmente “appesi”, senza risolverli, o meglio dando alla donna la scelta di “risolverli”, nel modo in cui ritiene più saggiamente agire.
4) I filosofi, i biologi, e altri “sapienti” chi sono? Io non delego nulla a nessuno. Sono io a decidere sulle cose della vita. L’unica “persona” a cui sono disposto a dare la delega è la natura, altrimenti detta anche padreterno. Lì sono disponibile a fare il gesto della sottomissione, a recitare quella grande preghiera del “senso del limite” che è il Padrenostro (mi piacerebbe discuterne, e magari perchè tu non inizi un post su quella grande “poesia”?). In ogni caso, e visto che ci siamo inoltrati nei testi sacri, ti ricordo che il “figlio del falegname” liquidò con una breve preghiera i “sapienti”: “Signore, ti ringrazio perchè hai rivelato questo ai semplici e lo hai nascosto ai sapienti”. Dunque la conoscenza e la saggezza del mondo è “preclusa” ai sapienti, agli scienziati, agli intellettuali. Gli unici in grado di capire e “sentire” il mondo sono i semplici.
Mi piace pensare (ma è davvero la mia idea), per tornare all’aborto, che la donna che deve decidere di una gravidanza contiene in sè tutta la sapienza adatta a quella decisione.
5) Per tornare, poi, a questioni più spicciole, mi riferisco alla legge 194 che regola l’interruzione di gravidanza in Italia, essa è una legge di assoluto compromesso, dove l’autonomia femminile è al lumicino. Per questo fu allora criticata da molti di noi (parlo della sinistra radicale e comunista). Essa andrebbe riformata in stile almeno “zapatero”. Ma come sai in Italia, sono tutti baciapile della chiesa. Non solo Veltroni, che si cacherebbe sotto al solo pensiero di riformare quella legge nel senso di una scelta femminile veramente autonoma, ma ho qualche dubbio che lo farebbe persino la sinistra “arcobaleno”.
Continuiamo la discussione
Con affetto
Michele Fumagallo
p.s. : scrivo molto? Non so, in realtà ti confesso che mi diverto. Mi piace, tra una cosa e l’altra, interrompere con qualche scritto sul blog della Comunità. L’unica cosa che mi dispiace è non poter rivedere come si deve (sono uno lento) la scrittura e quindi sommergere gli amici con un linguaggio abbastanza “sgarrupato”. Mi dispaice, e chiedo scusa a te e agli altri.
micheless
10 Marzo 2008 alle 4:35 pm
sei più che un caro amico
ma non possiamo farci un’etica personale. dici che non ti interessano i “sapienti”. allora: che impariamo a fare? che indaghiamo a fare? perché la ricerca?
che ci indigniamo a fare, se ognuno può avere il suo punto di vista atomizzato e personale?
un grande ed affettuoso abbraccio
alfonso
10 Marzo 2008 alle 4:56 pm
Caro Alfonso,
“che impariamo a fare”? “che indaghiamo a fare”? “perchè la ricerca”?
Belle domande. Sapessi quante persone se le sono poste.
Io non voglio pormele perchè mi va tutto bene: qualsiasi ricerca, qualsiasi studio, qualsiasi indagine. Ciò che non mi va bene è la “sottomissione” allo studioso, allo scienziato, al ricercatore.
Il punto di vista di cui parlo è quello “autonomo”, non atomizzato. Non fare confusione.
L’autonomia è ovviamente “personale”. Ma senza autonomia personale non si può creare nessun “collettivo” democratico degno di questo nome. Si crea soltanto una massa manipolabile da qualsiasi potere (o qualsiasi “sapiente”).
L’autonomia è il principio primo di qualsiasi democrazia autentica, reale, non finta.
Ci sarebbe poi da interrogarci sulla differenza che passa tra lo “studio” e la “passione”.
Io preferisco la seconda come approccio alla realtà, con tutto il rispetto per chi è legato al primo (sempre se, beninteso, riesce ad avere un rapporto egualitario e democratico con tutti senza pretese).
Con affetto
Michele Fumagallo
micheless
10 Marzo 2008 alle 6:41 pm
differenze tra autonomia, democrazia e anarchia?
alfonso
11 Marzo 2008 alle 8:29 am
Caro Alfonso,
la discussione su autonomia, democrazia e anarchia (ma che c’entra?), ci porterebbe troppo lontano. Dobbiamo rimandarla.
Quello che invece voglio sottolineare, e che secondo me non si capisce, è il rapporto che la natura ha creato nel caso della nascita delle persone.
Un bambino si forma nella pancia di una persona (una, non due o quaranta).
Le decisioni spettano alla donna. Nessuno dovrebbe “pretendere” diversamente.
Invece, come sai, accade tutto il contrario (anche per colpa delle donne stesse, sia chiaro, che esprimono spesso una drammatica “paura della libertà”). Per evidenti ragioni di potere, e di potere maschile.
Sulle questioni “spicciole” (procedure abortive, tempi, e quant’altro), citavo la legge vigente nel nostro ordinamento statale (la 194). E’ una legge compromissoria col mondo cattolico antiabortista (così nacque) e l’autonomia della donna è ridotta davvero al minimo. Tuttavia è un punto da cui partire, magari per riformarla, ma in senso opposto a quello che chiedono cattolici conservatori e gerachie ecclesiastiche, cioè nel senso di un’accresciuta autonomia di decisione della donna.
Vedi, caro Alfonso, sulla “democrazia in fieri”, “nascente”, ci sono confusioni e paure ancestrali. Ci si spaventa quando si scopre che ogni democrazia nascente contiene dentro di sé, inevitabilmente, dosi massicce di “dittatura”. E come potrebbe essere altrimenti? Se lo fosse, non sarebbe più “nascente” ma “già nata”.
Come sai, ho affrontato questo discorso anche sul nostro blog, che pullula di persone che ignorano i fondamenti di una democrazia nascente (e la “Comunità provvisoria” è un gruppo in “democrazia nascente”). Per questo vi sono “manipolazioni” continue, tentazioni “autoritarie” continue, eccetera.
Scusami la confusione, ma il rapporto natura-democrazia è complesso. Quindi la discussione continua.
Con affetto
Michele Fumagallo
micheless
11 Marzo 2008 alle 12:23 pm
come che c’entra, tu hai messo in circolo l’idea che democrazia significhi autonomia e quella autonomia del pensiero a me sembrava coincidesse con anarchia e questa con il relativismo del pensiero e la frantumazione del sociale, etica inclusa.
non un’etica sociale, ma un’etica individuale.
non dici tu «a me basta che…»?
alfonso
11 Marzo 2008 alle 3:19 pm
chiedo scusa se sono breve, ma secondo me l’aborto è un omicidio, sempre
sergio gioia
11 Marzo 2008 alle 3:36 pm
EAAP tutto ok! a giorni, però
for sergio
alfonso
12 Marzo 2008 alle 8:21 am
molto bene prof. alfonso
sergio gioia
12 Marzo 2008 alle 3:45 pm
Ma Alfonso,
cosa vuol dire la contrapposizione “non un’etica sociale, ma un’etica individuale”?
L’etica sociale se è contrapposta a quella individuale non è altro che etica autoritaria.
La democrazia reale si fonde sul massimo (massimo!) di esaltazione dell’individuo, altrimenti diventa dittatura, o democrazia finta, paternalistica.
Come fai a pensare che l’autonomia del pensiero coincida con l’anarchia?
Coincide semplicemente con la democrazia.
In realtà sull’ “autonomia”, in qualsiasi campo del vivere civile, si misura tutta la capacità del rapporto democratico ed egualitario tra le persone.
Con affetto
Michele Fumagallo
micheless
12 Marzo 2008 alle 4:09 pm