COMUNITA’ PROVVISORIA . paesi .. paesaggi … paesologia

comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella

SCONFORTO e FERVORE

con 13 commenti

asiciliano-la-battaglia-di-montecalvo-del-1496-2005.jpg metto qui un pezzettino che uscirà domani su ottopagine. l’ho scritto dopo una terapeutica telefonata con il nostro angelo …  

Oggi l’altura è triste. A scuola ho perso il posto perché ci sono pochi bambini. In mezzo alla strada non c’è nessuno. Le porte sono chiuse. Ho chiamato il mio caro amico Angelo Verderosa per risollevarmi e un po’ sto meglio. Fra poco esco a parlare con alcuni ragazzi che vogliono impegnarsi sul fronte ambientale. Spero di trovarli. Può capitare perfino che qualcuno si dimentichi di un incontro da lui stesso organizzato. Con Angelo dicevamo che qui abbiamo vissuto un po’ come su un’isola. Minatori dello sconforto in questa terra senza leggerezza e senza mare. Cari lettori facciamolo veramente, facciamolo con tutto il cuore lo sforzo di costruire una comunità luccicante di emozioni e di coraggio. Non possiamo cambiare il colore dell’aria, non possiamo cambiare volto al nostro passato, ma possiamo dare aria ai nostri sogni, possiamo spingerci verso l’esterno, uscire dall’imbuto delle nostre vicende private, aprirci al batticuore di una politica che ci faccia sentire meno soli. Scegliete, cari lettori, quello che vi pare, ma abbiate cura di questa terra, amatela come si ama un padre che ci sta lasciando. Non sono giorni per dedicarsi alle piccole beghe. Parlate coi vostri amici, cercate una fonte che sia solo vostra e offritela agli altri. La politica rinasce nelle vostre discussioni, nelle vostre passioni, nell’altalena di sconforto e fervore che accompagna le giornate degli irpini migliori. 

franco arminio  10 marzo 2008

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in copertina Angelo Siciliano, la battaglia di montecalvo del 1496  – 2005

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Written by comunitaprovvisoria

10 Marzo 2008 a 6:21 pm

13 Risposte

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  1. Vi scrivo una frase che stavo leggendo:”I problemi del mondo non possono essere risolti né da cinici né dagli scettici i cui orizzonti sono limitati dalla realtà.C’è bisogno di persone che sognino cose che non sono mai esistite”.. beh allora non ci resta altro che sognare alla grande e crederci con tutte le nostre forze.
    ant.

    antonio luongo

    10 Marzo 2008 alle 7:51 pm

  2. eccoci, caro franco,
    la cp è già l’aria luccicante di questa terra.
    hai visto la luce nostra ovunque, specie al goleto?
    la luce è già cambiata, e l’aria non è più piena di sconforto

    alfonso

    11 Marzo 2008 alle 8:24 am

  3. C.mo Franco
    Sono davvero dispiaciuto soprattutto per il tuo spessore culturale e per quello che puoi trasmettere ai tuoi alunni.
    Tutto ciò mi fa paura perchè questo nostro territorio se continua a perdere la fisicità rischia grosso, soprattutto per gli ultimi accadimenti, mi riferisco ai rifiuti.
    Qualcuno dirà, li non c’è nessuno e da verde irpinia ci trasformeremo nell’immondezzaio di Napoli.
    Non lo dobbiamo permettere e dobbiamo far si che i contenuti culturali e il territorio sviluppino idee per far rinascere la vita, ne tengano ben conto i nostri politici invece di pensare solo al loro tornaconto.
    Un caro saluto
    pasquale matarazzo

    hirpus

    11 Marzo 2008 alle 9:10 am

  4. domenica parlammo del viaggio elettorale di De Sanctis in est-Irpinia
    l’idea che è venuta fuori di girare in questi giorni elettorali l’Irpinia d’oriente a piedi è semplice, forte, comunicativa, ecologica, profonda, provocatoria, goliardica.
    Filmare, documentare, entrare nei paesi a piedi, incontrare le persone, stringere le mani, ascoltare, salutare, ripartire.
    c’è qualche visionario comunitario che si associa
    franco stabilisci la data e un programma di massima
    il resto sarà improvvisazione e documentazione
    franco chiedi ad antonello matarazzo se ci dà una mano
    la scena dei battenti nelle macchine eoliche dell’irpinia sta forse per avere un seguito

    verderosa

    11 Marzo 2008 alle 9:18 am

  5. l’idea di entrare a piedi nei paesi è fondamentale.
    è un pellegrinaggio il nostro,
    è un inchino alla terra che ci hanno consegnato i nostri padri.
    il viaggio lo faremo sabato santo
    perché c’è qualcosa di religioso nel nostro provare a stare insieme (religo etimologicamnte rimanca a tenere insieme)

    comunitaprovvisoria

    11 Marzo 2008 alle 12:31 pm

  6. Caro Franco,

    prima di intervenire e dire qualcosa sullo “sconforto”, intendo anche lo sconforto dei nostri paesi, una puntualizzazione: una cosa sono i paesi, un’altra i comuni.

    I paesi sono sacrosanti e vanno valorizzati, risanati, e rilanciati.
    I comuni (intendo i piccoli, cioè la stragrande maggioranza), invece, vanno assolutamente demoliti e con la più grande determinazione possibile (questo è uno dei punti di una rivoluzione autentica nel nostro territorio, e in tutti i territori europei).

    Caro Franco (e caro Angelo), anche da posizioni politiche diverse (sono comunista) posso avere il piacere di sentire che è uno scandalo che a Bisaccia (4 mila abitanti, più o meno) e a Lioni (6 mila abitanti, più o meno) ci siano dei comuni e dei sindaci? E, ancor di più, posso avere il piacere di sentire che è uno scandalo al quadrato se pensiamo che il Municipio è (deve essere!) una delle istituzioni più importanti?

    Immaginate, per esempio, un dialogo (oppure uno scontro) con un sindaco dei nostri paesi (non invidio Franco da questo punto di vista). Di cosa bisognerebbe parlare? Io troverei una difficoltà enorme a parlare (anche se non sono così digiuno dei problemi che affliggono i nostri paesi). La verità è che è estremamente difficile “fingere”. Quel sindaco è un’incongruenza storica. I Comuni moderni non possono essere così piccoli. La “reazione” si annida nel ruolo che occupa (indipendentemente dalle posizioni politiche) e non in quello che dice o fa (e che potrebbe fare di “progressista”, poveraccio). Non dovrebbe essere lì, che ci fà? Che c’entra con un Comune moderno? Chi l’ha messo? Perché nessuno dice niente? Perchè i poteri superiori non parlano?
    Ecco, questo è per me lo “sconforto” (pubblico) più devastante.

    A dopo per continuare la discussione.

    Con affetto
    Michele Fumagallo

    micheless

    11 Marzo 2008 alle 1:11 pm

  7. la questione è delicata
    caro michele.
    anche io sono per i paesi e non per i comuni,
    ma togliere il sindaco senza metterci niente rischia di apparire un’ulteriore rapina.
    penso che in questo clima in cui tutti fanno a fare per fregare gli altri
    nessuno si fiderebbe di una riforma del genere, ma sono convinto che si tratta di una riforma necessaria

    comunitaprovvisoria

    11 Marzo 2008 alle 3:10 pm

  8. Sì, è ovvio, caro Franco,

    quella dei comuni è una riforma che va accompagnata con quella delle regioni (la loro liquidazione) e con quella degli stati nazionali (il loro ridimensionamento a regioni in favore di un nuovo stato europeo).

    Ma non confondere la chiusura dei piccoli comuni con il niente. Non è assolutamente “niente”. E’ un passaggio a un comune più grande. Non solo non si perde niente ma si guadagna. Bisaccia avrebbe il suo rappresentante in un consesso municipale più vasto. Tutto qui. Ma il vantaggio, in tutti i sensi, a partire da quello che ci interessa di più (l’agire in termine europei ovunque, dai territori della Bretagna a quelli dell’Alta Irpinia), sarebbe enorme. In ogni caso, una cosa simile è inevitabile, pena l’arretratezza storica e la stagnazione civile che produce non solo quello che tu chiami “sconforto” ma qualcosa di peggio che noi non riusciamo ancora ad immaginare.

    La verità è che il cambiamento, della società e delle istituzioni, richiede una lotta molto forte. “La vita è una lotta spietata” diceva l’eroe (un serial killer, tra l’altro) di una straordinaria “commedia nera” di Charles Chaplin, quel “Monsieur Verdoux”, saggio fulminante su di un periodo storico di trapasso.

    La verità è che in ogni comune c’è una piccola “gang” di persone (amministratori di oggi e quelli che aspirano a farlo domani, tecnici alla ricerca di “lavori pubblici”, gente che ci gira intorno) a guardia del “passato”. Stanno lì a difesa di interessi, ovviamente. Anche quando sono miseri interessi. A nulla serve far capire che gli interessi ci sarebbero comunque con un comune rinnovato e più grande. Serve una lotta senza quartiere, per demistificare una apparente “difesa” dei paesi, quando, in verità, è proprio questa piccola “casta” che ne blocca il “nuovo sviluppo” e il passaggio a un’identità istituzionale più vasta e più consona al tempo che viviamo.

    La lotta è difficile, d’accordo, anche perchè siamo soli. Ma non soli in Alta Irpinia (dove paghiamo anche il nostro scotto di essere meridionali, cioè arretratezze storiche che ci portiamo dietro in rapporto agli altri paesi europei). Siamo soli in tutta l’Europa. Un’Europa ridicola, fatta di manichini che non sanno dirti nulla sul futuro dell’Europa stessa.

    Tuttavia, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Non è la prima volta che i popoli devono prendere in mano il loro destino perchè le classi dirigenti “non ci sono più” (nel senso che non hanno più nulla da dire sul futuro).
    Anzi, è quasi sempre accaduto così nei periodi storici di trapasso.

    Abbiamo un grande futuro davanti a noi, se non ci spaventiamo. Se la realtà del cambiamento non ci spaventa.
    Viceversa, siamo già fottuti se restiamo dentro lo stagno in cui squazza l’ex classe dirigente, oggi “casta senza futuro”, che vive parassitariamente bloccando qualsiasi cosa abbia il sapore del “nuovo sviluppo” e delle “nuove istituzioni”.

    E qui, mi dispiace, caro Franco e Caro Angelo, ma non c’è partito che tenga.
    Tutto ciò che c’è sul mercato politico (e civile, e religioso, e giornalistico, eccetera) è segnato da una “malattia mortale”. Fanno parte del passato; è ingenuo sperare che “possano avere il futuro dentro di sé”.

    Il futuro è in chi non si spaventa di “ritornare a bomba”, all’individuo singolo, alla presa in mano del proprio destino, alle analisi minuziose delle cose, quindi (quindi!) alla costruzione di un collettivo oggi ancora “di là da venire”.

    Il passaggio, ripeto, è difficile.
    Ma non è nelle cose difficili che vengono fuori gli uomini migliori?

    Con affetto

    Michele Fumagallo

    micheless

    11 Marzo 2008 alle 4:13 pm

  9. Cari amici,

    condivido la proposta di un viaggio a piedi nell’irpinia d’oriente, è necessario ed urgente essere insieme passo dopo passo.

    Una comunità è un luogo di guarigione dove l’amore incondizionato e mediato attraverso le persone, ognuna rivolta verso il proprio bisogno più profondo ma, allo stesso tempo, rivolta anche verso i bisogni degli altri.

    Una comunità nè romantica nè di facile attuazione, ma provvisoria e per questo aperta all’amore.

    Viva la Comunità

    Viva il Goleto

    Viva gli attraversatori per amore!

    Dario

    11 Marzo 2008 alle 4:20 pm

  10. michele condivido in pieno l’idea di “consorziare” i comuni

    accomuniamo i comuni e formiamo nuovi municipi

    uno potrebbe essere quello dell’alta irpinia, dall’irpinia d’oriente alla valle dell’ofanto all’alta valle del sele; più o meno l’attuale perimetro della comunità montana;
    dovremmo ragionare per valli e per alture.
    altri municipi potrebbero essere il terminio-cervialto, valle ufita, ecc.

    è di stamane la notizia della richiesta del sindaco di savignano di essere annesso al comune di ariano irpino divenendone frazione

    mi piace occuparmi di cose da fare, rispondo a franco: non è difficile, ogni ex-comune avrebbe uno-due consiglieri (diciamo l’ex-sindaco e l’ex capogruppo di minoranza), basta e avanzano, in seno al consiglio del nuovo municipio.

    avremmo così un territorio che pensa, organizza e muove.
    il peso politico e di programma farebbe un grande salto di sintesi e di qualità.
    i nuovi municipi potrebbero da subito affrontare questioni sovracomunali mai discusse: il recupero della storia e della memoria del territorio, il recupero e la valorizzazione del paesaggio, una rete turistica attuata e promossa “dal basso”, una ristrutturazione intelligente e visionaria dei quartieri della nuova città -penso all’alta iprinia-: ecco allora il teatro che ritornerà alla grande nella sua sede originaria di s.andrea di conza, i musei archeologici di cairano, carife e rocca, le attrezzature lacuali e sportive sul lago di conza, i servizi amministrativi a s.angelo, il commercio e l’artigianato a lioni, ecc.
    in un’ottica di rete

    a dopo-

    verderosa

    11 Marzo 2008 alle 4:47 pm

  11. io credo che un obiettivo immediato è quello di cominciare a porre le basi per intendere il contributo che la politica, in questo nuovo secolo che ormai si è avviato, deve dare ai territori ed ai paesaggi !!
    I nostri borghi, pregni di storie e di memorie, per non mummificarsi devono essere rimepiti di altre funzioni, di altre destinazioni, vanno reinventati… per questo credo che la logica gestionale-amministrativa legata al singolo municipo .. non porta ormai più da nessuna parte !! OLTRE I CAMPANILI .. questo è forse slogan buono da approfondire .
    Del resto vorrei che qualcuno mi spiegasse perchè bisogna investire tanti soldi in comuni che si stanno vuotando del senso “degli uomini” … io credo che non si può agevolare – nel futuro anche prossimo – una mummificazione di cadaveri di pietra.!

    luca battista

    11 Marzo 2008 alle 11:06 pm

  12. E, perchè non facciamo noi una nuova scuola dove insegnamo a fare gli acquiloni, dove insegnamo a scrivere poesie, dove insegnamo a vedere i paesi con occhi diversi , dove insegnamo la solidarietà, dove insegnamo a fare i clown, dove insegnamo a scavare dappertutto nella terra e nella nostre coscienze, dove insegnamo a comunicare in cerchio, dove insegnamo le nuove medicine, dove insegnamo la magia, dove insegnamo a scrivere e parlare con il cuore, dove insegnamo la geografia senza confini, dove insegnamo che cos’è l’universo, dove insegnamo la storia scritta dai vinti, dove insegnamo a fare comunità provvisorie, dove insegnamo che c’è tra il cielo e la terra , dove insegnamo cos’è una montagna, dove insegnamo cos’è il mare, dove insegnamo a sognare, dove insegnamo a praticare i sogni, dove insegnamo a praticare l’utopia, dove insegnamo a costruire nuovi posti di lavoro anche in qualche paese sperduto recuperando tutti i vissuti del luogo e valorizzandoli, dove insegnamo che nessuno è professore e tutti sono maestri, dove il sapere non è potere, dove insegnamo ad insegnare, dove accogliamo tutti i maestri disperati delle loro precarietà e costruiamo un nuovo sapere?

    Comunità Provvisoria e anche un luogo del sogno dove nasce una nuova scuola di saperi.

    Io faccio il Clown Dottore

    Enzo Maddaloni

    13 Marzo 2008 alle 11:03 am

  13. Caro Enzo, una delle fortune che mi è capitata nella vita è quella di fare l’insegnante, di fare questo mestiere ma non l’ho mai considerato tale. Per me è un’arte e non un mestiere ed il fare sta’ sicuro che è nell’essere insieme con l’innocenza. Questo comporta responsabilità verso chi è più innocente di te, ma poi il mondo e la vita, ma la stessa comunità provvisoria (gravissimo averla chiamata provvisoria, perchè contiene in se il gene dell’egoismo) non hanno lo sguardo dell’innocenza e le parole possono trovare solo il tempo del sogno (quando sono buone, come le tue) e il tempo del silenzio quando non sono sincere. Continuo qui a fare l’insegnante per me stesso ed annotare la vita. Grazie del tuo spenderti, Enzo, auguri e non te la prendere se non sarò il bravo sognatore pratico che serve alla sofferenza. Un giorno forse,con lo sguardo “sereno preciso”, con occhi negli occhi ritornerò ad incrociare il tuo sguardo ricevendo il coraggio del perdono. In questo percorso-eventualità che implica coscienza e dono di sé, in quest’essenza dell’essere, farò di tutto per essere bambino che, per quanto bisognoso di coccole, le riceverà sempre dalla luce el cielo o dallo scondinzolare di un cane, tramutati in sorriso-riso per cantare la speranza. Oggi manderei tutti i “provvisori comunitari” verso questo mondo per vedere se sono sodisfatti delle loro risposte taciute compulsate dai edotti perchè, sai?. Forse da domani, quando saranno ritornati, avranno desiderio di voler crescere come bambini veri… e… dobbiamo solo sperare che vorranno essere solo autenticamernte sinceri anche sia pure nel capriccio e nell’egoismo di tenere il giocattolo tutto per se stessi. Tu ne fabbricherai di nuovi sempre, qui o altrove, io, invece pur rinunciando al gioco, me ne inventerò uno diafano come le nuvole, che muterà forma andando per nuovi archi di orizzonte e, mi auguro, volgendomi indietro di poter sorridere del mio essere vissuto nella verità degli sguardi fissati dall’attimo fotografico degli accadimenti che non sono mai avulsi dall’essere cosciente. Buoni e felici sogni a te e alla fabbrica di te, caro Enzo! Tante coccole a te, tante coccole da te agli altri, portate dal vento dei pensieri e tanta forza di sognare nella bisaccia del tuo cuore buono, Gaetano Calabrese ((°_°))

    Gaetano Calabrese

    14 Marzo 2008 alle 11:17 am


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