MA LE DONNE (maledonne)
Ma le donne in Irpinia sono allineate con le conquiste della altre italiche rappresentanti del ‘gentil sesso’? La territorialità che ci contraddistingue impregna e differenzia chi vive qui da chi spende la propria vita altrove: le donne ne escono avvantaggiate o no? Come rappresentante della doppia categoria ‘donna-indigena’ mi sto ponendo la domanda. Per le più piccole credo sia semplice: le bambine irpine condividono con le loro coetanee non-irpine le immancabili ed omologatissime bambinaie virtuali quali tv, computer e video-games, ma le nostre lupacchiotte hanno dalla loro la possibilità di farsi tante corse all’aria aperta. Le adolescenti quaggiù palpitano e sperimentano come si palpita e si sperimenta ovunque nel mondo. Per quanto riguarda le nostre nonne è fin troppo facile: sono state plasmate dalla tradizione unica della Irpinia e vivono accarezzando i loro ricordi con un occhio attento sui nipotini che giocano in cortile. Ma la mia generazione, le donne intorno alla trentina, quelle che hanno metabolizzato l’adolescenza e sono sul punto di dare all’Umanità il loro contributo maggiore, come vivono in Irpinia? Digerite le conquiste femministe, consapevoli delle loro tradizioni, quanto e in che modo si allineano alle problematiche di chi vive altrove? Credo che per rispondere a questo genere di provocazioni occorra definire i parametri da usare: la cultura, innanzitutto. C’è in Irpinia la possibilità di ‘rastrellare’ cultura per una giovane donna? Ci sono luoghi in cui incontrarsi e confrontarsi? Il dissenso sociale e politico, marker indiscutibile di consapevolezza e democrazia, può essere liberamente manifestato dalle donne in Irpinia? La libertà sessuale, la piena riappropriazione del proprio corpo, ha vita facile per una donna quaggiù? La parità di diritti e doveri tra uomo e donna è davvero garantita? L’aggregazione, presupposto di tutte le conquiste, è possibile? Le arti e la tecnologia sono ‘rosa’ qui da noi?
Tante le altre cose che mi verrebbe da chiedere, ma penso di aver tirato in ballo già troppi argomenti… e ovviamente non ho risposte pronte per queste domande. In genere credo che il fattore che maggiormente determina la nostra individualità territoriale sia la tradizione. Nel bene e nel male siamo tutte figlie di chi ci ha preceduto, pur nella nostra unicità rappresentiamo la somma di tante vite. Tutto ciò ha un peso, ovvio, ma rappresenta anche un pregio. Tradizionalmente la donna in un contesto agricolo e alquanto chiuso come è stato per lungo tempo il territorio di cui facciamo parte, non ha goduto di grande autonomia. Io però non sono convinta che la nostra tradizione sia solo uno svantaggio per le donne: vedo la fierezza negli sguardi delle mie coetanee, la forza che abbiamo ereditato dalle nostre nonne. Certo, l’uomo irpino a volte non brilla per larghezza di vedute, ma la caparbietà e l’esperienza delle donne non è comune. Di certo l’esperienza di chi in passato si è fatta carico di sostenere la famiglia quando il marito era emigrato o solo troppo sbronzo per educare i figli, non è passata invano. Ce l’hanno trasferita geneticamente, è nostra, e da lì viene la forza di chi solo ora comincia a misurarsi con la vita. Se un’atavica paura di dar voce alle donne costella la nostra storia, un’altrettanto radicata consapevolezza ci permette di non soffocare. Altro è il discorso sui luoghi, fisici e non, di questa presa di coscienza, quelli mancano, ma la loro carenza non è di genere, in questo siamo del tutto alla pari con gli uomini. Non ci sono luoghi per aggregarsi, far cultura, ma quelli possono essere sempre creati. Niente ci è impedito, l’Irpinia è sì una terra arida, ma offre alle sue figlie la tempra per riscattarsi.
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ANGELA STANCO / archeologa / FLUMERI
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in copertina, Angelo Siciliano, TRE donne del sud (1989)
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“Non ci sono luoghi per aggregarsi, far cultura, ma quelli possono essere sempre creati. Niente ci è impedito, l’Irpinia è sì una terra arida, ma offre alle sue figlie la tempra per riscattarsi”. Sono pienamente d’accordo. Ciao Lucia
luciamarchitto
11 Marzo 2008 alle 11:13 pm
Cara Angela,
obietto alcune cose al tuo intervento.
il riferimento che fai ad una “tradizione unica dell’Irpina” e quel “digerite le conquiste femministe”.
Ho sempre avuto la sensazione che qualsiasi cosa giungesse dalle nostre parti, venisse filtrata anche inconsapevolmente da un modo di sentire generalizzato che trasmetteva poi le nuove idee in modo piuttosto analogico diluendo di molto la sostanza delle cose.E’ una cosa che comunque avverto anche in altri ambiti.
Ci sono state davvero queste conquiste? o meglio in cosa si sono concretizzate? C’è un modo di sentire femminile veramente libero e consapevole?
Cmq il mio è un punto di vista esterno.
La tradizione unica irpina, sebbene riscuota molto successo, non mi trova d’accordo per il semplice fatto che gli aspetti ai quali ti riferisci e che la dovrebbero caratterizzare, sono presenti in tutte le società contadine dell’Italia dell’appennino centro-meridionale.
Inoltre non esistono comunità dalle tradizioni uniche, a ben guardare c’è sempre qualcosa che ci accomuna agli altri, per fortuna…
Bello e intenso il riferimento che fai alla fierezza dello sguardo delle donne irpine: una fierezza che ho incontrato spesso e che era particolarmente ostinata nelle donne anziane. Hai ragione, ce la portiamo dentro, è nei nostri geni, io ho nei miei ricordi l’agire sicuro non solo delle donne della mia famiglia, ma quello di tutte le donne, giovani e vecchie, del vicolo dove si viveva dalla mattina alla sera all’ombra vigile di una grande familgia di donne: nel vicolo vigeva un matriarcato assoluto che mai nessuno ha voluto riconoscere.
Se ci pensi i luoghi di aggregazione che ora tu dici che mancano nei nostri paesi, fino a due o tre decenni fa erano costituiti dai vicoli che brulicavano di vita al femminile sociale e culturale, erano il luogo dove si socializzava il proprio privato, dove insieme si crescevano i figli che erano i figli di tutti, una sorta di “comune”…gli hippies non si sono inventati nulla che nel vicolo non si facesse già.
Bisogna ricreare dei nuovi spazi con la consapevolezza di una fierezza antica.
Partendo magari dallo spirito che animava la vita del ‘vicolo’.
Un abbraccio.
maria rosaria
maria rosaria
11 Marzo 2008 alle 11:24 pm
CARA ANGELA
SPERO DI VEDERTI DOMENICA A BISACCIA.
SPERO CHE ALTRE DONNE INTERVENGANO SUL TUO SCRITTO.
IL BLOG è DI TUTTI….
comunitaprovvisoria
12 Marzo 2008 alle 12:08 am
In genere, vivere in queste terre è già difficile più che altrove,figuriamoci per voi donne, e non c’è da stare allegri perche queste nuove generazioni conservano nel dna (e chissà ancora per quanto), la cultura maschilista, cioè, che la donna si debba occupare solo della casa e della famiglia. In questo le donne irpine sono ancora più penalizzate. Ma secondo me, per esempio le donne di questo blog (e non solo) che raccontano le loro storie, le loro traversie con un filo di voce e ci introducono al mistero del loro mondo, sono creature che hanno la capacità di fare cultura, donne coraggiose, determinate e forti e non hanno nulla da invidiare alle loro coetanee non-irpine. Unico dubbio: voi donne siete pronte, e la volete veramente questa “aggregazione”?
ant.
antonio luongo
12 Marzo 2008 alle 1:54 am
Carissima Angela,
non essere mai “stanca” di vedere il mondo e te stessa da un’altro punto di vista. E, cosi cambiarlo. E, cambiare anche il nome. E, riscrivere tradizioni e credenze, se queste non ci hanno portato a “libertà di genere”.
Oggi più di ieri ci sono prigioni della mente che non ci fanno liberare proprio dei luoghi fisici. Bisogna ripensare ai luoghi dell’essere donna e uomini e solo cosi “praticando l’utopia: il sogno” possiamo volare liberi. Non è solo una questioone di paesologgia e di scienza dei costumi o archeologica. Il nostro futuro è già oggi e a volte cerchiamo nel passato solo conforto e giustifiche a noi stessi.
Non c’è mai luogo fisico che ti da libertà o meglio qualsiasi luogo fisico può darti libertà. Ci sono state donne ed uomni in passato per sostenere i loro ideali sono andati in carcere eppure erano liberi. Oggi chi è ancora di noi disponibile a questo? E, questo è un problema di genere? Oppure è un problema che dovrà affontare l’uomo in generale donna, maschio, omossesuale che sia del XXI secolo.
Il caso non è grave. Certo è anche biopolitico e il virus TristusBioArminicus rischia di contaggiarci.
La sofferenza delle donne e degli uomini può essere colmata dalla bellezza dell’essere semplicemente e dignitosamente donne e uomini di questo nuovo secolo che è completamente diverso dal mio e dai problemi che esso ha affrontato: gli anni settanta , il femminismo, ecc . Oggi non si possono ripercorre gli stessi modelli di prima perchè è cambiata la nostra realta di essere uomini e donne.
Tutte le nostre ideologie dualiste “matriarcato” “patriarcato” , “maschio-femmina” “sapere e potere” , “destra sinistra” “arte e scienza” devono essere riscritte.
O l’uomo del XXI secolo sarà capace di afforntare questo problema e riscrivere queste cose o perirà, e non c’è un problema di sesso anzie spero che si salvi almeno un coppia di uomo e donna, e due coppie omossessuali almeno salviamo tutti i generi che sono stati discriminati dagli uomni e dalle donne del XX secolo.
“Pe sta buono comppa a lu munn o tutt l’uommen avvariane essere femme o tutte i femmene avvarrian essere uommen o meglio non ciavarrian’a essere ne uomm e ne femme pe sta buon copp a lu munn” (Roberto De Simone)
Ecco una volta ho incontrato anch’io una donna fiera dei suoi “geni” si chiamava Naiza, ti racconto la sua storia……
Il CLown Nanosecondo e Naiza…. Principessa o Dea?
http://www.girodivite.it/Il-Clown-Nanosecondo-e-Naiza.html
Enzo Maddaloni
12 Marzo 2008 alle 11:17 am
cara angela, non ti conosco (tranne il fatto di aver scambiato 5 secondi di colloquio al goleto in compagnia di linda iurato) e diciamo che in questo blog non conosco nemmeno le altre donne intervenute se non per la scrittura dei commenti e quanche post.
Ebbene, non condivido il cosiddetto punto di vista esterno di maria rosaria: questo punto di vista lontano, non so quanto distaccato dalla lingua dalla etnia irpina costumata che pur attesta, ma che si rifugia per così dire all’estero, forse in una grande città con il beneficio del cannocchiale, dell’osservazione telescopica da lì a qui pur se con una storiografia vissuta, vale a dire tipicamente irpina. Per inciso ignoro anche l’eta di maria rosaria!
E’ difficile intervenire in un dibattito senza tener conto dell’età di chi commenta, dell’età di chi scrive, perchè ogni vissuto ed ogni idea dialogica è frutto dell’esperienza se si vuol veramente discutere. sarebbe più proficuo se si potesse discutere de’io donna irpina per ragruppamenti, per stratificazione socio culturale e poi per idealità.
Una cosa molto complessa che richiederebbe analisi antropologiche e sociologiche.
Ma da questo vasto mare bisogna discutere soprattutto o forse di te (angela) quale soggetto trentenne e con la testimonianza che porti. Di te donna già nella cultura, ma sarebbe il caso di dire nel processo socio-educativo intrapreso e la con i connotati di istruzione raggiunti e nella realta socio-economica che ci circonda.
In questa connotazione, tua, tipicamente tua concordo a riscontro sulla generalizzazione intesa come un continuum vissuto (nonna-madre, figlia e vita sviluppata di quest’ultima) ma non credo che in questi tempi di globalizzazione ci sia tanto da attestare come conquiste dovute a idee predicate, bensì alle occasioni perduranti di vita intrapresa nei ruoli sociali svolti. Dobbiamo restringere il campo a te (angela) alla “cultura” e alla consapevolezza di te, all’aggregazione offerta e ricercata. Dunque, secondo me tutto è sempre demandato al singolo, alla singola donna, alla scelta che preminentemente ogni donna voglia fare nella libertà condizionata; sì condizionata, ahimé! in cui ognuno di noi vive; in questo non ci deve essere “paura” né atavismo ma il semplice condizionamento sociale, che tradotto in parole povere significa credo politico, coniugazione del proprio agire per aspirazioni e finalità.
Un agire che non è mai dissociato dalla realtà ma che vede ogni persona come un “dente” di una ruota dentata ma anche “impulso” sulla pedivella. Si tratta di indirizzare questa energia oserei dire fisica del pensiero in determinate direzioni, scegliendo percorsi, mete ed in questo trovare nel contempo luoghi di condivisione.
Eì in tutto questo l’essenza di sé e lo specchio di sè. Già, lo specchio che oltre il riflesso del proprio volto non esclude mai il contesto circostante (l’ambiente) e che solo nella virtualità dell’immagine non ha peso ma nella realtà fisica no!
Bisogna operare sulla modificazione ambientale (società) attraverso i cambiamenti in sè (convincimento-idealità) per sapere quanta salita o discesa si farà verso tutto cio che astrattamente idealizziamo (nuovo mondo o nuovi orizzonti) e che, invece, molto concretamente possiamo immaginare. Sì, perché l’immaginazione per quanto vasta o sconfinata, trae spunto dalla realtà ed è sempre un atto cosciente, modificabile, proponibile, e, quindi condivisibile o meno. Immaginazione dunque e non sogno! Azione e desiderio, ma anche forza per tenere la vita, tentare di governarla alla luce di ciò che ognuno è: soggetto modificato geneticamente inserito in un contesto sociale, aggregato per biocesosi da cui nessuno mai potrà prescindere, al massimo stabilire nuovi rapporti con la ragione!, auspicabilmente non conflittuali, ma d’intesa, di incontro, di identità sia pure attraverso ruoli e funzioni diversamente destinate dalla natura.
Percorsi immaginativi che solo il cervello può compiere perché è asessuato e che solo il cervello può condividere sia pure nella diversità delle funzioni naturali implicanti temporalità sociali diverse verso le qual,i però solo l’incontro intellettivo di umanità condivisa (aggregazione) può dare miglioramenti tra nuovi e vecchi equilibri.
= MI fermo e aspetto, occhei?= Buona giornata e naturalmente spero di non finire in moderazione per aver scritto trooppo, ma sono curioso di sapere se i vostri commenti lunghi (mariarosaria) finiscono in moderazione e dopo quanto tempo vengono pubblicati.
Ho un a certa sensazione, sapete? e non voglio immaginare! Ciao, Gaetano Calabrese.
Gaetano Calabrese
12 Marzo 2008 alle 4:53 pm
…gaetano…
Non so che rilevanza possa avere l’età di una persona in un dibattito sulle donne irpine…cmq io viaggio su e giù per i quaranta e passa.
Il mio punto di vista non è lontano ma esterno, non sono in esilio nè coatto nè volontario: oggi ci si sposta, si è cittadini del mondo. Non mi sono rifugiata in nessun luogo e per nessun motivo: ho scelto di vivere là dove ho trovato le condizioni migliori e in un luogo dove ho visto riconoscermi dei meriti che ho. ‘ Sta cosa qui succede da qualche milione di anni, solo da noi non succede.
In Irpinia ci vengo spesso e soprattutto “parlo” con la gente, anche quella che NON ha ” i connotati di istruzione raggiunti e nella realta socio-economica che ci circonda”…
( brutta ’sta cosa che hai detto)
e quindi mi faccio delle idee che possono essere più o meno condivisibili ma partono sicuramente da situazioni di vita reale.
Ti saluto cordialmente.
maria rosaria
12 Marzo 2008 alle 7:48 pm
@ maria rosaria….
volevo solo dire, come ho detto, ma qui nel blog appare veramente difficile la comunicazione quando non si è subito in sintonia e non ci si sbraccia per dire: “concordo, s^, hai detto bene, etc.” Comunque una cosa è esserci dentro le cose, viverle nella quotidianità e una cosa percepirle sia pure per acume attraverso un racconto, una parlatina. Credo che le deduzioni siano più flebili e impressionistiche e poco suffragate da riscontri effettivi nel loro svolgersi. Non volevo dire rifugiata in un luogo, comunque avevo detto punto di vista esterno per dire un po’ più freddo e distaccato, consentimi con qualche grado di temperatura in meno e con una frapposta distanza, discosta dal de visu.
Concordo che siamo cittadini del mondo e che è sempre necessario vedersi riconosciuti meriti. A me li riconoscono in dose maggiore appena fuori dell’Irpinia perché trovo persone meno condizionate da tanti altri fattori (invidia,ambizione,paura di…), per cui , ok cui “nemo propheta in patria”! Io parlo con tutti, ma meglio dire con tanti e posso dirti che comunque seleziono per interessi e risposte dialogiche per tasurizzare saperi. Circa i connotati “istruzione” e aggiungerei se non s’era capito “funzioni sociali connesse” nella realtà socio-economica che ci circonda” intendevo riferirmi al targhet della “postante Angela” proprio per eviatre generalizzzzioni raffazzonate per discutere di certe condizioni della donna irpina non in astratto o se preferisci a ruota libera.
La “postante” dovrebbe essere il targhet calato nella realtà da analizzare alla luce di specifiche potenzialità socio-ambientali irpine, etc.perchè un acosa e bivere a bisaccia e una cosa è vivere a LIONI ( io sono di lioni quello che forse tu o qualche altro dice il paese delle mozzarelle e aggiunge “senza offesa!” come se le mozzarelle buone possano avere facoltà di sottrarre o aumentare stima dialettica! Circa la condivisione delle idee, perciò ritengo che qualsiasi persona parta dalla sua esperienza e conoscenzama non deve disdegnarei di integrare previa controdeduzione critica e logica, soprattutto in questo tempo di globalizzazione dove ,per fortuna, le idee vivono e si attestano per modificare i riscontri della realtà. Ci vorrebbero quesiti specifici per rispondere al post, cioè per sviluppare un dibattito e avere sì il garbo di dissentire ma di argomentare a suffragio o contro altrimenti il pour parler è gia finito già sul nascere, prescindendo questo sì dall’età, dall’esperienza e, diciamolo francamente, dalla mancanza di interesse. In ogni caso nelle cose confuse il nostro io cercherà pacatamente la verità nella virtualità specchiata ma non penetrata, conosciuta, sviscerata, analizzata, sminuzzata enon per come immaginativamente proposta nell’auspicabile incontro di cervelli, vale a dire respingendo ogni recriminazione genetica maschio/femmina nei protratti o meno modi di pensare che invece dovrebbe sortire il dialogo tra tra persone diverse dallo specifico essere uomo/donna. Grazie per aver risposto ed i saluti sono rispettosamente e cordialmente ricambiati ed estesi a chi ha la bontà d’impigliarsi nelle nostre parole!-
Gaetano Calabrese
13 Marzo 2008 alle 3:41 pm
…come al solito spesso disastrosamente digitate in questa scomoda finestrella dei commenti!.
Gaetano Calabrese
13 Marzo 2008 alle 4:05 pm
Carissimo Gaetano,
non sono d’accordo con la tua “tesi della mozzarella” ……”…io sono di lioni quello che forse tu o qualche altro dice il paese delle mozzarelle e aggiunge “senza offesa!” come se le mozzarelle buone possano avere facoltà di sottrarre o aumentare stima dialettica! Circa la condivisione delle idee, ……”
Sono stato tato un pò in giro con la mia moto del tempo e torno da un “brevissimo” viaggio a Monaco passando a volo radente a casa di un amico a Milano.
Si parlava della Campania, delle “mozzarelle” e del fatto che è stata trovata la diossina in alcune. Nonostante che avevo portato delle mozzarella buone pochi le hanno mangiate tanto che la stessa “dialettica” di approccio al problema è cambiata. La “mozzarella” non era più quella di prima. “La stessa funzione sociale” della mozzarella di riconoscimento di una tradizione e di un popolo “i mozzarellari” cosi come i pastori “Made in Cina” di San Gregortio Armeno stanno modificando la “dialettica” , la “rappresentazione” e la “stessa funzione sociale”.
Per il momento ci hanno cambiato la genetica della “mozzarella”. E, le donne? Mia moglie ha detto “..non mangiamo più mozzarelle” se no divento maschio!.
Nanosecondo
Enzo Maddaloni
14 Marzo 2008 alle 8:57 am
ops…dimenticavo…l’idea che molti si sono fatti della mozzarella…..non sè è fatta nel tuo paese da un’altra parte è della mozzarella in se che in questo caso come immaggine ha cambiato la dialettica e perchè non c’è distinzione alcuna dall’esterno tra la tue mozzarelle buone che difatto “possano (potrebbero) avere facoltà di sottrarre o aumentare stima dialettica!” nei confronti della stessa mozzarella da parte degli altri che ormai considerano tutte le mozzarella piene di diossina.
Giusto per darti un data in Campania nel 2003 sono state sequestrate 12 aziende zootecniche nel comune di marcianise ed oltre 5700 capi9 di bestiame della specie bufalina il cui latte risultava contaminato dalla diossina. si parlva all’epoca di oltre 40 mila tonnellate di latte.
“Unser Mozzarella Komt nicht mehr aus Neapel!” (questa mozzarella non viene da Napoli) questo era un cartello che ho visto in un negozio alimentare a Monaco di Nabiera alcuni giorni fà. Ed in alcuni locali a Berlino, gestiti da italiani. A torto o ragione la stampa internazionale consiglia di evitare questo alimento.
L’alalrme diossina in Campania fu denuciato già molti anni per gli effetti dei dati preoccupanti sulle nascite di bambini malformati. Nel 1976 furono distrutti 113 tonnellate di latte, 38 aziende sotto sequestro, 8663 animali sequestrati, 12.208 ettari di superfice indicata comne zona a rischia, 25 comuni interessati, oltre 7 milioni di euro di danno.
Nella sostanza l’emergenza diossina si valuterebbe più grave di quella di “Seveso” ed il livello si dovrebbe mettere in correlazione al numero dei nati malformati negli ultimi anni e ai tumori, nelle zone a rischio.
Come vedi la mozzarella hanno avuto la facolta di cambiare la stima e la dialettica …a parte tutto il resto.
Clown Dottore Nanosecondo
Enzo Maddaloni
14 Marzo 2008 alle 12:11 pm