PICCOLO FRATELLO PIERO
Un amico mi ha chiesto di sintetizzare il periodo irpino durato sette anni continuativi più altre soste. Dopo il primo anno consecutivo in questa terra Irpina, alla quale sono approdato per dare inizio alla nuova comunità monastica dell’Abbazia del Goleto, avrei voluto scrivere un articolo su “Il perfetto medioevo”; era l’aspetto socio-politico che mi si delineava mentalmente, giorno dopo giorno, prendendo atto delle procedure nei compiti, negli incarichi delle gestioni politiche ed amministrative (Principe, Vassalli, Valvassini e Valvassori). A distanza di tempo, credo, sarebbe stato ingiusto farlo.
Sicuramente ci sono realtà diverse dai tempi in cui sorgeva il Goleto: libertà di scelta ad ogni costo, capacità di proporre nuovi circuiti socializzanti, libertà d’espressione nello scritto e nella professione pagando e sudando di persona. La cosa che più rimane impressa? La sofferenza di due semplici lavoratori nel ritenersi o forse sentirsi ancora discriminati come “gente del sud” per appannaggio storico antico e recente e con tanta voglia di essere coerenti, puliti, se stessi, capaci d’inventiva e di sacrificio; uomini di ricerca interiore, spirituale e sociale che non potranno mai esprimersi nei blog mediatici, ma che hanno scritto la storia reale ed invisibile di una terra che china il capo per rispetto, ma non per servilismo. Ho visto giovani studenti fare i pendolari dal libro alla zappa, ho ascoltato ragazzi e ragazze desiderosi di dare il meglio di se stessi, capaci di mettersi in discussione e puntare “in alto” nei valori della vita. Ho accolto le lacrime e gli interrogativi di famiglie in difficoltà.
Ho ricevuto le confidenze di chi cercava Dio e di chi lo aveva incontrato in tensione verso una fede evangelica più pura e coerente.
Gente dai colori vivi, mai finita nelle cronache nere o grige dei quotidiani. Persone dall’amicizia fedeIe e costante.
I mali, credo, siano quelli comuni a gran parte dei pellegrini di tutta la terra ivi compresa la cara Umbria dove sono tornato, per motivi di scelte comunitarie, a ripercorrere i passi di una comunità monastica parrocchiale iniziata 39 anni fa quando più fresco di energie vi sostavo come monaco, operaio agricolo e parroco.
Del paesaggio Irpino conservo i contorni nitidi delle montagne nei giorni di luce, le brume di fondovalle dopo le piogge, il candore innevato dei giorni invernali, le macchie bianche e rosa dei fiori a primavera e le calde tinte dell’autunno; gli odori ed i profumi dell’origano, delle ginestre, dei fieni falciati di fresco e seccati durante l’estate.
I sapori sono infiniti e tutti originali: dalle verdure degli orti famigliari ai frutti del bosco, dal torrone al vino, dalla soppressata al caciocavallo.
Non sembri a qualcuno troppo terreno questo finale, siamo discepoli di Uno che le cose più belle, come l’Eucaristia e il mutamento di stile nei discepoli, le ha suscitate a tavola.
Cosa vorrei suggerire o fare?
Non oso, per il momento, proporre tisane, sciroppi o corroboranti per la sua crescita; un semplice augurio: osare il nuovo, e sarebbe bello vederlo prima ancora di dirlo.
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piccolo fratello Piero
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http://www.jesuscaritas.191.it
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E’ proprio vero: noi desideriamo ciò che crediamo ci manchi,
senza accorgerci che ci manca di più non quello che desideriamo
ma quanto già possediamo. Soltanto che ne facciamo un cattivo uso.
Se impariamo a non desiderare molto,
anche la più piccola e semplice cosa della vita ci apparirà più grande.
La felicità e la serenità dipendono soltanto dalla nostra volontà,
dai nostri ideali, dalle nostre speranze.
antonio rosetta- cairano
buon lavoro piccolo fratello piero
antonio luongo
14 Marzo 2008 alle 2:56 am
carissimo piero
noi siamo qui, come tu sei altrove, come te che sei stato qui.
siamo, ma molti della cp non lo sanno, già chiesa.
siamo qui a celebrare ogni giorno un ufficio divino,
ad offrire il lavoro come nostra preghiera, come nostra liturgia delle ore.
non ancora la cp lo sa, ma per questo è sorta come comunità. provvisoria, per giunta,
proprio come una parrocchia, una tenda di nomadi.
noi siamo qui, come tu altrove,
per essere, nella grazia (che non sempre percepiamo, ma che agisce),
sacerdoti che, ex opere operato, trasformano la materia di ogni giorno, questa storia,
nel corpo di Cristo.
un abbraccio
alfonso
alfonso
14 Marzo 2008 alle 8:09 am
CARO ALFONSO
pure io sento fortissima la spinta religiosa.
non so poi se questa storia la trasformiamo nel corpo di cristo, ma questa è un’altra storia…
franco arminio
14 Marzo 2008 alle 10:39 am
franco, tu anche nell’aspetto esteriore sembri un pò gesù
sergio gioia
14 Marzo 2008 alle 11:36 am
IRPINI NEL MONDO E NELL’ANIMA
Caro Lillino, sono molto felice di questa splendida iniziativa.
Io vivo in un Paese splendido, l’Iran. Spero tu possa visitarlo.
Ti spedisco due siti importanti: quello della scuola che dirigo a Teheran
http://www.scuolaitalianatehran.com/
e
http://www.melograno.ir
un abbraccio, franco soriano – Teheran
franco soriano
14 Marzo 2008 alle 11:37 am
Signori pietà,
e un pò di piedi per terra!
Quando uno dice all’ altro : tu sembri un pò XXXX, dice “tu sembri…”
è una metafora, non una realtà, un trancio di linguaggio immaginativo che diventa reale solo nell’ incontro fra l’ IO e il Tu, non nell’ affermazione.
Non riconoscetevi solo come agnelli che fanno gregge, che è una forma di aggregazione comunitaria.
Rischiereste di non riconoscere il lupo dentro di voi e dentro ognuno di noi.
Serenamente ambivalente Teresa C. in persona
HERA-Klescampania
14 Marzo 2008 alle 3:56 pm
Amici,
ha ragione Teresa. Un pò di calma, per favore!
E’ pericoloso usare termini molto (troppo?) impegnativi.
Si rischia di rimanere delusi e depressi se poi tutto va in malora.
Cerchiamo di vivere questa esperienza della Comunità Provvisoria con umiltà, con il massimo di sobrietà, con divertimento, con il gusto della sperimentazione e quindi della verifica. Eccetera, eccetera.
Lasciamo i nomi impegnativi (corpo di cristo, gesù, chiesa, e quant’altro) al dibattito sul blog. Non confondiamo i nostri desideri con la realtà. D’accordo, tutto può essere. Però tutto può essere quando non si mette il carro davanti ai buoi, quando non si annuncia il futuro (il futuro è notoriamente nelle mani di dio o chi per lui).
So che molti di voi sono in preda a spinte “religiose” (ottima cosa! il cambiamento autentico è sempre un afflato religioso), ma so anche che molti di voi sono in preda ad amori pericolosi con le chiese date (pessima cosa! la reazione ha sempre un’impronta curiale).
Con affetto
Michele Fumagallo
micheless
14 Marzo 2008 alle 7:23 pm
che lo vogliamo o no
che lo crediamo o no
che ci pensiamo o no
il nostro lavoro contadino
di trsformazione della terra
è una consacrazione
una transustanziazione
della materia
grazie franco
grazie sergio
grazie a tutti, carissimi
alfonso
15 Marzo 2008 alle 6:53 pm
grazie anche a michele
noi non siamo religiosi, infatti
non siamo legionari di una dottrina
siamo persone di fede
ogni volta, quando ci innamoriamo
quando incontriamo
la persona della nostra vita.
quando questo miracolo accade
la realtà resta
materialmente come prima
ma dentro per noi è diversa
trasfigurata, e in questa trasfigurazione
il nostro agire modella diversamente le cose
grazie a michele
alfonso
15 Marzo 2008 alle 6:57 pm
grazie a teresa
grazie all’ambivalenza.
ma non è potente
questa nostra
condizione oscillante?
il lupo e l’agnello dentro di noi.
e noi siamo pecore mute
condotte al macello
tra le faci del lupo
senza dir niente?
no. carissimi.
siamo fatti come siamo fatti
ma questo non autorizza
a legittimare le nostre violenze
siamo membri della razza umana
che è fatta di passioni
e di tensioni estetiche
non è questa la nostra “spiritualità”?
dobbiamo essere
indifferenti al bello
che ci ispira?
alfonso
15 Marzo 2008 alle 7:13 pm
L’Irpinia ti e’ riconoscente e noi con essa.
Grazie per esserci stato pazientemente vicino nei momenti difficili, il tuo conforto ci e’ stato prezioso.
Imma & Nino
6 Luglio 2009 alle 1:26 pm