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comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella

MARZO

con 4 commenti

Mai più alto d’una linea di gronda

ormai lo sguardo mi solleva.

Ho soprabiti sporchi di polvere di gesso

nel cavo dell’orecchio il passo della ronda.

Tutte le mie donne hanno scialli neri

s’abbeverano a tempeste i miei corsieri.

Recinti di guerra ho nei fazzoletti e gracide cornacchie

nel primo vapore di marzo sui tetti.

ALFONSO NANNARIELLO  __ 15 marzo 2007

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Written by alfonson

15 Marzo 2008 a 9:05 am

4 Risposte

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  1. caro alfonso la sento molto questa poesia
    sento la nostra terra.
    armin

    armin

    15 Marzo 2008 alle 10:46 am

  2. tragico eroico don chisciotte d’irpinia, continua a raccontarci noi stessi e la nostra terra

    roberta

    16 Marzo 2008 alle 7:04 pm

  3. LA BELLA “MARZO”

    E’ bella e nitida questa poesia di “Marzo” di Alfonso, con le (chiare) rime in 1-4, 5-6 e 7-8 (questa ultima, slittata internamente, e dunque più nascosta, riservata, come a compensare la sua stessa, “troppo facile”, costituzione sonora).
    E’ una gran strofa l’ottava. In essa è abbastanza agevole portarci un pensiero chiuso e rotondo, finito, come quello di questa poesia.
    Ma in 1-2 non è Alfonso a sollevare lo sguardo; è lo sguardo stesso a sollevarlo “Mai più alto d’una linea di gronda”; e non ‘Mai più in alto’, che è cosa diversa; meno precisa in questo caso qui. E, in aggiunta, non ‘mai più alto d’una gronda’, ma “d’una linea di gronda”.
    Appena dopo arrivano i “soprabiti sporchi di polvere di gesso”, e dunque almeno un poco “schiariti” da quel bianco di essa. Quei soprabiti sono efficacemente insieme agli “scialli neri” di “tutte le mie donne”. Non si tratta, in entrambi i casi, di abiti veri e propri. E’ qualcosa di più esterno e assieme riservato.
    A chiudere, di nuovo, sottintese, tornano le gronde, e le acque di “Marzo”. Stavolta però stiamo un poco più sopra di loro, delle gronde: stiamo sui tetti adesso. O meglio “nel primo vapore di marzo sui tetti.”
    Con “il primo vapore di marzo” che un po’ assomiglia alla “polvere di gesso”.
    E chissà se quegli scialli neri non sono le nere lavagne sulle quali il gesso ha scritto questa bella poesia di marzo.

    Adelelmo

    ad

    19 Marzo 2008 alle 6:37 am

  4. carissimo adelelmo
    ogni tuo gesto è una passione
    ogni tua parola luce del tuo spirito
    ogni cosa che fai e dici col tuo corpo
    assomiglia alla grazia, la porta
    grazie del dono d’essere venuto al goleto
    a farti incontrare da noi

    alfonso

    19 Marzo 2008 alle 10:06 am


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