SEMPRE PIU’ SOLA
Due giorni fa ne è partita un’altra. Un’altra amica che è andata a lavorare, a studiare, a fare ricerca altrove. Era triste, mi ha detto quasi vergognandosi: “mi pagano, mi danno un contratto, mi mettono a disposizione una biblioteca ed un laboratorio, non è incredibile?”.
So bene che la partenza, lo spostamento sono un dato necessario e positivo, nemmeno mi sogno di credere che la propria “realizzazione” debba o possa avvenire dove si è nati.Io stessa sono un’emigrante di ritorno, dopo anni altrove.
Tuttavia, le ultime tre persone che sono andate via ( tre in due mesi) avrebbero potuto, e voluto, occuparsi dell’ Irpinia, della loro terra, piuttosto che del Trentino, della Lombardia o della Toscana.
Perché, come ci siamo dette spesso, troppo spesso, ci sarebbe tantissimo da ricercare e da fare.
Mi sento molto sola, sempre più sola. Solo nell’ultimo anno sono andati via da quì cinque dei miei più cari amici,combinazione vuole che siano cinque storici, cinque archeologi bravi e capaci.Gente così piena di titoli nel suo curriculum e con così tanta esperienza nel proprio lavoro da non riuscire a trovare una adeguata collocazione in questa terra. ( “troppo qualificati”, quante volte, amici miei, ce lo siamo sentiti ripetere qui?). Gente che è arrivata ad Oxford, a Malibu, appena voltato l’angolo.
Questa terra non ci vuole, non vuole il nostro lavoro per lei, ci rifiuta, ci vomita fuori, le siamo come indigesti con questa nostra manìa di voler guardare sotto e oltre.
D’altronde, come molti mi ripetono, anch’io continuo a fare la spola tra questo luogo e la tentacolare metropoli e sono un’ipocrita perché penso, sempre più spesso, che finirò col ritornare nel ventre urbano ad occuparmi di ricerca, valorizzazione, conservazione di siti straordinariamente interessanti, molto, troppo conosciuti,ricchi di finanziamenti e di prospettive, ma che non mi appartengono, che non hanno il sapore pungente di questa terra,delle sue venature di argilla verdognola, delle sue mattinate azzurrine,dei suoi alberi (sempre di meno)disperatamente rivolti verso il cielo, della poiana che ieri ha accompagnato la mia ricognizione in solitario.
Perché qui “non ci sono soldi”, perché qui è tutto troppo precario, incerto, mai riconosciuto. Perché qui, ogni volta, è come iniziare daccapo.
Ieri ero in valle dell’Ufita per un seminario dell’università, le mie “allieve” mi dicevano che lì, da loro, giovani non ce ne sono quasi più, e che loro stesse, appena potranno, andranno via, ma che resterebbero, se avessero un minimo barlume di speranza.Ieri le ho incoraggiate, esortate a darsi da fare, ma oggi dico loro:
Andate via, ragazze, andatevene da questa terra, disperdetevi in lungo ed in largo e dimenticateci, dimenticate la durezza, il gelo dei -no-, degli impedimenti, delle speranze rinfocolate e poi deluse.
A voi, amiche mie partite, in bocca al lupo. Mi mancherete, mi mancate. Tutte, con la vostra intelligenza, i vostri sorrisi miti, i vostri sguardi austeri, da gente di montagna.
Forte è davvero, adesso, la tentazione di raggiungervi.
Elda
.
Elda,
la realtà prende il colore e la deformazione dell’ occhio di chi la guarda e guardandola,
la crea.
Per favore, sono figlia di emigranti laureati e partiti nel’ 50 , in carriera per lo Stato.
Mio padre non poteva chiedere sedi della Campania per regolamento e non si è mai lamentato.
Io stessa ho continuato a migrare per necessità e curiosità, non perchè mi offrivano posti altrove : sono andata a vivere e studiare altrove.
Punto.
Sono grata ai miei genitori che , arrivati ai miei 15 anni , hanno trovato che la piccola città di provincia dove avevamo fatto la prima tappa del viaggio (Frosinone) non avesse più nulla da offrire a noi ragazze per la nostra crescita e formazione….e ci siamo spostati a Firenze.
Per favore, c’ è tanto di vero in quello che dici, ma è solo un vero RELATIVO all’ occhio e al sentire di una parte degli esseri umani .
Tanto per buttarla , con una immagine ,sul piano antropologico: stanzialità e nomadismo, agricoltura e pastorizia e caccia…sono millenni ed in fondo sono sempre le stesse tematiche per il procacciamento utile alla sopravvivenza.
Ciao Teresa
HERA-Klescampania
15 Marzo 2008 alle 12:25 pm
Questa terra è da sempre matrigna con i suoi figli migliori .
E proprio perché sono tali, i figli, seguono le tracce del loro sapere, della loro onestà intellettuale della loro etica; queste tracce portano in quello che tu definisci “atrove”.-
Ma questo seguire i sentieri (anche sconosciuti) è sinonimo di un viaggio , che è sempre ricerca di buon auspicio, aperture verso nuovi orizzonti !
L’uomo è sempre in viaggio per fare nuove esperienze e non si deve e non si può disperdere , non può dimenticare i luoghi già segnati !
E’ davvero la lontananza fisica che ci lascia soli ??
Chi resta , in questa terra “infame” lotta e cade, si rialza, ricade, si abbatte ; poi ancora una volta si rialza perché vede davanti a sé un’Utopia , la costruzione di un nuovo senso sociale ed economico .
Chi va via, lotta anch’esso, cade si rialza ma forse non vede davanti a sé un ‘Utopia collettiva. !
Continueremo a parlarne, ora forse è il momento in cui si vuol restare un po’ a terra , tra la polvere e l’erba schiacciata.
Luca Battista
15 Marzo 2008 alle 12:32 pm
questo post avrei potuto scriverlo io, tanto si assomigliano le situazioni e le sensazioni. ironia della sorte – o forse no? – sono anch’io un’archeologa. e sono una che finora, bene o male, ha anche avuto la fortuna di occuparsi del proprio territorio. ma qui di lavoro non ce n’è abbastanza, non tanto da poter prendere casa per conto proprio, da poter programmare una vacanza o una famiglia. alla faccia dei ‘bamboccioni’ di padoa schioppa..
con cadenza drammaticamente costante vado in crisi anch’io e penso, mi convinco, mi attivo per andarmene. finora qualcosa mi ha trattenuto. ma non so dire se si è trattato di ottusa incoscienza o di fervore campanilistico. nè sono in grado di dire quanto durerà ancora. penso però che qualcosa si potrebbe ancora tentare, magari associandoci, lavorando insieme. spero di non apparire semplicistica, ma prima di gettare la spugna, voglio poter dire di averle provate tutte. mi farebbe molto piacere, in ogni caso, incontrarti di persona e chiacchierare un pò di archeologia e non solo.
angela stanco
15 Marzo 2008 alle 12:38 pm
Cara Elda, io abito a Brescia, ho due fgli: una ragazza di 24 anni e un ragazzo di 21, a Brescia il lavoro non manca però è quasi impossibile per i ragazzi lavorare e affittarsi una casa, i costi degli affitti sono altissimi e lo stipendio è misero e spesso, troppo spesso, temporaneo. Ma al di là del lavoro ci sono altre cose che ci portano lontani da dove siamo nati. Mia figlia si è laureata a 23 anni, due giorni dopo la laurea se ne è andata decidendo di vivere a Roma dove lavora e continua a studiare. Poteva restare qui, il lavoro lo avrebbe trovato l e la casa pure visto che a Roma la divide con altri ragazzi, ma non lo ha fatto. Penso ci sia oltre alla necessità reale del lavoro qualcosa d’altro che ci spinge a cercare nuovi orizzonti. Forse è il sogno di una vita diversa, forse il senso del viaggio inteso come ricerca, ricerca di un luogo ideale, forse siamo tutti gitani nell’animo, sempre alla ricerca di un luogo altro, di un popolo altro, di nuovi orizzonti. Forse tutti a una certa età strappiamo a morsi le radici he ci legano alla terra nella speranza di spiccare il volo, di essere come gli uccelli.
La tua tristezza la provai anch’io tanti anni fa quando a uno a uno i miei amici partirono e io quando partii non ero triste sebbene amassi ogni sasso del mio paese. Soltanto poi, soltanto quando gli anni fanno il loro dovere, ti chiedi se non sarebbe stato meglio restare, perchè la vita alla fine è la stessa vita di sempre in qualsiasi luogo tu vai a cercarla, e a me che sono partita mi mancano i sassi, i vicoli stretti, i gatti stesi al sole del mio paese e a chi è restato manca ciò che crede avrebbe potuto essere.
Siamo ciò che vorremmo fosse e ciò che vorremmo fosse stato, tesi tra passato e futuro in cui il presente si annoda. Ciao Lucia
lucia
15 Marzo 2008 alle 1:54 pm
@Tutte
grazie, il senso di solitudine non passa così facilmente, ma si attenua. la rabbia è forte. ma, come sempre, ogni giorno, ogni singolo giorno, guardo fuori, per dirla con i Casino Royale. Ancora grazie.La partenza per scelta è cosa ben diversa da quella per negazione, per rifiuto, per chiusura.In ogni caso, questa terra perde pezzi ed occasioni, ad ogni giovane partenza.
@Lucia
quello che mi hai scritto mi ha emozionata. moltissimo.non sono triste per loro che partono, per me che faccio il treno elastico, sono triste perché vedo tante possibilità perdute.
@Teresa
cara Teresa, la mia solitudine è mia, e di nessun altro, non sono mai stata un essere stanziale, non auguro a nessuno una vita di stenti e di umiliazioni quì, nella sua terra. Ma certe persone-con la loro giovinezza, il loro entusiasmo, la loro tenacia- mi mancano e, ne sono certa, col tempo mancheranno anche all’Irpinia, per ciò che avrebbero potuto darle.Oggi a Napoli è quasi estate, andrò vicino al mare, per ricordarmi di quanto sia meraviglioso partire.
@Angela
farebbe molto piacere anche a me parlarci un pò. so bene, anche se non ti conosco, che finiremmo per fare progetti e nemmeno per un attimo ci piangeremmo addosso.
vediamoci, appena possibile.ti abbraccio forte.
Elda
eldarin
15 Marzo 2008 alle 2:51 pm
oops!
@Luca
hai ragione tu, Luca, lo so bene. così come hai ragione quando dici che questo è il momento di stare tra la terra, nella terra.
ti abbraccio
elda
eldarin
15 Marzo 2008 alle 2:53 pm
@teresa
…ti meraviglieresti se, conoscendomi ( e spero che accadrà), sapessi quanto la tua storia di famiglia assomigli alla mia.
le tue parole, dietro i “Punto” ed i “Per favore”, mi spronano a guardare fuori.
grazie, quindi, grazie per questo terzo ( o quarto o quinto) occhio che mi regali ogni volta.
elda
eldarin
15 Marzo 2008 alle 3:00 pm
Giovani? Archeologhe? Irpine?…ma cosa aspettano, che partano quanto prima, facciano la loro esperienza, consolidino le conoscenze acquisite, diventino abili professioniste e ritornino in irpinia a dare addosso a chi pur non capendo un tubo, decide del patrimonio archeologico irpino. E diamine, non c’è da pensarci troppo!!!
Mica si parte per l’altro mondo.
In bocca al lupo.
maria rosaria
15 Marzo 2008 alle 4:20 pm
Cara Elda, care amiche,
mi dispiace ma non vi seguo su questa linea del partire, del viaggio, del realizzare i propri sogni altrove (oppure qui, che fa lo stesso).
Mi dispiace perchè manca al vostro ragionamento “la storia”.
Manca l’idea di fondo che siamo in un’epoca di “post-progresso”.
Non deve “arrivare” niente che non sia già “venuto”.
A me non interessa parlare con un giovane (oppure un vecchio, che fa lo stesso) che cerca le stesse cose che cercavano “quelli di prima”. Non mi interessa, nel senso che non suscita nessun particolare interesse in me. Può fare quello che vuole, è assolutamente neutro (per me, naturalmente).
Se le persone, in Alta Irpinia, oppure nel “nord est” italiano, o a Los Angeles, oppure a Pechino, o dove vi pare, non cercano cose nuove, intendo un progresso nuovo che metta in discussione quello passato (senza buttare tutto a mare del vecchio, ovviamente), per me letteralmente e “cinicamente”, “non esistono”.
E poco importa se le persone che cercano la realizzazione senza porsi il problema decisivo del “nuovo progresso” diventino barboni, professionisti integrati o premi nobel (naturalmente con un pizzico di simpatia in più verso i barboni da parte mia).
Non c’è tempo da perdere con persone che guardano “indietro” oppure “altrove”.
Fatta salva la ricerca del nuovo ovunque e non necessariamente nel posto in cui uno è nato, il problema decisivo è sempre questo, oggi: quale prezzo si è disposti a pagare per il passaggio a un “nuovo progresso”?
Ecco, io mi preoccuperei di fare questa domanda, a me stesso e agli altri.
Indipendentemente dalle scelte “geografiche” di vita, c’è un prezzo da pagare ovunque.
In Alta Irpinia il prezzo forse è più salato. Ma è salato, in modo diverso, ovunque.
Ecco perchè tutti devono sapere le cose come stanno.
E non c’è quindi piagnisteo che tenga, con tutto il rispetto per il dolore anche quello più infantile.
Qui, in questo pezzo di Irpinia, lo stato delle cose è questo, più o meno:
1) è una terra di emigrazione di antica data, e ancora oggi non solo non è riuscita a bloccarla ma è addirittura ripresa a un ritmo preoccupante.
2) è una terra che non conosce molta “autonomia” se non eccellenze individuali che non riescono quasi mai ad essere esplosione collettiva (esempi: qui si critica il politico di turno, ma solo per mettersi “sotto” un altro mai per ricercare una strada “autonoma”; oppure qui si critica un potere ma non per crearne uno alternativo e nuovo, se mai per mettersi “sotto” un altro potere; e si potrebbe continuare con altri esempi).
Che fare, dunque?
Qualsiasi cosa, anche andarsene, perchè no?
Ma chi resta deve sapere che, se non è un imbroglione, ha da pagare dei prezzi per la libertà e il cambiamento autentico.
C’è una lunga strada davanti a noi fatta di lotta per l’autonomia delle persone e per l’autonomia del territorio.
A chi interessa (intendo: a chi interessa stare qui), c’è un’unica cosa da dire: si dia da fare.
Forse è il caso che si ricominci a parlare del “Nuovo Municipio” da costruire (nuove istitruzioni) e di una nuova “piattaforma” (viva il linguaggio degli anni 70) per il “nuovo sviluppo” del nostro territorio.
Con affetto
Michele Fumagallo
micheless
15 Marzo 2008 alle 4:59 pm
carissima elda
verrebbe da sbattere tutto e da non starci
di urlare rabbia. ma non risolveremmo.
siamo sempre più soli?
certo, questa è l’impressione, quella epidermica
quella che a volte ci penetra nelle ossa
e ci infiacchisce. ma noi non siamo soli.
non credere che la cp non sia niente.
non ti accorgi di averla scoperta?
non ti accorgi di quest’osteria telematica
dove non per curare le nostre solitudini ci incontriamo
ma per pensare, comunicarci, stare insieme
nella percezione che si può riuscire a stare qui
non come statue di sale, ma come contemplativi, come monaci che hanno trovato stabilità, un valore che faccia pensare
che non si è soli, anche se fisicamente intorno non si vede nessuno.
troppi titoli? questa terra non ci vuole?
i titoli sono di una persona di questa terra, le sue medaglie al valore
questa terra non ci vomita, ci vuole (vi vuole)missionari altrove.
non vi sembra di andare altrove ad annunciare che anche in irpinia
c’è gente che vale, e che pecriò feconda il resto del mondo?
alfonso
15 Marzo 2008 alle 6:48 pm
ho lasciato alcune osservazioni sulla tua donna di pietra.
alfonso
15 Marzo 2008 alle 6:48 pm
a proposito di emigrazioni e lavoro vi invito a leggere il mio ultimo post:
http://dottorantonioromano.wordpress.com/2008/03/15/le-multinazionali-nelleconomia-mondiale-compresa-quella-italiana/
Spero sia di vostro gradimento.
a presto
AR
Antonio Romano
15 Marzo 2008 alle 10:20 pm
Torno adesso da un altro passaggio fatto in un altro paese irpino Carife, dove ho camminato ancora accanto quest’idea forte di un Laboratorio Democratico per l’Irpinia, con Franco Arminio.
Si è parlato di memoria e del museo mai aperto, il museo che potrebbe cantare il Bennato rockettaro, il museo che non c’è, come l’isola di Peter pan. Abbiamo visto anche luoghi incredibii della nostra storia profonda ed intima, luoghi archeologici milennari, protetti da una quercia “monumentale”.
Ma ho anche ascoltato ancora lamentazioni, sconfitte brucianti, persone anche di alto profilo rizelate ed abbattute .
Ho detto che il Museo archeologico di Carife, da solo non genera economia ma ho detto pure che i MUSEI DELL’IRPINIA riconfigurano senso e restituiscono valori se sono un tuttuno !
Elda , credimi, sei stata con me nei miei pensieri di fronte alla porta chiusa del museo fasullo e questa notte connettendomi al blog, ho sentito il calore del tuo abbraccio. !
lucabattista
16 Marzo 2008 alle 12:36 am
@Michele Fumagallo,
gentilissimo, sono profondamente d’accordo con te, riguardo al “darsi da fare”, ma, forse, a questo punto, è bene che ci si chiarisca. Qui o altrove, da soli od insieme agli altri, la questione resta la stessa: quanto siamo disposti a rischiare realmente, in termini di autonomia, di scelte, di decisioni? ben vengano le nuove istituzioni, se a realizzarle sono le persone, tutte, nella loro diversità, piagnistei compresi (ma il mio era un lamento e non un piagnisteo…).
io sono qui, con ciò che sono e con ciò che so fare. pronta a mettermi in moto ed a fare ancora di più. ogni giorno.
eldarin
16 Marzo 2008 alle 3:25 pm
Riprendo e cito testualmente dal post di Antonio Romano:
“Il ruolo fondamentale del Pubblico deve essere di garantire in maniera efficiente senza sprechi il coordinamento delle diverse attività ed inoltre la credibilità e la serietà del processo stesso messo in atto. Ecco perché il ruolo delle Regioni diviene quello di interlocuzione e di promozione dei territori sulla scena internazionale. Il Sud non può e non vuole neanche essere la terra del Turismo.
Vuole essere la terra del lavoro e della produzione, in un’epoca caratterizzata dalla sua smaterializzazione e dove la differenza nella Ricchezza delle Nazioni, per citare Adamo Smith, è fatta dal livello di modernità e competitività delle aziende presenti su un territorio.”
Riflettiamo seriamente, però, su quali siano le effettive possibilità di sviluppo e, quindi, di lavoro, in questa parte di Sud. Partendo, per come la vedo io,dall’idea di Michele Fumagallo di “nuove istituzioni” e di “nuova Municipalità”.
eldarin
16 Marzo 2008 alle 4:03 pm
@Elda, Michele e tutti/e, in breve.
Apprezzo lo sguardo politico e storico di lunga data di Michele, ma io parlo solo da un punto di vista egoistico, di esperienza e storia individuale.
Soprattutto c’è un prezzo da pagare alla vita in termini di disagio e sofferenza etc etc che possiamo e dobbiamo incontrare ovunque.
I buddisti , che hanno una passione analitica per i numeri, dicono che ci sono OTTO Preoccupazioni Mondane che ci impediscono di praticare la via della evoluzione spirituale.
In sintesi :
*aspettativa- speranza del piacere // timore-paura del dolore
*aspettativa-speranza del guadagno-vincita //timore-paura della perdita
*aspettativa/speranza della lode// timore-paura delle critiche e del biasimo
*aspettativa/speranza del riconoscimento // timore-paura di essere ignorati
A livello personale ,ognuno di noi può applicare queste otto preoccupazioni alla sua relazione con la Societas e con l’ Altro da sè…
Io sono immersa in questo pantano e so benissimo che non ha niente a che vedere con il luogo dove vivo, ma con la vita che faccio e che mi arriva da fuori e scelgo da dentro.
Con simpatia Teresa C.
HERA-Klescampania
16 Marzo 2008 alle 5:32 pm
…nonostante tutti questi anni, nostante un lavoro sicuro, nonostante gli affetti, la mia nuova città, conto i giorni, come ai tempi dell’università, che mancano per tornare a casa. …eppoi non si arriva che si riparte con il cuore in mano, con un mix di rabbia e malinconia. Sì dopo tutti questi anni è un dolore ripartire dalla mia terra, la stessa terra inclemente che mi ha obbligata ad andar via… Ti abbraccio con l’affetto di sempre e spero di vederTi presto.
pat
pat
16 Marzo 2008 alle 10:08 pm
patrizia! non immaginavo di ritrovarti qui! ti abbraccio forte forte anch’io e ti voglio sempre, ma sempre, un mondo di bene!
la tua amica
elda
eldarin
16 Marzo 2008 alle 11:36 pm
@alfonso
non ho trovato nulla riguardo al commento che mi dicevi di aver scritto sulla donnadipietra.
puoi inviarlo di nuovo?
grazie mille
elda
eldarin
16 Marzo 2008 alle 11:42 pm
Carissima Elda,
hai fatto bene a correggermi sul lamento (touché, dicono i francesi), anche se io voglio sgombrare il campo da un possibile “moralismo” di cui posso sembrare prigioniero. Lungi da me qualsiasi moralismo sulle persone, ti assicuro.
La verità, Elda cara, è che io non riesco più a discutere con le persone se esse vivono “al di fuori della storia”.
Se esse non si pongono il problema del passato, del che fare nella nostra epoca, del che fare del progresso fin qui avvenuto, eccetera.
Esempio. Se io dovessi dire a un giovane di fare le stesse cose che hanno fatto i loro padri o i loro nonni, non me la sento. E non me la sento, non solo perchè già in passato l’ho pensata diversamente, ma perchè semplicemente “non ci credo”. Cioè non credo al vecchio modello di sviluppo. Penso che il futuro si parerà davanti a noi in termini positivi soltanto se ci libereremo della parte negativa del passato.
Potrei portare tanti esempi sui cosumi del passato da correggere o liquidare. Non mancherà la discussione tra di noi su questo argomento.
Così come non mancherà la discussione sulle classi dirigenti nei nostri territori, prigioniere del proprio tornaconto e incapaci di guidare alcunché.
Con affetto
Michele Fumagallo
micheless
17 Marzo 2008 alle 1:20 am
alfonso said, on Marzo 10th, 2008 at 9:07 am
a prima vista anche a me dava l’impressione di una sovrapposizione della testa al torso.
ma ci sono corrispondenze significative non solo per il materiale, che da qui sembra lo stesso, ma tra le linee del collo e delle spalle e, se non vedo male, del petto.
in più l’espressione del viso ben si adatta alla postura del corpo.
la materia sembra poi trattata allo stesso modo, le stesse levigature e la stessa porosità.
la sproporzione delle mani con il volto non è un dato significativo, potrebbe rientrare nel canone stilistico di quel periodo.
alfonso said, on Marzo 10th, 2008 at 12:28 pm
dal punto di vista grafico il volto mi ricorda parecchio da vicino alcune sculture di modigliani.
dimenticavo nella considerazione precedente di dire che anche l’usura della pietra (tra testa e busto) sembra la stessa
alfonso said, on Marzo 10th, 2008 at 12:30 pm
il copricapo è vicino a quello egiziano indossato da nefertiti
non mi soffermerò più a osservare, per evitare altre cavolate
alfonso said, on Marzo 10th, 2008 at 12:32 pm
solo un’ultima cosa. credo vadano studiate le mani, la loro posizione, intendo.
sono di certo simbolo di qualcosa.
vedi sul tema GESTO ED ESPRESSIONE dei Dizionari dell’Arte di ELECTA
alfonso said, on Marzo 10th, 2008 at 4:58 pm
non era l’ultima, ma la penultima (al momento).
non si vede bene la postura della mano sinistra. la mano potrebbe tenere qualcosa o essere poggiata su qualcosa.
potrebbe essere una sposa. in tal caso mancherebbe un pezzo: lo sposo.
alfonso
18 Marzo 2008 alle 8:37 am