BIOPOLITICA
Casus Virus “BioArminicusTristis”
LO SPIRITO DELLA TRISTEZZA E LA BIOPOLITICA
Un po’ di tempo fa arrivò la tremenda notizia del rischio di una pandemia, il virus dell’influenza aviaria, e le autorità sanitarie ci invitavano a vaccinarci tutti. In questo caso io non lo farò. Questo messaggio allarmistico e ambiguo diffuso dalle autorità sanitarie e dai vari esperti intervistati dai media, avviava una campagna in certi casi fortemente allarmistica. Il così detto “virus dei poveri polli”, che pare non si trasmetta da essere umano a essere umano, ma solo da polli a polli (?) aveva causato la morte di cento persone su cinque miliardi di persone (paesi orientali). Quindi se diventi pollo rischi di morire ma se ti mangi il pollo non muori? Mah! Quando ho posto all’attenzione della Comunità Provvisoria il rischio “pandemoniaco” del virus “BioArminicusTristis” spero di non avervi arrecato danni e paure inutili, ma sinceramente continuando a leggere i post e i comments ho registrato segnali “anamnesici” preoccupanti sul (possibile) livello di contagio all’interno della nostra Comunità di questo virus e della sua velocità di diffusione. Certo il tutto va confermato da un minimo di indagine clinica del sangue ma non volendo sottoporvi tutti ad inutili prelievi di sangue (come un vampiro) vi informo però che camminando sotto le pale, come ci invitava a fare Franco (l’altra sera ho dato una capocciata sotto una di queste e mi sono tagliato un orecchio), incontro sempre più Donne e Uomini della Comunità senza speranza. E qualcuna trascinata dal risucchio del vento se ne vola anche via lontana. E’ vero, lo dicevo prima che su cinque miliardi e mezzo di persone cui è costituita la popolazione mondiale orientale colpita dal “virus dei poveri polli”, solo cento persone si erano ammalate della “aviaria”, ed in proporzione potrebbe risultare che solo “uno di noi” sia stato colpito dal virus. Il problema, come nel caso della aviaria, è comprendere chi lavora a strettissimo contatto con il “portatore” del virus, come nel caso di chi lavorava a stretto contatto “dei polli” negli allevamenti intensivi e che è morto per prima, compreso il portatore “sano” (?). Mah! Nella sostanza dovremmo isolare il virus per evitare la diffusione. Il virus “BioArminicusTristis” credo che si stia diffondendo in maniera più veloce di quello “dei polli” ed in maniera diversa rischia pure di essere molto più letale per la nostra Comunità Provvisoria. Per fortuna che molti di noi già stanno frequentando l’Ambulatorio di Coccole del Prof. Sproloquio e già stanno cambiando il loro nome e ritornando ad essere bambini (i bambini hanno un sistema immunitario più forte e resistono meglio a questo ceppo di virus).
L’altra cosa che mi preoccupa è che rischiamo anche di ricevere una scomunica dall’Abate Antonio il quale mi pare che ci invitava a costruire una comunità provvisoria che si prendesse cura di tutte le tristezze. Almeno cosi mi era parso di sentirlo parlare una volta. Anzi rivolgendomi a lui direttamente gli chiedo come sia possibile che anche dopo l’ultimo “pellegrinaggio” all’Abbazia del Goleto, non siamo riusciti a sorreggere i fratelli e le sorelle comunitarie e suggerire loro di non rattristarsi più di tanto della loro condizione perché la tristezza del mondo è sempre inferiore alla singola di ognuno di noi. Caro Abate Antonio dovresti agire anche tu come me, come un medico sapiente, inviando, in qualità di amici fidati dei Monaci esperti e prudenti che inavvertitamente confortino tutti i fratelli e gli abitanti della Comunità Provvisoria, che già vacillano sotto i primi sintomi del virus, spingendoli (tutti) a un’umile riparazione, incoraggiandoli perché “non siano sommersi da eccessiva tristezza”; pensare positivo aiuta il sistema immunitario. Lo so questa pandemia di tristezza è di natura virale e forse è stata causata anche da qualcuno che ha avanzato delle pretese assurde “leggere qualche poesia e raccontarci storie fantastiche” mortificando qualche fratello sprezzantemente. Ma, Egli, anche se vuole respingere queste richieste inopportune in un momento cosi triste e difficile per lui e la comunità lo dovrebbe fare con maggiore ragionevolezza ed umiltà. Soprattutto dovrebbe essere più umile e se non può concedere quanto gli è stato richiesto, dia almeno una risposta gioiosa perché ho letto anche sul vangelo da qualche parte che: “Una buona parola vale più del migliore dei doni”.
Questo virus “BioArminicusTristis” ormai, pur non volendo essere allarmista, se no rischio di farvi venire anch’io un’altra malattia “VirusProfagusTristis”, credo che stia producendo danni notevoli al nostro “corpo comunitario” perché non ci permetterà più di dedicarci a praticare la speranza, il sogno, il desiderio di rinascere anche se “provvisoriamente”.
Comunque ieri abbiamo fatto un’incontro importantissimo a Flumeri. Hanno partecipato esperti di tutto il mondo (Ariano Irpinio, Vallesaccarda, San Gesualdo, Grottaminarda ecc.) e rappresentati istituzionali della Protezione Civile. Gli esperti Biologi, Farmacisti, Psicologi, Archeologi, Mierech, Ausiliari, Mast Elettrauto, Meccanici Quantici, Fisici – e che “fisici”! -, Clown Scemani, Musicisti, Sociologi Vaghi, Maghi e Maghesse Certe, a conclusione del consulto hanno deciso di avviare una ricerca BioPolitica per isolare il virus e attenuarlo.
L’obbiettivo della ricerca è trasformare, attenuandolo, il virus “BioArminucusTristis” in “TristisBenignusGioiosus”.
L’equipe di esperti è già al lavoro.
. Enzo Maddaloni / nanosecondo.
Sorge un’ immagine.
Il direttore del circo si accorge
attonito
di aver ingaggiato solo
Pierot con la lacrima
per il suo circo.
E stupefatto, li frusta.
T.C
HERA-Klescampania
17 Marzo 2008 alle 9:53 pm
scusa hera, frusta chi? il complemento oggetto non è identificato dal periodo
precedente
sergiogioia
17 Marzo 2008 alle 10:48 pm
LI frusta.
Frusta i Pierrots, con due R e la S al plurale.
P.S.
Ci sono le infezioni emotive e ci sono i periodi dove i tristis prevalgono sui ridens.
ma poi la ruota gira .
HERA-Klescampania
18 Marzo 2008 alle 12:39 am
c’è un equivoco.
io sono considerato un tipo allegro e belpoliti sull’espresso parla di me come del più grande scrittore comico che c’è in Italia.
e tutto torna, considerando che la comicità viene sempre dalla disperazione….
f.a.
comunitaprovvisoria
18 Marzo 2008 alle 12:21 pm
adesso vi racconto un’altra storia……
Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza
d’ospedale. Ad uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul
letto per un’ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei
fluidi dal suo corpo.Il suo letto era vicino all’unica finestra
della stanza.L’altro uomo doveva restare sempre sdraiato.
Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per
ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro
case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che
avevano fatto.
Ogni pomeriggio l’uomo che stava nel letto vicino alla finestra
poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di
stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra.
L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole
ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le
cose e i colori del mondo esterno.La finestra dava su un parco con un
delizioso laghetto.
Le anatre e i cigni giocavano nell’acqua mentre i bambini
facevano navigare le loro barche giocattolo.Giovani innamorati
camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c’era una bella
vista della città in lontananza. Mentre l’uomo vicino alla finestra
descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l’uomo dall’altra
parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. In un
caldo pomeriggio l’uomo della finestra descrisse una parata che
stava passando.Sebbene l’altro uomo non potesse vedere la banda,
poteva sentirla.Con gli occhi della sua mente così come l’uomo
dalla finestra gliela descriveva.
Passarono i giorni e le settimane.
Un mattino l’infermiera del turno di giorno portò loro
l’acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell’uomo
vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L’infermiera
diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il
corpo. Non appena gli sembrò appropriato, l’altro uomo chiese se
poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra.
L’infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene,
lo lasciò solo.Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un
gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno.Si sforzò e si
voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicino al letto.
Essa si affacciava su un muro bianco.
L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto
il suo amico morto a descrivere delle cose cosi meravigliose al di
fuori da quella finestra.L’infermiera rispose che l’uomo era
cieco e non poteva nemmeno vedere il muro.
‘Forse, voleva farle coraggio.’ disse.
(questa storia non l’ho scritta io!) ….Nanosecondo
Enzo Maddaloni
18 Marzo 2008 alle 1:49 pm
Splendida storia.
Teresa
HERA-Klescampania
18 Marzo 2008 alle 5:17 pm