MURO del SUD
il nostro muro non è ancora caduto. / è il muro della diffidenza con cui i nostri paesi guardano ai loro figli migliori. / la comunità provvisoria è nata per abbattare questo muro, per dare valore a chi sta qui senza aspettare che il riconoscimento arrivi da lontano. / questa è la nostra politica.
armin
Prigionieri del non voler comprendere, ostaggi di se stessi.
ant
ant
17 Marzo 2008 alle 8:18 pm
Caro Franco,
hai fatto bene a mettere il dito sulla piaga del “muro del sud”.
Ciascuno di noi deve fare il possibile per far crollare non solo il muro della diffidenza (prima tappa, e ovviamente fondamentale), ma anche il muro che noi stessi ci siamo costruiti “dentro di noi”.
Non so, ma a volte mi viene di pensare che ci sia una sorta di iattura che
avvolge le nostre cose, che impedisce che i nostri impegni producano i frutti sperati, che ci fa tornare sempre indietro quasi a mò di fatica di Sisifo.
E’ un pensiero, naturalmente, “colpevole”. Perchè non è assolutamente vero che ci sia una iattura. C’è invece un lungo (parlo di lunghezza come profondità di veduta, non come tempo) lavoro da fare.
Bisogna munirsi di una piccozza forte. E cominciare a demolire il muro.
Il muro della diffidenza, certo.
Il muro della sfiducia in se stessi (se solo sapessimo, tutti, quanta energia c’è in una persona, pronta a esplodere).
Il muro dell’ignoranza a partire da quella del nostro territorio (”chi non fa l’inchiesta non ha diritto di parola” si diceva una volta).
Questa cosa curiosa che si chiama Comunità Provvisoria può provarci a demolire il muro?
Vedremo.
Intanto è un bene aver la demolizione di quel muro in cima ai nostri pensieri.
Con affetto
Michele Fumagallo
micheless
18 Marzo 2008 alle 11:06 am
caro michele
a giudicare dalla scarsità dei commenti mi pare che il problema non sia avveritito.
io penso che se già qui fossimo tutti convinti il muro sarebbe già caduto.
c’è una mancanza di convinzione in molti, questo è il problema.
comunitaprovvisoria
18 Marzo 2008 alle 12:18 pm
Caro Franco,
è quel che ho chiamato “muro che noi stessi ci siamo costruiti dentro di noi”.
Ma non c’è nessun problema. Il positivo e il negativo accadono sempre quando uno meno se l’aspetta.
Se vogliamo costruire una grande cosa, se vogliamo che questa Comunità Provvisoria sia una grande cosa, basta avere fiducia.
Demolire “il muro” con determinazione, questo è il nostro compito.
Il resto…
Con affetto
Michele Fumagallo
micheless
18 Marzo 2008 alle 5:50 pm
Franco e Michele,
mi soffermo solo ora a riflettere in chiare lettere!dopo aver scorso il post più volte .
In effetti, da qualche giorno,stiamo parlando intorno ai temi della individuazione e della non accettazione del comportamento del singolo su vari post.
Il muro della diffidenza è storia antica per gli uomini, dentro e fuori l’ Irpinia, rinforzato dal vecchio adagio “nemo propheta in patria”.
Però Il muro esiste :é un muro dentro , più che un muro del sud …per la mia esperienza.
è un muro fuori : quello gestito dalla collettività per E-scludere tutti quelli che dimostrano di pensare con la propria testa, sentire con il proprio cuore, agire al di fuori delle leggi non scritte del collettivo.
Il Sud rinforza : i volti degli uomini(e donne ) diventano maschere fisse , guai a togliersele, guai a fare un movimento scomposto, guai a osare parole maldestre , parole cafone, parole poetiche.
Ma voglio rassicurarvi . non è un problema del Sud , il muro dentro e il muro della diffidenza.
Il muro della diffidenza è palpabile tutti i giorni, tutte le volte che parlio/iamo sul piano logico/razionale…i
Una fatica , mica solo il dito nella piaga !
per ora, silenzio ……..
Teresa C.
HERA-Klescampania
18 Marzo 2008 alle 9:11 pm
E bastaaa!!!! Bisogna sempre generalizzare, dire sempre che i mali qua, sono ovunque. Qui non si tratta di essere diffidenti, si parla della nostra terra!!! Io sono orgoglioso che un irpino tenta di farsi onore, qua o altrove. Sono anche fiero di sapere che altrettanti si distinguono in capacità, (potrei fare un elenco lunghissimo) in tutto il mondo. Ma lo voglio gridare ai sette venti. Se si vuole non cè muro che tenga. Non si tratta di diffidenza, ma di volontà.
ant
ant
18 Marzo 2008 alle 10:50 pm
Ant,
ti dirò la verità: il tuo muro non mi piace proprio.
e non generalizzo, quando lo dico.
Teresa C , in persona
HERA-Klescampania
20 Marzo 2008 alle 11:30 pm
Teresa C. grazie per esserci,
e per tutto il bello che leggo sempre nelle tue parole,
non ho la pretesa di dover piacere a qualcuno, e nemmeno vorrei offendere alcuno.
per natura non alzo muri, a me piace sempre tutta l’apertura possibile.
ricordo che:
Una volta, un vecchio contadino, mio amico mi raccontò che, sperso fra i colli e i monti,
c’era un paese dove regnavano la pace e la serenità. Le case erano piccole, la piazza piccola.
Di grande c’era il cuore della gente. Era abitato da poche persone, molto in là con gli anni e ricche di saggezza.
Vivevano dei frutti della terra, di fede, di sorrisi e di speranza.
I giovani erano andati a lavorare lontano e non erano più ritornati.
Il mio amico mi consigliò di partire all’alba per godere tutta la luce del giorno,
fin quando il sole sparisce oltre le vette nel suo cammino verso il mare.
Arrivai di prima mattina. L’aria aveva un profumo particolare, il cielo un’ altra chiarezza, la vita un’altra voce.
Era maggio. La natura splendeva di colori, nei campi seccava l’erba tagliata che poi diventava fieno per l’inverno.
Il paese era attraversato da tante stradine di sassi che correvano fra le case vecchie, ma ordinate.
I suoi abitanti vivevano di poche cose; era tutto il loro mondo.
Io ero venuto a cercare il silenzio e un po’ di serenità.
“Vivere qui è come essere ai confini del regno di Dio.”
Ed è questo che conta più di tutto per me.
Poi se vogliamo fare altri discorsi,
l’importante sarà ascoltarsi.
antonio luongo (fornaitec (chiocciola) virgilio(punto)it
antonio luongo
21 Marzo 2008 alle 1:13 am
Grazie a te Antonio Luongo ,
per la tua presenza semplice e il tuo occhio fotografico.
Volevo risponderti via mail, l’ ho registrata insieme al sito…poi stamani ho scelto la via del blog.
Ora ho da fare.Più tardi, forse, forse, inserirò un augurio od una riflessione, non ho ancora deciso.. Ciao Teresa
HERA-Klescampania
22 Marzo 2008 alle 11:15 am
@ tutti,
ancora un giro intorno al muro e fra le pietre del muro .
Riferisco approssimativamente da un recente gruppo di lavoro di P.Quattrini.
“Nell’ ottica della logica relazionale , il muro è costruttore di senso tra il dentro e il fuori…se non ci fosse un muro a salvaguardarlo, non si potrebbe creare e custodire un giardino così bello …il muro è limite , ma anche luogo di relazione, di incontro e di identità”.
HERA-Klescampania
22 Marzo 2008 alle 7:25 pm