COMUNITA’ PROVVISORIA . paesi .. paesaggi … paesologia

comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella

Quaranta anni fa il 68… (parte prima)

con 10 commenti

asiciliano-il-tarpatore-1989_.jpg

Cari amici,  forse vale la pena spendere qualche parola sulla rivolta di 40 anni fa.

La discussione sul Sessantotto, come del resto su tutte le date storiche, racchiude in sè notevoli dosi di manipolazione. Quella ribellione, però, ne ha subìto un po’ più di altre, a dimostrazione che ciò che avvenne allora continua a far paura a una varietà di ceti e persone che vanno dai conservatori e reazionari più incalliti ai cosiddetti “progressisti” spesso protagonisti di quel periodo ma in vena più di altri di pentimenti e revisioni storiche.

Cosa avvenne in sintesi, 40 anni fa?

Avvenne in qualche modo l’ “uccisione” (metaforica, ovviamente) dei padri da parte dei figli che non riconoscevano nel progresso fin lì avvenuto le promesse di cambiamento insite nell’antifascismo. Praticamente un’intera generazione ricordò a quella precedente che le cose non andavano come si doveva. Che l’antifascismo era spesso di maniera e non praticato come cosa viva e vitale nella politica di tutti i giorni. Che il progresso era pieno di ineguaglianze. Che c’era un intero mondo da abbattere fatto di valori ipocriti e repressioni di vario tipo, da quella sessuale a quella  culturale. Che tutta l’impalcatura politica era sorretta da logiche legate a filo doppio alla mancata “rivoluzione”: al cambiamento radicale della macchina statale, che molti si aspettavano dopo la caduta del fascismo, fu messo infatti un freno negli anni immediatamente dopo la guerra.

L’intera società italiana subì uno scossone in tutti gli ambiti importanti della vita civile, dalla scuola alle fabbriche, dalle famiglie alle professioni. Nacquero allora i nuovi diritti di cittadinanza che, soprattutto nell’ “arretrata” Italia, dovevano produrre cambiamenti epocali.

Che lezione trarre da quegli avvenimenti? Ne citerò per ora soltanto due, sperando che il dibattito tra di noi ne faccia venir fuori altre.

La prima è che nessuna società muta considerevolmente e in profondità senza le “rivolte” generazionali. Senza i giovani che “uccidono” (metaforicamente, si intende) i padri, è difficile immaginare un cambiamento all’altezza dei compiti che la storia richiede. Non solo. Ma spesso il rischio (che viviamo oggi, e non soltanto come rischio ma praticamente come cosa acquisita) è quello di avvolgersi in una spirale senza fine di ripiegamento pericoloso su se stessi, quell’ “ingolfamento” della storia di cui abbiamo tante volte parlato sul nostro blog.

La seconda è che il Sessantotto fu praticamente la prima grande rivolta dopo quella dell’antifascismo, ma anche l’ultima grande rivolta in qualche modo “legata al passato”. Cosa voglio dire? Che era del tutto dentro la “richesta”, la “lotta per avere”, la “lotta contro l’ineguaglianza” (perchè a quelli sì e agli altri no). Oggi sarebbe impossibile una ribellione con tali motivazioni. Ma non perchè esse abbiano perso di significato e valore. C’è ancora la diseguaglianza, anzi è più forte di prima; c’è ancora la povertà anche se nascosta dal “benessere”. Quello che invece è irrimediabilmente mutato è l’approccio alla realtà del benessere. La scoperta che la questione non è soltanto di distribuzione della ricchezza ma anche di rifiuto della stessa per i danni che ha prodotto, ha messo con le spalle al muro molti. L’ingolfamento della storia, il futuro che non c’è più all’orizzonte, dipendono da questa mancata presa d’atto del malessere prodotto dal benessere. Si vuole a tutti i costi essere col viso rivolto all’indietro. A tutti i costi dire che il progresso è “quello di prima”. A tutti i costi negare l’evidenza di una ricchezza devastante per molti aspetti: per l’ambiente, per la salute delle persone, perchè lega morbosamente alle cose e quindi “aliena” dai rapporti umani, per lo sfruttamento sul lavoro che invece di diminuire aumenta sempre di più.  La mancata presa d’atto che nel nostro mondo la lotta non è più solo “per avere” ma anche “per rifiutare” produce questo sbandamento, un’oscillazione paurosa dall’ottimismo più idiota alla depressione più nera.

Ci vorrebbe, certo, per uscire da una situazione simile, un “nuovo sessantotto”. Ma con quali motivazioni? Con quali ideali? Con quale visione del futuro?

Con  affetto

Michele Fumagallo

.

in copertina, Angelo Siciliano, Il Tarpatore (1989)

.

Written by comunitaprovvisoria

21 Marzo 2008 a 9:13 pm

10 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. alle spalle abbiamo tutti un passato. di fronte, se non vagheggiato, un vago futuro.
    al nostro passato tutti voltiamo le spalle. davanti vaghiamo con gli occhi, se qualcosa ci attraversa lo sguardo.
    può essere questo, carissimo michele, che ci manca oggi. ci manca una visione da realizzare, ci siamo abituati al terreno che sentiamo sotto ai piedi. ci manca un’utopia, concreti e materiali come siamo diventati.
    forse non l’abbiamo mai considerato, ma quanta forza spirituale c’era in quei ragazzi del ‘68, che nemmeno sapevano ci fosse.
    noi siamo ancora troppo comodi, pigri mentalmente e rattrappiti.
    specie noi italiani. l’ultimo sondaggio (non ricordo l’agenzia) pubblicizzato ieri sera diceva che noi italiani siamo pigri e depressi.
    speriamo non circoli più da queste nostre parti, su questo nostro blog specialmente, la malattia che ci corrode e distrugge: la depressione, l’ipocondria cronica.
    speriamo che anche franco stia meglio. speriamo scriva sempre come scrive, ma per i libri; sul blog spero scriva con un senso prospettico delle cose.
    come da depressi può venire una rivolta? contro chi? con quali energie? a pro di che?
    noi non ci lasciamo vincere e contagiare. noi siamo qui, a voler opporci alle cose.
    cito il mio amico paolo saggese, il titolo di un suo libro sul sud, IL PENSIERO ANTAGONISTA.
    siamo noi i lottatori, la cp, che ha una visione e un entusiasmo delle cose.
    la nostra rivoluzione parte forse come una reazione calma alla forza che l’ha provocata, ma è già rivoluzione

    alfonso

    22 Marzo 2008 alle 10:38 am

  2. il ‘68 passò sotto la finestra della mia scuola elementare
    c’era sole, facevo la terza
    corremmo alle finestre
    passava un gruppo di ragazzi con una bandiera, cantando e slogan ando…
    ricordo nitidamente le facce di rodolfo, enrico, domenico, michelino, nino …
    la maestra intimò di tornare nei banchi e aggiunse, “sono comunisti”
    poi seppi che mangiavano i bambini … e mi incuriosii
    michele, parliamone (e appena puoi metti qualcosa su caramel)

    angelo

    22 Marzo 2008 alle 12:26 pm

  3. @Michele,
    nella grande dimensione prospettica che tu dai del ‘68, voglio sottolineare quanto sia stata fondamentale l’ uccisione metaforica dei padri e delle madri per la battaglia aperta dal movimento femminista negli anni successivi.
    Le leggi nuove sul diritto di famiglia, divorzio, aborto, protezione della maternità sui luoghi di lavoro appartengono al decennio successivo, ma hanno le loro radici nel movimento del ‘68.
    Il secondo punto da te sottolineato è interessante.
    Semplicemente, mi risuona e si trasforma così: dalla lotta “per avere” alla lotta “per essere nel tempo, cioè esistere “…
    Non è che lo dico in maniera del tutto chiara :sto applicando un linguaggio individuale allla logica del collettivo …e il collettivo sconfina nell’ ecosistema e dipende dall’ ecosistema.
    Per Angelo :
    io avevo 17 anni nel ‘68 /secondo l.cl / e i professori consigliarono mio padre di non mandarmi alle assemblee studentesche per non incorrere in pericoli molteplici. Io andai e mio padre non me lo vietò: era il responsabile dell’ uff politico della questura di Fi.
    Ma la mia rivoluzione ( compresa la metaforica uccisione di entrambi i genitori ),l’ ho dovuta fare anni dopo, nel campo dei diritti delle donne.
    Teresa C.

    HERA-Klescampania

    22 Marzo 2008 alle 10:08 pm

  4. Caro Alfonso,

    scusami il ritardo con cui rispondo a questo tuo breve intervento.

    Non so se la Comunità Provvisoria potrà essere il luogo del nostro cambiamento radicale. Me lo auguro, ma sai, le cose camminano per vie traverse e imperscrutabili.

    Per ora noi dobbiamo avere la capacità di far lievitare questa pasta del tutto particolare che corrisponde alla comunità. Se ne verrà fuori un pane profumato e ottimo da gustare lo dirà soltanto il futuro, anche il futuro non troppo lontano.

    Ciò che invece voglio sottolineare del tuo intervento è l’ottimismo, la tua preservazione del nostro blog dal limite della “depressione” che un po’ ci prende tutti (ma è depressione generale e persino metaforica, per quanto mi riguarda). Mi fa piacere che dai la carica a tutti noi; mi fa piacere che lo fai tu che forse più di altri avresti bisogno di “essere caricato”.

    Sul 68: la sua forza sta certamente nell’avere avuto una carica ideale che noi adesso ci sogniamo soltanto. Tuttavia bisogna stare attenti, caro Alfonso. Bisogna stare attenti a pensare che quella carica è svanita soltanto perchè molti di noi l’hanno perduta. Questo è sicuramente vero, ma non è tutta la verità. C’è un altro pezzo di verità, che è la novità assoluta di questi anni, e guai a dimenticarlo.

    E’ quello che tu chiami “progetto per il futuro”. Quel progetto non è più possibile nei termini in cui l’hanno avuto i giovani di allora. Lo spartiacque storico di oggi non sta più nel solco delle rivolte giovanili (o anche mature, perchè no?) dei decenni passati.
    Per questo è così difficile oggi il cambiamento.

    Capire che ciò che blocca il futuro (e quindi qualsiasi “progetto per il futuro”) è l’attuale progresso (che quindi va “rinominato”), è fondamentale per rimettere in piedi un “progetto”. E’ quel che ho chiamato “la lotta per rifiutare”, indispensabile oggi per qualsiasi cambiamento.

    Per questo non mi convincono molte analisi critiche sulla società attuale che indulgono troppo su questioni “passate”, magari ancora vere, ma che non sono più “novità” e quindi non più capaci di fare da “traino” (nella storia degli uomini “trascinano” solo le novità). Non ne parliamo poi del “passatismo” e “sudismo” banale (e “reazionario”) del nostro amico Paolo.

    So che mettere insieme la “lotta per avere” e la “lotta per rifiutare” è difficile, ma questa è la sfida che ci sta di fronte. “E’ il progresso bellezza, e tu non puoi farci niente” avrebbe detto Humphrey Bogart. Invece noi possiamo rispondergli: “E’ il progresso, bellezza, d’accordo. Ma noi possiamo fare tanto perchè non ci rovini. Perchè sia “rinominato”. Perchè sia svelato il trucco mefistofelico”.

    La discussione su quell’anno decisivo nella nostra storia recente continuerà.

    Con affetto
    Michele Fumagallo

    michele fumagallo

    26 Marzo 2008 alle 4:48 pm

  5. Caro Angelo,

    anche per te le scuse del ritardo con cui rispondo.

    Sì, bisognerebbe affrontare il “68 di traverso” che avvenne nelle nostre zone. Perchè di traverso? Ma perchè fu un movimento concentrato molto nelle città, nelle università, poi nelle grandi fabbriche. Da noi l’onda contestativa prese “di lato” la società locale (soprattutto potere politico e famiglie). Ma non fu una cosa banale o superficiale. Cominciò allora a crollare soprattutto il “potere delle famiglie”, i valori arcaici in cui erano ferme. E anche in campo politico un certo rinnovamento, nella sinistra soprattutto, è databile da allora. E’ un discorso lungo da fare, e credo sia più proficuo farlo con le storie personali. Intanto grazie dei tuoi ricordi infantili e dei nomi che mi riportano a persone (e dibattiti, e scontri, eccetera) che ho frequentato per anni.

    Con affetto
    Michjele Fumagallo
    p.s. : sul film libanese “Caramel”, bell’opera prima, anche se nel solco di altre opere simili degli ultimi anni, della regista Nadine Labaki, parleremo altre volte, senza appesantire troppo il nostro blog.

    michele fumagallo

    26 Marzo 2008 alle 5:14 pm

  6. Cara Teresa,

    Anche a te le scuse per il ritardo con cui ti rispondo.

    Hai fatto bene a ricordare le donne come protagoniste di una delle lotte più interessanti e memorabili dopo il 68.

    Ma su tutta la tematica di quel periodo, sulla coscienza femminile (e femminista) venuta fuori negli anni 70, sarebbe bello se tu (e anche altre donne del nostro blog) riprendessi in post ad hoc quella storia.

    Con affetto
    Michele Fumagallo

    p.s. : allora, ci vediamo per uno dei nostri incontri ad Andretta il 6 aprile?

    micheless

    26 Marzo 2008 alle 8:15 pm

  7. Ma poi veramente da quel 68, cosa possiamo ricordare e cosa ci rimane oggi? maah….

    io avevo appena otto anni e ricordo il 68 come un periodo brutto,

    era difficile, anzi pericoloso uscire di casa,

    scontri e tantissimo fumo nelle vie di milano,

    tra poliziotti e manifestanti, strade bloccate,

    scuole occupate, lunghi percorsi per andare chi al lavoro e chi a scuola.

    se la nuova rivoluzione deve portare ancora a questo, è meglio nemmeno parlarne.

    ant

    antonio luongo

    26 Marzo 2008 alle 10:49 pm

  8. Caro Antonio,

    la storia è scritta sempre dai vincitori. In tutti i sensi. Sia come manipolazione che come idealizzazione.

    Nel mio breve post (tra l’altro, forse, a puntate) ho parlato di alcune cose essenziali di quella rivolta generazionale. Tutto il resto è davvero cronaca spicciola. E bisogna stare attenti alle cronache spicciole perchè, quando prendono il sopravvento, non fanno capire nulla dell’essenziale. Anche questo è avvenuto negli ultimi anni: un sovrastare delle piccole cose, manipolate per nascondere l’essenziale.

    Avremo modo di parlare ancora, se continuerà questo dibattito, del 68.

    Per ora voglio dirti che non esiste nessuna lotta, non ne parliamo poi di una rivolta generazionaei, che sia rose e fiori. Non appartiene alla nostra natura umana. Il conflitto è sempre presente nella nostra vita, ineliminabile. Il problema è solo (solo? Ma ci vuole una grande saggezza!) la sua “governabilità”.

    Bisogna guardarsi dall’idealismo perchè porta fuori strada. Dà illusioni.
    Nessuna conquista è mai regalata. Tutte sono strappate con le unghie e con i denti. Questa è sicuramente la tragedia della nostra vita ma anche la sua grandezza.

    Non si può sfuggire. Possiamo solo stare dalla parte giusta: dalla parte di chi non ha, di chi è infelice, dei pacificatori. E governare il conflitto cercando di ricomporlo sempre in termini più alti e civili per tutti.

    Continuiamo la discussione

    Con affetto
    Michele Fumagallo

    michele fumagallo

    27 Marzo 2008 alle 12:57 am

  9. carissimo michele
    forse non leggerai questo mio commento.
    sarà solo, se dovesse essere così, colpa mia.
    ho visto solo ora il tuo intervento. mi piace molto.
    mi piace perchè ti rivolgi a noi come al solito.
    da visionario, da profeta. da persona che non ha smarrito niente del ‘68, ma che tutto ha custodito, elaborato e consegnato, giorno dopo giorno, ininterrottamente. con la propria presenza, con la propria parola, con il suo sorriso e, persino, ma non secondario, il suo look. incontrarti, come sempre, per me è gioia. non è mai solo un saluto. sempre un abbraccio

    alfonso

    31 Marzo 2008 alle 8:25 am

  10. Ciao Michele,
    non mi ero accorta che il tuo post-68 aveva ripreso a navigare..
    me ne sono accorta poco fa e ti rispondo rapidamente sulle questioni pratiche.
    Salvo imprevisti familiari, sarò ad Andretta venerdì 4.

    Sabato 5 ore 16/16.30 c’ è il laboratorio + ore 21 l’ assemblea ordinaria.
    Domenica 6 rinnovo la mia disponibilità per la C.P.: ad Andretta o altrove, se ci sono incontri organizzati da qualcun altro della C.P.

    Ieri sera , ho verificato molto da vicino, le difficoltà a coinvolgere i soci responsabili nella preparazione di un evento : quindi la mia disponibilità per domenica è piena, ma forse con scarsa capacità di coinvolgere i com-paesani.
    Puoi trovare telefoni e mail a giro sul sito di HK .
    Ciao Teresa

    HERA-Klescampania

    31 Marzo 2008 alle 11:09 am


Lascia una Risposta