IL GIRO DELLA MOSCA NELLA BOTTIGLIA
esco alle quattro del pomeriggio
per incontrare qualcuno
con cui parlare di politica
ma nei bar è l’ora delle partite.
nel cielo c’è una luce precisa,
la riconosco
viene dalla crepa
che attraversa marzo e aprile.
il paese è una porta
senza maniglia.
sono uno uscito
per fare il giro della mosca
nella bottiglia.
è davvero un nero periodo, questo che mi trascino dietro. fatto di nostalgie, di desideri inespressi, soffocati. la sicurezza che dovrebbe trasmettere la quotidianità dei gesti, non mi allieta. sono come soffocata dal dolore altrui, di un cane che muore da solo, in silenzio, ai margini della strada con le gambe spezzate da un camion in corsa, di piccole forme di vita che non resistono alla violenza dei giorni nostri, dei monaci buddisti che, silenziosamente, subiscono i colpi , come “gazzelle nelle fauci di una tigre”. ma la tigre mangia una volta al mese, ed uccide per vivere, per nutrire i suoi cuccioli.guardo a terra, e mi sento meglio, per un istante, se riesco a raddrizzare uno stercorario che si è capovolto sulla sua corazza e disperatamente muove le zampette. sento le poiane in montagna che rispondono ai nostri richiami, e sento i loro cuccioli che le aspettano, e non posso fare a meno di chiedermi se torneranno.incrocio lo sguardo di esseri feriti, la di là dello schermo e chino di nuovo la testa, per la vergogna.osservo la pioggia che trascina via buste di plastica e guardo i nostri rifiuti che volano in alto e si impigliano nei rami delle acacie, dei castagni, e, più su, dei faggi. la natura grida sommessamente, si lamenta, forse, piange. questo dolore, quello della carne di innocenti ( agnelli o bambini che siano) sacrificata in questi giorni, sulle tavole o per le strade del nostro cosiddetto mondo civilizzato, mi sopraffà.dovrei dire “Auguri”, ma non ci riesco, perché la bocca si deforma in una smorfia che mi dice il dolore, e non la gioia.
vi abbraccio tutti.
elda
elda
22 Marzo 2008 alle 5:22 pm
@ Elda , Armin e tutti gli esseri ed animali che avete nominato,
ho provato più volte ad aprie una pagina a caso dei miei lama preferiti .
Torno sempre sullo stesso vostro tema :la sofferenza e la fine della mosca.
Allora , coraggio e citazione breve:
“Se vuoi vivere felice impara a meditare sulla morte.
Non è la fine della vita, ma l’ inizio di una nuova nascita.
La morte è una porta.”
da Lama Dugpa
HERA-Klescampania
22 Marzo 2008 alle 6:43 pm
Non ho ancora ben capito se la frequentazione della comunità provvisoria mi trasforma, mi plasma agli umori dominanti in questo luogo virtuale (ma anche reale nellle carni ed ossa delle persone che ho conosciuto) oppure e che sto a mio agio a leggervi e qualche volte a digitare qualche mio pensiero; spesso, troppo spesso, il mio stato d’animo mi sembra proprio coincidente con quello comunitario (con qualche eccezione ovviamente).
Sta di fatto che oggi camminavo sotto il portone di mio padre, ad Avellino, tra l’inusitato vento gelido e la pioggia fitta e penetrante e pensavo a tutte le Pasque, o i Natali fuggiti lontani dalla normalità di un abbraccio; pensavo alla quasi impossibilità di esprimere il proprio amore per gli altri , per chi vuoi condividere, senza svegliare la suscettibilità della tua compagna (casomai) o del tuo miglior amico che fuorvia il senso dell’ amore coincidendolo con quello del possesso ; pensavo alle parole che ti mancano per parlare con tuo fratello; pensavo all’imbecillità di chi ti nega qualche ora con splendide bambine, alle quali non riesci a donare gioia ed allegria, per la gelosia di un genitore, che forse non riesce bene… questo pensavo… in una di quelle giornate che vorresti stare spento… Fra qualche ora il pranzo di pasqua…. domani chissà se qualche amico risponderà a qualche mio invito di conoscenza e di curiosità.. o come spesso mi capita.. cellullare muto … ed allora .. capisci che .. forse non sei proprio di buona compagnia… e .. come la mosca… ti rigiri la bottiglia che forse neanchè più ti piace… e allora, quantomeno, ricambio l’abbraccio…ringraziando.
luca battista
23 Marzo 2008 alle 12:23 am
Leggere della mosca mi ha fatto venire in mente questa poesia tratta da “La Matassa e la Rosa” pièce teatrale scritta da Giuseppe Manfridi, che racconta l’incontro fra la filosofa cattolica di origini ebraiche Edith Stein con la scrittrice olandese Hetty Hillesum. Ve la trascrivo:
“Nella ciotola d’acqua, una grossa mosca sta per annegare. / Siamo andati a cercare il prete e il palombaro. / Tutto pur di salvarla. / Tutto pur di salvarla. / E la mosca si lamenta delle sue zampette incollate, delle sue ali bagnate. / Guardate, guardate / vibra ancora, è un po’ viva e un po’ no. / Non preoccuparti / dice l’uomo di Dio, / prego per te. Credi e croce / credi e croce / credi e croce / sarai, e sarai salvata. / Non preoccuparti, dice il palombaro / ho una vita da giocarmi e me la giocherò per te / e davvero si tuffa così com’è nel precipizio della ciotola / a rischio di quella sua unica vita e della sua sapienza. / Poverino, guardatelo, nel tuffo / finisce col perdere un braccio contro il bordo tagliente della tazza. / Tutto pur di salvarla / tutto pur di salvarla / riemerge il braccio caduto. / L’immensa folla soddisfatta urla; / tutto pur di salvarla. / Non è bello che l’uomo sappia prendersi cura finanche delle sue più piccole mosche? / Guardate. / E la si salva per giunta, la si salva davvero. / Un’ape voluttuosa si getta a riaccenderle il fiato / tutto, tutto pur di salvarla. / La mosca che rinasce, rinvigorita, rapita / sicura di sé e dell’immensa stupidità d’intorno / con una voce ancora molto debole dice / “Aprite la porta / conducetemi nel recinto dove giacciono / tanti bambini in collanine d’ossa e bronchi morti. / Uno di loro m’aveva detto: sei mia. / Aprite la porta / lasciatemi andare / ridatemi l’acqua, aprite la porta, poiché sono / la mosca del brutto, del meno grazioso di tutti, solo sua. / Riaprite la porta poiché sono / la loro sola amica.”
E forse sarà questo cielo carico di pioggia, questo silenzio per le strade o i vostri commenti ma ho dentro tutto il dolore e la solitudine del mondo e mi piacerebbe fare come il palombaro che si butta nel precipizio della ciotola per salvare la mosca. Ciao Lucia
luciamarchitto
23 Marzo 2008 alle 10:28 am
Giornata piovosa per tutti, anche qui.
Belli i commenti, bella la mosca del brutto e i suoi salvatori e i suoi bambini.
Se vi incontrassi in una delle vostre giornate al Goleto, forse non vedrei niente.
Se vi incontrassi in una delle mie giornate, metterei il dito nella vostra piaga, senza mostrarvi nulla della mia.
Muri di silenzio, incomprensione .
Penso al tuo comment , Luca B e verifico il cellulare quasi muto ,se non per auguri formali senza firma.
Il mondo intorno corre e gli scriventi del blog tentano di fermare emozioni che gli altri rinnegano.Solo che non è cosa , non è sano continuare dando spazio solo al grigiore.
Il film Caos calmo è un inno alla vita che ACCADE, basta accorgersene..non solo alla vita che riprende, a quella che accade stando fermo in una piazza tutti i giorni e creando legami con gli altri esseri che vivono la piazza in un altro modo.
Insomma, speriamo che ognuno decida di stare fuori della bottiglia e trovi la strada per..
ciao Teresa C.
HERA-Klescampania
23 Marzo 2008 alle 9:21 pm