CARPENTIERI del NULLA
metto qui un pezzetto uscito stamattina su un quotidiano. mi pare anche una risposta ad alcuni amici che mi invitano a essere più propositivo. / per me la politica non è questione di tristezza o di allegria, ma parte della verità e la verità è la grande miseria spirituale in ci siamo immersi (al confronto la questione degli stipendi è veramente poca cosa). / ognuno fa quello che vuole, ma la verità è che alcuni si stanno spendendo insieme a me con molta generosità e altri fanno chiacchiere da nulla e a costo zero. / io mi sono messo contro de mita e il suo sistema quando era una macchina da guerra, figuriamoci se ho paura di mettermi contro i quattro straccioni che ci sono adesso sulla scena.
penso al presidente dell’ente provinciale del turismo di cui ieri ho chiesto le dimissioni. ecco, per me un’azione del genere non è in contrasto col pezzo che potete leggere qui sotto. anzi, è la prova di un modo veramente diverso di fare politica.
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Non succede niente, non succede più niente. Sono anni che aspetto di vivere in un tempo di fervore e invece metto i bottoni ai vestiti dei morti. Me lo diceva ieri sera al telefono il professore Antonio La Penna, mi parlava della vecchia melma secolare di un popolo servile. Così a conversazione finita un poco mi sono sentito in pace, mi sono messo con la testa in sciopero a consumare le ultime ore del giorno senza aspettare più niente.La notte però ha consumato la felice rassegnazione e stamattina sono di nuovo qui che aspetto un brivido, un palpito da questa vecchia Italia grigia e rotta. E invece non succede niente pure stamattina. Devo imparare ad amputare l’impazienza. L’orma della viltà è ben chiara in questa società di fango. I morti di giorno stanno sparsi poi si radunano nel grande cimitero della televisione. Siamo tutti in esilio, tutti perduti e perdenti. Si va semplicemente avanti da un giorno all’altro, facendo finta di fare qualcosa. Non ci sono furori, non ci sono sentimenti. Tutto è intimamente domestico, come se la vita pubblica somigliasse alla vecchia che si riscalda l’acqua per farsi una bustina di malva, al vecchio che si gira nel suo letto cercando un po’ di fresco. Siamo una cooperativa di agonizzanti e ogni tanto prestiamo alla morte qualcuno dei nostri operai: carpentieri del nulla che lavorano sull’impalcature delle merci. Consumiamo le ore cercando da ogni ora un profitto che non arriva. E allora non c’è da istigarsi più a niente. Bisogna stare in mezzo al mondo come stanno le nuvole. Dimettersidalle proprie insofferenze. Lasciare il cane a rovistarci dentro e uscire, guardare avanti, aprirsi come si apre un’arancia, donare le nostre vertebre ai passanti.
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caro franco
se pensavi a me quando dicevi che alcuni amici
ti invitano ad essere più propositivo
temo di non essermi espresso bene.
per me va bene quello che fai e come lo fai
è il tono che assumi sul blog che sembra sottotono e non POSITIVO.
tutto qui.
come sempre, nell’amicizia
alfonso
p.s. (privato): mi sono sentito con Enzolù, mi ha detto che il laboratorio a calitri è fissato per domenica pomeriggio. mi dice che ci sono problemi perché la sala è già prenotata.
ti avrei chiamato se avessi avuto credito sul cell. forse ti chiama lui.
fatemi sapere. ciao
alfonso
27 Marzo 2008 alle 9:59 am
caro alfonso
a te non ho niente da rimproverare.
intanto adesso pensiamo a fare una bella cosa a calitri.
qui sul blog sento sempre meno sintonia o comunque poca voglia di esprimere sintonia.
non pretendo complimenti ogni giorno, ma un pezzo come quello di oggi che non suscita nessuna discussione è la prova che i morti ormai dominano la scena.
armin
franco arminio
27 Marzo 2008 alle 2:10 pm
il dio dell’inquietudine
che mi ha partorito
mi fa ballare i nervi
dalla mattina alla sera.
la musica la fa il mondo.
franco arminio
27 Marzo 2008 alle 7:08 pm
Senti forse è meglio chiarire: la gran parte di noi, (io sicuramente), di fronte alle cose che scrivi restiamo attoniti, per la apparente semplicità con la quale descrivi ciò che viviamo. Si capisce che non reciti. E proprio perché tu non reciti e noi siamo vivi: taciamo. Non sapremmo cosa aggiungere. Sei di fatto il miglior interprete dei nostri mali. E sappiamo che sei così. Pertanto risulta difficile “aggiungere, postillare, notare, censurare o altro”. Leggiamo quelle cose, le capiamo, le condividiamo, le conserviamo e taciamo. Non perché siamo “…servi, …di merda, …insensibili, …taciturni, …depressi, …morti o altro” ma solo perché siamo vivi con tutte le nostre povere passioni. Effettivamente solo i morti non gioiscono né si indignano. Però quelli che vedo intorno a me, ho sempre visto intorno a me, sono seri, pratici, efficienti, per necessità in realtà povere come la nostra. Non sono una corte di adulatori idioti, malati di una certa cortigianeria machiavellica o ipocrisia papista. Sono solo silenziosi e ti osservano. In realtà aspettano di vedere se riesci a non trasformarti nel solito ‘capobastone locale’ e a non trasformare loro nel solito codazzo plebeo in attesa di prebende. Insieme stiamo facendo politica. Proprio quella che a te sembra che tu non stia facendo. E’ grandioso come proprio tu non veda tale metamorfosi. Stiamo diventando diversi, osservandoti mutiamo abitudini e visioni: mentre dall’epopea del chiasso torniamo al concreto tu dall’epopea dei capi, per carità, torna alle genti. Si è volto lo sguardo di entrambi. Noi vediamo in te un politico diverso e tu dovresti vedere intorno a te un popolo diverso. Una rete di occhi, menti, cuori diversi che si sta ancora costruendo non può dare ancora risposte, non sul vecchio terreno chiassoso della piazza. Imparalo ad accettare per come è non per come vorresti che fosse. La posizione utile non è quella che ti porta in parlamento, ma quella che ti rende speranza per gli altri. Non confondere il pudore con la morte. Dolce dolce, Facile facile. EnzoLuongo
enzlu
27 Marzo 2008 alle 11:08 pm
All’ unisono concordo con le ultime due linee di ENZOLu.
C’ è comunque un dato di fatto : che non sempre risposta ci può essere.
Attonita io, a 600 Km di distanza, ma partecipe.
Partecipe della CP e del blog, mentre non so nulla di quello che succede al mio paesello, perchè gli interessi portano altrove le persone dell’ associazione HK che equivocano tra professionalità e potere .
Attonita e presa dalla vita di qui :ore ed ore di volontariato per fare struttura di un’ associazione come HK dove si dimenticano di avvertire se arrivano alla riunione opp no.
Attonita, mentre c’è il lavoro da portare avanti…ma anche scambi di comunicazione creativi e giocosi preferibili alla disperazione a tutti i costi.
Non sempre ci sono parole per codesto blog .
Mi piace l’ immagine dell’ onda per descrivere i fenomeni collettivi cui partecipo e quelli ai quali dò vita : in realtà la risacca arriva sempre molto tempo prima di quanto l’ aspettassi o l’ avessi prevista.
Anche su codesto blog può succedere la stessa cosa : lanci un post, lanci un sasso nello stagno, lanci un fiore …e non sai quanto tempo occorre perchè il fiore e il sasso e lo stagno si trasformino in energia nuova.
Buonanotte da Ter per HK
HERA-Klescampania
27 Marzo 2008 alle 11:44 pm
caro enzo
intanto complimenti per come scrivi.
questa tua lettera è da scrittore…..
nel merito hai molte ragioni.
io non mi trasformerò in niente. oggi ho chiesto a muso duro le dimissioni del manager dell’asl e l’ho fatto prprio in nome delle nostre vecchine e del nostro popolo…..
non posso però non vedere che tra i cinquantenni ci sono ancora troppi furbi e troppi vigliacchi che non se la vogliono guastare con nessuno.
ne riparliamo a calitri.
cara teresa
sto apprezzando molto la serietà con cui ti fai presente.
io poi guardo sempre al bicchiere mezzo vuoto, ma questo è un altro discorso…
franco arminio
28 Marzo 2008 alle 10:45 am
Caro Franco,
“non ci sono furori, non ci sono sentimenti”. Sì, è vero. Ma perchè chiedi questo a una campagna elettorale? Le campagne elettorali non sono “fuori della storia”. E la nostra storia parla di una crisi della “politica” (ci metto le virgolette perchè è in genere solo “amministrazione” di un ceto) ormai da lunghi anni.
Pensare che ci possa essere durante una campagna elettorale (esclusi ovviamente i grandi raduni “mediatico-televisivi”, che sono essi stessi sintomo evidente della crisi) “furore e sentimento” è una grande ingenuità.
Le cose non stanno così e non è bene scoprire l’ombrello, si rischia di essere presi per furbi in questo mondo in cui nessuno ha più fiducia dell’altro e si pensa sempre a “secondi fini”.
Io non sono stato invitato dalla mia parte politica (comunista) a cui dò sempre il mio voto (rifondazione comunista negli ultimi anni). Ma se fosse avvenuto, non penso ci sarei andato se non come incontro “una tantum”. Perchè? Ma perchè è difficile trovare oggi (impossibile, diciamolo) un linguaggio di verità in qualsiasi forza politica.
Le analisi della società sono vecchie, quindi “false”, quindi “reazionarie”, in tutte le forze “del passato”, compreso il mio mondo politico di riferimento.
Se io dovessi discutere di quanto è “bambino” il comunismo di Bertinotti, e di tutti quelli che si definiscono comunisti oggi (giornali compresi), non basterebbero le pagine del nostro blog.
Che voglio dire? Semplicemente che bisogna avvicinarsi alla realtà “del passato” (il Pd, tra parentesi, è in pieno passato) con la saggezza della vecchia economia domestica: si conserva il limone fin quando contiene in sé le ultime gocce da spremere. Ma senza illusioni. Anzi, con la linea corretta: riappropriazione della propria autonomia personale, sfruttamento e “uccisione” del vecchio, e mano a mano che la storia va avanti, costruzione del nuovo.
Allo stato, tutto ciò che prescinde dall’ “uccisione” del vecchio, è pericoloso perchè risucchia all’indietro.
Con affetto
Michele Fumagallo
p.s. : concordo con gli scritti di Enzo e Teresa. Ma questo p.s. voleva solo ricordare ancora (l’ho fatto tante volte che ormai mi sembro un rimbambito) di non appesantire sull’organismo Comunità Provvisoria altre questioni che devono andare parallelamente alle attività delal comunità.
michele fumagallo
28 Marzo 2008 alle 12:27 pm
caro michele
sto provando a fare proprio quello che tu dici
ma se vuoi amazzare il toro devi stare vicino alle sue corna e non girare alla larga.
fatti vedere in uno dei prossimi incontri. non si riunisce il pd, ci riuniamo noi…
f.a.
franco arminio
28 Marzo 2008 alle 10:44 pm
caro franco,
intrecciare i plinti su cui si potrà costruire una nuova società, di cittadini e non più di sudditi per i nostri luoghi, non credo che sia operazione solo istituzionale e, guardando allo stato in cui versano nell’attuale momento storico le comunità in cui viviamo, non è cosa da poco (mi scuso per la rapida schematicità)
Antonio Gisoldo
29 Marzo 2008 alle 12:28 am
Si prucchius’, si poet’
Vaie ‘nand’e no neret’
Si poet’, si prucchius’
T’ si apiert’o t’ si chius’
Sei la solita è più forte prima donna del territorio. Hai superato alla grande, persino De Mita, tanto da farlo uscire dal PD. E, per dirla con te, rispetto alle considerazioni del “non fare”, almeno questa operazione l’hai condotta bene!
Anche il commento di apertura con cui il Professore dichiara che non succede nulla, ben si associa alla mentalità delle nostre terre. È normale sentire il commento
“qua non si fa niente”, il dramma è la tua condivisione di questi commenti. L’utilizzo impersonale della terza persona è l’autoassoluzione dell’inoperosità propria. È molto strano dare colpa, sempre e comunque, agli altri per il non fare e il non succedere. Le cose si fanno ed accadono se in prima persona ci si impegna accorciandosi le maniche ed operando, dopo avere ideato e progettato. Purtroppo, accade sempre che c’è qualcuno che pensa e progetta, gonfiandosi come un pavone, delegando sempre agli altri l’operazione esecutiva con cui sporcarsi le mani. La parte sporca tocca sempre agli umili, non intesi cristianamente.
I carpentieri del nulla sono divenuti tali ed il loro “vivere” , si fa per dire, è stato creato da chi ha voluto trasformare la società per il solo tornaconto personale. Non è il carpentiere a mirare solo allo sporco denaro, è il ricco Epulone che ha dato l’esempio, è il padrone delle ferriere che si è comportato da padrone, non comprendendo che il sistema si avvita su se stesso. L’attuale situazione economica non è stata prodotta dal carpentiere, ma dal padrone stolto che pensa di farlo campare con una paga da miseria, per aumentare i propri guadagni. Il fatto strano è che quello stesso padrone, stupido, si lamenta della contrazione dei consumi. Con quei soldi, purtroppo, o si mangia o si compra il superfluo. Questa situazione di disagio economico comporta la contrazione della domanda di prodotti e servizi e la chiusura dei rapporti sociali, quindi ci si trova inebetiti vicini alla televisione, sempre più tormentati da proposte di nuovi acquisti che non sono possibili. La televisione, poi, ha provocato il danno peggiore degli ultimi cinquant’anni, perché ha imposto il silenzio e con esso la caduta del dialogo. Morto il dialogo, morta l’economia, muore anche il carpentiere portato nel nulla, per mano, artatamente e con la cecità totale degli attori di questo disastro, adoratori del solo dio denaro.
Quando si perde il gusto di fare qualsiasi cosa senza attendere un corrispettivo, la società finisce. Da queste poche ed incomplete considerazioni, almeno tu, come prima donna, trai l’idea per aprire a tutta la società delle montagne irpine ed avvicinare, con costanza, semplicità e concretezza, tutte le persone, compreso il carpentiere del nulla, togliendolo dalle grinfie della televisione o dei cattivi maestri, ed offrendogli la possibilità di operare in prima persona, in pensieri, parole ed opere. Come un vero protagonista, non solo come colui che plaude all’iniziativa altrui. Ti garantisco che è davvero tosto questo compito, ma se ci riesci, con i tuoi coblogger, ti concederò il mio plauso, come in altre occasioni.
Io stesso sono un carpentiere del nulla, per costrizione, per mobbing, per indifferenza, per strafottenza, per autoreferenzialità di una parte della società che è convinta di essere la padrona del mondo, ma sono contento di pensare, creare, realizzare quelle cose che mi fanno vivere dentro la mia serenità, anche se quel padrone, stolto, ha fermato tanti progetti, e fra questi, proprio quello che farebbe fruire le bellezze delle nostre terre che tu citi, per esempio ai disabili, rendendo “accessibile” ogni sito storico, paesaggistico, archeologico, turistico e culturale in genere.
La tua candidatura nel PD potrebbe sostanziare il senso del nuovo che annuncia il coordinatore nazionale. Un partito aperto, partecipato, con tanti attori, ognuno per la sua parte. Bisogna crederci e lavorare, se non altro per farti scrivere il giusto apprezzamento al carpentiere che, finalmente essendo se stesso e non una controfigura, potrà sentirsi cittadino e non suddito.
Cordialità Mario Santoro
Mario Santoro
6 Aprile 2008 alle 3:09 pm