Sentimenti d’immagini

In natura nessun oggetto esisterebbe se non esistesse la luce. La luce disegna e crea le forme che noi vediamo perché queste riflettendo i raggi luminosi comunicano al nostro cervello la percezione dello spazio e delle cose. La quantità giusta di luce quindi ci permette di avere una nitida visione. Scattare molte fotografie stando molto attenti alle inquadrature e ai soggetti non sempre è il modo migliore di imparare bene, per esperienza molto di più ho appreso guardando e analizzando delle immagini che non scattandole. Per progredire e riuscire a ben comunicare, oltre ad un bagaglio tecnico occorre una buona capacità d’osservazione, essere capaci di andare oltre la composizione della foto e della sua narrazione. Guardando una qualsiasi foto possiamo fruire di molti messaggi: innanzi tutto possiamo stabilire l’ora in cui è stata scattata guardando le ombre, stabiliremo anche il contesto sociale che ci vuole comunicare, saremo anche in grado di sapere con che obiettivo è stata ripresa, stabiliremo quale è il messaggio che ci vuole comunicare. Una foto di guerra, una foto politica, uno stadio, una famiglia in vacanza, un terremoto, un bel tramonto, possono essere infiniti esempi, ma ognuna di queste immagini ci riporta ad un vissuto o a qualcosa già visto ma che in noi rievoca sensazioni e emozioni. Scattare quindi non è soltanto documentare un avvenimento fine a se stesso ma riassumere conoscenze ed emozioni da comunicare in tutta la loro carica di simboli e sentimenti. L’attenzione che metteremo nelle nostre riprese sarà quindi una summa di ricerca sia da un punto di vista stilistico a quello narrativo ed emozionale. Bene tutte queste situazioni richiedono attenzione e soprattutto sapere cosa vogliamo rappresentare. Ogni foto che scattiamo comunica un messaggio quindi dovremo sapere in partenza il risultato che vorremmo raggiungere. Sembrano tutte cerimonie che tra loro avrebbero pochi riferimenti, però fanno tutte parti della nostra vita vissuta particolari accorgimenti nel momento in cui sono ritratte fotograficamente. Quotidianamente, anche se non ci accorgiamo come succede, siamo bombardati da messaggi di ogni tipo, e li per li decidiamo di rifare tutte quelle immagini che ci hanno bombardato la testa per lunghi periodi senza il nostro consenso, oppure vogliamo essere noi gli artefici della nostra comunicazione e soprattutto essere consapevoli che i messaggi che riceviamo possiamo decodificarli aprendo le dinamiche e i linguaggi della comunicazione. A questo punto è necessario capire come mettere in rapporto questi valori. Possiamo cominciare a guardare con occhio critico tutto ciò che ci circonda. Di fronte allo spettacolo che c’è regalato da un paesaggio per la sua imponenza e bellezza si rimane affascinati e senza fiato. Riguardandolo può capitare spesso che l’emozione che era dentro di noi, non corrisponde affatto al risultato. Dov’è l’errore? Sicuramente siamo stati frettolosi e non siamo rimasti in contemplazione di ciò che vedevamo, non abbiamo calcolato la distanza tra noi e le montagne, non abbiamo guardato la luce del momento. L’immagine a questo punto viene contestualizzata e le montagne appariranno in tutto il loro splendore. Il racconto potrebbe avere narrazioni diverse se noi usassimo criteri diversi al momento della visione. Non sempre è facile, ma con attenzione e pazienza è possibile ottenere ottimi risultati. Basterebbe un po’ di tempo e passare una mattina o un pomeriggio in una piazza di fronte ad una statua in una giornata di sole per accorgerci come la luce modifica l’oggetto della nostra attenzione.
antonio luongo
Un ringraziamento ad alfonso,
che mi dato lo spunto per questo post.
ant.
carissimo,
è stupefacente!
ma che sta succedendo?
una comunità intera,
per quanto provvisoria,
o forse proprio perché provvisoria,
è per intera,
in ogni suo membro,
una comunità poetica.
quanta bellezza e poesia
quante tonalità diverse
dentro la luce della cp.
quante vocazioni,
come profili di cose, scoperte.
quanta bellezza di paesaggio,
ognuno di noi,
in questo territorio del blog.
ed io sono proprio felice
di passeggiare da queste parti.
Grazie Antonio,
questo è l’infinito oltre la siepe…. e la consapevolezza che ogni forma nell’universo è frutto di un atto creativo intelligente, libero e volontario. L’amore, la gioia (per il paesaggio, per la fotografia, per la vita) è l’atto creativo in assoluto.
Il nostro pensiero “vede, progetta e costruisce” la materia e la realtà attraverso un mezzo che è l’etere.
Ogni essere è collegato all’altro. Oggi attraverso quest’immagine bellissima possiamo renderci conti tutti di come ciò sia vero.
La foto racchiude in se la bellezza. La luce, l’analisi, la tecnica restano solo mezzi dell’espressione del nostro sè. Il problema però per modificare la realtà che non ci piace a volte ci sarebbe bisogno di eliminare il nostro sè e vedere con gli occhi di un’altro , dell’altro.
In questo caso la macchina fotografica è diventata mezzo della sensibilità emotiva non solo del autore del fotografo ma collettiva , quasi leggendo nel pensiero di tutti noi ….ed io leggo e vedo questa foto e comprendiamo tutta la bellezza delle sue sfumature.
I colori non esistono se non c’è luce ma anche il buio è luce. Il bianco è un colore ad alta luminosità ma senza tinta. Nella sostanza il bianco contiene tutti i colori dello spettro. Certo la tristezza , è il buio è il Nero. Ma, il Nero è il colore della notte è il tempo del riposo, la stessa Dea Iside aveva il culto nella notte. La luna sorge e le stelle brillano nel cielo denso di magiche luci bianche.
Il problema è il nostro sè. Il problema è con quali occhi guardiamo questa realtà che ci circonda. Se la guardiamo con tristezza essa sarà triste se la guardiamo senza paure e senza il nostro sè, ma con gli occhi della natura, con gli occhi del sempre, allora questa ci apparira nella sua bellezza e sarà capace di donarci speranza.
La bellezza in sè diventa atto creativo. Tutti noi possiamo sperimentare questa dimensione ed essere costruttori di una nuova realtà.
Grazie per la bellezza che mi hai regalato.
Il Sogno “l’isola che non c’è?”
WCairano
Nanosecondo
Ho una proposta da fare, minima, ma forse centrata sull’esperienza che la comunità provvisoria sta facendo maturare in tutti noi.
Torniamo al Goleto, e cominciamo ad animarlo dei sentimenti che scaturiscono dalle nostre immagini, quelle che ognuno di noi ha scattatto e che riguardano in particolare l’irpinia ed i suoi paesa-ggi, passaggi.- Le sale del museo, per un periodo potrebbero raccogliere le proiezioni delle foto dei “provvisori” sul paeasaggio (già su questo blog ne sono state pubblicate tante) od anche delle stampe per chi vuole . Raccontiamo così il paesaggio con i nostri occhi e con il nostro cuore visivo.
Questo deve essere l’avvio per poi riempire il Goleto di volta in volta di silenziose e immaginifiche espressioni del sentimento umano (pittura, scultura, architettura, poesia….).
Grazie Antonio,
questo è l’infinito oltre la siepe…..e la consapevolezza che ogni forma nell’universo è frutto di un’atto creativo intelligente, libero e volontario.
L’amore, la gioia - per il paesaggio , per la fortografia, per la vita - è l’atto creativo in assoluto.
Il nostro pensiero “vede, progetta e costruisce” a materia e la realtà attraverso un mezzo che è l’etere. La stessa picologia è “metafisica” perchè ogni essere è collegato all’altro. Oggi attraverso questa tua fotografia bellissima possiamo renderci conto tutti (almeno ci spero) di come ciò sia vero.
La fotografia in se per molti fotografi è la “morte del soggetto” ma quando essa racchiude la bellezza essa rinasce. La luce, l’analisi , la tecnica restano solo mezzi dell’espressione del nostro sè.
Il problema però, per modificare la realtà che non ci piace, dovremmo comprendere che a volte ci sarebbe bisogno di eliminare il nostro sè e vedere con gli occhi di un’altro; dell’altro; di un bambino.
In questo caso la macchina fotografica diventa mezzo della sensibilità emotiva non solo dell’autore ma collettivà “la percezione” il “sentire” leggendo nel pensiero di tutti noi….così provvisori e tristi…..e così leggiamo e vediamo anche noi con i nostri occhi come è possibile attraverso la bellezza apprezzare tutte le sfumature della vita e cosi la gioia ci riempie il cuore.
I colori non esistono se non c’è luce. E, come la tristezza che rende grigia ogni nostra realta. Ma anche il buio è luce. Il bianco è un colore ad alta luminosità senza tinta.
Nella sostanza il bianco continene tutti i colori dello spettro. Certo la trsistezza è il buio, è il nero. Ma , il nero è il colore della notte è il tempo del riposo, la stessa Dea Iside aveva il culto nella notte. La luna sorge e le stelle brillano nel cielo denso di magiche luci bianche.
Il problema è il nostro sè. Il problema è con quali occhi vogliamo continuare a guardare la nostra realtà. Se la guardiamo con tristezza essa sarà triste se la guardiamo senza paure e senza il nostro sè (rattristato) , ma con gli occhi del sempre, allora questa ci apparirà nella sua bellezza e sarà capace di donarci speranza.
La bellezza in sè diventa così atto creativo. Tutti noi possiamo sperimentare questa dimensione ed essere costruttori di una nuova realtà, praticare l’utopia: il sogno.
Grazie per la bellezza che ci hai regalato…il sogno di poter costruire “l’isola che non c’è!”
W Cairano, all’alba (cosi mi piace interpretare le sfumature della luce) di un nuovo giorno.
Nanosecondo
chiedo scusa se uso a fini personali lo spazio del blog

ho il piacere di salutare NANOSECONDO.
spero di incontrarlo ancora, magari anche al goleto
Caro Antonio,
belle le tue suggestioni sulla luce, sulle foto e, ovviamente, sullo sfondo di tutto, cioè Cairano.
Mi piace il tuo amore per questo nostro paese. Mi piace sapere che tra le persone che vi abitano ci sei tu che lo fotografi con tanto interesse. Mi piace pensare che Cairano può avere un grande futuro proprio perchè oggi non ha presente.
Non so se la Comunità Provvisoria riuscirà nel suo intento, ma spero che ad agosto organizzeremo una grande giornata a Cairano (e soprattutto una grande alba).
Come ho già detto in un altro commento, mi piace immaginare le tue foto come “cornice” di tutta la giornata.
Mi piacerebbe immaginarne alcune persino lungo la strada ofantina, ma davvero per tutta la strada; e magari con la scritta “Antonio per Cairano e per … la comunità provvisoria”.
Cosicché i viaggiatori che le osservano possono domandarsi stupiti: ma chissà cos’è questa comunità, chissà che combinano là sopra…
Con affetto
Michele Fumagallo
La luce lo fa assomigliare a un paese costiero.
ma in esso ha la forza della roccia e la bellezza della natura.
MERAVIGLIOSA IRPINIA
pasquale matarazzo
” In Natura nessun oggetto esisterebbe se non esistesse la luce”.
E’ anche come dire:
In natura non esiste nessuno oggetto
nessun essere
se non c’ è occhio che lo guarda ,
sensi che lo scoprono,
mente che lo elabora,
cuore esposto ad accoglierlo.
grazie Ant, hai un modo speciale di guardare e di parlarne.
Teresa C
Se non fosse stata come dice hirpus “meravigliosa irpinia”
forse non mi sarei fermato qui così a lungo.
La vita spesso attrae nella sua falsa luce,
durante questo lungo cammino l’uomo non si accorge
di fuggire le occasioni e le gioie, e si perde nel nulla.
Alfonso io sono contento di passeggiare con te da queste parti.
Luca condivido totalmente la tua proposta “minima”
Caro nanosecondo ricordati che ho prenotato un giro sulla tua motocicletta del tempo.
Caro Michele molte belle le tue parole e pensieri , io ho sempre suggerito
agli amici di cairano sin dal primo giorno che arrivai qui, di mettere una scritta sulla “rupe”
come a hollywood, che si vedesse da lontano soprattutto percorrendo l’ofantina.
Cara Teresa C., comunicare è vivere e vivere è comunicare. (tu lo fai molto bene)
Considerato che la mia foto è stata apprezzata (soprattutto scaricata tantissimo)
continuate a seguire il blog, presto troverete altre immagini.
ant.
Dov’è l’errore? La fretta non solo nel focalizzare …un oggetto , ma anche nel giudicare frettolosamente… una persona, e ci accorgiamo dopo dell’errore o troppo tardi perchè non siamo rimasti in contemplezione il giusto tempo, un po’ come dire … mai fidarsi delle apparenze perchè chi giudica all’apparenza è superficiale; ed ecco l’errore.
[...] dimensione nella quale io vivevo. Oggi mi accorgo che Cairano, rappresenta ancora una favola, come commenta il mio amico nanosecondo, nel sogno: “l’isola che non [...]