La sedia vuota
ascolta la mia contro-politica,
pensieri che altrimenti non troverebbero respiro.
Un’apologia di umane necessità
dove riordinare i contenuti
(per poi decifrarne le parti più evolute).
Esule
della mia stessa nazionalità
diffido dell’ostinata logica della storia.
La libertà di un unimale in gabbia è la nostra libertà…
e storditi dalle circostanze viviamo di diseguaglianze,
che altrimenti strategie diplomatiche occulterebbero.
Come un albero abusivo
nel ventre asfaltato della città,
Babilonia centrista e apparentemente invulnerabile,
Patria irriconoscibile.
Mi rivolgo a me stesso(ed esorto alla riflessione),
chè a parlar da soli,
ognuno coi suoi tormenti,
ognuno con le sue variazioni,
non è adolescente follia che moderni farisei sentenzierebbero,
ma utile riguardo
alle nostre interne contraddizioni,
rinnovata attenzione
per gli archetipi della paura,
della verità che può far paura(in cerca di un’uscita sicura),
un traguardo
che altrimenti prepotentemente uomini ottusi per noi oltrepasserebbero.
paolo battista
avevo una sedia
nessuno si sedeva
la vedevo restare
ogni giorno vuota.
un giorno
per curiosità
vedendo che era possibile salirvi
lo feci e vidi il mondo
da un’altra prospettiva.
non ci credete? provateci ragazzi.
il mondo sembra diverso da quassù.
è proprio quando credete
di sapere qualcosa
che dovete provarla
a guardare da un altro punto di vista
anche questa è una necessità
se non della storia
delle cose, come per me bambino
il richiamo della sedia.
salito s’è scritta un’altra storia
da una necessità della curiosità
ispirata dalla provocazione del mondo
Anima vagante.
Viandante.
Nel buio della mente.
Occulte fucilate.
Comparse nel presente…Adesso…PENSARE.
La libertà di decidere nella giungla della politica iconoclasta.
Adesso…BASTA!
Rivoglio i miei diritti!
La libertà di peccare nella giungla iconoclasta.
Anima ingiuriata. Deviata. Nel buio della mente una vampa…Adesso!
Adesso basta…voglio ESSERE altro.
Nuove generazioni alla riscossa.
Adesso…PENSARE.
E’ il momento di decidere, prima di annegare nell’impero di uomini che giocano agli eroi.
ADESSO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
GRATE NERE
Un suono metallico si spande tra le grate nere.
L’odore dei panni umidi di brezza,
la bellezza della brezza!
Schiamazzi sfuggevoli e isterici nei suoni gravidometallici.
La diffidenza del silenzio,
e del mondo.
L’orologio continua la sua marcia,
la sua furia si schianta ai bagordi domenicali,
bagordi metallici!
Il suono ferraginoso di un telefonino
e gli odori del Ramadan
si confondono alla brezza casilina
e ai ricordi confusi della sera precedente.
Gli occhi venati di sangue della sera precedente!
La pioggia della sera precedente!
Lacrime di gioia e paura.
Il delirante sabato del quartiere
e i suoi vetri frantumati,
le risse dei fascisti,
i soliti ubriachi…
…………………
Il trepidio s’interrompe
e una festa di piatti corrompe gl’infanti,
assaliti dalla brezza confusa di tradizioni e speranze,
speranze metalliche!
La ribellione del verbo,
dell’autunno,
del silenzio,
di una sciarpa nera strapazzata dal vento,
e dal silenzio.
Gl’odori del traffico e del pane
nella bigia consuetudine del vento.
Foglie ingrigite dallo smog
e la dispersione della brigata.
L’amarezza metallica di una folata
e l’intemperanza di un cane
si perdono nelle chiazze porporine dell’imbrunire,
…nell’oblio di evanescenti respiri
…nel brumoso refrigerio della sera
…nella cerea gloria della cenere.