Scrivere per necessità / serena gaudino
Qualche giorno fa, per caso, mi è capitato di aprire una vecchia cartella documenti che avevo infilato in un’altra cartella chiamata “dattiloscritti da leggere” che campeggia sul desktop del mio computer. In genere queste cartelle non le apro mai perché alimentano i miei sensi di colpa nei confronti di quelle persone che mi inviano racconti, poesie, articoli e che io non ho quasi mai tempo di leggere ma che conservo archiviandoli con cura senza avere mai il coraggio di liberarmene.
Ebbene lunedì scorso, però, ho voluto dare una rinfrescata all’archivio e ho aperto lo scrigno. Sono rimasta colpita dalla quantità di cianfrusaglie letterarie che avevo conservato e dalla stessa quantità incredibile di racconti, reportage, aforismi e poesie di Franco Arminio che invece ho finalmente letto nel corso di una settimana piuttosto turbolenta piena di viaggi e di ritardi aerei e di treni che mi hanno scarrozzata su e giù per la penisola.
Alla fine dell’appassionante lettura che appunto comprendeva i linguaggi vari della scrittura di Arminio e dopo un fitto scambio di email con lui sono arrivata a credere che la scrittura e in particolare la letteratura per questo scrittore che ama definirsi irpino d’oriente non sono altro che un tramite, un mezzo per condurre a termine le proprie imprese politiche.
E questo non lo dico per sminuire o appannare la sua scrittura, che resta per me intensa e dolorosa, ma per strappare l’eventuale velo che ancora qualcuno scorge sulle sue lucide analisi di disgregazione sociale, politica e comunitaria che vivono i paesi, soprattutto al sud. Lembi d’Italia mi piacerebbe definirli: luoghi dove la storia ha smesso di arruolare i suoi eroi, paesi dove non si vive più nelle piazze ma nei salotti caldi in compagnia soltanto della tv. Luoghi disabitati per lo più, desolati, freddi e tristi mancanti di ogni forma di libido sociale e culturale.
E non è letteratura quella di Arminio. O meglio non è letteratura tradizionale quella che fa o che gli interessa ma l’operazione è molto simile: lui scrive di ciò che gli succede, delle persone che incontra, dei dolori che prova siano essi banali o cosmici rivestendoli di sentimento globale. In fondo tutti possiamo riconoscerci nella solitudine che lui descrive quando arriva nelle piazze dei piccoli centri e vi trova solo pochi vecchi che discutono tra loro di calcio, di una guerra troppo lontana, di gioventù amare trascorse in Svizzera o a Torino. E qualche ragazzetto che aspetta l’autobus all’angolo del bar o il vigile, l’ex sindaco, il barista… Burattini di un mondo che non contiene più nulla e che aspetta il fatidico “colpo di vento” ma che Arminio, sottolinea, non arriva mai perché si ferma sempre solo ai confini della città impossibilitato a coinvolgere, laddove si manifestasse veramente, il cuore più profondo della terra. Forse è per questo che dopo tanti anni di battaglie ambientaliste, di estenuanti duelli letterari e di milioni di parole scelte, composte e organizzate in mille componimenti, Arminio si lancia in una nuova sfida e brandendo l’arma della sua lingua tenta di aizzare i suoi vicini contro il feticcio Berlusconi accettando la candidatura al Senato nella lista del Pd. Naturalmente non ce la farà. Un po’ perché anche noi di sinistra abbiamo il sospetto che ci toccherà ancora una volta quel personaggio lì, un po’ perché Arminio occupa purtroppo un posto troppo in fondo alla lista. Tuttavia la sua discesa in campo sarà importante perché se l’Arminio politico è simile all’Arminio poeta non possiamo credere che non trovi le giuste parole per cogliere e raccontare la sintesi tra la condizione in cui versa oggi la sua terra e quella che diventerà domani se si continuerà a sparire, a dissolversi, a disinteressarsi di ettari e ettari di terre verdi e monti rotondi.
Ad Arminio forse non interessa la letteratura di finzione, a lui però interessa la letteratura quale operazione necessaria per elaborare la mappa di un paesaggio che, come in Calvino e poi in Celati, viene realmente percorso.
Serena Gaudino
Solo per dirti che sono una tua omonima…ebbene si mi chiamo Serena Gaudino anche io!!!
Serena
28 Agosto 2008 alle 8:48 pm
Gentile Dottoressa,
le invio questa mail per chiederle aiuto. Sono una cittadina di Scampia, una terra sulla quale, spesso e volentieri lei si trova ad operare, ho 29 anni e la sfortuna di aver partecipato ad un bando del progetto Casa della Socialità.
Il bando prevederebbe il finanziamento dei beni strumentali, attraverso l’assegnazione di un kit allo start up di circa € 36000.
Oggi, che è stata affissa la graduatoria ci dicono che per consentire l’accesso ai finanziamenti a tutte e 29 donne partecipanti al bando, i finanziamenti saranno garantiti da un finanziamento con Sviluppo Italia utilizzando il Decreto/legislativo 185/2000 tit 2.
Le personalità politiche non si sono nemmeno presentate, addirittura uno degli impiegati di sportello ci dice che il kit non è mai esistito, ma io lo vedo tutt’ora nell’allegato zippato contenuto sul sito del comune di napoli.
Ci dicono addirittura che solo una politica milanese avrebbe realizzato tutto ciò, pena l’esclusione delle ultime 9…
Ci rendiamo conto?
La prego ci aiuti, e se fosse il caso non esiti a contattarmi sul mio indirizzo di posta elettronica
Cordialmente
Laura Russo
Laura Russo
14 Novembre 2008 alle 5:09 pm