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comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella - NO alla DISCARICA sul FORMICOSO

mi chiamo RACHELE

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Mi chiamo Rachele, ho 17 anni e abito a Savignano Irpino. 

Il mio paese è diventato tristemente famoso negli ultimi tempi a causa del “morbo” che da 15 anni infesta la Campania: “l’emergenza rifiuti”…a contrada Pustarza il 16 febbraio 2008 gli agenti dell’Arpac hanno effettuato i primi carotaggi per verificare l’idoneità del suolo a contenere una nuova mega discarica… Chissà perché per ironia della sorte, il primo pezzo di terra scelto per le analisi è di proprietà della mia famiglia…

Il mio paese ha un cielo pieno di nuvole, di colore azzurro terso, monti elevati, collinette verdeggianti, prati luminosi dove campeggiano qua e la enormi “balle di fieno” e greggi di pecore, alberi, boschi, fiori, neve altissima in inverno, stormi di uccelli nel cielo e tanto sole.

E’ un’isola verde, forse uno tra quei pochi paesini dove la vita sembra trascorrere serena e tranquilla, dove la gente è ospitale, legata ancora a quelle sane tradizioni agricole che la rendono “diversa”, non si sente il rumore delle macchine, né l’aria contaminata dallo smog.

Se chiudo gli occhi e li riapro vedo solo immensi prati, vedo solo la bellezza della natura, sento il profumo dei fiori, la freschezza dell’aria.

Savignano è come un gigante verde, addormentato nell’Irpinia, la sua bocca è il lago Aguglia, immerso tra boschi e colline, il suo corpo è formato da centinaia di ettari di terreno coltivato nel rispetto dell’ambiente, la testa è il monte Sant’Angelo, capolavoro della natura, i suoi occhi seppur deboli e stanchi, sono i suoi abitanti.

I capelli sono gli immensi boschi, la sua linfa è l’insieme delle falde acquifere che attraversa il territorio e arriva dritta al suo cuore: la sorgente Sulfurea, che prende vita grazie alle cave di gesso poco distanti.

Per me questo è Savignano e vorrei che continuasse a rimanere così per sempre, vorrei che gli abitanti di questo paese non fossero costrretti a lasciare tutto e andare via lontano, vorrei che non ci riempissero di rifiuti tossici facendoci morire di tumore, vorrei come tutti i miei concittadini continare a vivere su questo fazzoletto di terra nella semplicità di una vita che scorre al rallentatore, dove se guardi in strada vedi ancora i carretti di una volta, se osservi i campi, vedi ancora i vecchietti che lavorano la loro terra, acquistata con tanto sudore e sacrifici, vorrei sperare che i potenti di questa terra non la distruggano, vorrei sperare che il mio paese, la sua cultura, le sue tradizioni, la sua storia possano continuare a vivere ma se questo non sarà possibile, sono sicura che Savignano continuerà a vivere nel ricordo di noi poveri esuli come “un marchio indelebile nel cuore”.

Perché questa sarà sempre la nostra terra».

rachele lombardi, savignano

Written by comunitaprovvisoria

10 Aprile 2008 a 8:48 pm

3 Responses to 'mi chiamo RACHELE'

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  1. IRA

    scende di un centesimo
    di percentuale,
    di un nulla,
    la reale deviazione
    la fetta di pesca
    lì a marcire nel piatto
    la guancia
    senza gli appoggi lievi
    di un cumulo di baci
    la scia senza spuma
    nel mare solitario
    e
    senza stabilità
    senza tenerezza
    l’atrocità
    velocizza
    il tormento
    ogni pulviscolo di polvere
    è negato
    abbandonato o nascosto
    sotto il tappeto blu
    a motivi glamour
    e
    l’oscillazione della luce
    è ciò che resiste
    a questo muto sguardo
    carico di inespressioni
    disattese
    da tanta attesa.
    l’amore e il sudore
    restano
    a incidere
    il marmo freddo.

    la tua terra la mia terra non è una tomba non sarà mai marmo freddo e quella plastica nera non soffocherà il tuo, il mio respiro

    l’ira per l’ingiustizia che subiscono i nostri orizzonti per noi uomini troppo deboli
    l’ira per una violenza che occupa il tempo …tempo che doveva essere fatto d’altro
    di passi a risuonare su quel tappeto di belle colline (o montagne) di cui ci rivestiamo ogni giorno …
    …l’ira perchè
    questa bellezza sulle nostri vesti
    quest’aria libera e sovrumana
    che brilla al sole o sotto le piogge
    che accoglie i nostri affanni ed i nostri sogni
    non ci venga tolta
    MAI

    Rachele, so che tu non pensi che sono solo parole
    perchè hai scritto del tuo amore e della nostra vergogna

    con profondo rispetto
    trasformando la primordiale ira in rete per le maschinità, in volontà, in amore “condiviso” per la più che mai mia-tua-nostra Terra

    Metaphisique

    Metaphisìque

    10 Apr 08 at 7:41 pm

  2. Questa lettera la manderei a De Gennaro e Bassolino, ma loro non hanno questa sensibilità, forse non la leggeranno mai.
    Complimenti, scopro con immenso piacere che le nuove generazioni hanno dei sentimenti che mi fanno ben sperare, anche se contro i dinosauri della politica ci vuole ben altro.
    VIVA L’IRPINIA

    pasquale matarazzo

    hirpus

    11 Apr 08 at 12:50 pm

  3. Rachele ciao,
    mi chiamo Teresa (1951) e ti scrivo con simpatia dalla memoria dei miei 17/ 19 anni.
    Ho ripreso il primo quaderno , quello della tua età.
    Sono due poesie dedicate alla mia terra.

    Andretta 19/08/68

    Nella luce
    vermiglia
    di un tramonto
    precoce,
    dal vento
    sbattuto
    di una gelida sera,
    giace
    il mio porto
    sicuro.

    IL PAESE DELLA VITA E DELLA MORTE 24/3/1970

    Ci sono nata,
    in un giorno
    di sole
    sul verde
    oro
    nero
    della mia terra…


    vorrei
    tornare
    dopo il mio ultimo
    giorno di sole

    Eppure,
    i miei giorni

    non sarebbero
    giorni di sole.

    Commento di una matusa : per me è ancora così, trenta anni dopo.
    Ciao Teresa C. da Firenze

    HERA-Klescampania

    14 Apr 08 at 4:06 pm

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