Carne tecnologica
Gli amici, tanti, che sono venuti ad ascoltare il comizio di Cairano, hanno potuto vedere cos’è oggi un piccolo paese del sud. Hanno visto la paura di un sindaco di farsi vedere vicino a un candidato di quello che era il suo partito fino a qualche settimana fa; hanno visto la paura di farsi vedere delle persone a un comizio di un partito che non è quello di chi comanda nel paese.
Per me è stato un esperimento interessante, da ripetere. Il comizio-conversazione è un modo di far parlare il paese mentre si parla al paese. Non sei tu a raccontare il mondo, ma è il mondo che poco alla volta e inevitabilmente si racconta.
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Il modo come i giornali locali hanno seguito la campagna elettorale rispecchia il fatto che questi giornali non servono a spiegare come stanno le cose. Insomma, non sono giornali. Tutte le cronache che avete letto sui vari comizi non erano fatte da giornalisti inviati, ma erano comunicati stampi inviati da quelli che avevano parlato. Insomma la politica parla e poi parla anche di quello che ha detto senza che ci sia un vero giudizio esterno.
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La campagna elettorale ha questo di curioso: tutto quello che fai e che dici non ha una risposta immediata: è un cerchio che resta aperto, che si chiuderà solo con le votazioni.
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Parlare di “candidati” a queste elezioni è sbagliato. Semplicemente ci sono persone nominate per andare in parlamento e altre persone scelte per restare fuori.
È abbastanza evidente che in tutte le liste le persone nominate per andare in parlamento non sono migliori di quelle scelte per restare fuori.
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Io credo che il problema di molti politici sia il fatto che non abbiano un rapporto con la morte. Per fare una grande politica ci vuole un senso vivissimo della precarietà. Bisogna andare a dormire senza essere convinti che il giorno dopo avremo da fare questo o quello, andare a dormire pensando che siamo tutti dei gattini ciechi e che in fondo tutto il nostro stare al mondo alla fine si riduce a qualche miagolio, a qualche graffio.
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Quasi tutte le cose che scrivo dipendo dal fatto che il mio stomaco non funziona. Alle cinque del mattino mi sale un calore dal ventre, è come se il cibo digerito lasciasse un bruciore sulle pareti dello stomaco, una memoria del suo passaggio. E così mi alzo e mi metto a scrivere. In questi risvegli c’è anche, forse, una voglia inappagata: la voglia di finirla con tutto questo buio e questo sonno. In realtà sono tanti anni che non facciamo altro che dormire e sarebbe il caso di svegliarsi.
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Strana questa comunità provvisoria e strano questo laboratorio democratico. Ci sono persone che si affacciano, altre che spiano, altre che si offrono. Noi abbiamo bisogno solo di persone che si offrono, che bruciano come legna nel fuoco. Non è facile offrirsi, bisogna avere il senso del fallimento, il senso che nella vita in fondo non abbiamo niente da difendere e ogni attimo in cui non diamo tutto è un attimo perso. Chi agisce perennemente sotto la legge del ricavo alla fine non ricava niente.
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Guardo alla finestra, è arrivato il giorno. Vorrei usarlo veramente, usarlo intensamente questo giorno che è arrivato. Vorrei farlo insieme agli altri. E invece è come riscaldarsi per una partita che non giochiamo mai.
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Le riunioni della comunità o del laboratorio a un certo punto sembrano riunioni fatte apposta per farci la foto di gruppo. È come se volessimo dare a noi stessi l’illusione che non siamo soli, che veramente ci stiamo mettendo insieme. A volte sono le illusioni a partorire le cose vere. Altre volte le cose vere partoriscono le illusioni.
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Una cosa è sicura con questa storia del laboratorio e della comunità: dovremmo avere qualche persona in più al nostro funerale. Con la scusa della politica o delle visite ai paesi stiamo costruendo delle belle amicizie, provvisoria e lacunose, come possono essere oggi le amicizie.
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Ci sono delle associazioni formata da una solo persona. In giro non vediamo persone ma sigle, fotografie, didascalie, cartellini col prezzo. Non vediamo corpi, ma involucri. Parliamo non da un corpo all’altro, ma da una vetrina all’altro. Non ci esponiamo, ma raccontiamo il fatto che siamo esposti: siamo merce che si acquista, siamo merce che acquista.
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Sto scrivendo per aspettare l’ora in cui apre l’edicola, in cui gli altri si alzano e posso vestirmi e uscire, distrarmi nel commercio con il mondo. Adesso sono qui a raccontare questo commercio. Scrivere è un po’ come stampare monete e pensare che vengano adottate al posto delle monete in corso.
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Ieri sera dopo il comizio a Bisaccia alcuni amici sono venuti a stringermi la mano. Per me questo è un miracolo. Non so se sono crepe nella dittatura del rancore oppure è solo un modo per attenuarla, diluirla in modo che duri più a lungo.
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Il parlamento è un loculo, una fossa comune. Noi mandiamo alcuni nostri concittadini a morire per alcuni anni e poi ce ne lamentiamo pure. Noi che restiamo felici, liberi, all’aria aperta. Il parlamento è un luogo senz’aria, un sottomarino, un’anfora perduta sul fondo di una democrazia dove non arriva mai il sole. Ci vantiamo pure che adesso nel loculo abbiamo mandato anche tanti giovani: li vedremo presto, li vedremo imbiancati, sepolcrali.
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La politica mi ha resto pronto alla vita, specialmente alla vita con le donne. Ho una luce nuova negli occhi, sono uscito dalle ombre della nevrosi. Non posso dire che queste affermazioni sia false e neppure che siamo vere. Oggi essere umani significa essere un intreccio di verità e finzione. Prima che verso gli altri noi produciamo continuamente delle verità e delle finizioni per andare avanti nel rapporto con noi stessi. Funzioniamo come persone, ma anche come un giornale, un telefonino, una macchina fotografica. Noi non siamo noi stessi, siamo i media che parlano della nostra anima. Siamo carne tecnologica.
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Parlare in pubblico e scrivere sono cose assai diverse. Nel primo caso le parole devono salire. Nel secondo caso devono scendere. In entrambi i casi ci vuole un gas che spinge altrimenti non succede niente. Altrimenti le parole salgono o scendono nel vuoto.
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Ci sono persone che amano le cose che scrivo e che io vorrei conoscere. Anche loro vorrebbero conoscermi, ma il mondo è una foresta e bisogna fare molti incontri sbagliati perché arrivi ogni tanto qualche incontro giusto.
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Torno al comizio di ieri sera a Cairano. A un certo punto per far funzionare lo spettacolo della serata ho usato alcuni espedienti televisivi. Avevo il microfono in mano e i vecchi che si sono avvicinati in fondo è come se avessero sentito in me un odore televisivo. La serata è stata un misto di verità e finzione. Era uno studio televisivo. I miei amici facevano la parte del pubblico. Io ero il presentatore e gli abitanti di Cairano erano gli ospiti. Mancava il pubblico a casa. Lo spettacolo era destinato a noi stessi.
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Ho provato varie volte a leggere “La società dello spettacolo” di Debord, ma faccio fatica a capire. Forse ieri sera a Cairano abbiamo messo insieme Debord e Baudrillard. Non lo abbiamo fatto apposta e questo è il nostro merito.
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Oggi volendo avrei delle cose da fare: posso girare per il paese e dare un po’ di carte per le votazioni. La politica riempie le giornate, questo è indubbio. Come è indubbio che quasi sempre le riempie di niente. Niente di grave. Quello che conta è esserne consapevoli. Il guaio dei politici è che loro sono il niente che siamo tutti, ma è un niente che pretende di organizzare il tutto.
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Parlare in pubblico viene prima della scrittura. In effetti io scrivevo perché non potevo parlare in pubblico. Il primo comizio lo fece Dio ad Adamo ed Eva e da allora non abbiamo più smesso.
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Spesso si sente dire che bisogna “fare i voti”. Al mio paese uno di quello che va in giro a fare i voti è un medico. Un poeta come fa ad andare in giro a fare i voti. Un poeta racconta la malattia, la sfrutta, non promette di guarirla.
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PER VEDERE LE FOTO DEL COMIZIO A CAIRANO cliccare sul link seguente
http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157604369741210/with/2385869086/ *
mi pare che ci siano molto spunti per aprire una discussione.
Sentite, fisicamente non c’ero, non ci potevo essere, ma ho visto e goduto tutto. E’ stato pure abbastanza semplice: é bastato sintonizzarsi sul giusto canale e godere dello spettacolo.
Come immaginavo non é stata tv-spazzatura; la scelta di evitare la banda delle solite ’scosciate’, e pure il gruppetto dei soliti ‘esperti’ tanto discussa in redazione prima dell’evento, seppur motivata da molto più nobili ideali, non ha pagato sul piano ‘dell’attrass’, ‘dell’appeal’ va; forse a questa scelta va attribuita la scarsa reattività non solo del pubblico ma addirittura da parte degli ospiti medesimi di Cairano.
Il resto, delizioso, si é sviluppato secondo copione. E che si poteva mai pretendere di cambiare in un sol botto così ben radicate brutte abitudini? E non mi riferisco a quella delle popolazioni indigene, così naturalmente distaccate dalla realtà e innaturalmente immerse nell’analisi incosciente del proprio futuro: mi riferisco invece principalmente alla brutta abitudine tutta intellettuale, fatta di felicità e speranza, tanto cara alle equipe televisive che attivano ‘programmi on the road’ di voler stuzzicare un ambiente mediante ‘la diretta’ e aspettarsi per questo una immediata ovazione. Non vi preoccupate. Va bene così comunque. Lo share é salvo, il format può essere riproposto: comunque vada sarà un successo! EnzoLuongo (così di botto).
secondo me questo è proprio lo schema definitvo: il maestro concertatore che è anche il compositore da una parte, il gruppo degli apostoli che lo seguono rapìti, qualche sparuto passante che si avvicina incuriosito, la folla dei discepoli-spettatori che si affolla di tanto in tanto, e ognuno che medita in cuor suo…questo è lo schema, dovesse cambiare, finirebbe tutto
è difficile scrivere, aggiungere
i tuoi scritti sono come istantanee, possiamo ammirarle, passarcele di mano in mano, sorridere e incupirci
è meno difficile parlare
l’ho notato in questo lungo tour tra paesi e paesani
tutti hanno voluto parlare, testimoniare, aggiungere
e tu hai fatto bene ad ascoltare
angelo
in effetti questo schema è più interattivo.
in fondo nella visita precedente a cairano gli abitanti non li abbiamo visti….
comunque ogni paese è una storia apparta.
uno schema del genere a calitri non funzionerebbe.
armin
[...] dodici buoni motivi per votare e far votare Partito Democratico. Nella foto di Angelo Verderosa: chiusura della campagna elettorale di Franco Arminio a [...]
è così brutto questo carattere enorme del post, come se volesse schiacciare tutti gli altri che stanno sotto, le parole poi sembrano urlate, voglio pensare sia stato casuale, io, fossi in voi, starei attenta alla grafica del blog. Ciao Lucia
(osservazione accolta, grazie lucia) a.v.
Caro Franco, vorrò consegnarti e consegnare a tutti delle riflessioni su ciò che è stato fino ad oggi… se ci riuscirò !
Per adesso solo una cosa, stò vivendo una esperienza improvvisa ed inaspettata, dove stò ritrovando il senso che stavo perdendo dello stare in mezzo agli altri, dello stare al mondo.
La vita che uno prova a mettere in scena è ricca di maschere che disegnano , per gli altri che ti frequentano, personaggi sempre diversi, forse, o come tali percepiti.
C’è un seme gettato con la comunità provvisoria e con il laboratorio democratico, è una semina alla quale mi sento di aver partecipato, dalla quale deve germogliare nuovo amore e nuova bellezza. Amore per le donne, amore per gli amici, amore per il proprio paesaggio… è vero che l’amore salva il mondo ??
Mi è già capitato nella mia vita di essermi bruciato come legna ad ardere, ho consumato tutto perchè ho deciso di dare tanto (forse credo di aver dato tanto) , ho sempre indirizzato il mio rapporto con gli altri verso la passione, l’amore, il coinvolgimento verso gli altri…. quante volte mi è costato però.. frainteso… anche allontanato….anche ora ..in questi giorni… si sta consumando un fuoco acceso molto tempo fa…….
Questo è il mio modo di stare nel LAboratorio Democratico … a presto … per continuare una bella politica ed immaginare una grande politica per questi paesi.
Luca b.
Alla domanda di Franco Arminio di dire la nostra sui risultati elettorali, fattaci l’altra sera (a notte tarda) nella piazza Convento a Bisaccia,…. Troppo presa dal fascino di quel luogo, dalla pace che si respirava, dal vento che ci cullava…. Solo ora riesco a scrivere sull’esperienza degli amici del laboratorio democratico , che ha avuto già una vittoria.
Indipendentemente dai risultati che ci saranno domani o domani l’altro.
La vittoria è questa: il fatto che ci sono persone che si offrono e fondono le loro energie …ed altre ce ne saranno e affluiranno in questo FIUME che ora traccia il suo rivolo.
Si, c’è chi si affaccia, chi spia, chi si è incuriosito ma…. man mano il fiume si ingrosserà e diverrà un segno solcato nella terra, la nostra terra. L’augurio è che ci sia sempre pioggia di intelligenze, belle parole, voglia di fare e di smuovere le acque stagnanti , di raccogliere gocce preziose, colme di proposte, a garanzia di un deflusso vitale.
AUTOMA
Nel mondo controverso
intriso di rottami
cammina l’uomo,
spaventato automa
della moderna forma.
LETTERA aperta FRANCO ARMINIO
e per conoscenza personale ad Angelo V.e Micheless,
il primo come notaio e il secondo come testimone a latere,
Sono in ritardo di almeno 10 giorni per inviarti una risposta serena su una FRAZIONE del tuo post che riporto qui sotto.
Giorni di attesa, per maturare , per scrivere una risposta che non viene,
perchè gli eventi associativi nella mia vita si accavallano e portano stagnazione, invece che sviluppo.
Quindi scrivo da un giorno non sereno, dove vorrei spaccare tutto il lavoro di anni , qui e là . e andare via .
La risposta ne risentirà.
Estrapolo un frammento dal Tuo post , Armin .
Non rileggo il totum, ma condivido molte cose , compresa la conoscenza diretta della impermanenza e della caducità di tutti i fenomeni.
Esperienza che ci accomuna e ci rende lontanissimi da coloro che corrono dietro le griffe e le sicurezze delle porte blindate e delle cure mediche sintomatiche per ogni minimo malessere.
Ci sono altre cose che ci accomunano e sono a rischio : una certa tendenza a credere di conoscere LA Verità suprema e la conseguente tendenza ad emettere giudizi e DIA-gnosi. ROBA che toglie il contatto e la possibilità di relazione.
Veniamo al dunque : ti trascrivo il pezzo che sto incriminando.
“”Ci sono delle associazioni formata da una solo persona. In giro non vediamo persone ma sigle, fotografie, didascalie, cartellini col prezzo. Non vediamo corpi, ma involucri. Parliamo non da un corpo all’altro, ma da una vetrina all’altro. Non ci esponiamo, ma raccontiamo il fatto che siamo esposti: siamo merce che si acquista, siamo merce che acquista..”
Ho immaginato che tu stessi parlando di HERA-KlèS e della sottoscritta.
Almeno, quel giorno del viaggio elettorale , poteva sembrare così.
Avrei voluto risponderti inviando bilanci delle attività svolte e del numero di soci in Campania e in Toscana, resoconto delle donazioni e dellla rinuncia ai compensi e bilanci finali contabili…talmente ero indignata dalle tue affermazioni.
Per dire cosa? un DATO di FATTO , anzi di FATTI che non interessano nessuno , perchè ognuno si è creato una immagine di HK che più gli conviene : merce, vetrina, cartellini dei prezzi, mancata esposizione ma vendita, involucri, sigle, didascalie, solitari senza associazione.
Questa sembra essere la TUA immagine delle associazioni composte da una sola persona.
questa, ai miei occhi, sembra essere l’ immagine che ti sei fatto di HK e della sottoscritta.
Voglio aggiungere che con la mia “fantasia delirante”,
espressione tramite la quale mi prendo gestalticamente la responsabilità della mia interpretazione , immagino che un incontro così, nascondeva la speranza di una raccolta voti da un movimento preesistente, forse consistente.
Immagino , da parte tua, una MANIPOLAZIONE non riuscita .
E sottolineo che non esprimo un giudizio negativo , parlando di manipolazione.
Tornando al rendiconto storico: ho parlato con due soci attivi e assenti quella domenica della mia esigenza di onestà e di rendicontazione.
Mi hanno consigliato e detto di NO : non ho , non abbiamo alcun bisogno di render conto delle mie e nostre azioni , da tre anni in qua.
Certamente NO a persone che non hanno MAI partecipato a nostre iniziative , negli anni passati, iniziative pubbliche e mediamente pubblicizzate nei comuni limitrofi.
Non devo render conto del fatto che HERA-KlèS ha una struttura ufficiale e fiscale riconosciuta e monitorizzata dgli Enti pubblici , vedasi bilancio sociale on line , che siamo tenuti a fare per la provincia di Fi.
Una associazione che esiste ed opera anche quando ci sono le assenze, anzi proprio in quel momento , in questo momento , è fondamentale domandarsi che tipo di impegno voglio e vogliamo continuare a infondere in HERA-KlèS.
Io vorrei farne una IMPRESA SOCIALE, secondo norme e leggi di recente introduzione (2005).Ma la maturazione dipende anche dai soci /le socie giovani del nostro settore che non hanno trovato ancora sbocchi lavorativi, ma nemmeno hanno trovato , dentro di sè , la maturità di guardarsi dentro e le capacità imprenditoriali necessarie per la trasformazione.
Scrivere di questo in un blog che non è il nostro sito né il nostro blog , forse serve a poco , a livello della comunicazione interna tra i soci attivi.
Forse può servire a spiegare a te, Franco e poi agli altri, la complessità che si cela dietro le storie individuali e collettive delle associazioni.
Forse serve a spiegarvi perchè volevo incontrarvi soprattuttto come Comunità Provvisoria non strutturata , piuttosto che in veste di Laboratorio Democratico.
Con tutto il rispetto possibile per le manipolazioni altrui,che fanno parte del GIOCO della vita , ma prendendo bene la distanza dalle sentenze altrui : le tue , in questo caso.
TERESA CELLA in qualità di Presidente di HERA-KlèS Camp. e Vicepresidente nazionale