Il crepuscolo delle scuole
metto qui un pezzo uscito ieri su un quotidiano locale. / questo è un blog paesologico che si prende cura delle montagne e dei paesi che stanno sulle montagne. già i paesi pianeggianti sono un’altra cosa. / seguiremo anche questa vicenda che si è aperta con l’annunciata soppressione con la scuola media in alcuni paesi a noi molto cari. / abbracci / armin
Fino a non molti decenni fa nei paesi non c’erano gli edifici scolastici, ma c’erano tanti ragazzi. E allora si fittavano le case private e si mettevano le aule. Così i paesi diventavano letteralmente pieni di scuole. E chi insegnava era una figura importante, temuta e rispettata dagli allievi e dai genitori degli allievi.
Adesso è cambiato tutto. In ogni paese c’è un grande edificio scolastico. C’è il dirigente, i bidelli, il segretario, gli applicati di segreteria, ci sono i maestri di religione e quelli di inglese, ci sono i maestri per gli alunni diversamente abili, ci sono i maestri per la matematica e quelli per l’italiano, ci sono i progetti, ci sono le riunioni per discutere dei progetti, ci sono tante cose, ma comincia a mancare l’essenziale, cominciano a mancare gli alunni.
Un paese senza scuola è un paese morto. Un paese senza lavagne, senza le merendine sotto il tavolo e le urla della ricreazione, un paese così è un luogo senza futuro. Altrove il calo delle nascite è bilanciato dai figli degli stranieri. Qui in molti paesi ormai funziona una sola fabbrica: quella del morire. Si nasce altrove, nascono altrove i bambini ma anche le speranze. Qui si vive per accompagnare le cose verso la loro fine e quando nasce qualcosa si tentenna, si diffida.
Le scuole chiudono, ma anche quelle che sono aperte appaiono come avvolte in un lenzuolo, come se dentro ci fosse una salma, qualcosa che non dev’essere mostrato.
È difficile che in una piazza di paese qualcuno parli di scuola, come se un esperienza fondamentale della vita fosse ridotta a dettaglio trascurabile, marginale. Evidentemente si pensa che la scuola è un’altra, è quella che cala ogni giorno, in ogni casa dalle antenne. E il maestro è uno solo, è il padrone del gesso, delle lavagne, dei libri, dei banchi e di tutto il resto, il padrone delle aule e delle urne, il re degli ignoranti.
rocca san felice, foto aerea Grilletto