COMUNITA’ PROVVISORIA, il blog dei paesi e delle montagne

Tonino era andato troppo in là / M. Fumagallo

Pubblicato su a Michele Fumagallo by verderosa su Maggio 15th, 2008

Cara Luciana,  ecco la pagina che scrissi su “Il Manifesto” del 28.4.05 su Tonino Esposito Ferraioli a 27 anni dal suo assassinio. Magari dopo ne riparliamo.  Con affetto / Michele Fumagallo

IL MANIFESTO del 28 Aprile 2005  / STORIE  /  Tonino era andato troppo in là

Un primo maggio a Scampia per legare lavoro e lotta alla criminalità non può dimenticarsi di Esposito Ferraioli, ucciso dalla camorra a Pagani 27 anni fa. Nessun colpevole

MICHELE FUMAGALLO

La manifestazione sindacale del primo maggio a Scampìa, uno dei posti più devastati dalla delinquenza organizzata nel Sud d’Italia, è molto utile se farà da battistrada ad altri impegni nei luoghi dove la violenza criminale ha iniettato un veleno che ha debilitato il corpo sociale. L’agro nocerino-sarnese è uno di questi. Inoltre, non sarebbe male se si riaprisse un dibattito sui miti legati a soluzioni meccaniche (si pensi al binomio delinquenza-povertà) che hanno lasciato sul terreno pesanti delusioni. Un esempio concreto: negli anni Settanta del secolo scorso, molti pensarono che con l’industrializzazione del territorio, soprattutto con l’arrivo della grande industria e delle multinazionali, quindi con imprenditori arrivati dall’estero, si sarebbe messa fuori gioco la delinquenza creando un paese più libero, non solo dal punto di vista economico ma civile.

Il pomodoro e la criminalità

A Pagani e nell’Agro non fu così. La camorra imperversava già nell’industria del pomodoro come in quella dell’edilizia dove operavano, grazie al loro rapporto con la politica, falsi e improvvisati costruttori edili. Poi, però, la violenza camorristica avrebbe coinvolto anche le grandi fabbriche. L’omicidio di Tonino Esposito Ferraioli, operaio e sindacalista della Cgil alla  mensa della Fatme, fu uno shock per tutti. Sono passati 27 anni da quel barbaro assassinio camorristico avvenuto a Pagani il 30 agosto del 1978. Anni in cui è accaduto di tutto nella zona: dalla moltiplicazione dell’abusivismo edilizio agli omicidi di camorra (si ricordi, subito dopo il terremoto, l’assassinio del sindaco Marcello Torre), dalla fine delle illusioni legate al binomio sviluppo-pulizia morale allo sfruttamento bestiale di extracomunitari e disoccupati; ma anche, all’opposto, una mobilitazione sindacale, politica e intellettuale per non dimenticare (e dio solo sa quanto la memoria del passato sia oggi più che mai fondamentale per il futuro), anche se oggi tutto questo è un po’ appannato in una cittadina dove è forte, tra l’altro, l’iniezione di sfiducia degli epigoni locali berlusconiani che amministrano il comune.

A 27 anni di distanza da quel delitto, a tutt’oggi impunito, due avvenimenti ci riportano a quell’episodio che lasciò una grande ferita nel cuore di tutta una generazione della sinistra. La pubblicazione degli atti del convegno dell’università di Salerno sulle «Linee d’ombra dell’identità repubblicana», con il saggio di Marcello Ravveduto e la costruzione, nel centenario della Cgil salernitana, dell’archivio del sindacato dove un posto di tutto rispetto è dedicato alla ricerca su quell’operaio.

Via Zito è la strada che divide il rione Palazzine. Un affastellamento di edifici che fa da spartiacque tra il centro storico di Pagani e le montagne che separano il caos dell’agro nocerino-sarnese da ciò che c’è dall’altra parte e cioè la Costiera Amalfitana. In una calda notte estiva del 30 agosto 1978, Tonino Esposito Ferraioli, cuoco della mensa della Fatme-Ericson di Pagani, è a casa della fidanzata Angela, anche lei inserviente alla stessa mensa. Una coppia unita che più non si può: nella vita, nel lavoro e persino nell’avere tutti e due quel cognome doppio, Esposito Ferraioli. Quella sera la discussione tra i due verte sui preparativi del matrimonio già stabilito da lì a poco più di un mese. Verso le due di notte, Tonino deve rientrare a casa perché sa che la madre ha il solito vizio di aspettare il suo ritorno in piedi. Un vizio che Assunta Messano, oggi novantenne, non si toglierà mai e racconterà  in seguito in un’intervista di grande commozione («La sera quando doveva tornare a casa io non andavo a dormire… Mi mettevo fuori al balcone… Lo riconoscevo da lontano perché aveva una Citroen con i fari grandi… Quante notti alla finestra ho pianto nell’assurda speranza di rivederlo tornare a casa, le ore passavano inutilmente, mio figlio non c’era più»).

Quella notte, dunque, Ferraioli si dirige verso la sua Citroen parcheggiata all’angolo di Via Zito. Gli si affianca a fari spenti una A112 blu con due persone a bordo. Tonino ha appena il tempo di salutare Angela che è affacciata alla finestra, quando parte una scarica di colpi da una lupara che lo tramortisce a terra. Angela urla e corre in strada. Il dramma di Tonino si svolge nel silenzio più assoluto, nessuno si avvicina al luogo del delitto, nessuno ha visto niente. Poi, però, il quartiere si rianima al suono delle sirene dei carabinieri e della polizia.

Tonino viene trasportato di corsa all’ospedale di Nocera Inferiore dove morirà un’ora dopo, colpito in più punti dalla rosa di pallettoni che gli ha spappolato milza e fegato.

La fabbrica e la criminalità

Il delitto colpì un uomo che aveva messo il naso nel controllo delle attività produttive e delle mense in un periodo in cui le cosche dettavano legge in tutto il territorio, ma soprattutto colpì un uomo buono e fu uno shock devastante per tutto un mondo sindacale e politico che aveva sottovalutato le degenerazioni presenti nella grande fabbrica. Eloquente fu il commento del dirigente dei Ds Isaia Sales, allora giovane militante del Pci e suo amico, nel video che ne ricavò il regista Michele Schiavino quattro anni fa: «Era una persona dolcissima che non avrebbe fatto male a una mosca. Rivendicava non per sé ma per gli altri. In ogni delitto cerchi sempre un qualche movente, ma nel caso di Tonino c’era la cattiveria più totale. Chiunque ha architettato l’omicidio, chi lo ha messo in pratica, chi lo ha tollerato, deve essere assicurato alla giustizia. Fino a quando nessuno pagherà per quell’omicidio, io credo che nessuno di noi sarà tranquillo».

L’inchiesta della magistratura è sempre aperta e non è stata archiviata: questo lascia ovviamente dei margini di speranza negli amici che in questi anni hanno vissuto la condizione amarissima e pasoliniana di coloro che «sanno ma non hanno le prove». Nelle interrogazioni parlamentari che vari deputati della sinistra fecero nel 1982 (Abdon Alinovi, Giuseppe Amarante, Mario Catalano, Eliseo Milani, Famiano Crucianelli), anche il governo di allora si spinse a riconoscere che Ferraioli nella sua lotta per i diritti dei lavoratori e contro l’uso di carne di provenienza sospetta (i furti di tir erano all’ordine del giorno) era stato eliminato dalla delinquenza. Ma erano i tempi delle decine e decine di omicidi che la camorra lasciava sul terreno e Tonino venne sepolto sotto questa massa di cadaveri. «L’omicidio di Antonio Esposito Ferraioli - dice il ricercatore Marcello Ravveduto che sta preparando un libro inchiesta sul caso - è il classico delitto perfetto: si dimentica la vittima, scompaiono gli assassini, svaniscono i mandanti, si confondono le indagini». A una prima fase di mobilitazione è poi subentrato il silenzio, favorito anche dalla sostanziale impotenza dell’inchiesta giudiziaria. Ma il ricordo degli amici, il lavoro della precedente amministrazione progressista al comune che rilanciò l’impegno e la nascita dell’Associazione Ferraioli, oggi federata nel circuito dell’organizzazione antimafia Libera, hanno contribuito a rilanciare la questione.

Tonino Esposito Ferraioli, quasi un eroe per caso della lotta contro la camorra? Aveva iniziato nell’adolescenza con gli scouts la sua attività al servizio del prossimo. «Tonino - racconta uno dei suoi amici - era forse l’espressione più buona di quelli che erano i valori dello scoutismo, cioè la pace, la fratellanza, la giustizia. Insomma, divenne un uomo giusto. Una persona dolce, educata. Un timido che vinceva la timidezza con l’intelligenza». «Questa è una cosa che resterà per sempre dentro di noi - aggiunge il cognato Alfonso Baccaro, oggi impegnato  nell’Associazione. Sono stato un fratello maggiore per lui. Quando l’ho conosciuto aveva circa otto anni, io il doppio ed ero fidanzato con la sorella. Lottiamo da anni perché questo delitto assurdo non resti impunito, soltanto che, più tempo passa, più questa speranza si diluisce. Stiamo preparando la nuova edizione del premio dedicato alla sua memoria, una manifestazione che in tanti abbiamo voluto per lui e perché i giovani non dimentichino». 

I ragazzi devono sapere

Anna Garofalo è insegnante e fa parte anche lei dell’Associazione: «L’impegno principale - dice - è quello di nutrire ancora la memoria. I ragazzi devono sapere che uno come loro, figlio di questa terra, è morto per la giustizia, è stato assassinato in modo barbaro. Oggi, però, è davvero difficile lavorare in un paese distratto da altri avvenimenti. C’è una città assente.

Dell’amministrazione municipale di centro destra meglio non parlare. Ha soltanto cancellato ogni atto che riguardava Ferraioli e la legalità, lasciando un pallido momento di routine in cui i ragazzi delle scuole vengono coinvolti in maniera acritica in iniziative estemporanee e di facciata. C’è insomma la volontà di non costruire nulla che sia duraturo nel tempo. Per questo, vedo un pericolo nel ritorno a fenomeni di bande giovanili contrapposte, che vivono ai margini, che non frequentano le scuole con assiduità. Là dove prima c’era un fronte comune di lavoro, degli appuntamenti, ora non c’è più niente. La difficoltà, ripeto, è di lavorare in un paese preso da altre cose. Ma la memoria di Tonino, proprio perché è memoria di una persona pulita, è l’elemento di coesione tra di noi. Poi, certo, c’è rabbia nel vedere i mandanti ancora liberi, e quindi una grande amarezza. Ma non la resa».

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 IL MANIFESTO  del 28 Aprile 2005 /  Un video, un libro, un film

Mentre è in preparazione a Pagani il premio dedicato alla memoria di Antonio Esposito Ferraioli per la seconda metà di maggio a cui parteciperanno studiosi e militanti impegnati nella lotta contro la delinquenza organizzata, il ricordo di Ferraioli è stato vivificato dal saggio di Marcello Ravveduto nel volume collettivo «Le linee d’ombra dell’identità repubblicana.

Comunicazione, media e società in Italia nel secondo Novecento» (editore Liguori, curato dai docenti Pietro Cavallo e Gino Frezza). Il libro raccoglie gli atti di un omonimo convegno tenuto tre anni fa all’università di Salerno. Tra le ombre dell’identità repubblicana, analizzate in interventi di Pierre Sorlin, Alberto Abruzzese, Gino Frezza, Pasquale Iaccio, Giovanni De Luna e altri, l’ombra di un omicidio apparentemente perfetto come quello di Ferraioli è messa in luce da Ravveduto, analizzando minuziosamente il film-video che dedicò al giovane operaio e sindacalista il regista Michele Schiavino quattro anni or sono, con 22 interviste ad altrettanti testimoni. Il saggio mette anche in evidenza le vite parallele di quattro giovani ammazzati dalla delinquenza organizzata, quattro meridionali (Rizzotto, Carnevale, Impastato, Ferraioli) che «hanno vissuto esperienze e sensazioni universali: per Rizzotto e Carnevale la guerra e la resistenza, per Impastato il ‘68, per Tonino il volontariato cattolico e il lavoro come chef nei grandi alberghi del nord». Lo stesso regista sta poi preparando un video per i 100 anni della Cgil salernitana e per l’archivio che lo stesso sindacato sta mettendo in piedi, un archivio in cui la documentazione su Ferraioli saranno parte significativa. (mi. fu.)

 

6 Responses to 'Tonino era andato troppo in là / M. Fumagallo'

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  1. alfonso said, on Maggio 15th, 2008 at 5:40 pm

    Tonino Esposito Ferraioli, come Giancarlo Siani, come, ai nostri giorni, Roberto Saviano costutuiscono un paradigma dell’impegno civile e sociale.
    il parco dell’irpinia d’oriente va bene. dobbiamo, però, prenderci cura anche del resto.
    magari indagando, per quello che in questo momento ci riesce, sulle infiltrazioni malavitose nella nostra microregione.

  2. verderosa said, on Maggio 15th, 2008 at 6:50 pm

    alfonso parliamo delle asl

  3. alfonso said, on Maggio 16th, 2008 at 8:41 am

    certo che parliamo delle asl
    ma solo perché qualcuno se ne è interessato prima.
    non facevo riferimento al tema, ma al metodo :)

  4. michele fumagallo said, on Maggio 16th, 2008 at 11:03 am

    Cari amici,

    questo pezzo scritto per il manifesto tre anni fa doveva andare come commento al post di Luciana Cerreta “Io e le mafie”.
    Messo così sembra un invito, da parte mia, a discutere della camorra.
    Io non ne ho nessuna intenzione, se non come “aiuto” e risposta a una nostra amica a cui sta a cuore il problema dei caduti nella lotta contro le mafie.

    Con affetto
    Michele Fumagallo

  5. Luciana Cerreta said, on Maggio 16th, 2008 at 4:21 pm

    Caro Michele, lascio per un momento da parte le polemiche e le disquisizioni su chi e come e quando, fatti o pensieri. Vorrei solo dire che la lettura del non ritorno a casa di Tonino mi ha molto commossa; fidanzata e madre, e tutto il resto, non oso neanche immaginare, non potrei. Grazie per avermi permesso questi pensieri attraverso i tuoi pezzi.

  6. Marco Spera said, on Maggio 19th, 2008 at 9:36 am

    è fondamentale una rete di interesse verso l’altrui destino. crearla, gestirla credendo in quel che si fa…

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