COMUNITA’ PROVVISORIA . paesi .. paesaggi … paesologia

comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella

non è dracula il nostro nemico

con 4 commenti

   mentre noi qui parliamo di decrescita e di paesaggio altrove si farfuglia sul problema della sicurezza.  i napoletani di ponticelli si sono resti protagonisti di una vera e propria pulizia etnica. noi siamo lontani, ma ponticelli è pur sempre nella nostra regione…    metto qui due pezzi scritti un pò di tempo fa.       il primo è uscito in questi giorni anche su emeis, un periodico allegato a ottopagine. l’idea è di un bravo giornalista come luciano trapanese. è un’idea unica in italia quella di parlare dei problemi degli immigrati, scrivendo gli articoli nella loro lingua.   sempre su ottopagine qualche giorno fa c’era un bellissimo articolo sui rifiuti scritto da gabriella bianchi. scrivo questo per dire che non tutto è merda qui nella nostra sciagurata regione.   sui rifiuti spero che nei prossimi giorni si muova da questo blog una decisa opposizione alle annunciate discariche berlusconiane. i napoletani e le loro istituzioni continuano a non fare la raccolta differenziata, continuano a non ridurre di un grammo i loro rifiuti.   è giusto che a questo punto ognuno paghi secondo le sue responsabilità.     l’irpinia deve smaltire e trattare solo i propri rifiuti. lo abbiamo detto mille volte, ma mercoledì a napoli sarà deciso ben altro.

armin

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‘EMIGRAZIONE IN CAMERA DA LETTO
- Unità 31 ottobre ‘07

 

 

Siamo sempre andati dagli altri a lavorare e dovremmo avere rispetto per chi adesso viene da noi a lavorare. Non è così e in questo modo oltre a disprezzare la storia degli altri disprezziamo anche la nostra. La gran parte delle donne immigrate in Italia non arrivano in una città o in un paese, ma semplicemente in una casa dove c’è una persona che non abbiamo più tempo e voglia di assistere. Vengono per lavorare nell’unica fabbrica efficiente che abbiamo, la fabbrica dell’agonia.

La civiltà contadina non era particolarmente efficace nel garantire beni materiali, ma assicurava almeno una buona gestione della morte e della malattia. Intorno al letto di un sofferente c’era sempre animazione. Era un fatto normale. Si faceva per gli altri quello che gli altri avrebbero fatto per noi. Adesso le donne dell’est sono le custodi di un crepuscolo solitario. E quando la persona assistita muore si ritrovano disoccupate, devono ricominciare in un’altra casa, in un’altra agonia.

Forse queste donne non scrivono le lettere commosse e commoventi che scrivevano i nostri emigranti. Usano il telefonino e non resta traccia dei loro umori. Non sappiamo come ci vedono, come vedono le nostre piazze vuote, le nostre case grandi senza libri e senza pianoforte. Queste donne scendono ogni giorno nelle miniere della malattia, ma non c’è niente da scavare e da riportare in superficie. Oltre ai pochi soldi che diamo si ritrovano in tasca come buonuscita il ricordino della persona defunta.

Sarebbe il caso di coinvolgerle nella nostra vita prima ancora che nella nostra morte. Un coinvolgimento collettivo, pubblico, politico. E invece al massimo le usiamo come ripiego alla nostra disoccupazione sessuale. Insomma, queste donne non sono qui per contribuire alla costruzione di una società come accadeva a noi in Svizzera o altrove, ma per occuparsi dei nostri corpi. Corpi morenti o corpi astinenti, comunque corpi afflitti, soli, sformati.

Uno scapolo indigeno che lavora in campagna non ha nessuna possibilità con le ragazze italiane. Uno che odora di stalla non ha nessun sex appeal per le nostre fanciulle apparecchiate sul modello delle veline. Ormai sono tanti quelli che nelle nostre campagne hanno la moglie rumena o albanese. E non è un tradimento al motto «moglie e buoi dei paesi tuoi». In fondo per questi nostri ultimi contadini le vere straniere sono le fanciulle indigene, quelle che usano il loro corpo per mandare in giro i vestiti e gli occhiali da sole e il telefonino.

Viviamo in una situazione sconvolgente e la cosa più sconvolgente è che questa situazione non sconvolge nessuno. Tutto è relegato in una dimensione ineluttabilmente privata. Noi siamo emigrati per fare piazze e palazzi. Lavoravamo in spazi pubblici, costruivamo un mondo. Adesso il vero centro dell’immigrazione che ospitiamo è il letto. Piaghe da decubito o masturbazioni, poco importa. Non abbiamo da proporre altro che questi corpi senza destino.

Allora i veri stranieri, i veri sbandati siamo noi. Basta guardare le facce nostre e quelle degli altri le poche volte che camminiamo affiancati. In realtà temiamo il confronto. Loro si muovono a piedi, sono le uniche persone che non hanno automobili. Hanno polpacci forti, schiene dritte. Hanno volti in cui ancora spira quell’indefinibile senso dell’umano che sembra svanito dal nostro sguardo.

Ci sarebbe bisogno di una trasfusione collettiva di spiritualità. Far scendere il loro sangue nelle nostre vene. E invece accade che lasciamo cadere nelle loro tasche solo poche monete.

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Non è Dracula il nostro nemico –

pubblicato su Primo amore e liberacittadinanza

In questi giorni si parla tanto della percezione di insicurezza. Sì, siamo insicuri, ma forse il nostro timore principale non sono gli stranieri. Forse per molti il timore viene dallo straniero che abbiamo sempre a portata di mano: il nostro corpo. Non c’è nessun prefetto che possa allontanare il nostro corpo da noi stessi, il nostro corpo ricettacolo di fantasmi, merce preziosa di cui temiamo ogni giorno la scadenza.

La paura è il nemico che ci assedia, ma è una paura che viene da dentro. Lo spazio sociale è uno spazio deserto, noi non ci siamo, ci siamo dispersi nella selva di un mondo che percepiamo come piccolo e soffocante. Lampioni, officine, macchine, semafori, palazzi e così via all’infinito: siamo circondati non da assassini, ma da una ragnatela di cose che alzano muri da ogni parte. In questo groviglio di merci un po’ alla volta viene ogni giorno stuprata quel che resta della nostra anima.

La Romania non è una terra di mostri che hanno invaso un paese mite: a Roma nell’ottocento c’era un numero di omicidi infinitamente superiore a quello che c’è adesso. È che allora esisteva l’inizio e la fine del giorno, l’alba e il tramonto, Dio e le tenebre. Il piccolo mondo non era ancora diventato così piccolo da sembrare il ventre di una zanzara. Siamo tutti lì dentro e tutti insieme produciamo questo ronzio penoso che ci porta da una notizia all’altra senza mai arrivare da nessuna parte.

La maggioranza degli italiani non ha bisogno di un pacchetto sicurezza, ma di amore. Molti italiani non sanno più amare e non sanno neppure farsi amare. Non è il Dracula rumeno il nostro nemico, ma questa avidità di massa per cui tutti non hanno mai abbastanza. L’Italia sta diventando un luogo molto triste, pieno di gente che non sa ridere e non sa piangere. E questa tristezza, questa opacità parte dall’alto, da quelli, sempre gli stessi, che tengono più soldi e più potere. Se oggi non ci fosse nessun rumeno in giro non staremmo meglio. Il fatto è che gli stranieri sono vivi perché offesi  e malpagati. Sono vivi e a volte violenti. Noi invece siamo mezzo addormentati, protesi a proteggere ciò che abbiamo già perso.

Abbiamo bisogno di un soffio di sgomento per respirare a pieni polmoni. Appena la vita si fa usuale, ruminata nelle solite occupazioni, ecco che svanisce.

Siamo nel piccolo mondo e rovistiamo nelle nostre giornate in preda a una foga inconcludente. Alla fine, davanti al bicchiere d’acqua che precede il sonno, ci accorgiamo che forse non è successo niente o che forse succede sempre la stessa cosa.

Siamo un popolo svuotato, spiritualmente immiserito. E se pensiamo agli stranieri come carogne, dobbiamo anche immaginare che ad attrarli è la nostra società in putrefazione.

ARMINIO

Written by comunitaprovvisoria

20 Maggio 2008 a 12:11 am

4 Risposte

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  1. IL problema sicurezza!
    Già stiamo ( la televisione) dirottando su Altro le discussioni, le trasmissioni, l’attenzione .
    Per noi dipendenti dell’interlocutore TV è giunto il momento di dibattere su altro … e va bene.
    Vorrei ricordare che qualche mese fa, a proposito della sicurezza e prima delle elezioni politiche, più di un telegiornale sottotitolava: allarme sicurezza in italia … gli artefici delle aggressioni sono gli immigrati; in particolare una notizia riguardava un sondaggio che riportava <>, si allora il resto quindi una percentuale maggiore è ad opera di italiani, “cittadini legittimi e connazionali di quelle povere vittime. Perché sottolineano solo il 35 e non il resto 65% di aggressori? E poi questi dati sono basati sulle denunce fatte alle autorità di dovere, allora mi chiedo: non è forse più facile denunciare un extracomunitario che un aggressore, magari, di conoscenza? Perché non si dicono le cose per quello che sono, perché tutta la verità è sempre oscurata, perché continuiamo a buttarci tutta la “schifezza” in faccia?
    Personalmente sono per una regolamentazione delle persone che arrivano nel paese Italia ( non mi sento, in questi casi, nazionalista,.. anzi); non bisogna fare però buonismo, è patetico e non risolve i problemi neppure per gli immigrati. Che si trovassero modalità appropriate per la dignità umana intera e senza differenze e ipocrisie.
    E’ molto forte l’espressione :<> lo vediamo accadere sempre più intorno a noi. Siamo un paese molto triste dal quale andarsene, altro che “L’America di qualcuno altro..”.
    Fiore guerr

    fiorella guerriero

    20 Maggio 2008 alle 1:43 am

  2. “Gli uomini non sono solo se stessi; essi sono anche l’ambiente in cui sono nati, il focolare della città o della fattoria dove hanno imparato a fare i primi passi, i giochi che hanno rallegrato la loro infanzia , i racconti delle anziani donne che hanno ascoltato , il cibo che hanno mangiato, le scuole che hanno frequentato, gli sport che hanno praticato, i poeti che hanno letto, il Dio che hanno adorato.”

    (W. Somerset Maugham , “La Lama Del Rasoio”)

    “..il nostro spirito può essere influenzato attraverso il corpo, la mente e il cuore, oltre che dai modi in cui interpretiamo l’esperienza e l’ambiente del Sé.” (Manitonquant)

    “…così anch’io non finisco con le mie braccia, i miei piedi, la mia pelle, ma mi espando di continuo con la mia voce e il mio pensiero, oltre ogni spazio e ogni tempo, perché la mia anima è il mondo.” (Brano tratto da una poesia di un Nativo d’America)

    Se l’uomo avesse più consapevolezza che l’universo non è governato dal caos ma da un’intelligenza creativa allora lui sarebbe unico e divino. Uacc Uaa Nanosecondo

  3. La nostra vita è tutta giocata su “La lama di un rasoio”

    La presenza di extra comunitari sul nostro territorio, raramente è stata valutata dalle nostre comunità, come una risorsa umana e culturale, ma solo di natura economica. …
    mercoledì 12 luglio 2006, di Enzo Maddaloni

    http://www.girodivite.it/Nuovo-articolo,4248.html

  4. Il problema Rom, emigrazione, clandestini, leggi e soluzioni, discutibili e non, è oggetto, forse anche abusato, della cronaca quotidiana. Tutti ne parlano. Ci coinvolge emotivamente ed ognuno, liberamente, esprime un proprio giudizio, accettabile o meno, frutto di esperienze, orientamenti culturali e politici diversi.
    Parlare di ambiente, di decrescita, strategie economico politiche per orientare lo sviluppo futuro, implicano conoscenze più approfondite, un approccio diverso, più scientifico, una indiscutibile sensibilità e predisposizione, una grande e vera passione, c’è poco spazio per l’improvvisazione. L’approccio a queste tematiche, richiede collaborazione ed umiltà, un senso unico di partecipazione, una predisposizione all’ascolto ed al confronto con gli altri. Capisco che ciò può non essere condivisibile, mi rendo ben conto che molti hanno una visione dell’ambiente e delle sue problematiche, diverse da quella di un ambientalista, nel senso più tradizionale della parola, ma invito tutti a riflettere su quello che dovrebbe essere il nostro impegno primario: la salvaguardia del nostro ambiente e la concreta partecipazione al dibattito mondiale sulle nuove strategie di sviluppo. Trovare soluzioni di vivibilità sulla Terra più compatibili, servirà anche ad abbassare i livelli di conflittualità sociali.
    La Comunità Provvisoria, che al suo interno vive di anime e sensibilità diverse è bene che si faccia presto carico di un impegno atto ad amalgamare e comporre le varie coscienze su programmi comuni, creando un maggior senso di comunione e di rispetto reciproco, per non disperdere il grande patrimonio di idee che è capace di esprimere.
    Tonino Lapenna – Vallata

    toninolapenna

    20 Maggio 2008 alle 10:53 am


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