SERENA GAUDINO, presente !
Io sono una guardona: una che legge e legge e non commenta mai. Mi sento fuori posto, un poco emarginata ma attenta a registrare, a imparare e pronta a esprimere punti di vista, opinioni, e pochi complimenti. Fino a oggi sono stata zitta. Ferma. Ho solo letto e commentato a mezza voce con me stessa o con qualcuno che non poteva sentire o capire. Ma oggi il mio vedere laterale mi sta stretto, forse perchè sono stata contagiata dal Vostro amore per questa terra che conosco poco e dalle parole simili a sassi che Arminio lascia come un Pollicino moderno per indicare la via, del ritorno o della fuga, per sempre.
Quando mi affaccio a queste finestre il mio occhio laterale si rallegra perché coglie la forza di un grande popolo che vuole lottare e, al di là di che tipo di armi usa, a volte discutibili, esprime una compattezza commovente. Certe volte solo due commenti, altre volte cento: son più le volte che si scrive per sottrarsi che per avallare opinioni o impostazioni di pensieri o progetti. Purtuttavia tutto questo mi piace. E mi piace il modo in cui Arminio riesce ad affiancare e accavallare la cultura della parola con quella del territorio.
Le persone sono alberi, sono foglie, sono linfa e sono sole, luce, acqua. E sono lucciole di una comunità, che seppur dispersa, è finalmente impegnata in qualcosa di tangibile, di fisico, una guerra. Senza armi, né carrarmati, ma chi lo sa se domani sarà diverso, pronti a dare battaglia con idee, piani, petizioni, proclami, manifestazioni: un paese, un territorio che si stringe attorno al suo dolore per stanarlo e aggredirlo e bruciarlo. Il mio sguardo laterale è sofferente. Perché teme l’inutilità della marcia. La mia indifferenza passa accanto alla brutalità dei politici e si trasforma in lotta come in Arminio. Il paesologo che utilizza le parole come bazuka e incita alla rivolta lontano, speriamo, dalla triste sorte di Masaniello.
Una via di mezzo tra un piccolo trattato sociologico e antropologico i vostri interventi finalmente accendono una speranza che qualcosa, in Irpinia, terra lenta e indifferente ai nostri occhi cittadini, possa finalmente muoversi e che le vostre gesta, battaglie o semplici avvenimenti possano invadere in massa le cronache, e non quelle nere ma quelle bianche, le positive, di cui purtroppo i giornali sono avari.
E allora eccomi qui di nuovo, a sottoscrivere, sempre che sia benaccetta, visto che non sono irpina ma napoletana, questo nuovo invito di Arminio, sperando che non sia l’ultimo e che presto o tardi potrò almeno una volta lasciare queste montagne piemontesi e venire insieme a tutti voi a marciare sulle vostre.
Serena Gaudino, narratrice, napoletana, piemontese d’adozione.
benaccetta e benedetta
verderosa
3 Giu 08 at 9:59 pm