Antonio, m’impari a fare il pane?
L’intenzione di questo “racconto” non è di mettere in discussione le parole degli amici che vi sono parzialmente trascritte, nessuna di esse. È soltanto quella di capire dove stanno andando le parole che ci stiamo dicendo.
Mi sono provato in una cosa che all’inizio mi è apparsa facile facile ma, a un certo punto, mi è apparsa difficilissima. Volevo provare a “riassumere”, senza tradirle minimamente le parole di commento al testo “Un luogo per chi crede”. E avevo iniziato:
Antonio Imbriano dice che a Sant’Angelo dei Lombardi alle ultime elezioni amministrative la gente ha preferito votare per chi non faceva le solite promesse elettorali o tentava ricatti clientelari
Fiore crede nel Parco d’Irpinia d’Oriente come il primo parco italiano dove sperimentare un nuovo modo di stare in occidente, e vorrebbe un luogo dove poter conoscere paesi fino ad oggi dimenticati, poterli vivere almeno un po’. Un luogo dove poter scoprire rime inedite o irraggiungibili, che pure ci consolano l’anima. Un luogo dove si può credere di combattere la camorra… piovra malvagia… e spezzare i suoi tentacoli affinchè non arrivino ovunque. Un luogo per sconfiggere la solitudine e l’indifferenza…
Michele è contento che il dibattito sulla Comunità Provvisoria riparte, e spera sia l’inizio di una lunga discussione sul passato, presente e futuro di un organismo piccolo, ma interessante se sa inventare davvero un rapporto nuovo tra gli abitanti e il loro territorio. Poi Michele solleva delle perplessità, dice che spesso si sono percorse strade vecchissime tanto nel rapporto con le persone che nel rapporto con i territori. E osserva come la democrazia - che oggi è per definizione “democrazia diretta” (altrimenti non è altro che burocratica routine) - è una bestia difficile, perché bisogna imparare “l’orizzontalità dei rapporti, i tempi collettivi, la cura delle persone e, di conseguenza, delle cose”. Michele poi dice altre cose, ma lascio solo questa, altrimenti diventa troppo complesso il resoconto.
Dunque, da ora in avanti, lascerò una sola cosa per ogni intervento, la prima. Ecco questo è il metodo: lascerò la prima cosa che viene detta-esplicitata, e da ora in avanti ogni tre commenti sottolinerò con una locuzione ogni intervento sperando di non tradirlo.
La politica
Un modo nuovo di stare in occidente
Orizzontalità dei rapporti
A Franco questo post di Michele appare esemplare: poi ci dice che pensa veramente che Angelo sarebbe un ottimo presidente della Provincia, “perché noi, della CP, si deve uscire da una idea di marginalità”.
Angelo (chiamato in causa, e contento dopo giorni di “latitanza” di vedere tante persone sul blog) dice allora chi si porterebbe in provincia; fa una lista di poltrone impossibili.
Di nuovo Angelo “riceve e pubblica” da Erminio D’Addesa, Presidente del Consiglio della Provincia di Avellino una lunga lettera alla Comunità Provvisoria in data 11 giugno 2008; e allo stesso risponde come segue: Caro Erminio, nel caso di una mia Presidenza, come auspicato da Franco, non esiterei a riconfermarti alla Presidenza del Consiglio proviniciale; ultimamente stai facendo bene; se frequentassi un pò di più la Comunità Provvisoria potresti passare anche alla Ragione …
Di nuovo Angelo chiede scusa per il precedente commento; deve intendersi Regione e non Ragione
A questo punto Antonio Luongo si rivolge alla Comunità e dice (in verticale): “sai tu, cosa ti fa maggiormente soffrire? - sono tutte le insoddisfazioni, le esitazioni, - i conflitti in te stessa, tra: - ciò che tu desideri e quello che possiedi, - ciò che tu vorresti essere e quella che sei, - la tua sete di sapere e il tuo mistero, - i misteri dell’Irpinia d’oriente e del mondo; - la tua frenesia di felicità e la sofferenza sotto tutti i suoi aspetti; - la tua nostalgia di grandezza morale e il male che è in te, attorno a te; - la tua sete di bellezza e gli insuccessi, i limiti dell’Hirpinus…; - ciò che ti fa soffrire (chiude) è la tua imperfezione, la tua incompletezza
Marginalità
Regione – ragione
Ciò che si desidera – ciò che si poessiede
Livio Borriello condivide con Franco il titanismo delle intenzioni…i progetti devono essere smisurati, quasi incontenibili dalle parole… ma poi prosegue: tuttavia nella comunità provvisoria, quando ci vado, trovo veramente attuati o perseguiti questi progetti? a che si riducono? (…) ma è veramente possibile poi proporne degli altri (di progetti) senza partire da una reale, rigorosa rielaborazione del modo di percepire il mondo?… l’arte è la tecnica per percepire il mondo da un altro punto… e ogni evoluzione umana è consistita sempre in questo spostamento, o più ampiamente in uno spostamento culturale…
Enzlu dice una cosa sola: «Guardatevi in giro, c’è una sola forma di pericolo per voi qui: la poesia» Così adesso sapete cosa é la C.P.
Monia, da “estranea”, osserva la CP mentre si crea dal nulla, intorno alle vostre montagne. E penso che non c’è niente da fare: gli uomini non smetteranno mai di cercare qualcosa intorno a cui incontrarsi. E dirsi delle cose. Poi Monia dice altre cose, ma il proposito è quello iniziale: richiamare la prima cosa detta.
Il titanismo delle intenzioni e la rielaborazione del modo di percepire il mondo
“Poesia come pericolo”
La sempiterna “ricerca” dell’uomo
Sergio Gioia si lamenta scherzosamente con Angelo che gli è stato dato il ruolo più sfigato
Michele Fumagallo ora si rivolge a Livio, lo ringrazia di alcune e poi si sofferma sul di un punto di attrito con lui: quello dell’arte che è soltanto un ottimo consumo ma non può cambiare il mondo. Mentre ciò che veramente cambia il mondo è la politica
Franco Arminio interviene dicendo che le cose intorno a noi si mettono sempre peggio. guardate che vita fanno i quindicenni…. secondo me dobbiamo veramente mettere in campo qualcosa che cambi il metabolismo dei luoghi in cui viviamo… ci vuole uno strappo….
La realtà
Arte e politica
“Il peggiore delle cose attorno a noi”
Renzo Marrucci sottolinea il lapsus di Verderosa sul passare alla Ragione anzichè alla Regione…
Adelelmo dice che si è svegliato alle “cinque del mattino”, poi dice altre cose, poi dice la cosa che gli preme e cioà che a Sant’Angelo dei Lombardi ho avuto la fortuna di incontrare persone amiche, cordiali e civilissime, e questa cosa qui è una cosa lieta e fondamentale.
Antonio Luongo che è un amico che riconosce gli amici che gli vogliono bene e ai quali lui vuole bene interviene dicendo che incontrare prima Renzo, all’una e trenta, poi Adelelmo alle cinque del mattino, da paesi lontani è un piacere ma anche un arricchimento, e poi ivita i due a scendere in Irpini
Ragione e regione
La cordialità
La condizione umana (non so come altro riassumere)
Franco Arminio invece ha passato una “strana notte - sempre sveglio - adesso è un mattino senza sole - vigilia di una festa senza festa”; ma scrive questo per ripetere il concetto di sopra, cioè che ci vuole un prodigio, magari piccolissimo
Angelo Verderosa dopo pochi minuti gli fa presente: “piove, ecco il prodigio”
Monica dice che “ E’ poco tempo che Vi conosco…sono ancora ai margini della comunità provvisoria…ma, Vi assicuro, è bello stare in questa posizione per me in questo momento…e poi, quali possono essere i margini di una comunità provvisoria…anch’essi sono relativi e provvisori…sono quelli che io sento… mi piace abitare ai “margini” perchè qui c’è maggiore silenzio…in esso entro in contatto autentico con il cosmo, con i comunitari, con i commenti, con gli argomenti, con le emozioni, le delusioni, le gioie…sono nella mia posizione preferita che è quella dell’ascolto amorevole…del rispetto del soffio vitale che gira in questo spazio…
La festa senza festa
Il prodigio è “esserci”
Marginalità, autenticità, ascolto
Michele Fumagallo ricorda a tutti che “lo strappo, il prodigio è nell’ “uccisione” dei padri da parte dei figli. Cioè il fuoco puntato sul passato. Fin quando questo non avviene, fin quando i giovani non imparano a mettere in discussione ciò che i più anziani hanno costruito, non ci sarà esortazione che tenga.
Nanosecondo al secolo Enzo Maddaloni dice ad Angelo che vuole aprire l’“AMBULATORI DI COCCOLE” cazz …ti sei dimenticato!?. Non Ministro della Salute ma della PRESA IN CARICO DELLA PERSONE AMMALATA con tutti suoi problemi e non soltanto dell’organo. La cosa è seria anche se dobbiamo iniziare a fare anzi a “come fare” TUTTO COME SE FOSSE UN GIOCO…uacc uaa. Poi ci ricorda – puntualmente - di “proseguire nella bellezza”
Di nuono Enzo ritorna a parlarci… e ci dice principalmente di CASTELLARTE… la mitica manifestazione dell’Irpinia… quest’anno è sul tema della comicoterapia
Di nuovo Enzo ci anticipa che con alcuni amici autoctoni ed extra comunitari (anche se provvisori anche loro) ha lanciato l’iniziativa per luglio 2009 di un RADUNO NAZIONALE DEI CLOWN DOTTORI a Flumeri (AV)
Teoraventura dice che la Comunità è il NOSTRO luogo, l’abbiamo costruita, ora dobbiamo alimentarla e farla crescere, cercando di contaminare con i nostri sogni chi ci circonda
da ora per interventi gli interventi “a cascata” vengono raccolti in uno solo:
il rapporto passato – futuro
la tenerezza che salva
“il nostro luogo”
Sergio Gioia è d’accordo con quello che dice michele fumagallo, a patto però di sostituire alla parola “politica”, limitata ed equivocabile, la più completa e chiara “volontà morale”; sull’arte che può cambiare il mondo invece…
Franco Arminio ricorda la natura collettiva del blog, ma ci tiene a dire che la sua identità è quella paesologica; è in questo solco che dobbiamo spargere i nostri semi.
Livio Borriello torna sulla la questione del primato della politica o dell’arte, che era centrale nel post di franco e dice che è certo complessa, non esauribile in un blog.. il lavoro dell’arte va finalizzato in qualche modo alla felicità degli uomini, o magari degli animali e delle cose, su questo concordo. ma di che si nutre la buona politica, se non del pensiero dei filosofi, degli artisti, dei mistici, degli uomini di buona volontà?
Politica e volontà morale
Paesologia
Politica e arte
Roberta concorda con Livio. una visione seria e complessiva della società è quello che manca alla nostra politica e alla nostra sinistra. quello che fa oggi la politica è limitarsi ad assecondare i processi in corso, il mercato, il consumo e a tutelarli con risposte autoritari
Serena Gaudino dice che Franco deve avere la leadership e che questa comunità deve fare delle scelte e che queste scelte siano fondamento per una rinascita di una politica che - come dice Arminio - è tutta da fondare. Potrebbe essere la nostra politica, il nostro modo di trovare soluzioni ai problemi, il nostro modo nuovo di sconfiggere quelli che non si riconoscono in ciò che io credo il pensiero puro e vivo, capace di rivoltare e rifondare.
Franco Arminio sottolinea che il cuore della faccenda è in questa frase di Serena; io credo in un futuro più povero per tutti ma più ricco di spirito e d’amore.
Mercato e consumo
Leadership e la soluzione dei problemi
Un futuro più povero, ma più ricco per tutti
Dario, Dario, Dario, Dario dice che si tace per amore, per amore si parla, così nel silenzio, cosi nella parola, nella voce cullati
Gianfranco Frascione cita Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”
(da La luna e i falò di Cesare Pavese)
Capoccia cita Franco Arminio: dal mio paese si vede la puglia, la paglia - dall’ ultima loggia quando l’aria è chiara - si può vedere l’orario dei treni di foggia - noi stiamo qui in mezzo a questo vento – sempre vivo in nessun giorno infermo - un vento che soffia anche se sta fermo
il silenzio e l’amore
la solitudine delle Langhe
il vento di Bisaccia
Monica dice che le cose più meravigliose della vita sono l’amore, la mente aperta e la visione libera; e che il top sarebbe poterle praticare qui e ora dove qui è la propria terra…
Verderosa dice a capoccia che ha citato Franco (non riassumerò)
Nanosecondo dice che lo sa perché è così, perché è un periodo di transizione abbastanza “duro”, l’estate è ormai arrivata e c’è aria di esami (per chi studia) e di vacanze (per chi lavora e anche per chi studia), PER CHI è DISOCCUPATO SPERA DI TROVARE UN POSTO ANHE STAGIONALE e per chi è precario già spera di trovare un lavoro per tutte le stagioni.
Monia cita Pavese: “La massima sventura è la solitudine; tant’è vero che il supremo conforto-la religione- consiste nel trovare una compagnia che non falla, Dio. La preghiera è uno sfogo come con un amico. L’opera equivale alla preghiera, perché mette idealmente a contatto con chi ne usufruirà. Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con altri. Così si spiega la persistenza del matrimonio, della paternità, delle amicizie. Perché poi qui stia la felicità, mah! Perché si debba star meglio comunicando con un altro che non stando da soli, è strano. Forse è solo un’illusione: si sta benissimo soli la maggior parte del tempo. Piace di tanto in tanto avere un otre in cui versarsi e poi bervi se stessi: dato che dagli altri chiediamo ciò che abbiamo già in noi. Mistero perché non ci basti scrutare e bere in noi e ci occorra RIavere noi dagli altri. [il sesso è un incidente: ciò che ne riceviamo è momentaneo e casuale; noi miriamo a qualcosa di più riposto e misterioso di cui il sesso è solo un segno, un simbolo].”
L’amore, la mente aperta, e la visione libera
Le condizioni della contingenza dell’ esserci
La solitudine
Mi fermo qui.
Sembra semplice questa trascrizione, ma non lo è affatto. Ci vuole un sacco di tempo. La domanda è questa qui: Che cosa sta “accadendo” esattamente quando noi lasciamo un commento o un testo? Ora rimetto in fila quelli che mi sono parsi i centri:
La politica
Un modo nuovo di stare in occidente
Orizzontalità dei rapporti
Marginalità
Regione e ragione
Ciò che si desidera e ciò che si possiede
Il titanismo delle intenzioni e la rielaborazione del modo di percepire il mondo
“Poesia come pericolo”
La sempiterna “ricerca” dell’uomo
La realtà
Arte e politica
“Il peggiore delle cose attorno a noi”
Ragione e regione
La cordialità
La condizione umana (non so come altro riassumere)
La festa senza festa
Il prodigio è “esserci”
Marginalità, autenticità, ascolto
Il rapporto passato – futuro
La tenerezza che salva
“Il nostro luogo”
Politica e volontà morale
Paesologia
Politica e arte
Mercato e consumo
Leadership e la soluzione dei problemi
Un futuro più povero, ma più ricco per tutti
Il silenzio e l’amore
La solitudine delle Langhe
Il vento di Bisaccia
L’amore, la mente aperta, e la visione libera
Le condizioni della contingenza dell’ esserci
La solitudine
Che cosa sta “accadendo” esattamente quando noi lasciamo un commento? Uno dice: accade la cosa che accade. Secondo me invece potrebbe essere che sia: “sta accadendo esattamente la cosa che si chiama questa cosa (Comunità Provvisoria)”: noi stiamo lasciando qui una traccia; stiamo lasciando qui le nostre idee, i nostri umori, le nostre insofferenze, le nostre passioni, il nostro esserci affezionati. Sta accadendo qualcosa di enormemente provvisorio, e assieme di comunitario. Ho lavorato a questo testo non meno di cinque ore. È incompleto, inesatto, ha mille difetti. Ma ho lavorato a questo testo non meno di cinque ore. Io credo che questo è il suo pregio. Il pregio che viene da una dedizione. Noi stiamo dentro un meccanismo di parole che è diventato (molto spesso) totalmente illeggibile; e quasi di sicuro del tutto strumentale a chi delle parole se ne frega totalmente. È una macchina planetaria di parole diventata pressochè illeggibile, inservibile, per quanto è sterminata, perché la nostra misura non è la sterminatezza.
La nostra misura, lo si dica o no, lo si voglia o no, è una misura alla nostra misura: quella di un figlio che nasce, o di un vecchio seduto che guarda il sole al tramonto.
Ma la nostra misura è anche la totale indignazione che si è provata a vedere dei camion con scorie radioattive a Savignano, e dei quali dice poco sotto, giustamente infuriato, Angelo Verderosa.
Adelelmo Ruggieri

uacc uaa bellissimo perchè non facciamo un “manifesto” della “comunità provvisoria”……….
nanosecondo
Nanosecondo al secolo Enzo Maddaloni
17 Giu 08 at 12:19 pm
Grazie per la tua fatica, Adelelmo.
Spero che presto io possa conoscere anche te.
Angelo, non che io qui non lotti tutti i giorni…..
Spendo le mie energie al 10 % per curare i miei pazienti e per il resto a combattere un sistema che cerca di impedirmi di curarli….
Sai il modello della sanità lombarda….
E per di pù qui non ci sono le ciliege, oggi mature in Irpinia, e tutto il resto ……..
Quale sarà la mia fatica più grossa a Sant’Angelo tra qualche giorno secondo te?
Raccogliere le ciliege o respirare quell’aria?
Antonio IMBRIANO da Monza
17 Giu 08 at 12:36 pm
che sia d’esempio agli accidiosi locali lo sforzo di adelemo. uno scrittore necessario si vede anche dalla capacità di pedere tempo intorno a cose che sembrano futili.
caro adelemo sei uno scrittore necessario.
francoarminio2
17 Giu 08 at 1:35 pm
adelelmo, so che non c’entra un tubo
spesso mi chiedo che fine fanno le lettere e i punti cancellati su un computer
i file vanno a finire nel cestino, ma le lettere e i punti ?
le piccole cancellature quotidiane ?
antonio, le ciliegie si possono mangiare fino al 21
poi vengono prese dai vermetti e bisogna scartarne parecchie
è un pò così anche per la nuove cose qui e sai a cosa mi riferisco
bisogna comprendere che rischiano di guastarsi se non si procede nei tempi giusti
ritengo fondamentale una tua discesa al più presto
2 comunità ti aspettano
verderosa
17 Giu 08 at 7:06 pm
Caro Angelo,
la fine che fanno, secondo me, è che per una cosa come questa ci voleva almeno quattro volte il tempo che gli ho dedicato.
Bisognava contrallore ogni punto, ogni virgola, ogni maiuscola dove era necessaria, e allora non succedeva che andavano perdute virgole, punti, maiuscole.
E’ come una muratura ben fatta, o un capitello ben fatto; non è che gli mancano i mattoni, o la calcina, o un a pezzo di voluta.
Per non perdere punti, per non perdere virgole, io dovevo dedicargli più tempo.
Lo so, non dicevi (forse) di questo “racconto”, ma le cose che si dicono le capiamo per davvero se le applichiamo a noi stessi.
“La fretta” ora mai domina tutto.
Stiamo magari incollati 10 ore di seguito davanti lo schermo del calcolatore e ci domina “la fretta”, e sono 10 ore che non ci spostiamo dalla sedia.
Una piccola cosa ancora: il titolo di questo racconto - penso in una qualche maniera che è un racconto, un “racconto corale” - può sembrare una battuta di spirito, ma non lo è. E’ una cosa vera e semplice che dicevo a un caro amico.
Mi piacerebbe imparare a fare il pane.
Chiedo scusa davvero per tutti i refusi e le inesattezze che vi stanno in questo testo.
Un abbraccio
Adelelmo
Adelelmo
17 Giu 08 at 8:04 pm
Credo che potremmo considerarlo un primo passo verso il programma condiviso a cui anela la comunità. Molto bene, abbiamo dei punti chiari attorno a cui articolare le nostre richieste e i nostri sogni. Partiamo da qui, anche se ci sembrerà di tornare indietro.
Serena Gaudino
18 Giu 08 at 1:00 am
In pratica tu Angelo dici: quando cancellavamo con la gomma si vedeva per terra quello che restava della gomma e della matita, ma adesso, quando cancelliamo sul computer come funziona? La risposta dovrebbe essere questa: finiscono nelle discariche pure loro, a Bangalore e in chissà quante altre città come Bangalore. Ci finiscono con le macchine invecchiate.
Ma ora mi chiedo: ma perché a una domanda tanto precisa esco fuori con una risposta tanto imprecisa? Sai, penso che sottto sotto sotto è andata così: ma come… sto qua a cecamme per copia incollare, cambiare di carattere, mettere tutto “in una cornice” e tu mi stai (forse, per fortuna che un dubbio m’era venuto) a sottolineare i punti mancanti… le virgole in più… Diceva Manzoni (all’incirca): più si va dentro il cuore dell’uomo e più si trova poesia vera. Mi sa che è così. Un abbraccio. Buona giornata. Adelelmo
Adelelmo
18 Giu 08 at 5:38 am
Allora per fare il pane ci vogliono questi ingredienti:
temi - pensieri - interesse - linguaggio - implicazioni - ritmo - rappresentazione - saggezza
filigrana - indicazioni - qualità - stimoli - riflessione - immediatezza - dettato.
Procedimento:
fare emergere i temi dalle cose narrate e non da pensieri
che ad esse si sovrappongono, dall’interesse delle vicende
raccontate e da un linguaggio sempre terso e pulito.
Rappresentare le situazioni esistenziali del “blog dei paesi e delle montagne”
nella loro concretezza quotidiana cogliendone implicazioni psicologiche anche più impalpabili.
Amalgamare il ritmo interiore col ritmo delle cose narrate.
Agglutinare la rappresentazione e la saggezza, nella sua filigrana lasciare leggibili indicazioni. Evidenziare qualità preziose nelle pagine da cui si possono ricavare stimoli alla riflessione, con naturale immediatezza. Il dettato deve essere limpido e l’interesse narrativo costante.
Il risultato che si otterrà sarà: “antonio,m’impari a fare il pane?”
ovvero: Adelelmo Ruggeri per
“comunità provvisoria e questa cosa qui è una cosa lieta e fondamentale.”
antonioluongo
18 Giu 08 at 5:40 am
OLTRE AD IMPARARE A FARE IL PANE ECCO PERCHE’ CREDO SIA URGENTISSIMAMENTE NECESARIO APRORE D’APPERTUTTO:
“AMBULATORI DI COCCOLE”
Clinica “accreditata” Santa Rita di Milano
E’aperto il libero mercato dei DRG. Apriamo AMBULATORI DI COCCOLE nelle strutture sanitarie.
mercoledì 18 giugno 2008, di Enzo Maddaloni –
http://www.girodivite.it/Clinica-accreditata-Santa-Rita-di.html
Nanosecondo al secolo Enzo Maddaloni
18 Giu 08 at 11:25 am
sono qui, carissimo adelelmo
con la fatica dell’inverno
e di un’estate che prima di cominciare
già mi stanca. sono qui
con le vne un poco chiuse
i muscoli senza forza
le ore senza fare.
sono qui, carissimo
a invidiare il tuo coraggio
lo spirito che guidi e che ti guida
la tua voce che scioglie
le sue pasticche effervescenti
contro la malattia dell’oltraggio
alfonso
18 Giu 08 at 5:08 pm
un caro saluto agli amici della CP. grazie
Adelelmo
ar
27 Giu 08 at 11:59 pm