ADELELMO
Adelelmo Ruggieri
L’aria rarefatta di Vallata
Dormo poco, mannaggia a me. E il guaio è che mi sveglio per fumare. Ma stamattina una buona ragione per svegliarmi tanto presto c’è. È che altrimenti mi dimentico tutte le cose che mi hanno raccontato Tonino e Rino.
Tonino Morgante era qui a Porto San Giorgio, e avrà chiamato vero le sei di ieri pomeriggio. E allora ci siamo messi daccordo per mangiare una pizza insieme, al mare, e alle nove di ieri sera ci siamo visti, e siamo andati in una pizzeria di Lido, davanti al mare. La pizzeria ha il nome di una birra chiara, e molto chiare erano le parole che ci siamo detti.
Perché Rino Ciampolillo ha raccontato di sé, partendo dal padre della moglie, che si chiamava Rocco, ed era di Vallata. E a Porto San Giorgio c’era dal ’54 Rocchina, la sorella della moglie Michela.
Rocchina era sposata a Saverio Soldo di Sant’Agata di Puglia, e il natale dell’ ’80 Rocco e Michela vennero a trascorrere un po’ di mesi qui.
Il terremoto c’era stato a novembre, e Rocchina aveva pensato d’invitare la sorella e il marito a trascorrere un po’ di tempo insieme, così si riprendevano, almeno un po’.
Ma poi accadde che Rocco e Michela si trovarono bene qui, e lui ne trovava giovamento per la sua asma. E dopo un po’ di anni, nell’ ’83, ci fu la decisione di trasferirsi. Nel ’93 li raggiunsero la figlia Agnese e il marito Rino con il figlioletto Angelo che aveva finito quell’anno le medie a San Nicola.
Ma in tutta questa storia di persone che partono e arrivano, “come fosse una stazione” – direbbe forse Rino – ho dimenticato poi di scrivermi la parentela fra Tonino e Rino. Penso siano cugini, e di sicuro ci vorrebbero trenta pagine per dire tutte le cose che mi hanno raccontato; e delle poesie di Rino, dei “biglietti di sola andata”, e dei “viaggiatori cortesi”, e della “neve dei paesi irpini d’inverno”, e moltissime altre cose ancora.
No, trenta pagine non basterebbero. Ne occorrerebbero almeno tre volte tante, e non penso di esagerare.
Poi ci siamo messi a dire di altro. Ora era Tonino che raccontava. Quando mi chiamò io non ricordavo del tutto. Ma poi quando ci siamo visti ho ricordato tutto. E poi quando mi ha detto dello spezzatino di febbraio al Goleto, ho ricordato ancora di più. Era una pietanza di grande raffinatezza.
Ma ora Tonino mi sta raccontando della Comunità Provvisoria, e di tutti gli amici irpini che conobbi quella volta. Mi chiede se seguo il Blog. Io gli dico che ogni tanto lo seguo. Ma da lontano è difficile seguire da vicino.
In una pausa del racconto mi viene spiegato nel dettaglio dello spezzatino irpino. Io che di queste cose non capisco assolutamente niente – però la frittata mi esce, e così la carne in padella – questa volta credo di capire perfettamente.
In pratica in Irpinia c’è l’usanza di tenere sotto aceto i peperoni. Si mettono in delle terrine interi, e d’inverno si mangiano. E allora si prende della carne scelta di maiale e si fa a pezzetti piccoli, e si fa cuocere da una parte. Da un’altre parte si mettono a cuocere i peperoni a pezzetti. Poi, da metà cottura, si mette tutto insieme e si porta a cottura.
Io domando quanto tempo ci vuole, e Rino mi dice: “si assaggia”. Domando anche se ci vuole del pepe, e Tonino mi dice: bastano i peperoni.
Eh sì, il pepe sta lì, lo dice il nome stesso.
Ora Tonino mi sta raccontando che di qui a qualche giorno suo figlio Angelo dà la promessa, e che in Agosto si sposa. Io non è che parlo poi tanto. Ho da scrivere tutte queste cose, tutti questi intrecci forti e delicati. Però quando mi chiede del Blog io gli dico che, da lontano, l’idea che me ne sono fatto è questa.
Che è una cosa notevole perché usa tutta la inevitabile provvisorietà della virtualità per realizzare delle occasioni comunitarie. In una parola la virtualità si trasforma in incontri reali e comunitari. E un conto è incontrarsi virtualmente, un conto incontrarsi di persona. E tutto questo è una cosa notevole.
Poi Tonino mi chiede da quanto tempo è che non vedo Franco. Io gli dico che è da quella volta al Goleto, ma che ci sentiamo spesso, e l’ultima volta ci siamo detti che sarebbe bello venire uno dei primissimi giorni d’agosto, così si sta un po’ insieme.
E così vado anche alla Festa dell’aria a Cairano, che mi piacerebbe assai. Comunque vedremo, c’è tempo. C’è ancora tutto luglio in mezzo. Speriamo che succeda.
Quando Rino all’inizio della serata mi raccontava di Rocco ero colpito. Mi diceva dell’aria rarefatta di Vallata, della ‘500 con cui il suocero saliva le strade strette, e che lui una volta già con la 850 non ce la fece a salirle, e tantissime altre cose ancora che ti colpivano a sentirle.
E io avevo detto che avrei provato a scriverci una paginetta sopra, e che, se ci riuscivo, l’avrei chiamata L’aria rarefatta di Vallata, e la paginetta è questa qui, e spero di essere stato fedele alle cose che ho sentito, e agli intrecci parentali, e spero che a Vallata l’aria sia sempre rarefatta, ma questo è sicuro.
Come è sicuro che ci stiamo provando in ogni modo a sporcarla. A insozzarla. E che dovremmo fare marcia indietro su molte cose, tipo sporcare così tanto l’aria.
Perché l’aria pulita è vita.
Fermo, giugno 2008

adelelmo scrivi con cose semplici e fai infine una bella scrittura
come il muratore, che mette mattoni di terracotta con un pò di calce, una cazzuola e una livella
poi ti ritrovi una casa
ed è bello abitare nelle tue frasi, filari di pensieri murati con la calce del sentimento
verderosa
1 Luglio 2008 alle 9:36 pm
io cerco solo di essere fedele a ciò che ascolto
Tonino e Rino sono stati gentilissimi ed è stato molto bello vedersi
ma la mia fedeltà non arriva da un intento che riguarda la scrittura e basta
perchè allora non vorrebbe dire nulla per me
essa arriva dall’affetto, quello che tu hai chiamato “la calce del sentimento”
quando uno è giovane non ci fa caso a queste cose
è distratto da mille altre
poi con il passare degli anni vedi solo ciò che tiene in piedi le cose belle e pulite
spero davvero che ci si riesca ad incontrare in agosto
un abbraccio caro
adelelmo
ar
2 Luglio 2008 alle 6:50 am
quanta attenzione alle cose ai luoghi che le ospitano e alle persone che le presentano e rappresentano.
che capacità di ascolto, e quanta voglia di memoria, nelle tue cose, carissimo adelelmo.
quanta fluidità nella tua scrittura, tanto che non sembra nemmeno scrittura, ma sangue che scorre, perché così è stato deciso, spontaneamente nelle vene e nelle arterie. che respiro delle cose e delle coste che vedi. nei tuoi scritti, l’ho detto altre volte, c’è una luce che è diventata tua. anzi che sei diventato tu.
quanto è vero che i luoghi e le persone che li abitano si somiglino.
la tua scrittura è come sangue, cioè come la vita vera. è, anche questo ti ho scritto, un filmato ripreso dal vero, senza manipolazioni, un’istantanea del momento con una videocamera. una cosa non pensata. che era lì per essere scoperta e detta.
e tu raccogli tanta bellezza e sapienza che diventano graia per noi
alfonso
2 Luglio 2008 alle 9:43 am
qua le cose se non ce le cambiamo noi, non ce le cambia nessuno.
tratto da “tutto l’amore che c’è” di Sergio Rubini, film che dovreste vedere per capire come ci sentiamo a metà tra paesino di sconosciuti e città di vecchietti da bar
capoccia
2 Luglio 2008 alle 2:12 pm
ma qui questo carpentiere qui la calce del sentimento ce l’ha proprio fina fijna
op
2 Luglio 2008 alle 7:43 pm
beati voi nei vostri paesini con una dolce mogliettina a fianco e l’aria pulita, io qui mi sto solo spaccando l’anima nel quartiere più merdoso del mondo (il vomero), e stamattina ho scansato una rapina per un pelo…
sergiogioia
2 Luglio 2008 alle 8:01 pm
La questione che solleva Capoccia secondo me riguarda un po’ tutti; a parte i velini e le veline siamo pressochè tutti “sconosciuti”, e in ogni posto ci sono i bar con davanti i vecchietti a parlare, sulle seggiole di plastica bianca, anche quelle sono pressochè uguali dappertutto.
Naturalmente un conto è vivere a Roma o Parigi, un conto vivere in un paese lontanissimo dell’Appennio marchigiano per esempio.
Però a Roma, o a Parigi, o a Londra, se la tua condizione economica non va lì mi sa che i guai sono grossi, micidiali.
E di aria pulita manco a parlarne.
Un abbraccio caro
Adelelmo
ar
3 Luglio 2008 alle 7:42 am