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	<title>Commenti a: vento forte tra lacedonia e candela</title>
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	<description>comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella</description>
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		<title>Di: EROI &#171; CAIRANO NEL CUORE - &#8220;un paese ci vuole&#8221;</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/07/03/vento-forte-tra-lacedonia-e-candela/#comment-7625</link>
		<dc:creator>EROI &#171; CAIRANO NEL CUORE - &#8220;un paese ci vuole&#8221;</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 04:27:22 +0000</pubDate>
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		<description>[...] cioè, di lasciare la grande vita, grandi città per andare a vivere in paesi piccoli come Cairano (quelli della bandiera bianca), oppure coloro che con ostinazione e tenacia difendono e continuano a abitare i centri minori, [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] cioè, di lasciare la grande vita, grandi città per andare a vivere in paesi piccoli come Cairano (quelli della bandiera bianca), oppure coloro che con ostinazione e tenacia difendono e continuano a abitare i centri minori, [...]</p>
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		<title>Di: Una pagina sulla sorte dei paesi &#171; Casalvecchio Siculo e dintorni</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/07/03/vento-forte-tra-lacedonia-e-candela/#comment-6096</link>
		<dc:creator>Una pagina sulla sorte dei paesi &#171; Casalvecchio Siculo e dintorni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 10:55:36 +0000</pubDate>
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		<description>[...] vorrei segnalare il brano &#8220;I paesi della bandiera bianca &#8221; (cliccare qui), un pezzo di grande impatto sociale, lirico, politico sulla sorte di tanti paesi: in alcuni passi [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] vorrei segnalare il brano &#8220;I paesi della bandiera bianca &#8221; (cliccare qui), un pezzo di grande impatto sociale, lirico, politico sulla sorte di tanti paesi: in alcuni passi [...]</p>
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		<title>Di: UN VIAGGIO IN MARE A CAIRANO &#171; CAIRANO NEL CUORE - &#8220;un paese ci vuole&#8221;</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/07/03/vento-forte-tra-lacedonia-e-candela/#comment-6020</link>
		<dc:creator>UN VIAGGIO IN MARE A CAIRANO &#171; CAIRANO NEL CUORE - &#8220;un paese ci vuole&#8221;</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2008 18:09:03 +0000</pubDate>
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		<description>[...] al suo porto e vedere dal basso il grande bastimento, tutto dipinto da sgargianti colori, con la bandiera bianca che garrisce al vento. La scaletta e ripida e stretta, qualche volta addirittura si muove sotto i [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] al suo porto e vedere dal basso il grande bastimento, tutto dipinto da sgargianti colori, con la bandiera bianca che garrisce al vento. La scaletta e ripida e stretta, qualche volta addirittura si muove sotto i [...]</p>
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		<title>Di: Rocchina Spellecchia</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/07/03/vento-forte-tra-lacedonia-e-candela/#comment-4855</link>
		<dc:creator>Rocchina Spellecchia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2008 14:09:21 +0000</pubDate>
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		<description>Mi era stato segnalato un sito &quot;la poesia e lo spirito&quot;, dove ho lasciato alcuni commenti. Sul lato sinistro del sito tra le opere proposte mi è saltata agli occhi &quot;Vento forte tra Lacedonia e Candela&quot; il titolo mi diceva tutto e ho letto tutto quello che c&#039;era da leggere lasciando anche un commento. Una mia amica che conosce bene il legame che ho con le mie origini mi ha inviato l&#039;indirizzo del sito comunità provvisoria; si, perché sono una conterranaea a qualche chilometro di distanza (Cologno Monzese-MI-). A  testimonianza dell&#039;amore che nutro per la mia terra, invio un mio scritto, che avevo realizzato per un giornalino scolastico. Ringrazio Franco Arminio e quanti hanno creato questo sito per avermi fatta sentire orgogliosa di appartenere a questi luoghi ...

La vecchia scuola di montagna.
C’era una volta, non molto tempo fa, in un paesino di montagna una vecchia scuola. Per la verità non era una scuola vera e propria, quanto,  piuttosto, un distaccamento della scuola più grande che si trovava nella piazza del paese. Questa specie di succursale era situata ad un dislivello di circa 150 metri dalla scuola principale. Dalla piazza, che era anche il punto più alto del paese, si accedeva ad essa tramite una vecchia scalinata di pietre ed una serie di discese minori. Questa si trovava nel rione Serra delle Nespole della contrada Pagliarelle, ubicata sul ballatoio di un grosso vano terreno, adibito dal proprietario, l’unico a possedere un torchio nella contrada, a cantina per torchiare l’uva in autunno. Le classi, due in tutto, erano miste: 1ª, 2ª e 3ª in una 4ª e 5ª nell’altra frequentate da una  sessantina di bambini circa. E c’ero io, una bambina d’altri tempi: grembiulino nero e fiocco rosso, i capelli sempre corti ed una cartella con il manico con dentro il sussidiario, la matita, il quaderno a righe e quello a quadretti. Nella mia scuola i banchi erano costituiti da panche di legno lunghe,disposte in fila, come quelle delle chiese, solo senza schienale, legate ad un unico leggio,sempre di legno, dove noi assolvevamo i nostri compiti. Durante il primo biennio la mia presenza a scuola era una specie di presenza-assenza. In questa confusione di classi, ogni tanto venivo chiamata a leggere qualche consonante o parola scritta alla lavagna. Ricordo ancora la voce del maestro:  - ”Leggi tu!” - “Chi, io?”  -  “Si, come si legge questa consonante?” -  “B” -  “ P non B.  “P” come pecora. Ripeti, pecora.” – Ed io ripetevo:”Becora.” Non insisteva e passava oltre. Il resto del tempo lo trascorrevo indisturbata a trascrivere sul mio quaderno e ad ascoltare. Alla nostra piccola scuola, si erano affacciati diversi tipi di insegnanti: il primo di cui mi ricordi, un maestro fresco di studi, non era molto severo ed era riuscito subito ad accattivarsi le simpatie dei bambini. Seguì una maestra di città, una signora sempre elegante e raffinata, che mal sopportava quello sperduto rione di montagna: ricordo ancora quando una mattina recandosi a scuola ebbe a rifugiarsi correndo a casa di una sua alunna, mia vicina, perché uno dei montoni del gregge di un vecchio pastore del rione, aveva deciso di attaccarla; o quando, durante il freddo inverno arrivava a scuola in ritardo e spesso con la gonna fradicia perché la neve, che cadeva copiosa, se fresca, scivolava via, sotto il peso delle scarpe, sulle lisce pietre della vecchia scalinata e se ghiacciata, sfidava i ragazzini più arditi che gareggiavano  con le loro slitte. In quelle mattine, era costretta ad asciugarsi, in sottoveste, al tenue calore del braciere, che il proprietario, nelle giornate d’inverno più rigide, metteva al centro della classe. Allora, qualche maschietto non ricordava più come tenere la penna in mano, che, inevitabilmente, finiva a terra  sotto il banco, dove,  purtroppo, doveva abbassarsi per  riprenderla. Durante l’intervallo, che si svolgeva sul ballatoio antistante alle classi, noi consumavamo la nostra merenda a base di pane e companatico, il mio preferito era il formaggio. Dopo la merenda giocavamo alla “settimana” oppure a “regina reginella”. Prima di rientrare in classe, chi aveva necessità, poteva andare in “bagno”. La nostra scuola, almeno fino alla terza elementare, non aveva un bagno vero e proprio. In effetti,  potevamo usufruire di un campo dietro le classi, dove un enorme pagliaio divideva l’angolo delle femmine da quello dei maschi. E, quando in terza hanno costruito un gabinetto esterno sul ballatoio era comunque necessario, a turno, andare a riempire il secchio con l’acqua al vicino fontanile pubblico. In terza elementare l’elegante signora di città aveva lasciato il posto ad un insegnante molto apprezzato dai genitori per il suo “rigore”. Tra questi, qualcuno più ossequioso di altri si era premurato di procurargli un sottile ramo di salice lisciato, che aveva una doppia funzione: serviva per indicare alla lavagna e all’occorrenza come strumento per verificare la conoscenza, da parte degli allievi, di verbi e tabelline. Io, nel frattempo ero diventata più visibile. Un medico, molto apprezzato, di un paese vicino, da cui mia nonna mi aveva portato con la corriera per la mia eccessiva magrezza, le aveva consigliato di fare attenzione alla mia postura: avevo un’incipiente scoliosi. Ed eccomi in prima fila, di fronte alla lavagna e vicino a Teresa. “Vediamo un po’ se oggi questa bacchetta riesce ad assaggiare le tue mani.” Mi  ritrovai di fronte il maestro e con le mani protese appena superai indenne la verifica. Teresa, la mia vicina, conosceva bene la bacchetta del maestro. Lei era una “pratica”, la sua passione erano le faccende domestiche, si vantava spesso di aiutare la nonna nella cucina e nel fare il bucato. Quel giorno, stranamente, senza mostrare timore alcuno, aveva subito proteso le mani in avanti. Tuttavia, restava muta di fronte alle insistenti richieste del maestro. Nel momento in cui la bacchetta stava per abbassarsi sulle sue mani, queste furono più veloci e, cogliendolo di sorpresa, gliela strapparono di mano  piegandola in due. Non ricordo di preciso se per sua spontanea volontà o se trascinata dall’insegnante, certo è che all’istante Teresa si ritrovò in ginocchio dietro la lavagna. Come aveva potuto “osare”! Da quel giorno  Teresa non si era più permessa, anche perché credo che il maestro avesse avuto un colloquio privato con il nonno di costei, che ,sicuramente a modo suo, aveva subito chiarito alla nipote quali erano i suoi confini. Pelullo Donato, l’unico maestro di cui ricordi il nome, ha accompagnato il mio passaggio in quarta e in quinta. “Questa bambina ha delle buone capacità” aveva detto verso la fine della quinta a mio nonno “anche se ci sono ancora delle inflessioni dialettali nei suoi temi scritti”. L’italiano era la nostra seconda lingua, la nostra lingua madre era il dialetto, con esso comunicavamo tra di noi sia a casa che a scuola. “E’ un vero peccato”  aveva aggiunto “ che debba trasferirsi in un paese straniero di cui non conosce neanche la lingua”. E come me, anno dopo anno, parecchi bambini lasciarono, per trasferirsi altrove, quell’ingrato paese di montagna. Di  tanti che abitavano il rione solo qualche anziano, e qualcuno caparbiamente attaccato alle proprie radici, è rimasto a dar lustro a quelle antiche mura. Può capitare,  nei periodi estivi e nelle festività, quando la contrada sembra tornare a nuova vita, che qualche vecchio bambino di una volta si trovi a passare davanti alla vecchia scuola. Pare allora udire riecheggiare sul ballatoio il suono dei passi, le risate e  le voci dei bambini durante l’intervallo:” Regina, reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello?...”.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi era stato segnalato un sito &#8220;la poesia e lo spirito&#8221;, dove ho lasciato alcuni commenti. Sul lato sinistro del sito tra le opere proposte mi è saltata agli occhi &#8220;Vento forte tra Lacedonia e Candela&#8221; il titolo mi diceva tutto e ho letto tutto quello che c&#8217;era da leggere lasciando anche un commento. Una mia amica che conosce bene il legame che ho con le mie origini mi ha inviato l&#8217;indirizzo del sito comunità provvisoria; si, perché sono una conterranaea a qualche chilometro di distanza (Cologno Monzese-MI-). A  testimonianza dell&#8217;amore che nutro per la mia terra, invio un mio scritto, che avevo realizzato per un giornalino scolastico. Ringrazio Franco Arminio e quanti hanno creato questo sito per avermi fatta sentire orgogliosa di appartenere a questi luoghi &#8230;</p>
<p>La vecchia scuola di montagna.<br />
C’era una volta, non molto tempo fa, in un paesino di montagna una vecchia scuola. Per la verità non era una scuola vera e propria, quanto,  piuttosto, un distaccamento della scuola più grande che si trovava nella piazza del paese. Questa specie di succursale era situata ad un dislivello di circa 150 metri dalla scuola principale. Dalla piazza, che era anche il punto più alto del paese, si accedeva ad essa tramite una vecchia scalinata di pietre ed una serie di discese minori. Questa si trovava nel rione Serra delle Nespole della contrada Pagliarelle, ubicata sul ballatoio di un grosso vano terreno, adibito dal proprietario, l’unico a possedere un torchio nella contrada, a cantina per torchiare l’uva in autunno. Le classi, due in tutto, erano miste: 1ª, 2ª e 3ª in una 4ª e 5ª nell’altra frequentate da una  sessantina di bambini circa. E c’ero io, una bambina d’altri tempi: grembiulino nero e fiocco rosso, i capelli sempre corti ed una cartella con il manico con dentro il sussidiario, la matita, il quaderno a righe e quello a quadretti. Nella mia scuola i banchi erano costituiti da panche di legno lunghe,disposte in fila, come quelle delle chiese, solo senza schienale, legate ad un unico leggio,sempre di legno, dove noi assolvevamo i nostri compiti. Durante il primo biennio la mia presenza a scuola era una specie di presenza-assenza. In questa confusione di classi, ogni tanto venivo chiamata a leggere qualche consonante o parola scritta alla lavagna. Ricordo ancora la voce del maestro:  &#8211; ”Leggi tu!” &#8211; “Chi, io?”  &#8211;  “Si, come si legge questa consonante?” &#8211;  “B” &#8211;  “ P non B.  “P” come pecora. Ripeti, pecora.” – Ed io ripetevo:”Becora.” Non insisteva e passava oltre. Il resto del tempo lo trascorrevo indisturbata a trascrivere sul mio quaderno e ad ascoltare. Alla nostra piccola scuola, si erano affacciati diversi tipi di insegnanti: il primo di cui mi ricordi, un maestro fresco di studi, non era molto severo ed era riuscito subito ad accattivarsi le simpatie dei bambini. Seguì una maestra di città, una signora sempre elegante e raffinata, che mal sopportava quello sperduto rione di montagna: ricordo ancora quando una mattina recandosi a scuola ebbe a rifugiarsi correndo a casa di una sua alunna, mia vicina, perché uno dei montoni del gregge di un vecchio pastore del rione, aveva deciso di attaccarla; o quando, durante il freddo inverno arrivava a scuola in ritardo e spesso con la gonna fradicia perché la neve, che cadeva copiosa, se fresca, scivolava via, sotto il peso delle scarpe, sulle lisce pietre della vecchia scalinata e se ghiacciata, sfidava i ragazzini più arditi che gareggiavano  con le loro slitte. In quelle mattine, era costretta ad asciugarsi, in sottoveste, al tenue calore del braciere, che il proprietario, nelle giornate d’inverno più rigide, metteva al centro della classe. Allora, qualche maschietto non ricordava più come tenere la penna in mano, che, inevitabilmente, finiva a terra  sotto il banco, dove,  purtroppo, doveva abbassarsi per  riprenderla. Durante l’intervallo, che si svolgeva sul ballatoio antistante alle classi, noi consumavamo la nostra merenda a base di pane e companatico, il mio preferito era il formaggio. Dopo la merenda giocavamo alla “settimana” oppure a “regina reginella”. Prima di rientrare in classe, chi aveva necessità, poteva andare in “bagno”. La nostra scuola, almeno fino alla terza elementare, non aveva un bagno vero e proprio. In effetti,  potevamo usufruire di un campo dietro le classi, dove un enorme pagliaio divideva l’angolo delle femmine da quello dei maschi. E, quando in terza hanno costruito un gabinetto esterno sul ballatoio era comunque necessario, a turno, andare a riempire il secchio con l’acqua al vicino fontanile pubblico. In terza elementare l’elegante signora di città aveva lasciato il posto ad un insegnante molto apprezzato dai genitori per il suo “rigore”. Tra questi, qualcuno più ossequioso di altri si era premurato di procurargli un sottile ramo di salice lisciato, che aveva una doppia funzione: serviva per indicare alla lavagna e all’occorrenza come strumento per verificare la conoscenza, da parte degli allievi, di verbi e tabelline. Io, nel frattempo ero diventata più visibile. Un medico, molto apprezzato, di un paese vicino, da cui mia nonna mi aveva portato con la corriera per la mia eccessiva magrezza, le aveva consigliato di fare attenzione alla mia postura: avevo un’incipiente scoliosi. Ed eccomi in prima fila, di fronte alla lavagna e vicino a Teresa. “Vediamo un po’ se oggi questa bacchetta riesce ad assaggiare le tue mani.” Mi  ritrovai di fronte il maestro e con le mani protese appena superai indenne la verifica. Teresa, la mia vicina, conosceva bene la bacchetta del maestro. Lei era una “pratica”, la sua passione erano le faccende domestiche, si vantava spesso di aiutare la nonna nella cucina e nel fare il bucato. Quel giorno, stranamente, senza mostrare timore alcuno, aveva subito proteso le mani in avanti. Tuttavia, restava muta di fronte alle insistenti richieste del maestro. Nel momento in cui la bacchetta stava per abbassarsi sulle sue mani, queste furono più veloci e, cogliendolo di sorpresa, gliela strapparono di mano  piegandola in due. Non ricordo di preciso se per sua spontanea volontà o se trascinata dall’insegnante, certo è che all’istante Teresa si ritrovò in ginocchio dietro la lavagna. Come aveva potuto “osare”! Da quel giorno  Teresa non si era più permessa, anche perché credo che il maestro avesse avuto un colloquio privato con il nonno di costei, che ,sicuramente a modo suo, aveva subito chiarito alla nipote quali erano i suoi confini. Pelullo Donato, l’unico maestro di cui ricordi il nome, ha accompagnato il mio passaggio in quarta e in quinta. “Questa bambina ha delle buone capacità” aveva detto verso la fine della quinta a mio nonno “anche se ci sono ancora delle inflessioni dialettali nei suoi temi scritti”. L’italiano era la nostra seconda lingua, la nostra lingua madre era il dialetto, con esso comunicavamo tra di noi sia a casa che a scuola. “E’ un vero peccato”  aveva aggiunto “ che debba trasferirsi in un paese straniero di cui non conosce neanche la lingua”. E come me, anno dopo anno, parecchi bambini lasciarono, per trasferirsi altrove, quell’ingrato paese di montagna. Di  tanti che abitavano il rione solo qualche anziano, e qualcuno caparbiamente attaccato alle proprie radici, è rimasto a dar lustro a quelle antiche mura. Può capitare,  nei periodi estivi e nelle festività, quando la contrada sembra tornare a nuova vita, che qualche vecchio bambino di una volta si trovi a passare davanti alla vecchia scuola. Pare allora udire riecheggiare sul ballatoio il suono dei passi, le risate e  le voci dei bambini durante l’intervallo:” Regina, reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello?&#8230;”.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Sara</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/07/03/vento-forte-tra-lacedonia-e-candela/#comment-4725</link>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 20:05:07 +0000</pubDate>
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		<description>Senza parole...
Complimenti e grazie per il suo impegno!
Sara</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Senza parole&#8230;<br />
Complimenti e grazie per il suo impegno!<br />
Sara</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: HERA-Klescampania</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/07/03/vento-forte-tra-lacedonia-e-candela/#comment-4627</link>
		<dc:creator>HERA-Klescampania</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 11:01:41 +0000</pubDate>
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		<description>@ F.Arminio

Quando sei vivo e morto insieme,
completamente morto per te stesso,
quanto diventa magnifico
il più piccolo piacere!

da Bunan( 1602/76)

Un augurio per il tuo viaggio di vita, al di là delle parole.
Senza alcuna amicizia.
Teresa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ F.Arminio</p>
<p>Quando sei vivo e morto insieme,<br />
completamente morto per te stesso,<br />
quanto diventa magnifico<br />
il più piccolo piacere!</p>
<p>da Bunan( 1602/76)</p>
<p>Un augurio per il tuo viaggio di vita, al di là delle parole.<br />
Senza alcuna amicizia.<br />
Teresa</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: aimbriano</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/07/03/vento-forte-tra-lacedonia-e-candela/#comment-4613</link>
		<dc:creator>aimbriano</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 05:40:14 +0000</pubDate>
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		<description>Area di SERVZIO CALAGGIO: lunedì 24 novembre 1980 ore 17,30 ca; ultima sosta di un lungo viaggio in auto cominciato il mattino presto da Monza; certo che rispetto alle areee di servizio della pianura padana vi è una bella differenza: praticamente deserta, un addetto al distributore di benzina che, forse gestisce anche il piccolo bar!
Saccheggiato di tutto, non però come da tifosi ultras, il conto viene pagato!
I bagagliai delle due auto riescono, credo a contenere, quasi tutto ciò che nel bar è a disposizione: acqua minerale, biscotti, latte.....
Dobbiamo arrivare in fretta a Sant&#039;Angelo dei Lombardi, arrivando da Foggia, poi Ascoli Satriano, poi Candela, usciremo dall&#039;autostrada  a Grottaminarda, il casello di Lacedonia l&#039;abbiamo già passatol 
Forse lì qualcuno ha sete, ha fame, ha bisogno del nostro arrivo......</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Area di SERVZIO CALAGGIO: lunedì 24 novembre 1980 ore 17,30 ca; ultima sosta di un lungo viaggio in auto cominciato il mattino presto da Monza; certo che rispetto alle areee di servizio della pianura padana vi è una bella differenza: praticamente deserta, un addetto al distributore di benzina che, forse gestisce anche il piccolo bar!<br />
Saccheggiato di tutto, non però come da tifosi ultras, il conto viene pagato!<br />
I bagagliai delle due auto riescono, credo a contenere, quasi tutto ciò che nel bar è a disposizione: acqua minerale, biscotti, latte&#8230;..<br />
Dobbiamo arrivare in fretta a Sant&#8217;Angelo dei Lombardi, arrivando da Foggia, poi Ascoli Satriano, poi Candela, usciremo dall&#8217;autostrada  a Grottaminarda, il casello di Lacedonia l&#8217;abbiamo già passatol<br />
Forse lì qualcuno ha sete, ha fame, ha bisogno del nostro arrivo&#8230;&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: capoccia</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/07/03/vento-forte-tra-lacedonia-e-candela/#comment-4611</link>
		<dc:creator>capoccia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 17:52:37 +0000</pubDate>
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		<description>un grosso in bocca al lupo per il tuo libro che dimostra quanto tu ami queste terre


@alfonso

ho finito di leggere dal fondo dei ritratti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>un grosso in bocca al lupo per il tuo libro che dimostra quanto tu ami queste terre</p>
<p>@alfonso</p>
<p>ho finito di leggere dal fondo dei ritratti</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni marino</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/07/03/vento-forte-tra-lacedonia-e-candela/#comment-4607</link>
		<dc:creator>gianni marino</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 15:17:17 +0000</pubDate>
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		<description>Cari comunitari,
Vi segnalo L&#039;UNITA&#039; di oggi venerdì 4 luglio. A pagina 23 un brano del nuovo romanzo di Franco e un articolo/recensione  di Andrea Di Consoli.
Fraterni saluti.
gianni marino</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cari comunitari,<br />
Vi segnalo L&#8217;UNITA&#8217; di oggi venerdì 4 luglio. A pagina 23 un brano del nuovo romanzo di Franco e un articolo/recensione  di Andrea Di Consoli.<br />
Fraterni saluti.<br />
gianni marino</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Via col vento (forte) &#171; Reinventing Irpinia</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/07/03/vento-forte-tra-lacedonia-e-candela/#comment-4605</link>
		<dc:creator>Via col vento (forte) &#171; Reinventing Irpinia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 11:18:55 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Di cosa si tratta? Di desolazione&#8230;&#8221;. E&#8217; uscito il nuovo libro di Franco Arminio, Vento forte tra Lacedonia e Candela (Laterza). Domani Franco sarà a Topolò insieme ad altri &#8220;viaggiatori&#8221; per parlare di [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Di cosa si tratta? Di desolazione&#8230;&#8221;. E&#8217; uscito il nuovo libro di Franco Arminio, Vento forte tra Lacedonia e Candela (Laterza). Domani Franco sarà a Topolò insieme ad altri &#8220;viaggiatori&#8221; per parlare di [...]</p>
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	</item>
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