CARI AMICI della comunità provvisoria
Cari amici della Comunità Provvisoria, a Castelnuovo di Conza nella Piazza del Centro Storico “lu chianieddh’, abbiamo organizzato una Mostra Fotografica “Castelnuovo di Conza persone e luoghi prima del terremoto dell’80”; inaugurazione ore 19.00 di domenica 13 luglio, visitabile fino al 20 luglio; orario apertura mostra : dalle 19.00 alle 23.00, siete tutti invitati.
È l’occasione per scoprire immagini inedite di Castelnuovo prima del terremoto, tratte da archivi fotografici privati. Un tuffo nel passato, per rivedere persone che abitavano e rendevano vivo il paese diversi decenni fa; e per ritrovare alcuni luoghi che sono stati cancellati dal sisma dell’80 oppure che sono stati radicalmente modificati dalla successiva urbanizzazione.
La piazza che ospiterà la mostra è uno dei luoghi cari a Franco Arminio, …una piazza senza insegne e senza abitanti… Sarebbe bello stare in questa piazza con una donna, prendere insieme questo silenzio e questo sole. Io trovo questi posti estremamente romantici, credo che non ci siano luoghi migliori per amarsi. Salgo un po’ più su. Qualcuno ha sfondato le porte delle case vuote. Non riesco a crederci che in un posto così bello non ci siano abitanti… vedo case ricostruite pure con un certo gusto, i colori degli infissi e degli intonaci ben curati… da “Vento forte tra Lacedonia e Candela”.
MARTEDI’ 15 luglio, alle ore 21.00 nella piazza Lu Chianieddh (piazza Umberto I) sarà presentato “Vento forte tra Lacedonia e Candela” , l’ultimo lavoro paesologico di Franco Arminio; saranno proiettate immagini tratte dal film di Franco Arminio La Terra dei Paesi.
Vi aspettiamo ! Francesco Custode e Onidia Ciriello (castelnovesi, architetti e comunitari)
info : archfcustode@tiscali.it

caro angelo
io starò in giro finoa lunedì sera.
forse con un pò di comunitari potremmo vederci a castelnuovo, magari alle otto e parlare un pò dell’estate della cp: formicoso, eventi culturali nostri e altrui, gite della clemenza, mostre e quant’altro.
Arminio
9 Luglio 2008 alle 9:29 am
Solo per segnalare questa interessante iniziativa che tocca argomenti “comunitari”…:
http://www.eni.it/sviluppo-e-comuni-polvere/ita/forum-nazionale.shtml
saluti a tutti,
gianni
“…ll cambiamento sociale e le trasformazioni dell’economia che si dispiegano su scala planetaria non hanno per scenario esclusivo le grandi metropoli dell’economia globale, poiché ridisegnano i confini dello sviluppo e dell’inclusione anche nelle aree apparentemente ai margini dei flussi che innervano l’economia contemporanea.
Nelle zone interne del Mezzogiorno, quelle che Rossi – Doria definiva le “terre dell’osso” per contrapporle alla “polpa” delle zone costiere e pianeggianti, più che altrove sono visibili i segni e gli effetti prodotti dalla lunga deriva delle emigrazioni e dalla ritirata delle attività che tradizionalmente facevano tessuto economico locale. Ma non sono luoghi al di fuori della contemporaneità.
La Camastra e i piccoli centri montani di Calvello e Abriola che ospitano il Forum “Sviluppo e Comuni Polvere” sono luoghi emblematici, e non solo perché in Basilicata si è scoperto che l’osso aveva un midollo petrolifero. Qui, al limitare del sistema Paese, dove l’emigrazione non si è mai fermata anche se ha rottamato le valigie di cartone, oggi convivono e si confrontano le comunità della montagna appenninica e le grandi imprese globali del petrolio e della finanza. E qui, come in tanti altri centri del Paese che la geografia dello sviluppo ha relegato al margine, la modernità avanza portando mezzi e promettendo benessere, ma anche minacciando spaesamento e rottura dei legami sociali.
La riflessione sui “comuni polvere” muove da queste premesse: come quadrare il cerchio combinando sviluppo e coesione sociale nei centri minori del nostro Mezzogiorno, promuovendo nel contempo un rapporto positivo tra le strategie di un grande gruppo globale come Eni e le micro comunità? Come produrre società a fronte dello spaesamento che accompagna il mutare dei rapporti comunitari? Come produrre sviluppo autonomo partendo dal turismo e dalle risorse locali come il legno e le biomasse? Cosa significa fare impresa globale parlando al territorio?”
Aldo Bonomi
gianni fiorentino
9 Luglio 2008 alle 11:26 am
Al momento sembra che non potrò esserci per delle ragioni di famiglia.
Non arrendetevi però, non limitatevi solo ai ricordi. Pensate e parlate anche del futuro di questa terra: senza voli, senza forzature, senza pudore.
E lasciate stare quelle anime pie, che trasformano la loro incapacità di agire, in un sacco pieno di pietre che altri devono portarsi addosso, per compiacenza, per educazione e nel silenzio della propria rabbia.
EnzoLuongo
enzlu
9 Luglio 2008 alle 6:38 pm
Forse è la malinconia del tempo, di un passato che non esiste se non nei ricordi della nostra infanzia, ma è questa la bellezza di Arminio. A me ricorda M.Proust
Con Paolo Saggese abbiamo parlato del libro e vogliamo presentarlo a Torella dei Lombardi il 9 Agosto.
M.Teresa Iarrobino
10 Luglio 2008 alle 8:43 am
il 9 agosto c’è la presentazione del libro di Adelelmo Ruggieri al Goleto
il 10 agosto c’è l’escursione comunitaria all’oasi di senerchia e alle terme di contursi
a torella si potrebbe fare il giorno 8 agosto o l’11
verderosa
10 Luglio 2008 alle 9:19 am
Mi sembra una gran bella serata questa che avete organizzato a Castelnuovo; basterebbero 5-6 serate così per una bella estate comunitaria, sempre che non ci tocchi lottare per il Formicoso..
Questa volta non ci sarò, sarà per le prossime.
P.s. acquistato stamattina in libreria a Siena ” vento forte…”.
Stefano
teoraventura
10 Luglio 2008 alle 11:21 am
A me sinceramente ricorda Arminio, più che Proust, anche se Franco non l’ho ancora conosciuto di persona.
antonio
aimbriano
10 Luglio 2008 alle 11:46 am
martedì non potrò esserci perchè si sposa mio fratello. subito dopo però sarò dei vostri per una lunga estate comunitaria. divertitevi anche per me
roberta
10 Luglio 2008 alle 6:09 pm
cari amici comunitari,
la settimana prossima qui a Roma la CRI inizierà a prendere le impronte ai bambini Rom.
Come forma di protesta visibile e silenziosa contro un’iniziative aberrante ed inquietante, abbiamo deciso con colleghi ed operatori sociali, di mettere un triangolo di stoffa nera sui nostri abiti in ricordo di quando è già successo al tempo delle leggi razziali che purtoppo si ripresentano sotto forma apparentemente più edulcorata e più accettabile per le pseudo-coscienze dei moralisti e dei perbenisti.
Anche in Irpinia esistono delle piccole comunità Rom irpine ed anche mi sembra abbastanza bene integrate con le popolazioni sedentarie.
Sarebbe un bel gesto se gli irpini autoctoni e la CP manifestassero la loro solidarietà ai Rom, sarebbe un modo per prendere coscienza che il tessuto umano delle nostre terre si evolve e per far sentire queste persone, che sfiorano le nostre vite quotidianamente, parti integranti dei nostri spazi e dei nostri vissuti collettivi, e non figure che si muovono ai margini delle nostre geografie spaziali e culturali.
Ho avuto modo di apprezzare alcuni interventi su questo blog di alcuni comunitari…
ma purtroppo c’è ancora tanta immondizia intellettuale che sporca i nostri vicoli e le nostre contrade, credo che questo blog possa contribuire anche se con piccoli gesti simbolici a spazzarla via.
Cordialità.
maria rosaria
11 Luglio 2008 alle 12:23 pm
Cara Maria Rosaria,
questo accanirsi sui Rom (di questo si tratta, in pratica) sta diventando un po’ la falsa coscienza non solo del governo (ricordo ai comunitari che i rom sono una sparuta minoranza, metà dei quali cittadini italiani, quindi anche formalmente integrati) ma di tutte le forme di perbenismo e ipocrisia latenti nella società italiana anche “progressista”.
Che può fare la Comunità Provvvisoria? Intanto dibattere che è un po’ la “natura” di questo organismo e che comunque non fa mai male. Poi magari potrebbe dedicare una giornata a questo tipo di minoranza (ho visto uno spettacolo, “Rom Cabaret”, dell’attrice rom Dijana Pavlovic che non sarebbe male riproporre in uno degli incontri della Comunità).
Il discorso, poi, sull’integrazione e inclusione delle persone che vengono nel nostro paese, ci porta al problema dell’immigrazione generale, che va bel oltre i rom.
Un governo sciagurato ha deciso di mettere dentro il calderone dell’ “ordine pubblico” questi problemi che hanno sì anche aspetti di questo tipo (ma non particolarmente diversi dalle questioni interne di ordine pubblico), ma sono in gran parte problemi di natura sociale e politica. Inserirli dentro l’ordine pubblico non solo li svilisce e li manipola, ma soprattutto devia dalle questioni centrali dell’ordine pubblico che sono, in Italia, essenzialmente legate al rapporto e al tipo di intervento che i governi mettono in campo contro la delinquenza organizzata.
Un governo che decide di “perdere tempo” con le impronte ai bambini rom non è soltanto razzista e ridicolo ma anche complice perchè sottrae tempo e risorse all’unica battaglia seria e decisiva, veramente la madre di tutte le battaglie in tema di ordine pubblico, cioè quella contro le mafie.
Con affetto
Michele Fumagallo
michele fumagallo
11 Luglio 2008 alle 4:14 pm
@ Michele,
Condivido in pieno la tua ultima frase :
le impronte dei bambini al posto della madre di tutte le battaglie..contro le mafie.
A volt ,il pensiero sintetico è fondamentale per riconoscere la situazione per quella che è
Teresa C.
HERA-Klescampania
11 Luglio 2008 alle 10:03 pm
condivido l’analisi di michele, improvvisamente, infatti, l’italia è diventato un paese in cui “il sistema”, cito saviano, pare non esista più.
bello sarebbe se fosse vero.
@franco
a castelnuovo nn ci sarò, scavo a lacedonia tutto luglio, fatemi avere notizie di luoghi più vicini al mio temporaneo sito d’altura.e, se vi va, venitemi a trovare.
grazie
e.
eldarin
12 Luglio 2008 alle 12:38 pm
caro michele,
Intuisco che la questione immigrazione dalle vostre parti è ancora lontana da venire per cui se ne ha un’idea vaga, quasi analogica, virtuale. Si vive ancora in una certa omogeneità sociale e culturale, l’alterità per il momento è solo un concetto e nulla di veramente vissuto in termini di incontro/scontro.
Dalle mie parti rappresenta la quotidianità in ambito professionale, sociale, culturale e in tutti gli aspetti apparentementi insignificanti della vita.
Tra l’irpinia e il resto del mondo c’è sotto questo aspetto una sfasatura socio-temporale con le inevitabili implicazioni socio-culturali.
Riparliamone tra qualche anno.
Con affetto.
maria rosaria
12 Luglio 2008 alle 10:46 pm
Cara Maria Rosaria,
sì, è in parte così. In Irpinia, e in Alta Irpinia ancor di più, il rapporto indigeni immigrati è inferiore (adesso non mi ricordo i dati precisi) al rapporto che c’è in molte altre parti d’Italia. Quindi è un po’ forzato drammatizzare alcune questioni. Tuttavia non si può prescindere dalla realtà, e il discorso che ti sta a cuore, nel nostro territorio, non può essere portato avanti come capita in altri. E come a te probabilmente piacerebbe.
Non si tratta di discuterne tra qualche anno. Si tratta semplicemente di affrontarlo per come si presenta qui da noi. Vedi, tu chiedevi, nel commento precedente, di dare un segno simbolico di vicinanza ai rom mettendo un triangolo di stoffa nera.
Chi vuole può farlo, ma è difficile prendere iniziative del genere “collettivamente”. Per un motivo molto semplice, oltre al fatto che qui, in molti luoghi, senza la presenza concreta dei rom, apparirebbe più un superficiale e forzato gesto esibizionistico.
Il motivo è che la Comunità Provvisoria non esiste come organismo collettivo. E’ un provvisorio scambio tra amici di idee diverse, che si incontrano come singoli, che discutono liberamente da singoli suil blog. Oltre questo è difficile andare, pena forzature distruttive. Almeno per adesso.
Con affetto
Michele Fumagallo
michele fumagallo
13 Luglio 2008 alle 1:39 am
(il gioco della sequenza dei commenti potrebbe giocare un brutto scherzo: mentre scrivevo, Fumagallo ha inviato un commento, pertanto potrebbe sembrare che sia in dissenso con le sue tesi. Preciso quindi che il contenuto è in ‘risposta rispettosa’ a quanto scritto da Maria Rosaria).
@maria rosaria
Mi permetto di dissentire totalmente.
Noi il problema dell’immigrazione lo abbiamo vissuto SULLA NOSTRA PELLE, (altro che non lo viviamo). Siamo stati discriminati a generazioni, proprio da quelli che ora dicono che essendo noi terra felice non possiamo capire (poi bisognerebbe capire secondo quali parametri saremmo terra ‘felice’). Certa parte della societa’ italiana e’ restia ad ammettere che il problema dell’immigrazione, non è che non lo abbiamo e che non lo viviamo, ma che l’abbiamo superato!!!
In questo lasciando indietro, allo sbando di identità culturale, proprio quella parte d’Italia che pensa ancora secondo un modello socio-economico da tempo fallito.
Se fosse possibile applicare all’Italia il modello “dell’osso e della polpa”, contrariamente a quanto tanti pensano (e non ammettono) l’osso non è più il meridione e la polpa non è piu’ la rimanente Italia. I modelli dell’ex polpa sono miseramente improponibili, perché fallimentari: modello di sviluppo, economico, sociale.
E’ sempre la stessa storia: ogni tanto bisogna far capire che in certi ragionamenti c’e’ una inversione dei ruoli: noi siamo vittime peggio e piu’ di voi, come sostieni Tu, anche se ammetterlo significa implicitamente ammettere che esistiamo, che abbiamo pari dignita’, che siamo anche noi parte non separata di una societa’ che ancora ci discrimina.
EnzoLuongo
enzlu
13 Luglio 2008 alle 1:53 am
@ enzo
Diciamo la stessa cosa.
L’Italia ha messo in atto dagli anni ottanta in poi, anno in cui il nostro paese è passato da paese di emigrazione a paese di immigrazione, una vera e propria strategia di rimozione della nostra storia di emigranti. Improvvisamente non se ne è più parlato, anche nei manuali di storia si fa riferimento alle ultime ondate migratorie transoceaniche degli anni ‘20/’30, qualche accenno agli anni ‘70 ed alla Fiat Eppure si è continuato ad emigrare entro e oltre i confini nazionali per tutti gli anni ‘80…
Non piace ad una neopotenza economica ricordare un passato di difficoltà…
L’emigrazione non è un fatto che si supera, su questo non sono d’accordo, è una fase storica i cui effetti ancora sono visibili in positivo e negativo…che ha contribuito alla crescita economica delle nostre parti ed in una certa misura alla decrescita sociale e culturale.
Tutte le famiglie del sud sono state interessate da storie di emigrazione…anche la mia: siamo ben distribuiti sui cinque continenti…
Siamo in epoca di mercato globale, tutto circola liberamente tranne gli uomini e le ‘culture’: si parla di identità, di radici giudaico-cristiane, di primato e cavolate simili…sono aspetti dissonanti che vanno affrontati.
La lotta contro le mafie, sarebbe prioritario siamo d’accordo, ma l’esiguità di un gruppo etnico non può essere considerato come elemento un po’ sottotono di una questione sociale, che appunto perchè gonfiata a dismisura per biechi giochi propagandistici, rischia di esplodere generando situazioni limite diconvivenza civile.
Gli italiani sono abituati a guardare dalla finestra, è successo negli anni venti con l’avvento del fascismo, negli anni ‘30 con le leggi razziali, e si continua a guardare dalla finestra una realtà che solo perchè mandata in televisione e apparentemente lontana dal proprio vissuto quotidiano, sembra non esistere…ma così non è. Un piccolo gesto simbolico, che non potrebbe mai essere esibizionistico ( e qui purtroppo ritrovo il pensare provinciale per cui ci si sente sempre esposti al controllo sociale, scusami michele!), magari avvicinerebbe i piccoli paesi irpini ad un modo di sentire non più circoscritto al ‘locale’ ma di respiro più globale…
Cordialmente.
maria rosaria
13 Luglio 2008 alle 1:20 pm
caro michele,
se non ci fossero i folli e i sognatori con i loro gesti ed il loro modo di vivere fuori dagli schemi questo mondo sarebbe decisamente molto più “palloso” di quello che è…
Purtroppo, ma anche per fortuna, c’è bisogno di gesti un po’ creativi, anche poetici, perchè li bolli in maniera sommaria come esibiszionistici…potranno anche sembrare esibizionistici ma vuoi mettere il piacere di uscire fuori dal grigiore e di dire quello che si vuole in piena libertà, anche l’esibizionismo spesso è necessario, presuppone un modo di essere fuori dall’ordinario e ti consente di far arrivare il messaggio a destinazione…ma questo è un modo di pensare più metropolitano, me ne rendo conto …
Non credo che questo blog sia una sorta di organismo ameboide, dove alcuni amici si incontrano e discutono così a caso: ci sono delle persone che lo gestiscono e che decidono quali interventi vanno inseriti come thread e quali no. C’è quindi anche se apparentemente in modo larvale un’idea di come si vuole che proceda questo blog che purtroppo continua ad avre una struttura piramidale…
Pieno rispetto per quello che decidono queste persone, il mio era solo un piccolo e timido suggerimento visto che siamo in rete e arriviamo quindi dappertutto, il blog ha una connotazione locale ma è inserito in un un sistema di comunicazione globale, questo non dovrebbe sfuggire.
Con affetto.
maria rosaria
13 Luglio 2008 alle 2:39 pm
@ michele
P.S.
non chiedevo che i comunitari adottassero la nostra forma di protesta, ma che venisse dato un segno di solidarietà con una poesia, un racconto, o semplicemente una foto di un bambino o di una bambina rom…e ovviamente senza forzature.
maria rosaria
13 Luglio 2008 alle 3:09 pm
Cara Maria Rosaria,
ma sì, il blog è aperto e arriveranno, penso e spero, anche le poesie e i piccoli segni di solidarietà ai rom.
Io ho fatto di meglio. Ho addirittura proposto una giornata (come comunità ne facciamo pochissime) dedicata ai rom con spettacolo, incontri, eccetera, in un territorio dove questo problema è poco più che simbolico.
Sulla mafia sbagli. Tutto ciò che attiene all’ordine pubblico, in Italia, è “deviazione” dalla questione principale (e “unica”) che è quella della lotta alla mafia. I Rom (inteso adesso anche come “piccola delinquenza”) e qualsiasi altro problema riguardante la delinquenza comune viene usato nella nostra nazione per coprire di fatto l’incapacità di colpire la grande delinquenza mafiosa. Dico “di fatto” perchè non tutti ne sono consapevoli anche tra i governanti.
Sull’esibizionismo, io non ho usato il termine in senso polemico ma semplicemente come un fatto. Anche a me piacciono i gesti di rottura, e la mia vita in fondo ne è piena. Tuttavia la storia cambia, nel senso che anche i gesti devono adeguarsi al tempo se vogliono avere un effetto contestativo.
Ti porto un esempio che ci può riguardare come frequentatori di questo blog.
Mesi fa scrissi un post su di un omicidio bianco a Bisaccia. Tra le altre cose, quando mi chiedevo e chiedevo ai lettori cosa si potesse fare, la mia risposta fu: “pregare” (naturalmente spiegando che mi riferivo a preghiera autentica, cioè rapporto tra l’uomo e dio, niente ipocrisie ecclesiastiche). Che risposta era? Ma è ovvio: era una risposta provocatoria ed estrema. So che si possono fare tante altre cose, del resto la mia educazione è del tutto politica, ma lì il termine pregare aveva (poi non so se ci sono riuscito) una funzione di contestazione ben più forte di quella di espressioni del tipo “organizzare una manifestazione di lotta”, eccetera.
I gesti quindi vanno sempre adeguati e rinnovati nel proprio tempo. E questo vale anche per il “modo di pensare più metropolitano”. Anche qui penso che dovresti mettere in atto un adeguamento. Da tempo la cultura metropolitana (uso il termine in senso positivo) è andata a farsi benedire nelle nostre metropoli che sono invece piene di decadenze, piene di una sorta di “paesanismo” (uso il termine in senso negativo) di ritorno.
La storia si è in parte capovolta, come del resto accade sempre. Quindi non essere legata troppo a questo cliché perchè oggi è davvero soltanto un cliché.
La Comunità Provvisoria e il blog come struttura piramidale? Beh, sì, in parte è ancora così, ma soltanto per quel minimo che occorre in una “democrazia incompiuta”.
Tu segui il blog e sai che c’è una lunga discussione su questo e conosci le mie posizioni che vanno verso una democrazia e un rapporto del tutto orizzontale.
Con affetto
Michele Fumagallo
michele fumagallo
13 Luglio 2008 alle 4:31 pm
@ michele
scusami michele ma non sono d’accordo quasi su nulla di quello che dici.
Il problema sicurezza nasce come non-problema per deviare l’attenzione dalla questione mafia ma è sulla buona strada per diventare un grosso problema di ordine sociale: ovviamente il tutto pianificato ad arte…
la cultura metropolitana , è fatta di tante cose, non ha carattere monolitico, è diversificata, è variabile, mai statica, non la trovo per nulla decadente, anzi da qualche anno mi sembra stia acquisendo nuovo vigore e non solo nelle sue connotazioni più aggressive: maggiori sono le conflitualità e le contraddizioni più variegate sono quindi le inevitabili implicazioni che si attengono ad ogni aspetto della vita.
Non è solo un clichè.
Dalle vostre parti si vive in una sorta di claustrofobia sociale e culturale, non c’è nessuna forma di diversità, sono comunità ancora troppo omogenee dove la cultura dominante è dominante in una forma spropositata e se non si è bene equipaggiati, si viene sommersi e si rischia di affogare.
Lasciando perdere le beghe pseudo-politiche non c’è scontro, non c’è dibattito, non c’è dialettica, non ne vedo nemmeno su questo blog che ha mandato a farsi benedire quelle poche voci fuori dal coro…
Scusami ma mi sento molto distante da un modo di essere e di pensare che non mi appartiene più e forse non mi è mai appartenuto.
No, non è solo un clichè. Possiamo tesserci tutti i discorsi possibili e immaginabili, ma c’è un vissuto che è fatto di quotidianità che sono molto diverse dalle vostre quotidianità.
Resto del parere che la provincia è il peggior luogo dove ti può capitare di dover vivere.
con affetto.
maria rosaria
14 Luglio 2008 alle 5:40 pm
nell’ ultimo rigo del commento di maria rosaria si legge che secondo lei la provincia è il peggior luogo dove vivere. perchè? il fatto che vogliano “aprirci ” una discarica non significa che “il posto è brutto”. io già lo ho detto altre volte e credo che diventerà il mio motto:” noi irpini non siamo inesistenti, siamo solo muti”. è propio questa la grazia ed il tedio a morte del vivere in provincia.per me provinciale Napoli è una Parigi minore, un misto di tutto e di niente ma non lo bartterei affatto con l’odore del mosto del nostro ottobre inoltrato, con le nostre processioni, con le nostre superstizioni e con i nostri soprannomi.
dovreste leggere un libro scritto da un uomo che ha dovuto abbandonare la scuola per fare il muratore: ” IL SELVAGGIO DI SANTA VENERE” di saverio strati…. e non scherzo.
quello che hai detto mi ha profondamente ferito. immagina di vedere crollati in un minuto tutti i tuoi 16 anni di sogni……….e capirai come mi sento.
Vito Di Milia fiero del suo provincialismo
capoccia
14 Luglio 2008 alle 7:05 pm
dimenticavo…. io in provincia non ci sono “capitato”. i primi 5 anni della mia vita li ho vissuti in una remota cittadina da 500.000 abitanti che prende il nome di Ostia. sebbene io ricordi il Mc.Donald, il parco, le giostre,gli amici non ricordo una ruga di vecchio saduto davanti casa sua mentre sua moglie prepara la cena, non ricordo un pallone su di un tetto,non ricordo l’odore acre della primavera, non MI RICORDO LA MIA FACCIA.
Io voglio restare qui a combattere la mia battaglia inesistente, l’importante è che sia la mia.
Ancora Vito Di Milia
capoccia
14 Luglio 2008 alle 7:15 pm
Cara Maria Rosaria,
ti assicuro, se può farti piacere, che sono un assoluto difensore della “civiltà metropolitana”. Del resto, se hai seguito su questo blog qualche discussione, a volte ho polemizzato con difese di paesi assolutamente arretrate, passatiste; cioè difese che si pongono al di là (al di sotto) della nostra civiltà, che oggi è essenzialmente “civiltà metropolitana” ovunque.
Questo è il punto oggi. E’ in quell’ “ovunque” che sta la spiegazione delle cose del nostro tempo. Piaccia o non piaccia, la storia del mondo, almeno nella sua parte ricca, è omologata.
Naturalmente io schematizzo per comodità di discorso. E’ ovvio che sono consapevole dell’ “offerta” che danno oggi i paesi in rapporto alle città e alle metropoli. Non c’è paragone possibile, e a danno dei paesi ovviamente. Per questo io polemizzo sulle favolette (piccolo-borghesi) in altri post prendendomi anche insulti senza che nessuno dei curatori del blog intervenga.
Io parlavo, dunque, di cliché in questo senso.
La provincia è il peggior luogo dove può capitare di vivere? Ti scandalizzerò, tesoro, ma, fatti i conti con il nostro tempo (che, ripeto, è tempo di omologazione), e, espunta un po’ di rabbia dal tuo discorso, sono d’accordo con te.
Poi c’è tutto un discorso da fare sulle metropoli di oggi. Sulla loro decadenza (c’è, c’è, cara Maria Rosaria e, a volte, ti confesso che mi fa paura), sul loro “paesanismo di ritorno” (se vuoi, ne parliamo). Naturalmente c’è anche un discorso sul futuro della metropoli, e anche di questo, se vuoi, ne parliamo.
Che dalle nostre parti, se non si è equipaggiati, si rischia di affogare, è vero. E’ così. Hai perfettamente ragione. Non è facile vivere qui. Con gli amici, a volte, scherzando (ma non tanto) dico che è una grande fortuna vivere qui perchè è come vivere in un posto dove ci si fanno le ossa. Se resisti qui, resisti ovunque. Ma è, spesso, una magra consolazione.
Qui, cosa gravissima e su cui bisognerebbe interrogarsi seriamente e a lungo, non c’è la società civile. Puoi fare una cosa buona o pessima non vieni né gratificato né censurato.
E’ una delle cose più avvilenti e dolorose della mia vita.
E’ un discorso lungo e mi piacerebbe parlarne con te.
Su questo blog, ne abbiamo accennato tante volte, c’è la possibilità di parlare. Con tutti i difetti che il blog ha e che del resto, come sai, ho contribuito a mettere in risalto, è un luogo di discussione. Le “voci fuori dal coro” fanno male a non usarlo. E del resto, se fosse un luogo dove non è possibile esprimersi, io non ci scriverei. Non ti pare?
Con affetto
Michele Fumagallo
michele fumagallo
14 Luglio 2008 alle 7:59 pm
@ vito
anche io ho un bel ricordo dei vicoli della mia infanzia che erano tutto il mio mondo, riesco ancora a sentire il profumo del mosto, il raglio degli asini, ho ancora negli occhi le pannocchie stese a terra ad asciugare ma questo non può bastare…
La provincia riesce ad essere feroce oltre ogni limite, lo diceva anche Flaubert in Madame Bovary e lo sintetizza in un “le mura della provincia grondano veleno”…
Non credo di dire nulla che si discosti dalla realtà, ci sono dei dati che confermano il vuoto e la mancanza di valori che purtroppo ci sono nei nostri paesi.
Mi dispiace averti ferito, sappi che non provo alcun sollievo nello scrivere queste cose, tutt’altro, nonostante tutto il luogo in cui nasci te lo porti dentro, è parte di te e sei legato ad esso da un intenso rapporto di amore e inevitabilmente di odio.
ti saluto.
maria rosaria
14 Luglio 2008 alle 8:32 pm
Tutte le opinioni sono accettabili, maria rosaria, ma quella che non ci siano valori nei nostri paesi ( o, quantomeno, che ce ne siano di più altrove) non è opinione che puoi scrivere su questo blog senza incassare il mio più netto dissenso; non trovo poi di buon gusto che tu, avendo il diritto di pensarla come vuoi, lo venga a dire proprio qui!
aimbriano
14 Luglio 2008 alle 8:45 pm
@imbriano
non mi sembra di aver detto che nei nostri paesi ci siano meno valori che altrove…
io non ravvedo questa pienezza a tutto tondo di relazioni umane, parlo da esterna e da persona che ascolta e che osserva.
Inoltre michele mi sembra abbia saputo esprimere il tipo di disaggio che purtroppo c’è nei nostri paesi e fingere che non sia così è davvero per niente costruttivo.
saper amare un luogo, una cosa, una persona significa anche saperne vedere le brutture…
…per il resto “no comment”…
maria rosaria
15 Luglio 2008 alle 1:07 am
@ maria rosaria
Poco sopra ho letto, credo scritto da te:
‘Non credo di dire nulla che si discosti dalla realtà, ci sono dei dati che confermano il vuoto e la mancanza di valori che purtroppo ci sono nei nostri paesi.’
A me è sembrato di capire che nei nostri paesi ‘valori’ non ce ne siano proprio!
Per quanto riguarda il ‘vuoto’ posso essere d’accordo con te, a prescindere dal significato che noi diamo a questo termine: io intendo ‘muro’ ‘vuoto di comunicazione’ ecc. ecc.
Come un pò su questo blog; per uno psicoanalista non è poi così difficlle, col terzo occhio, riuscire a vedere qualcosa, oltre il vuoto, oltre il muro.
Mi fa comunque molto piacere della tua precisazione. Probabilmente avevo frainteso o in quel momento non avevo usato il terzo occhio, o, anche se l’avevo usato, mi sono un pochino preoccupato per chi leggeva il tuo scritto e , magari, anche un pò per te.
Invito comunque tutti, anche se tutti ‘capisco’ e giustifico’, a moderare ìle parole’; a me personalmente poco interessa della forma e tutto quello che viene espresso è importante e positivo, anche le ingiurie, ma mi pare che in passato su questo blog ho letto scritti di persone che hanno affermato, senza dubbio alcuno, che la forma è sostanza; spero non nel senso che l’unica sostanza sia la forma (intesa come ‘immagine’ ‘apparenza’).
Buona giornata a tutti i comunitari ed a tutta l’Irpinia!
antonio
aimbriano
15 Luglio 2008 alle 5:59 am
@ maria rosaria
innanzitutto ti ringrazio per avermi risposto, in pochi lo fanno, presi più dallo scrivere che dal leggere, assaliti dall’ “ego”e non dalla declinazione infame del “nos-nobis”(che ancora non ricordo)
in un qualche modo, però mi dissocio da quello che ha detto imbriano ( questo non vuol dire che appoggi il tuo pen-”siero”). tutte le opinioni sono rispettabilissime e meritano di essere espresse e scritte anche se, come tu hai fatto, criticano “l’ etimo del discorso” in questo caso l’enfasi “magica” del nostro blog; il fatto di non essere d’accordo è relativo ed ognuno si fa la propria opinione. Cara, non è possibile rinchiudere la idee in una galera…. e non fa differenza se il “carceriere” sia imbriano o una censura.
in risposta al tuo commento: ma come fai a dire che le nostre terre, o meglio le nostre province sono povere di relazioni umane….. proprio da noi, dove si può dire che è ancora di voga il baratto, dove con un soprannome si identificano 4 generazioni. come fai a dire che c’è una mancanza di valori; più ci penso, più mi assale l’ idea del distaccarmi dalla mia Calitri con il culo in lucania e con il seno verso lo stivale italico e più mi stringe il cuore
capoccia
15 Luglio 2008 alle 2:15 pm