‘altri seguiranno’ … Poesia e … Comunità Provvisoria
Buona sera (o meglio buona notte, vista l’ora) a tutti voi!
Scrivo per la prima volta su questo blog, pur visitandolo ormai da tempo e con sempre maggiore curiosità, per una “strana coincidenza di espresssioni” che mi ha riportato ad un UOMO a me particolarmente caro, Alexandros Panagulis (anche se purtroppo da me non conosciuto se non attraverso quanto da lui lasciato e di lui raccontato in alcuni scritti, fra i quaili, in particolare, “Un uomo” di Oriana Falllaci).
Panagulis, eroe della Resistenza greca durante il regime del colonnelli degli anni Sessanta, è stato insieme poeta “per la libertà” scrivendo (nel carcere di Boyati nel quale è stato rinchiuso o meglio sepolto vivo), vari pensieri poi raccolti in una prima collezione dal titolo “Altri seguiranno”.
Oggi, su questo vostro blog, ho più volte letto la parla “poesia” (e i significati e messaggi ad essa correlati); e sul blog Nuova Sant’Angelo, in chiusura di un commento (se non ricordo male dell’avv. Marco da Milano), ho viso riportata l’espressione “altri seguiranno”.
E così, per questa strana e per me piacevole coincidenza, vi riporto una risposta data da Panagulis ad una domanda rivoltagli nel corso di un’intervista (pure riportata nella raccolta di poesie di cui sopra) … E la poesia, Alekos?
“La poesia è un grido, è un qualcosa che nessuno può fermare, qualcosa che ci spinge a cercare carta e matita in certi momenti. Non ha importanza, a volte, la forma della poesia, ha importanza se ciò che spunta sulla carta è sentimento reale, il grido, la necessità. Spesso è un grido dell’istante, una necessità dell’istante, è un dolore che rappresenta un solo istante che tuttavia si vuole immortalare. Forse perché gli uomini non abbiano a dimeticare. Non per diventare vendicativi, ma per ricordare, per avere esempi e per fare in modo che quel dolore che hanno provato non abbia a ripetersi, non venga conosciuto da altri. E’ necessario che ogni uomo sia pensatore, poeta ma combattente nello stesso tempo. La poesia è una necessistà, la politica un dovere, la lotta è pure un dovere, il più sacro. La pace non potrà in nessun altro modo avvolgere l’umanità se non c’è una continua lotta dell’uomo per la libertà, la democrazia, per la giustizia sociale e per il progresso …”
E poi, ancora (di Panagulis ma tratta da un canto popolare cretese)
“Se ti metti in mente un’idea va avanti e non aver paura. Butta via la tua giovinezza e non averne pena.”
Un caro saluto a tutti voi
Stefania P.
Nota
Mi è sembrato che in questo commento, che ho voluto subito riproporre come post, vi sia un messaggio che, se raccolto come spunto di serena, sofferta e profonda riflessione, potrebbe suggerire una direzione al futuro della Comunità Provvisoria, indicando la strada da seguire. Futuro che per il momento ho l’impressione non possa essere che di stabile e ‘radicata’ provvisorietà. Ho, da quando l’altro ieri l’ha pubblicata, fissa nella mia mente la poesia scritta da Franco Arminio a 20 anni. Forse la CP è come quegli alberi….
Antonio Imbriano
Perché il clown è poesia fatta persona?
Uno dei più famosi Clown del mondo è Dimitri diceva che: “Non sono un clown muto, ma un clown dai toni sommessi…..il clown è un poeta che non scrive le proprie poesie, bensì le rappresenta. È poesia fatta persona. Non descrive una figura, bensì la impersona”.
Nel semilaboratorio …”Nanosecondo “Jones” e Zi’Peppinella “O’Connery” alla ricerca del (tuo) clown perduto…..prima che si perdono loro” fatto a Flumeri il 12 e 13 luglio c.a. ispirandoci proprio a questa riflessione di Dimitri abbiamo proposto ad ogni partecipante di recitarsi poesia persona: “io sono, io sono, io sono……”.
Il clown come lo intendiamo noi esprime un “amore gratuito” nei confronti di tutte le persone con tutte le loro imperfezione, e quindi non può essere aggressivo, in questo senso l’unica “lotta” che lui ingaggia e contro se stesso, trasformando le sue imperfezioni la sua stessa rabbia in espressione del corpo, anche senza parole, per far ridere di se. Egli non è maschera che si nasconde ma mette a nudo la sua persona come il poeta fa con la parola.
Per questo egli è “…poesia fatta persona”.
Credo che sarebbe bello sperimentare questa “parte” del nostro laboratorio, sempre in un contesto “protetto” (per questo motivo chi è venuto fuori tempo non è stato ammesso al laboratorio di sabato e domenica a Flumeri…ce ne scusiamo ma è una regola fondamentale per noi) perché si chiede di diventare poesia abbandonando tutte le protezioni mentali ed ascoltando il corpo…..il tuo Clown Interiore.
Ci sono molti libri in proposito ma due secondo me possono dare meglio l’idea di quello che qui sto ponendo alla vostra attenzione in estrema sintesi: “Opinioni di un clown” di Heinrich Böll e la biografia di Dimitri “Dimitri Der Clown in mir” che illustrano anche i momenti difficili della vita di un clown oltre a comprendere meglio che ridere è una forma d’amore.
In verità come Clown Dottori, considerati i benefici fisiologici e non solo psicologici, in proposito vi invito a visitare questo sito http://www.sabinaoggioni.it/Acqua/Emoto.htm cosi comprendete meglio perché parlo di benefici non solo psicologici ma anche fisiologici : “cambia la chimica del nostro corpo”.
Per questo da anni stiamo cercando di realizzare “AMBULATORI DI COCCOLE” anche a DOMICILIO PER “SOMMINISTRARE” pillole di sorrisi ed anche pillole di poesie…e farci raccontare le fiabe della nostra vita.
In Italia come in altre nazioni purtroppo il termine poeti-terapisti (è un brutto neologismo), non ci sono ancora negli ospedali. Eppure credo che ci vorrebbero. Lo stato Italiano non li riconosce, così come non riconosce, in generale, gli operatori arte-terapeutici. Esiste, è vero, una federazione italiana, il Centro Italiano Studi Arte-Terapia http://www.centrostudiarteterapia.org/
Ecco diciamocelo come Clown Dottori cerchiamo di sopperire anche a questa carenza “assistenziale” , è piuttosto difficile trovare poeti che curino bambini, né per quelli adulti.
C’è un Progetto del Ministero della Salute (pure soppresso) che si chiama OSPEDALE SENZA DOLORE eppure solo in pochissimi ospedali oggi si ride, o si ascolta musica o si leggono poesie sapendo anche che lla gioia il riso produce endorfina e beta endorfine che è un oppioide endogeno (la morfina naturale per intenderci.. la nostra tecnologia interiore.
Ecco, nel frattempo come Clown Dottori stiamo portando anche poesia negli ospedali perché non costruire momenti esterni semilaboratori di Clown Poesia Persona, non ci sono grandi effetti collaterali se vengono rispettate tutte le precauzioni e le indicazioni sulle modalità d’uso.
Consulto Uacc Uacc
di Nanosecondo & Prof Sproloquio
Nanosecondo al secolo Enzo Maddaloni
16 Luglio 2008 alle 11:44 am
Vi do alcuni elementi di riflessione della differenza tra sorridere (sorriso) e ridere (riso)?
Se consultiamo i vocabolari ci diranno che sorridere è un’espressione che caratterizza il genere umano, anche se poi ci sono anche animali che riescono a sorridere e ridere.
In verità non si è capito ancora di chi: se di se o degli altri animali. Sappiamo che il riso può avere diversi significati.: più o meno sincero e spontaneo, e non sempre sottintende un atteggiamento di apertura verso l’altro quanto piuttosto l’espressione di un personale stato d’animo.
Pensate ad un leone che ride prima di agguantare una preda.
A differenza di ridere della sorte degli altri il Clown sorride per far ridere (non uccide l’altro ma se stesso) sorride sopra se stesso.
Nel frattempo quando si ride attiviamo una nostra risposta emotiva, ad esempio: proprio nel caso che ci troviamo di fronte all’esperienza di un Clown, o a sensazioni intense di allegria, piacere, benessere, ottimismo.
La risata ha un ruolo di “sfogo di emozioni” di segno opposto, come la tristezza e la rabbia (in tal caso, nel linguaggio comune, si parla di risata nervosa), ed è proprio questa “risata nervosa” “liberatorio” io dico…..che si scatenano una serie di meccanismi bio-chimici che modificano la chimica del nostro corpo. Molte le ricerche scientifiche in questo campo confermano queste stesi.
Certo se consultiamo alcuni libri scientifici si capisce anche come cause fisiche possono stimolare la risata a prescindere da qualunque contesto emotivo (l’intervento del clown dottore): per esempio il solletico o l’inalazione di ossido di azoto (immaginate però cosa succederebbe se somministrassimo questo gas esilarante al posto dell’ossigeno) Uacc Uaa.
Si incomincia a delineare un po’ quale è la differenza tra ridere e sorridere (tra riso e sorriso). Sorridere è ridere sopra, ridere sopra se stessi, ridere come reazione emotiva ad un contesto emotivo esterno a noi.
Certo tutte e due hanno a che fare con emozioni ma per certi versi opposti.
Questa differenza può sembrare sottile ma è la chiave “poetica” del Clown.
In questo contesto “poetico” il sorriso del Clown che è un sor-riso “sorridere sopra” i propri difetti per far ridere l’altro, come dicevo prima egli mette a nudo le sue emozioni, rabbie e dolori e le trasforma invece che in parole scritte in azioni, più “che fare?” agisce nel “come fare”.
Essere scemo (per sintesi) rityrovando il coraggio delle sue imperfezioni (difetti) diventa cosi con il sorriso causa del fenomeno della risata che si manifesta nella persona a cui il Clown dona il suo sorrisi: le sue poesie interiori.
In questa azione sia nel Clown che nel chi riceve si registra una modificazione del ritmo respiratorio, sospensione dell’aspirazione, scosse che si ripercuotono nella gola, contrazioni concatenata di molti muscoli (in particolare facciali e addominali), scopertura dei denti, e talvolta lacrimazione. Nella sostanza nel ridere di se stesso il Clown riceve gli stessi benefici di chio ride per causa sua.
Il clown non sorride dell’altro quindi ma nel sorriso del clown egli ride di sé.
Il Clown sorride “sopra” e per questo “..è poesia persona”.
Uacc Uaa
Nanosecondo – Prof. Sproloquio
Nanosecondo al secolo Enzo Maddaloni
16 Luglio 2008 alle 1:35 pm
Oggi Sant’Angelo dei Lombardi, terra d’Irpinia, mi ha fatto un grande regalo: dando piena voce alle parole di Panagulis ha insieme ridato vita a lui. E a me, che ho voluto credere nelle vertià di un Uomo.
E quindi grazie, davvero e di tutto cuore!
Con riconoscenza e profondo affetto,
Stefania P.
Stefania
16 Luglio 2008 alle 10:43 pm