le grandi città
Che fan di necessario le grandi città?
Fanno il grano del pane che mangiano?
Fanno la lana del panno che vestono?
Fanno il latte?
Fanno l’uovo?
Fanno il frutto?
Fanno si la scatola.
Fanno l’etichetta.
Fanno i prezzi.
Fanno la politica.
Fanno i manifesti.
Fanno rumore.
Ci hanno tolto l’oro dell’evidenza e lo hanno perduto.
Giuseppe Giovanni Lanza Del Vasto.
In dieci metri quadrati a Piazza di Spagna puoi vedere un coreano che fa fotografie, un militare siciliano che telefona alla madre, una domestica polacca in libera uscita e un petroliere texano . In città puoi trovare di tutto, ma noi non è di tutto che abbiamo bisogno, ci servono cose vere, cose precise.
Franco Arminio – “Vento forte tra Macedonia e Candela”
Monia
18 Luglio 2008 alle 9:18 pm
Lacedonia -ovviamente!
Monia
18 Luglio 2008 alle 9:26 pm
qui tutti hanno ceduto le loro cose
e se ne sono andati
qui non c’è più nessuno rimasto
che punti il suo dito
qui il giorno si alza a far male
e gli aerei prendono il volo
con un rombo di guerra
con un saluto marziale
qui si cammina tutti
aspettando una rissa
con in tasca un coltello
qui nessuno ha più cuore
né trasvolate da fare
né chi gli somigli
né anime gemelle più da incontrare
qui tutti hanno ceduto le loro cose
qui più nessuno ha creduto
ai racconti sentiti
qui tutti se ne sono andati
con le loro vite tranciate
senza le foto e gli album di casa
alfonso
19 Luglio 2008 alle 8:46 am
Ve lo dico io che fanno… l’immondizia e pure tanta!
Andrea
19 Luglio 2008 alle 9:36 am
ben detto! L’unica cosa concreta che viene ‘rilasciata’ agli altri.
Che sia guerra totale agli sporcaccioni fino alla settima generazione.
P.S. Considerato che il gen. giannini ed il sotto. bertolaso hanno sporcato l’irpinia ed il sannio, per ripulire le tane dei porci, gli va applicato il principio prima enunciato?
il musico
ilmusico
19 Luglio 2008 alle 11:16 am
signori, il corriere del mezzogiorno (inserto del corriere della sera) oggi pubblica un articolo di uno dei massimi storici italiani contemporanei, giuseppe galasso, su “vento forte”, l’ultima fatica di franco arminio. non è il momento di pianger miseria sulle città che fanno e non fanno, su quelli che sporcano e su quelli che partono, uniamoci tutti, per gettare le basi per un nuovo umanesimo, l’unico in grado di farci risalire la china, quello basato sullo sviluppo spirituale dei paesi, in fruttuoso scambio con le città, per il rilancio di tutti
sergiogioia
20 Luglio 2008 alle 1:55 pm
Nell’era della globalizzazione il piccolo scompare.
Le masse agglomerate nelle città e nelle metropoli vivono in realtà dense di servizi culturali e non.
Vivono anche grandi situazioni di disservizi come il caso di Napoli che è stato su tutte le pagine dei giornali nazionali e internazionali con non poche negative ripercussioni sull’immagine non solo di Napoli ma della Campania e quindi dell’Italia.
In quest’occasione è stata sotto gli occhi di tutti l’importanza dei piccoli centri che svolgono la funzione di polmone verde non solo in termini naturalistici ma anche di valori umani che per motivi sociali (dispersione della massa dell’individuo in quanto tale) nei grandi agglomerati inevitabilmente si perde.
D’altraparte è pur vero che le grandi città offrono musei e servizi culturali di grande importanza ed impatto che difficilmente si possono trovare nei piccoli centri.
Pertanto la differenziazione su cui puntare è la differenziazione di una cultura che qualcuno qui sopra ha definito umanistica ma che dobbiamo pur riconoscere che non è valorizzata e quando ciò avviene è scarsamente valorizzata.
Ci sono periodo in cui si vive in paese e periodi in cui i paesi sono luoghi desolati dove vi è una scarsa voglia e senso di aggregazione.
I paesi non dovrebbero vivere solo d’estate e il campanilismo dovrebbe essere solo un antico ricordo.
Think different!
In this way we can have a chance in the global process world.
p.s. il discorso è molto più elaborato. Da approfondire. Intanto se qualcuno mi risponde sono felice. Grazie.
Maria
21 Luglio 2008 alle 5:59 pm
Con Maria e Monia,
voglio condividere ed apprezzare l’ esperienza di vivere la media /grande città.
Ho già detto di aver vissuto in una metropoli , da emigrante, a Parigi
Trovo che le grandi città aprono le menti di chi è sensibile e curioso e allora ci provo a dirvele così :
Le grandi città
offrono libri e luoghi per leggere, prestare, acquistare , scambiare libri
offrono musei e mostre ed eventi per tutti i gusti, grandi e piccini , vecchi e bambini,
offrono ospedali avanzati, chè gli ospedali avanzati non si possono fare ..altrove
offrono cucine, vestiti ecostumi di paesi diversi
offrono volti e sguardi da paesi diversi sulla metropolitana, sull’ autobus
offrono musica , grande musica e musica di tutti i tipi
offrono ricerca e ricerca e ricerca spirituale, s’ intende !
offrono industrie e trasporti efficaci o quasi
offrono circoli dell’ arci , circoli parrocchiali ,circoli solidali tout cout e circoli culturali
offrono le ciliege del Cile e le ciliege di Mirandola e i limoni di Sorrento e la pasta Baronìa
Offrono il silenzio dei chiostri dei conventi
offrono ila calma dei boschi e parchi che le abitano ancora
Offrono la bellezza estrema della campagna all’ intorno
offrono isole pedonali fra le acque, cariche di storia e di bellezza
offrono vita e calore, freddo e silenzio, abbracci e risate condivise, silenzi segreti.
Ovviamente questo non esclude lil mio apprezzamento per i piccoli centri, i piccoli paesi e i piccolissimi borghi .
La question si pone in altri termini : quale è il lugo più congeniale ad ognuno, in un dato momento storico della sua vita ?
Per congeniale intendo quel luogo dove puoi stare in contatto intimo con te stesso.
I buddisti ( tibetani) dicono che questo luogo è unico : sta nell’ ISOLA DEL CUORE.
Ne consegue che nessuno di noi scriventi sul blog lo conosce e ci abita sovente.
Teresa C.
HERA-Klescampania
21 Luglio 2008 alle 9:34 pm
E’ vero, Teresa C., ..
non è esperienza comune e consueta vivere , anche per un momento, il tuo luogo “congeniale”.. ma l’ho ricordato questa sera, grazie a te,… nella mia vita l’ho attraversata per un pò l’ISOLA DEL CUORE, solo con l’animo esultante, .. una mattina, un’alba, dopo una notte di com-passione .. di affinità amorose…tra i vicoli di una grande citta…sul selciato di pietra lavica … tra i portici antichi illuminati dal primo sole caldo del mattino… era Napoli.. la grande città… che mi ha dato .. e mi ha fatto anche l’uomo che sono..
Luca B.
luca b.
21 Luglio 2008 alle 10:15 pm
Luca,
il tuo ricordare L’ isola del cuore richiama istanti della mia vita alla memoria.
Ma torno a cercare tra i miei libri prediletti una testimonianza scritta ,
non ritrovo quelle sull’ Isola del Cuore , ma appare ora un’ altra riflessione di
LAMA Dugpa Rimpoche:
” Quando ero monaco a Shigatse , ho visto giocare i bambini della valle dello Tsangpo; poi ho conosciuto i bambini delle grandi città: di Delhi, Londra o Dharamsala.
I loro giochi, le loro costruzioni non guardano nè al passato nè al futuro.
Hanno un solo scopo, un solo obiettivo: raggiungere il puro diamante dell’ ISTANTE”
E due HAIKu cinesi ( stavolta!):
Per vent’ anni pellegrino
spostandomi ad est, ad ovest.
Tornato a Seiken
non mi son mosso d’ un pollice.(Siken-Chiju)
Terra, fiume, monte:
fiocchi di neve sciolti nell’ aria.
Come ho potuto dubitare ?
Dov’ è il nord? il sud?l’ est? L’ovest? (Dangai)
No comment.
Teresa C.
HERA-Klescampania
22 Luglio 2008 alle 10:21 am
Cairano, Cairano, Cairano, …l’isola che non c’è.
Nanosecondo al secolo Enzo Maddaloni
22 Luglio 2008 alle 2:18 pm
a maria, anche nelle città si può selezionare, nell’indistinto della massa, un ristretto nugolo di interessi e di amicizie tali da farti sentire meno solo. anche nel paese la dimensione estraniante può avere la meglio e avvelenare la quotidianità. oggi secondo me nelle città come nei paesi è necessaria una nuova “educazione sentimentale” per vivere meglio i rapporti, che poi è sempre la stessa da sempre. oggi a mio parere si deve abitare un pò in città, un pò in paese, anche se è facile a dirsi, ma difficile a farsi
sergio gioia
23 Luglio 2008 alle 10:28 am
L’ Isola del Cuore non corrisponde all’ Isola che non C’è.
corrisponde all’ ISTANTE e FORSE alla regione del cuore fisico, ma è soprattutto una esperienza individuale .
Non ha niente a che fare con la geografia.
nè il sommarsi di esperienze collettive ne certificano l’ esistenza.
Piuttosto è difficile riconoscerla e fermarVI-SI
Allora diciamo che non c’è.
T.C.
HERA-Klescampania
23 Luglio 2008 alle 5:46 pm
sergio condivido molto la tua sintesi
aggiungerei: ognuno abiti lì dove si sente meglio
verderosa
23 Luglio 2008 alle 5:59 pm
senz’altro
sergiogioia
24 Luglio 2008 alle 11:10 am