Lotta per la sopravvivenza.
Nella foto: l’Ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi.
La mia età avanza verso i 30 anni e a casa tira un’aria di preoccupazione. Non per il mio progressivo invecchiamento, per una presunta malattia riscontrata o per il disagio dei miei nei confronti di Sofia, la mia ragazza, che preme per sposarci. La porta rimane ancora chiusa! E anche se avessi avuto l’opportunità di vederla per un attimo aprirsi, la mia speranza sarebbe stata repressa lo stesso dalla visione di vuoto al di là di essa. Qual è la giusta chiave per trovare il sereno? Come potrei oltrepassare questo scoglio e disegnare il mio futuro? La mia vita si sta dimostrando un’amara improvvisazione. Posso rimanere fedele ai colori italiani visto che sono al verde, vado in bianco ed il mio conto è in rosso. “Le faremo sapere…” Sempre gentili i miei potenziali datori di lavoro! Parole di conforto le loro, sempre rivolte al successo della causa in questione. “Questa volta, è la volta buona” mi prometto, nell’attesa snervante della risposta. Ma all’arrivo del responso, altra porta in faccia: coloro ai quali avevo consegnato tutta la mia fiducia, smettono di parlare e scuotono la testa in segno di sconfitta, la mia, ennesima e dolorosa. Il mio curriculum recita da tre anni lo stesso copione: celibe, obiettore di coscienza nel 2003, voto del diploma 62/100, due esperienze di lavoro come operaio di 1° e 6° livello, formazione professionale a Modena e patenti A, B, C in tasca. Per ottenere maggior punteggio nei concorsi, ho riempito lo spazio riservato a capacità e competenze tecniche con uso abituale del computer, di Internet e della posta elettronica, ottima conoscenza delle tecniche di navigazione ed utilizzo software. In allegato compaiono gli attestati di frequenza relativi ad un corso di pubblicazione multimediale ed uno d’inglese, ambedue costati un patrimonio. Ogni anno che passa le pagine della mia carriera professionale si riempiono di nuove esperienze. Ma il rapporto tra capacità accumulate e probabilità di buona riuscita nella continua ricerca del lavoro non è direttamente proporzionale; vige la norma del precariato, del part-time giornaliero e dell’occasione stagionale da prendere al volo. A qualunque età si è già fuori mercato, anche con laurea a portata di mano. Uffici di collocamento, centri per l’impiego, sindacati , movimenti per il lavoro conoscono il mio profilo; personalità politiche ed ecclesiastiche hanno ascoltato i miei appelli disperati, chi allietato dai voti di tutta la mia famiglia, festeggiando le elezioni nel migliore dei modi, chi sazio del prosciutto del nonno e dei bocconcini di Aversa che mio padre prendeva di ritorno da lavoro. Promesse al vento! Il lavoro è diventato un progetto utopistico e ognuno si afferma profeta di riforme radicali nel recupero totale dell’economia nazionale. Purtroppo non ho avuto modo di conoscere Platone o Aristotele; la mia bocca non mastica pensieri marxisti o freudiani e le mie mani non hanno sfogliato le pagine di testi sofisti, bensì si sono sporcate di grasso e di sudore, ammoniaca e sostanze pericolose, le uniche, quest’ultime, che mi hanno assicurato un full time, un lavoro a tempo indeterminato, e colpevoli, sempre quest’ultime, dei primi sintomi di malattie. Ecco spiegate le manette ai precari per l’interessamento alle frodi, all’estorsione e alla malavita in genere, “azienda” di usurai e trafficanti, impieghi soddisfacenti per un pezzente come me. Sarebbe giusto rispolverare una mente rivoluzionaria come quella di Lenin, fare affidamento alle tesi d’aprile in cui inneggiava alla rivoluzione proletaria, affinché la società riguadagni fiducia nel suo popolo e rompa il periodo di grave stagno che tergiversa. Meglio ritentare la fortuna! Altri 50 euro nel video poker, con la solita ripromessa che sia l’ultimo tentativo… anche se il conto langue e la macchina vuole il mio sangue. Altrimenti restano i consueti “grattini”, stretti tra le mie dita irrequiete che, stanche di aver pigiato il tasto verde della macchinetta, scrollano tutta la tensione dei miei nervi sfregando nervosamente sulla parte patinata. E una canzone rincara la dose: “Sono un eroe, perché lotto tutte le ore, sono un eroe, perché combatto per la pensione, sono un eroe, perché proteggo dai miei cari, dalle mani dei sicari, dei cravattai; sono un eroe, perché sopravvivo al mestiere…
Roberto ROMANO
(un giovane diciannovenne di Sant’Angelo dei Lombardi)