la giornata dell’aria
Era la giornata dell’aria
Ma l’aria era malata.
Dal cielo veniva giù una luce
Che non era luce
Una pioggia che non era pioggia.
E allora ci siamo fatti noi paesaggio
La luce fabbricata dai nostri volti
Gli alberi improvvisati dalle nostre mani.
Ci riusciamo ancora qualche volta
A essere mondo, a essere creature,
ci riesce meglio quando stiamo insieme
nel mangiare, nel parlare.
Noi siamo i provvisori
C’è chi è stanco chi ha paura
Chi delira
Ma siamo un respiro che sta nelle pietre
E nella carne
Siamo le stampelle del paesaggio.
armin
ovviamente è dedicata a tutti i comunitari che oggi erano a cairano e quelli che non sono potuti venire
Arminio
27 Luglio 2008 alle 9:02 pm
Oggi sono stata ai piedi del cielo, ho ripensato a una frase letta nel libro P.Watzlawich
“Per quanto sia audace esplorare l’ignoto, lo è ancor di più indagare il noto.”
Con la Comunità Provvisoria non si può non pensare alla necessità di indagare il nostro paesaggio che crediamo noto,ed invece, appare sconosciuto ai nostri occhi.
Il Libro di Arminio è un invito a pensare, a guardare il nostro paesaggio non con nuovi occhi, ma a percorrere e conoscere ciò che a noi appare ignoto.
M.Teresa Iarrobino
27 Luglio 2008 alle 9:32 pm
Sono stato sulla rupe stamane a vedere gli uomini lanciarsi nel Vuoto..
sono stato sulla Collina del Calvario nel pomeriggio .. ad aspettare gli uomini che si lanciassero nel vuoto..
poi è arrivata la pioggia … ma forte .. vera.. il cielo tutto grigio e pesante ..
i provvisori erano già andati via dal colle di Cairano..
ho viaggiato in auto .. con chi ancora mi ama… in silenzio sotto la pioggia “accecante”..
e pensavo … che forse ho davvero paura della solitudine .. come mi ha ricordato il caro Michele… ho avuto la consapevolezza perchè sono stato bene oggi.. e perchè ho forza e voglia per proporre altre cose, per organizzare, per partecipare…
poi stasera ho capito ancor di più perchè si stà bene in una giornata come quella di oggi… i provvisori stanno dentro il paesaggio… zoppicante … e lo sostengono… ecco un motivo per cui vale la pena di aver un pò meno paura..
grazie Franco .. per la dedica .. e per le parole
Luca b.
luca b.
27 Luglio 2008 alle 10:08 pm
Grazie Angelo e Arminico e tutti voi presenti ieri per la bellissima giornata che abbiamo trascorso insieme a Cairano. E’, credo, ormai tutto chiaro. Bisogna iniziare da qui. Dalla rupe e “buttar giù il lupo”. Voi (noi) rappresentate (iamo) la possibilità di cambio del paradigma.
Grazie al Fornaio del buon vino,
Grazie al Capitano Vespucci del suo formaggio,
Grazie al Pasticciere per i dolci,
Grazie al Salumiere per il salame (Armi c’è lo fai assaggiare la prossima volta),
Grazie a chi si è lanciato dalla rupe,
Grazie alla pioggia che ci ha costretti a ripararci nella casa in costruzione,
Grazie ad Angelo,
Grazie ad Arminio,
Grazie a Teresa,
Grazie a tutti quelli che non ricordo il nome.
Grazie.
Grazie al lupo ed alla pecora.
Uacc Uaa
Nanosecondo
Nanosecondo al secolo Enzo Maddaloni
28 Luglio 2008 alle 9:26 am
@ luca e fiorella: ho iniziato a sfogliare il libro che mi avete dato, volevo solo complimentarmi con voi, anche se devo guardarlo meglio, mi è sembrato subito un lavoro pregevole
sergiogioia
28 Luglio 2008 alle 3:29 pm
caro enzo salame e formaggio erano arminiani, anche se consigliati da capitan vespucci.
piuttosto mi aspettavo qualche risposta alla mail che ho mandato stamattina a tutti gli amici: neppure una risposta, strano….
Arminio
28 Luglio 2008 alle 8:45 pm
A questa ora, senza motivazione,
in qualche remota parte,
una scosciata disponibile,
comincia a guadagnarsi,
col gossip,
più spazio comunicativo
della nostra terra
appisolata sotto le stelle.
A questa ora, senza motivazione,
in qualche remota parte,
per guardare le stoppie,
non uso lampi al magnesio.
Mi basta quell’unica stella rimasta.
EnzLu
enzlu
28 Luglio 2008 alle 10:03 pm
A volte penso che tutto sia frutto della mia immaginazione!
Le persone con cui parlo e il linguaggio stesso,
la città in cui vivo e la mia sicurissima dimora,
le sfumature ancora sconosciute del cielo
e l’annunzio luccicante di un astro appena conosciuto,
le radici di una luce antica e il sorriso funebre della notte,
l’universo tutto, innominabile e dimenticato,
l’immensa sapienza,
il tempo che brucia come la vita,
le palpebre fluttuanti degli oceani
e la divina coscienza di una collina,
gli altari dei potenti e gli abissi (in)gloriosi della storia,
l’ignoto su cui giace la poesia
e le campane dissonati del progresso,
le sconfitte che accompagnano la piena realizzazione dell’esistenza
ed ogni verità che sia prologo ed epilogo di una volontà,
l’evidenza di un arcobaleno che scavalca i palazzi
e il grido del silenzio,
l’incomprensibile imprevedibilità della morte
e l’amaro ricordo dell’estinta giovinezza,
la musica di cui è composta una donna,
il pulsare del sangue e delle lacrime,
del fuoco e della neve,
dell’inverno e della primavera,
il pulsare del mondo.
A volte penso che io sia frutto della mia immaginazione!
Paolo battista...inedito dal titolo FRUTTO DELLA MIA IMMAGINAZIONE
28 Agosto 2008 alle 2:55 pm