LA DISCARICA NEL PARCO / Giovanna Ferrara, Carlo M. Miele
La discarica nel parco
di Giovanna Ferrara e Carlo M. Miele
Col rischio discarica la gente della Alta Irpinia è abituata a convivere. Di un nuovo sversatoio tra i comuni di Andretta e Bisaccia si parla puntualmente ogni volta che a Napoli scoppia un’emergenza rifiuti. Anche negli anni Novanta il territorio del Formicoso, a pochi chilometri dalla Puglia e della Lucania, era stato tirato in ballo per risolvere i problemi della Regione. Allora fu proprio la resistenza delle popolazioni locali a sventare la minaccia.
Ma le possibilità di scongiurare la costruzione di una discarica questa volta non sembrano troppe. A una decina di anni di distanza dalla prima mobilitazione, il clima è cambiato. Provvedimenti d’urgenza, interventi dell’esercito e pressioni mediatiche rischiano di vanificare qualunque opposizione popolare. Lo sanno bene le popolazioni di quest’angolo remoto di Campania, che per avere un po’ di attenzione hanno dovuto organizzare un concerto col cantautore Vinicio Capossela, originario di queste parti, che lunedì 18 agosto è riuscito a portare quassù qualche migliaio di persone.
Ma le possibilità di scongiurare la costruzione di una discarica questa volta non sembrano troppe. A una decina di anni di distanza dalla prima mobilitazione, il clima è cambiato. Provvedimenti d’urgenza, interventi dell’esercito e pressioni mediatiche rischiano di vanificare qualunque opposizione popolare. Lo sanno bene le popolazioni di quest’angolo remoto di Campania, che per avere un po’ di attenzione hanno dovuto organizzare un concerto col cantautore Vinicio Capossela, originario di queste parti, che lunedì 18 agosto è riuscito a portare quassù qualche migliaio di persone.
Il territorio coinvolto occupa 32 ettari (ma la richiesta d’accesso si estende a 132) nel territorio di Andretta. Quella che il decreto legge dello scorso 23 maggio ha individuato come una delle dieci discariche regionali dovrebbe sorgere a poco meno di mille metri di altitudine, tra campi di fieno e pale eoliche.
Una decina di giorni fa c’è stata la prima ispezione dei tecnici del Commissariato, guidati dal numero due della protezione civile Bernardo De Bernardinis, che hanno stabilito l’idoneità del sito di Perospaccone, ma i carotaggi – fissarti inizialmente per lo stesso giorno – sono stati rinviati a data da destinarsi. Angelantonio Caruso, il sindaco di Andretta, si dice certo che non avranno luogo prima che vi sia stato il confronto richiesto con il governo. Ma il sospetto è che da parte del Commissariato ci sia anche l’intenzione di far calmare un po’ gli animi, di aspettare la fine dell’estate, quando dai comuni dell’Appennino andranno via in tanti, tra emigranti e studenti, riducendo in modo significativo la popolazione locale. E soprattutto di ridurre l’effetto mediatico suscitato dal concerto e dalle interviste di Capossela.
«Finora la stampa e la tv ci avevano ignorato – dice il sindaco – Non si fa che salutare il Berlusconi salvatore, mentre delle manifestazioni che abbiamo fatto non ha parlato nessuno. Quando nei telegiornali si cita il Formicoso, si inquadra qualche trattore e basta. Qualcuno l’ha anche definita “landa deserta”». E invece questo territorio dell’entroterra campano rivendica con forza la sua identità e le sue ragioni. Il fatto di essere rimasti tagliati fuori per anni da tutte le grosse direttrici di sviluppo, lontani dalle ferrovie e dall’autostrada, può diventare adesso un punto di forza. «La destinazione naturale di questo territorio è quella di distretto energetico – dice Agostino Pelullo, assessore del comune di Bisaccia, a una decina di chilometri da Andretta. Già ora vi sorge uno dei più grandi parchi eolici d’Europa e l’intenzione è di continuare su questa strada».
Dopo decenni di emigrazione, qualcuno decide di restare. In pochi anni su queste colline sono sorte decine di aziende agricole e di agrituristiche. Molti giovani degli istituti tecnici della zona si specializzano proprio nel campo delle energie pulite e studiano per la manutenzione delle pale eoliche. Tutti sforzi che rischiano di risultare vani se questo modello di sviluppo verrà messo da parte.
Perché quella che dovrebbe nascere sul Formicoso non è una discarica come le altre, ma una piattaforma multifunzionale in cui trattare i rifiuti tossici provenienti dalla regione e da fuori. Un grosso impianto che porterebbe anche qualche posto di lavoro, ma che cambierebbe per sempre il volto della zona. «Ma anche su questo punto c’è ambiguità – dice Caruso – Non abbiamo alcuna certezza».
A questa minaccia le popolazioni locali sono intenzionate a rispondere unite, come hanno fatto degli anni Novanta. «Proprio l’esperienza di allora – racconta Franco Arminio, che tutti questi paesi li ha raccontati nel volume Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia (Laterza, 2008) – è servita per creare un’idea di comunità. Per paradosso questa potrebbe essere l’occasione per unire il territorio, per rilanciarlo come concetto, come laboratorio, come luogo di idee e di cultura. Il paese da solo non ce la fa. Per questo un’eventuale sconfitta sarebbe dannosissima proprio sotto il profilo psicologico. Servirebbe solo a consacrare la tendenza alla lamentazione».
Sotto le sue parole l’altopiano irpino si gode il vento dell’est. E dalla terrazza di Bisaccia, dalla quale si riesce a vedere fino al Tavoliere pugliese, Arminio aggiunge: «La meschinità della politica vede il vuoto come una cosa da riempire con l’immondizia. Questo vuoto è il nostro futuro, in un’Italia ingombra di cemento. Ma la politica ha un’idea dello sviluppo univoca e vecchia. Per questo sarebbe bello parlare di Irpinia d’Oriente, definizione coniata per sottolineare anche certe attitudini bizantine di vedere la vita che abbiamo qui. Difendere questo territorio significa difendere un altro concetto di vita».
Qui per «resistere» pensano a concerti, a incontri tra scrittori poeti e registi, promuovono la diffusione dei documentari che parlano di strade in mezzo a distese di grano, di piazze di paese fatte di un’edicola e di un bar. Dell’emigrazione che fa ripopolare questi posti solo ad agosto, dei terremoti e delle frane che hanno dato vita a sempre più sciagurate ricostruzioni. «Siamo in molti a volere che qui sorga un parco regionale – continua Arminio -. Non di quelli che si limitano a difendere piante e animali. Ma che si occupi di difendere la vita, le idee che abitano qui. Un parco antropologico. Perché, rispetto ad altre parti d’Italia qui c’è fermento. Qui la vita o è terribile o ti sfugge».
Una decina di giorni fa c’è stata la prima ispezione dei tecnici del Commissariato, guidati dal numero due della protezione civile Bernardo De Bernardinis, che hanno stabilito l’idoneità del sito di Perospaccone, ma i carotaggi – fissarti inizialmente per lo stesso giorno – sono stati rinviati a data da destinarsi. Angelantonio Caruso, il sindaco di Andretta, si dice certo che non avranno luogo prima che vi sia stato il confronto richiesto con il governo. Ma il sospetto è che da parte del Commissariato ci sia anche l’intenzione di far calmare un po’ gli animi, di aspettare la fine dell’estate, quando dai comuni dell’Appennino andranno via in tanti, tra emigranti e studenti, riducendo in modo significativo la popolazione locale. E soprattutto di ridurre l’effetto mediatico suscitato dal concerto e dalle interviste di Capossela.
«Finora la stampa e la tv ci avevano ignorato – dice il sindaco – Non si fa che salutare il Berlusconi salvatore, mentre delle manifestazioni che abbiamo fatto non ha parlato nessuno. Quando nei telegiornali si cita il Formicoso, si inquadra qualche trattore e basta. Qualcuno l’ha anche definita “landa deserta”». E invece questo territorio dell’entroterra campano rivendica con forza la sua identità e le sue ragioni. Il fatto di essere rimasti tagliati fuori per anni da tutte le grosse direttrici di sviluppo, lontani dalle ferrovie e dall’autostrada, può diventare adesso un punto di forza. «La destinazione naturale di questo territorio è quella di distretto energetico – dice Agostino Pelullo, assessore del comune di Bisaccia, a una decina di chilometri da Andretta. Già ora vi sorge uno dei più grandi parchi eolici d’Europa e l’intenzione è di continuare su questa strada».
Dopo decenni di emigrazione, qualcuno decide di restare. In pochi anni su queste colline sono sorte decine di aziende agricole e di agrituristiche. Molti giovani degli istituti tecnici della zona si specializzano proprio nel campo delle energie pulite e studiano per la manutenzione delle pale eoliche. Tutti sforzi che rischiano di risultare vani se questo modello di sviluppo verrà messo da parte.
Perché quella che dovrebbe nascere sul Formicoso non è una discarica come le altre, ma una piattaforma multifunzionale in cui trattare i rifiuti tossici provenienti dalla regione e da fuori. Un grosso impianto che porterebbe anche qualche posto di lavoro, ma che cambierebbe per sempre il volto della zona. «Ma anche su questo punto c’è ambiguità – dice Caruso – Non abbiamo alcuna certezza».
A questa minaccia le popolazioni locali sono intenzionate a rispondere unite, come hanno fatto degli anni Novanta. «Proprio l’esperienza di allora – racconta Franco Arminio, che tutti questi paesi li ha raccontati nel volume Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia (Laterza, 2008) – è servita per creare un’idea di comunità. Per paradosso questa potrebbe essere l’occasione per unire il territorio, per rilanciarlo come concetto, come laboratorio, come luogo di idee e di cultura. Il paese da solo non ce la fa. Per questo un’eventuale sconfitta sarebbe dannosissima proprio sotto il profilo psicologico. Servirebbe solo a consacrare la tendenza alla lamentazione».
Sotto le sue parole l’altopiano irpino si gode il vento dell’est. E dalla terrazza di Bisaccia, dalla quale si riesce a vedere fino al Tavoliere pugliese, Arminio aggiunge: «La meschinità della politica vede il vuoto come una cosa da riempire con l’immondizia. Questo vuoto è il nostro futuro, in un’Italia ingombra di cemento. Ma la politica ha un’idea dello sviluppo univoca e vecchia. Per questo sarebbe bello parlare di Irpinia d’Oriente, definizione coniata per sottolineare anche certe attitudini bizantine di vedere la vita che abbiamo qui. Difendere questo territorio significa difendere un altro concetto di vita».
Qui per «resistere» pensano a concerti, a incontri tra scrittori poeti e registi, promuovono la diffusione dei documentari che parlano di strade in mezzo a distese di grano, di piazze di paese fatte di un’edicola e di un bar. Dell’emigrazione che fa ripopolare questi posti solo ad agosto, dei terremoti e delle frane che hanno dato vita a sempre più sciagurate ricostruzioni. «Siamo in molti a volere che qui sorga un parco regionale – continua Arminio -. Non di quelli che si limitano a difendere piante e animali. Ma che si occupi di difendere la vita, le idee che abitano qui. Un parco antropologico. Perché, rispetto ad altre parti d’Italia qui c’è fermento. Qui la vita o è terribile o ti sfugge».
pubblicato su ”Il Manifesto”, venerdì 29 agosto 2008 – pag. 8
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L’altopiano del vento
L’Altopiano del Formicoso è il cuore del Parco dell’Irpinia d’Oriente, a 3 chilometri di distanza e 500 metri più a sud, c’è il lago artificiale di Conza della Campania. Il Formicoso è uno dei punti più elevati dell’intero Appennino campano (arriva a 1.000 metri) tra Valle dell’Ufita a nord e dell’Ofanto a Sud in Provincia di Avellino. Le creste appenniniche dell’Alta Irpinia, esposte ai continui flussi eolici, sta divenendo produttrice di energia pulita e luogo di sperimentazione di nuove tecnologie. Il Formicoso un tempo ricco di boschi, è oggi un territorio prettamente agricolo, dove si praticano colture cerealicole; non mancano però gli incolti con quercioli e cerri, macchie di prugnoli e biancospini. La zona è ricca di sorgenti di affioramento e vecchi pozzi dove risiedono stabili popolazioni di tritoni crestati, piccoli tritoni italici ed altri Anfibi.
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BRAVI GIOVANNA E CARLA!
VI ASPETTIAMO DOMENICA AL GOLETO.
ARMIN
comunitaprovvisoria
1 Settembre 2008 alle 7:22 pm
Cara comunità provvisoria
sono un ragazzo di Avellino che ha a cura la nostra terra, tutta. Non riesco a trovare il modo per partecipare alle vostre iniziative. Come me tanti ragazzi vorrebbero essere di aiuto alle comunità dell’alta irpinia. Ho saputo che c’è una sottoscrizione di firme, come possiamo fare? vi prego rispondete
dario
Dario
2 Settembre 2008 alle 9:01 am
caro dario, non c’è problema, partecipa al blog e vieni alle riunioni, della sottoscrizione non so nulla
sergiogioia
2 Settembre 2008 alle 2:06 pm
Seguo la questione con passione, perchè non sopporto l’ingiustizia ai danni della gente, che oltretutto l’opinione pubblica non conosce.La questione è ancora solo locale, purtroppo.
Vi copio qui sotto un mio contributo alla rubrica di Gramellini della Stampa.
Buongiorno estate
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CODICE: F660M327 Indietro
MASSIMO GRAMELLINI
Cari lettori, vi chiedo di collaborare al nostro Buongiorno quotidiano. Raccontatemi gli aneddoti, i personaggi, le storie che avete incrociato (o incrocerete) durante le vacanze estive.
Le più significative (come è accaduto a fine luglio con la storia del pesce torturato di Varigotti) verranno riprese e commentate nel Buongiorno.
- Leggi il Buongiorno di MASSIMO GRAMELLINI
L’IRPINIA, I RIFIUTI…E L’ESTATE
ANNA SERRENTINO
In questo agosto appena trascorso, mi sono trovata per motivi familiari e affettivi in Alta Irpinia. La “verde Irpinia”, la “piccola Svizzera”, tanto per capirci. In Italia non ci sono solo le colline senesi, non esistono solo i paesaggi tirolesi, ma anche da queste parti la natura ha dipinto un quadro splendido: è solo sconosciuto ai più.
L’altopiano del Formicoso: una distesa di campi di grano a perdita d’occhio, sorgenti generose, terreni fertili, pale eoliche che generano energia pulita. Un economia agricola semplice, prodotti naturali, una popolazione pacifica e saggia.
Il Formicoso è uno dei siti scelti dal Governo per decreto-legge per realizzare la terza discarica avellinese, decisione senza buon senso calata sulla testa della gente. Ma c’è un’immagine mediatica da difendere, Napoli va ripulita costi quel che costi, peccato che nessuno sa che è l’Irpinia (per ironia della sorte produce il 5% dei rifiuti della Campania)a pagarne il prezzo salato.La gente protesta, i sindaci protestano, si è tenuto un happening musicale, ma perchè le prime pagine dei giornali nazionali tacciono, perchè gli ambientalisti non fanno rumore come ai tempi della TAV in Val di Susa?
Sono andata via triste da quei luoghi, in questa estate che sta sfumando. Non è la mia terra, ma è come lo fosse. Sono una cittadina italiana e penso di avere diritto che il mio ambiente non si avveleni, che i campi producano il grano, che l’aria resti pulita, che si rispetti la gente che lavora… e che faccia notizia tutto questo, anzichè tutto lo stupidario giornalistico dei nostri tempi !
anna serrentino
2 Settembre 2008 alle 5:35 pm
anna l’irpinia ti ringrazia e ti vuole bene
verderosa
2 Settembre 2008 alle 5:38 pm