Scampitella-confine / adelelmo ruggieri
Adelelmo Ruggieri
Scampitella-confine
Non c’è sulla mappa orbacquea di google il posto di cui voglio dire. Di sicuro sta sul confine tra la Puglia e la Campania. Ci sono stato una domenica dell’agosto che sta finendo. L’amico carissimo Donato Salzarulo festeggiava il suo quarantesimo anno di matrimonio con Giuseppina, ma lo festeggiava con tutti i parenti irpini un anno dopo, perchè l’anno scorso non potè. Non ricordo il nome di quel posto. Mi ricordo la strada, le case sui lati della strada, ma non il nome, e sulla mappa non c’è. Il nome ha a che fare con il ripararsi dei contadini sull’altipiano dalle improvvise intemperie, con i ripari all’aperto. Questo dovrebbe aiutarmi.
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Mi è venuta in soccorso la rete, la rete aiuta sempre. Ho digitato “comuni provincia avellino” e li ho trovati tutti all’indirizzo:
http://www.comuni-italiani.it/064/lista.html
e al n° 91, tra San Potito Ultra e Santa Paolina eccolo qui: è SCAMPITELLA. No, non ricordavo male ciò che avevo sentito: qui trovavano scampo dalle intemperie i contadini più orientali dell’Irpinia d’Oriente. Sto leggendo che gli abitanti sono 1.435; che la densità per chilometro quadrato è di 94,2 abitanti e che le famiglie sono 539.
Il posto meno denso d’Irpinia è Monteverde con 24,5.
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Ora digito “scampitella avellino” e la mappa esce fuori:
ed eccolo lì il confine. È quella linea tratteggiata che taglia la “strada provinciale Anzano Scampitella”, appena fuori del paese. Su quella linea immateriale ricordo che ci sono delle case. In verità alcune staranno sotto, e sono campane, altre sopra, e sono pugliesi. Quasi di sicuro il ristorante dove abbiamo pranzato doveva esssere in Via Roma o una sua parallela, lato sinistro a scendere, e Via Roma è appena dopo la Piazza della Libertà. Sto leggendo sulla mappa zoomata, che parola, meglio ingrandita, ma non dà l’idea questa qui, forse, del gesto che devi fare per ingrandire quella di partenza. Via Roma prosegue in Via Giuseppe Mazzini, e queste due insieme alla Via Città di Contra sono un poco il cardo e il decumano di Scampitella. Ma non è finita qui perché “francescoluca” ha lasciato sulla mappa una immagine della piazza sotto la neve; e appena dopo il confine “artemisia” ha lasciato una immagine di girasoli, e dopo ancora una di un campo di cipolle, ma qui siamo in terra di Puglia. Se clicchi sulla immagine del campo di cipolle si capisce come funziona questa sottosezione di “google-earth”, la terra di google. La foto di artemisia è stata vista ad oggi 134 volte.
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Notizie di Scampitella le trovo sul sito:
http://avellino.agendaonline.it/scampitella.htm
dove leggo che “Scampitella dista 68 chilometri dal capoluogo; si trova al limite fra Irpinia e Puglia, ad oltre 700 metri di altezza, in una posizione che domina gran parte del vasto panorama. Scampitella vanta antiche tradizioni agricole. Non si hanno notizie sull’origine del toponimo: si sa solo che nel suo attuale territorio esisteva il feudo di Contra, che nel 1187 fornì due militi per una spedizione in Terra Santa. Ancora oggi a ridosso del centro abitato esiste una località denominata Città di Contra. Alcuni ritrovamenti archeologici effettuati nella città di Scampitella testimoniano una frequentazione umana molto antica, probabilmente legata alla sua posizione di “passo” tra la Campania e la Puglia. Numerosi sono i reperti di epoca romana recuperati nelle vicinanze del paese. Nel medioevo le vicende storiche di questo paese sono strettamente legate alla Baronia di Vico (oggi Trevico), a cui il paese apparteneva. Scampitella è del resto un comune giovane: ha ottenuto l’autonomia amministrativa solo nel 1948, quando si staccò definitivamente da Trevico ed elesse un proprio sindaco”.
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Ci sono delle espressioni e delle parole molto efficaci in quasta “notizia”: il vasto panorama, le antiche tradizioni agricole, il feudo di Contra (sembra il titolo di una fantasy di grande successo televisivo), i due militi che se ne vanno in Terra Santa, la parola “località”, la frequentazione umana molto antica, il “passo”, e, a chiudere: “un comune giovane”. E’ giovanile l’efficacia di queste locuzioni.
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Sul sito
http://italia.indettaglio.it/ita/campania/scampitella.html
invece ci sono diversi video che arrivano da Scampitella; uno di essi si chiama “neve a scampitella – pupazzo”; in realtà il pupazzo è una sorta di piedistallo cilindrico che lancia fuochi d’artificio tra la notte e la neve, oppure no, e il pupazzo sta nascosto.
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Qui, a Scampitella, ho passato delle ore domenicali e serene questo agosto che sta finendo, e ho attraversato quel confine, quella riga tratteggiata su di una carta, la cui funzione è di far funzionare meglio meglio l’amministrazione di quei posti. Ma passare quel confine, ammirare da lì il vasto panorama che ha per cuore Sant’Agata, mi ha ha fatto pensare, e molto, a quelle due tre case costruite esattamente su quel confine. E poi mi ha fatto pensare a tutte le nostre case, costruite sul confine tra la luce e il buio: la frequentazione umana più antica. E che non c’è scampo da questa verità.
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E ho capito che io a Scampitella starei bene, perché mi sentirei, in quel vasto panorama, riparato, e dico per davvero, e non tanto per dire:
CONFINE
Di chi sono le case su di un confine? Quale lingua parlano e che
lacrime le piega e quale sogno le rassicura? E chi le ha disegnate
nel modo che le stiamo vedendo, scagliate qui non si sa da dove?
Camminiamo, alle spalle è la nostra vita passata. Mi vedo in te,
mi riconosco in te, nella tua mestizia al confine, che ogni cosa solo
al suo finire per come è stata si pacifica. Di chi sono queste case?
E cosa vuole dire uscire di notte da una di esse? Cautamente pro-
vo a non rispondermi

cautamente provo a salutarti, come sempre. con la gioia di leggerti.
m’è dispiaciuto non poterti incontrare dove tu eri, quando sei venuto da queste parti.
anche io, come tutti, come le case del paese che dici, sono su un confine. non ho sempre scampo alle cose da fare.
qui parlo la lingua che ho imparato, quella, forse, che nessuno capisce perchè è miscuglio delle lingue che sono al di là del tratteggio.
sul confine si è sulla soglia. un po’ angeli, neutri forse all’apparenza. né da una parte né dall’altra. ma forse qui non ci si scampa dai colpi di una lotta che avviene con se stessi.
ti abbraccio
alfonso
alfonso
30 Agosto 2008 alle 8:26 am
Il confine: la parola giusta che delimita linee reali ed immaginarie. Il reale è rappresentato dal territorio, l’immaginario,invece, è quello stato psicologico che diventa confine anche se sei distante chilometri. Il confine immaginario è di quanti lasciano i nostri paesi per cercare fortuna altrove. Altrove, però, si resta sempre “Raminghi ed esuli in terra starniera” e, per quanto ci si possa ambietare bene, non si è mai come a casa. Eh si, le radici son sempre radici, quel cordone ombellicale con le origini non si spezza mai. Questo l’ho cominciato a capire nel 2001 quando andai a Roma per frequentare l’università. La voglia di evadere era tanta e una realtà diversa, quella della metropoli, rappresentava il massimo per me. Sembrava tutto facile all’inizio: indipendente con il bancomat di papà, in una città che, per i suoi eccessi e la sua sacralità, può rappresentare tutto per un giovane. Tre giorni bastarono per farmi capire quello che avevo lasciato, ero in tempo per trasferirmi altrove in un posto più vicino e forse anche più tranquillo, più consono alla mia pacatezza, ma l’orgoglio, più forte di ogni altra cosa, mi fece proseguire per la strada intrapresa, con la mente sempre sul confine, in equilibrio, in una “Lotta che avviene con se stessi”. Ora, finito con l’università, sono di nuovo a casa, qualche spiraglio lavorativo si è aperto e con esso una scommessa con me stesso: provare a restare perchè il vero coraggio non è andare via. Si, provare a restare qui, fra le abitazioni campane e pugliesi, al confine.
Ringrazio l’autore per il bel post su Scampitella.
Rocco
Rocco
30 Agosto 2008 alle 2:44 pm
bravo rocco
l’irpinia ti vorrà bene
verderosa
31 Agosto 2008 alle 10:20 am
Sono appena tornata dal mio paese d’origine: Scampitella a Cologno Monzese, dove lavoro in un circolo didattico il cui dirigente è il Donato di cui l’autore parla. E’ proprio piccolo il mondo! Avevo già lasciato un commento su comunità provvisoria dove parlavo o meglio raccontavo della mia infanzia a Scampitella, più che un commento era una specie di post, che ora, non me ne vogliate, ripropongo ringraziando Adelelmo per aver decantato il mio paese.
La vecchia scuola di montagna.
C’era una volta, non molto tempo fa, in un paesino di montagna una vecchia scuola. Per la verità non era una scuola vera e propria, quanto, piuttosto, un distaccamento della scuola più grande che si trovava nella piazza del paese. Questa specie di succursale era situata ad un dislivello di circa 150 metri dalla scuola principale. Dalla piazza, che era anche il punto più alto del paese, si accedeva ad essa tramite una vecchia scalinata di pietre ed una serie di discese minori. Questa si trovava nel rione Serra delle Nespole della contrada Pagliarelle, ubicata sul ballatoio di un grosso vano terreno, adibito dal proprietario, l’unico a possedere un torchio nella contrada, a cantina per torchiare l’uva in autunno. Le classi, due in tutto, erano miste: 1ª, 2ª e 3ª in una 4ª e 5ª nell’altra frequentate da una sessantina di bambini circa. E c’ero io, una bambina d’altri tempi: grembiulino nero e fiocco rosso, i capelli sempre corti ed una cartella con il manico con dentro il sussidiario, la matita, il quaderno a righe e quello a quadretti. Nella mia scuola i banchi erano costituiti da panche di legno lunghe,disposte in fila, come quelle delle chiese, solo senza schienale, legate ad un unico leggio,sempre di legno, dove noi assolvevamo i nostri compiti. Durante il primo biennio la mia presenza a scuola era una specie di presenza-assenza. In questa confusione di classi, ogni tanto venivo chiamata a leggere qualche consonante o parola scritta alla lavagna. Ricordo ancora la voce del maestro: – ”Leggi tu!” – “Chi, io?” – “Si, come si legge questa consonante?” – “B” – “ P non B. “P” come pecora. Ripeti, pecora.” – Ed io ripetevo:”Becora.” Non insisteva e passava oltre. Il resto del tempo lo trascorrevo indisturbata a trascrivere sul mio quaderno e ad ascoltare. Alla nostra piccola scuola, si erano affacciati diversi tipi di insegnanti: il primo di cui mi ricordi, un maestro fresco di studi, non era molto severo ed era riuscito subito ad accattivarsi le simpatie dei bambini. Seguì una maestra di città, una signora sempre elegante e raffinata, che mal sopportava quello sperduto rione di montagna: ricordo ancora quando una mattina recandosi a scuola ebbe a rifugiarsi correndo a casa di una sua alunna, mia vicina, perché uno dei montoni del gregge di un vecchio pastore del rione, aveva deciso di attaccarla; o quando, durante il freddo inverno arrivava a scuola in ritardo e spesso con la gonna fradicia perché la neve, che cadeva copiosa, se fresca, scivolava via, sotto il peso delle scarpe, sulle lisce pietre della vecchia scalinata e se ghiacciata, sfidava i ragazzini più arditi che gareggiavano con le loro slitte. In quelle mattine, era costretta ad asciugarsi, in sottoveste, al tenue calore del braciere, che il proprietario, nelle giornate d’inverno più rigide, metteva al centro della classe. Allora, qualche maschietto non ricordava più come tenere la penna in mano, che, inevitabilmente, finiva a terra sotto il banco, dove, purtroppo, doveva abbassarsi per riprenderla. Durante l’intervallo, che si svolgeva sul ballatoio antistante alle classi, noi consumavamo la nostra merenda a base di pane e companatico, il mio preferito era il formaggio. Dopo la merenda giocavamo alla “settimana” oppure a “regina reginella”. Prima di rientrare in classe, chi aveva necessità, poteva andare in “bagno”. La nostra scuola, almeno fino alla terza elementare, non aveva un bagno vero e proprio. In effetti, potevamo usufruire di un campo dietro le classi, dove un enorme pagliaio divideva l’angolo delle femmine da quello dei maschi. E, quando in terza hanno costruito un gabinetto esterno sul ballatoio era comunque necessario, a turno, andare a riempire il secchio con l’acqua al vicino fontanile pubblico. In terza elementare l’elegante signora di città aveva lasciato il posto ad un insegnante molto apprezzato dai genitori per il suo “rigore”. Tra questi, qualcuno più ossequioso di altri si era premurato di procurargli un sottile ramo di salice lisciato, che aveva una doppia funzione: serviva per indicare alla lavagna e all’occorrenza come strumento per verificare la conoscenza, da parte degli allievi, di verbi e tabelline. Io, nel frattempo ero diventata più visibile. Un medico, molto apprezzato, di un paese vicino, da cui mia nonna mi aveva portato con la corriera per la mia eccessiva magrezza, le aveva consigliato di fare attenzione alla mia postura: avevo un’incipiente scoliosi. Ed eccomi in prima fila, di fronte alla lavagna e vicino a Teresa. “Vediamo un po’ se oggi questa bacchetta riesce ad assaggiare le tue mani.” Mi ritrovai di fronte il maestro e con le mani protese appena superai indenne la verifica. Teresa, la mia vicina, conosceva bene la bacchetta del maestro. Lei era una “pratica”, la sua passione erano le faccende domestiche, si vantava spesso di aiutare la nonna nella cucina e nel fare il bucato. Quel giorno, stranamente, senza mostrare timore alcuno, aveva subito proteso le mani in avanti. Tuttavia, restava muta di fronte alle insistenti richieste del maestro. Nel momento in cui la bacchetta stava per abbassarsi sulle sue mani, queste furono più veloci e, cogliendolo di sorpresa, gliela strapparono di mano piegandola in due. Non ricordo di preciso se per sua spontanea volontà o se trascinata dall’insegnante, certo è che all’istante Teresa si ritrovò in ginocchio dietro la lavagna. Come aveva potuto “osare”! Da quel giorno Teresa non si era più permessa, anche perché credo che il maestro avesse avuto un colloquio privato con il nonno di costei, che ,sicuramente a modo suo, aveva subito chiarito alla nipote quali erano i suoi confini. Pelullo Donato, l’unico maestro di cui ricordi il nome, ha accompagnato il mio passaggio in quarta e in quinta. “Questa bambina ha delle buone capacità” aveva detto verso la fine della quinta a mio nonno “anche se ci sono ancora delle inflessioni dialettali nei suoi temi scritti”. L’italiano era la nostra seconda lingua, la nostra lingua madre era il dialetto, con esso comunicavamo tra di noi sia a casa che a scuola. “E’ un vero peccato” aveva aggiunto “ che debba trasferirsi in un paese straniero di cui non conosce neanche la lingua”. E come me, anno dopo anno, parecchi bambini lasciarono, per trasferirsi altrove, quell’ingrato paese di montagna. Di tanti che abitavano il rione solo qualche anziano, e qualcuno caparbiamente attaccato alle proprie radici, è rimasto a dar lustro a quelle antiche mura. Può capitare, nei periodi estivi e nelle festività, quando la contrada sembra tornare a nuova vita, che qualche vecchio bambino di una volta si trovi a passare davanti alla vecchia scuola. Pare allora udire riecheggiare sul ballatoio il suono dei passi, le risate e le voci dei bambini durante l’intervallo:” Regina, reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello?…”.
Rocchina Spellecchia
31 Agosto 2008 alle 4:24 pm
TRE GIORNI BASTARONO PER FARMI CAPIRE
QUELLO CHE AVEVO LASCIATO
… per fortuna Alfonso che la lingua è un miscuglio, è come la vita no?, senza miscuglio non ci sarebbe vita, figurarsi la lingua che arriva dal vivere, per vivere… “Tre giorni bastarono per farmi capire quello che avevo lasciato” … “sono di nuovo a casa”… bentornato Rocco, in bocca al lupo per tutto, se torno a Scampitella, magari, magari accade che ci si vedrà, perché “E’ proprio piccolo il mondo!”: è “pane e companatico”… ciao Rocchina, porta un saluto a Donato… un saluto ad Angelo… Adelelmp
adelelmo
1 Settembre 2008 alle 8:34 am
Sarà fatto. Buona fortuna a Rocco per il suo futuro, mi auguro che i suoi sogni possano realizzarsi. Buona giornata a tutti.
Rocchina Spellecchia
1 Settembre 2008 alle 3:26 pm
Ringrazio tutti per le parole rivoltemi. Se “è proprio piccolo il mondo”, Scampitella lo è ancor di più, per questo invito Adelelmo a venire e chiedere di me, facilmente rintracciabile in paese, in modo che ci si possa vedere. Un saluto va a Rocchina, compaesana che non conosco, forse soltanto di vista. Bella storia “La vecchia scuola di montagna”, posso copiarla ed inserirla in un post all’interno del blog di Scampitella?
Un saluto a tutti,
Rocco
Rocco
2 Settembre 2008 alle 11:28 pm
penso che accadrà Rocco, penso che ci tornerò
a Scampitella, e allora proverò a chiamare e se
ci sarai ci prenderemo un caffè, ci racconteremo
delle cose, di cose facciamo, oppure di dove stiamo
di questo nostro Paese, da Lampedusa, in mezzo
al Mediterraneo fino a su, alle Alpi, e nell’altra
direzione dall’Adriatico al Tirreno, oppure diremo
degli altri fratelli nostri, quelli dopo il mare, dopo
le montagne
un abbraccio
Adelelmo
adelelmo
3 Settembre 2008 alle 11:57 am
Forse di vista mi conoscerai, il paese è piccolo e di Spellecchia c’è solo la mia famiglia a pagliarelle se chiedi in giro a qualche scampitellese o ai tuoi genitori di sicuro ti forniranno informazioni, mio padre si chiama Felice. Ti ringrazio per il tuo apprezzamento e hai tutto il diritto di copiare la mia storia. Non ho l’indirizzo del blog di Scampitella, te ne sarei grata se me lo inviassi. Un saluto a tutti.
Rocchina Spellecchia
3 Settembre 2008 alle 6:28 pm
Grazie per la concessione Rocchina, ho da poco inserito la storia all’interno del blog. Per accedere ad esso basta cliccare sul mio nome, al lato della foto in miniatura, che si trova nella parte alta del messaggio. Oggi ho chiesto informazioni in piazza e mi hanno saputo dire sulla tua famiglia di origine, è stato facile capire.
Di quella vecchia scalinata che univa (ed unisce) Scampitella a pagliarelle purtroppo non è rimasto niente se non la discesa, purtroppo la nuova edilizia ha cancellato gli scaloni e la storia che rappresentavano per il paese. Domani o appena possibile inserirò, vicino al post nel blog di Scampitella, delle foto riguardanti pagliarelle in modo da rendere ancora più viva la storia della vecchia scuola.
Rocco
Rocco
3 Settembre 2008 alle 10:21 pm