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	<title>Commenti a: Scampitella-confine / adelelmo ruggieri</title>
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	<description>comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella</description>
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		<title>Di: Rocco</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/04/scampitella-confine-adelelmo-ruggieri/#comment-5723</link>
		<dc:creator>Rocco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 20:21:37 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie per la concessione Rocchina, ho da poco inserito la storia all&#039;interno del blog. Per accedere ad esso  basta cliccare sul mio nome, al lato della  foto in miniatura, che si trova nella parte alta del messaggio. Oggi ho chiesto informazioni in piazza e mi hanno saputo dire sulla tua famiglia di origine, è stato facile capire.
Di quella vecchia scalinata che univa (ed unisce) Scampitella a pagliarelle purtroppo non è rimasto niente se non la discesa, purtroppo la nuova edilizia ha cancellato gli scaloni e la storia che rappresentavano per il paese. Domani o appena possibile inserirò, vicino al post nel blog di Scampitella, delle foto riguardanti pagliarelle in modo da rendere ancora più viva la storia della vecchia scuola. 

Rocco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per la concessione Rocchina, ho da poco inserito la storia all&#8217;interno del blog. Per accedere ad esso  basta cliccare sul mio nome, al lato della  foto in miniatura, che si trova nella parte alta del messaggio. Oggi ho chiesto informazioni in piazza e mi hanno saputo dire sulla tua famiglia di origine, è stato facile capire.<br />
Di quella vecchia scalinata che univa (ed unisce) Scampitella a pagliarelle purtroppo non è rimasto niente se non la discesa, purtroppo la nuova edilizia ha cancellato gli scaloni e la storia che rappresentavano per il paese. Domani o appena possibile inserirò, vicino al post nel blog di Scampitella, delle foto riguardanti pagliarelle in modo da rendere ancora più viva la storia della vecchia scuola. </p>
<p>Rocco</p>
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		<title>Di: Rocchina Spellecchia</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/04/scampitella-confine-adelelmo-ruggieri/#comment-5717</link>
		<dc:creator>Rocchina Spellecchia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 16:28:43 +0000</pubDate>
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		<description>Forse di vista mi conoscerai, il paese è piccolo e di Spellecchia c&#039;è solo la mia famiglia a pagliarelle se chiedi in giro a qualche scampitellese o ai tuoi genitori di sicuro ti forniranno informazioni, mio padre si chiama Felice. Ti ringrazio per il tuo apprezzamento e hai tutto il diritto di copiare la mia storia. Non ho l&#039;indirizzo del blog di Scampitella, te ne sarei grata se me lo inviassi. Un saluto a tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse di vista mi conoscerai, il paese è piccolo e di Spellecchia c&#8217;è solo la mia famiglia a pagliarelle se chiedi in giro a qualche scampitellese o ai tuoi genitori di sicuro ti forniranno informazioni, mio padre si chiama Felice. Ti ringrazio per il tuo apprezzamento e hai tutto il diritto di copiare la mia storia. Non ho l&#8217;indirizzo del blog di Scampitella, te ne sarei grata se me lo inviassi. Un saluto a tutti.</p>
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		<title>Di: adelelmo</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/04/scampitella-confine-adelelmo-ruggieri/#comment-5698</link>
		<dc:creator>adelelmo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2008 09:57:02 +0000</pubDate>
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		<description>penso che accadrà Rocco, penso che ci tornerò 
a Scampitella, e allora proverò a chiamare e se 
ci sarai ci prenderemo un caffè, ci racconteremo 
delle cose, di cose facciamo, oppure di dove stiamo
di questo nostro Paese, da Lampedusa, in mezzo 
al Mediterraneo fino a su, alle Alpi, e nell&#039;altra 
direzione dall&#039;Adriatico al Tirreno, oppure diremo 
degli altri fratelli nostri, quelli dopo il mare, dopo 
le montagne

un abbraccio
Adelelmo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>penso che accadrà Rocco, penso che ci tornerò<br />
a Scampitella, e allora proverò a chiamare e se<br />
ci sarai ci prenderemo un caffè, ci racconteremo<br />
delle cose, di cose facciamo, oppure di dove stiamo<br />
di questo nostro Paese, da Lampedusa, in mezzo<br />
al Mediterraneo fino a su, alle Alpi, e nell&#8217;altra<br />
direzione dall&#8217;Adriatico al Tirreno, oppure diremo<br />
degli altri fratelli nostri, quelli dopo il mare, dopo<br />
le montagne</p>
<p>un abbraccio<br />
Adelelmo</p>
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		<title>Di: Rocco</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/04/scampitella-confine-adelelmo-ruggieri/#comment-5682</link>
		<dc:creator>Rocco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2008 21:28:50 +0000</pubDate>
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		<description>Ringrazio tutti per le parole rivoltemi. Se &quot;è proprio piccolo il mondo&quot;, Scampitella lo è ancor di più, per questo invito Adelelmo a venire e chiedere di me, facilmente rintracciabile in paese, in modo che ci si possa vedere. Un saluto va a Rocchina, compaesana che non conosco, forse soltanto di vista. Bella storia &quot;La vecchia scuola di montagna&quot;, posso copiarla ed inserirla in un post all&#039;interno del blog di Scampitella? 

Un saluto a tutti,

Rocco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio tutti per le parole rivoltemi. Se &#8220;è proprio piccolo il mondo&#8221;, Scampitella lo è ancor di più, per questo invito Adelelmo a venire e chiedere di me, facilmente rintracciabile in paese, in modo che ci si possa vedere. Un saluto va a Rocchina, compaesana che non conosco, forse soltanto di vista. Bella storia &#8220;La vecchia scuola di montagna&#8221;, posso copiarla ed inserirla in un post all&#8217;interno del blog di Scampitella? </p>
<p>Un saluto a tutti,</p>
<p>Rocco</p>
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		<title>Di: Rocchina Spellecchia</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/04/scampitella-confine-adelelmo-ruggieri/#comment-5606</link>
		<dc:creator>Rocchina Spellecchia</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 13:26:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/?p=1703#comment-5606</guid>
		<description>Sarà fatto. Buona fortuna a Rocco per il suo futuro, mi auguro che i suoi sogni possano realizzarsi. Buona giornata a tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà fatto. Buona fortuna a Rocco per il suo futuro, mi auguro che i suoi sogni possano realizzarsi. Buona giornata a tutti.</p>
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		<title>Di: adelelmo</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/04/scampitella-confine-adelelmo-ruggieri/#comment-5594</link>
		<dc:creator>adelelmo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 06:34:49 +0000</pubDate>
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		<description>TRE GIORNI BASTARONO PER FARMI CAPIRE 
QUELLO CHE AVEVO LASCIATO
… per fortuna Alfonso che la lingua è un miscuglio, è come la vita no?, senza miscuglio non ci sarebbe vita, figurarsi la lingua che arriva dal vivere, per vivere… “Tre giorni bastarono per farmi capire quello che avevo lasciato” … “sono di nuovo a casa”… bentornato Rocco, in bocca al lupo per tutto, se torno a Scampitella, magari, magari accade che ci si vedrà, perché “E’ proprio piccolo il mondo!”: è “pane e companatico”… ciao Rocchina, porta un saluto a Donato… un saluto ad Angelo… Adelelmp</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>TRE GIORNI BASTARONO PER FARMI CAPIRE<br />
QUELLO CHE AVEVO LASCIATO<br />
… per fortuna Alfonso che la lingua è un miscuglio, è come la vita no?, senza miscuglio non ci sarebbe vita, figurarsi la lingua che arriva dal vivere, per vivere… “Tre giorni bastarono per farmi capire quello che avevo lasciato” … “sono di nuovo a casa”… bentornato Rocco, in bocca al lupo per tutto, se torno a Scampitella, magari, magari accade che ci si vedrà, perché “E’ proprio piccolo il mondo!”: è “pane e companatico”… ciao Rocchina, porta un saluto a Donato… un saluto ad Angelo… Adelelmp</p>
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		<title>Di: Rocchina Spellecchia</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/04/scampitella-confine-adelelmo-ruggieri/#comment-5576</link>
		<dc:creator>Rocchina Spellecchia</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Aug 2008 14:24:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/?p=1703#comment-5576</guid>
		<description>Sono appena tornata dal mio paese d&#039;origine: Scampitella a Cologno Monzese, dove lavoro in un circolo didattico il cui dirigente è il Donato di cui l&#039;autore parla. E&#039; proprio piccolo il mondo! Avevo già lasciato un commento su comunità provvisoria dove parlavo o meglio raccontavo della mia infanzia a Scampitella, più che un commento era una specie di post, che ora, non me ne vogliate, ripropongo ringraziando Adelelmo per aver decantato il mio paese.

La vecchia scuola di montagna.
C’era una volta, non molto tempo fa, in un paesino di montagna una vecchia scuola. Per la verità non era una scuola vera e propria, quanto,  piuttosto, un distaccamento della scuola più grande che si trovava nella piazza del paese. Questa specie di succursale era situata ad un dislivello di circa 150 metri dalla scuola principale. Dalla piazza, che era anche il punto più alto del paese, si accedeva ad essa tramite una vecchia scalinata di pietre ed una serie di discese minori. Questa si trovava nel rione Serra delle Nespole della contrada Pagliarelle, ubicata sul ballatoio di un grosso vano terreno, adibito dal proprietario, l’unico a possedere un torchio nella contrada, a cantina per torchiare l’uva in autunno. Le classi, due in tutto, erano miste: 1ª, 2ª e 3ª in una 4ª e 5ª nell’altra frequentate da una  sessantina di bambini circa. E c’ero io, una bambina d’altri tempi: grembiulino nero e fiocco rosso, i capelli sempre corti ed una cartella con il manico con dentro il sussidiario, la matita, il quaderno a righe e quello a quadretti. Nella mia scuola i banchi erano costituiti da panche di legno lunghe,disposte in fila, come quelle delle chiese, solo senza schienale, legate ad un unico leggio,sempre di legno, dove noi assolvevamo i nostri compiti. Durante il primo biennio la mia presenza a scuola era una specie di presenza-assenza. In questa confusione di classi, ogni tanto venivo chiamata a leggere qualche consonante o parola scritta alla lavagna. Ricordo ancora la voce del maestro:  - ”Leggi tu!” - “Chi, io?”  -  “Si, come si legge questa consonante?” -  “B” -  “ P non B.  “P” come pecora. Ripeti, pecora.” – Ed io ripetevo:”Becora.” Non insisteva e passava oltre. Il resto del tempo lo trascorrevo indisturbata a trascrivere sul mio quaderno e ad ascoltare. Alla nostra piccola scuola, si erano affacciati diversi tipi di insegnanti: il primo di cui mi ricordi, un maestro fresco di studi, non era molto severo ed era riuscito subito ad accattivarsi le simpatie dei bambini. Seguì una maestra di città, una signora sempre elegante e raffinata, che mal sopportava quello sperduto rione di montagna: ricordo ancora quando una mattina recandosi a scuola ebbe a rifugiarsi correndo a casa di una sua alunna, mia vicina, perché uno dei montoni del gregge di un vecchio pastore del rione, aveva deciso di attaccarla; o quando, durante il freddo inverno arrivava a scuola in ritardo e spesso con la gonna fradicia perché la neve, che cadeva copiosa, se fresca, scivolava via, sotto il peso delle scarpe, sulle lisce pietre della vecchia scalinata e se ghiacciata, sfidava i ragazzini più arditi che gareggiavano  con le loro slitte. In quelle mattine, era costretta ad asciugarsi, in sottoveste, al tenue calore del braciere, che il proprietario, nelle giornate d’inverno più rigide, metteva al centro della classe. Allora, qualche maschietto non ricordava più come tenere la penna in mano, che, inevitabilmente, finiva a terra  sotto il banco, dove,  purtroppo, doveva abbassarsi per  riprenderla. Durante l’intervallo, che si svolgeva sul ballatoio antistante alle classi, noi consumavamo la nostra merenda a base di pane e companatico, il mio preferito era il formaggio. Dopo la merenda giocavamo alla “settimana” oppure a “regina reginella”. Prima di rientrare in classe, chi aveva necessità, poteva andare in “bagno”. La nostra scuola, almeno fino alla terza elementare, non aveva un bagno vero e proprio. In effetti,  potevamo usufruire di un campo dietro le classi, dove un enorme pagliaio divideva l’angolo delle femmine da quello dei maschi. E, quando in terza hanno costruito un gabinetto esterno sul ballatoio era comunque necessario, a turno, andare a riempire il secchio con l’acqua al vicino fontanile pubblico. In terza elementare l’elegante signora di città aveva lasciato il posto ad un insegnante molto apprezzato dai genitori per il suo “rigore”. Tra questi, qualcuno più ossequioso di altri si era premurato di procurargli un sottile ramo di salice lisciato, che aveva una doppia funzione: serviva per indicare alla lavagna e all’occorrenza come strumento per verificare la conoscenza, da parte degli allievi, di verbi e tabelline. Io, nel frattempo ero diventata più visibile. Un medico, molto apprezzato, di un paese vicino, da cui mia nonna mi aveva portato con la corriera per la mia eccessiva magrezza, le aveva consigliato di fare attenzione alla mia postura: avevo un’incipiente scoliosi. Ed eccomi in prima fila, di fronte alla lavagna e vicino a Teresa. “Vediamo un po’ se oggi questa bacchetta riesce ad assaggiare le tue mani.” Mi  ritrovai di fronte il maestro e con le mani protese appena superai indenne la verifica. Teresa, la mia vicina, conosceva bene la bacchetta del maestro. Lei era una “pratica”, la sua passione erano le faccende domestiche, si vantava spesso di aiutare la nonna nella cucina e nel fare il bucato. Quel giorno, stranamente, senza mostrare timore alcuno, aveva subito proteso le mani in avanti. Tuttavia, restava muta di fronte alle insistenti richieste del maestro. Nel momento in cui la bacchetta stava per abbassarsi sulle sue mani, queste furono più veloci e, cogliendolo di sorpresa, gliela strapparono di mano  piegandola in due. Non ricordo di preciso se per sua spontanea volontà o se trascinata dall’insegnante, certo è che all’istante Teresa si ritrovò in ginocchio dietro la lavagna. Come aveva potuto “osare”! Da quel giorno  Teresa non si era più permessa, anche perché credo che il maestro avesse avuto un colloquio privato con il nonno di costei, che ,sicuramente a modo suo, aveva subito chiarito alla nipote quali erano i suoi confini. Pelullo Donato, l’unico maestro di cui ricordi il nome, ha accompagnato il mio passaggio in quarta e in quinta. “Questa bambina ha delle buone capacità” aveva detto verso la fine della quinta a mio nonno “anche se ci sono ancora delle inflessioni dialettali nei suoi temi scritti”. L’italiano era la nostra seconda lingua, la nostra lingua madre era il dialetto, con esso comunicavamo tra di noi sia a casa che a scuola. “E’ un vero peccato”  aveva aggiunto “ che debba trasferirsi in un paese straniero di cui non conosce neanche la lingua”. E come me, anno dopo anno, parecchi bambini lasciarono, per trasferirsi altrove, quell’ingrato paese di montagna. Di  tanti che abitavano il rione solo qualche anziano, e qualcuno caparbiamente attaccato alle proprie radici, è rimasto a dar lustro a quelle antiche mura. Può capitare,  nei periodi estivi e nelle festività, quando la contrada sembra tornare a nuova vita, che qualche vecchio bambino di una volta si trovi a passare davanti alla vecchia scuola. Pare allora udire riecheggiare sul ballatoio il suono dei passi, le risate e  le voci dei bambini durante l’intervallo:” Regina, reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello?...”.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono appena tornata dal mio paese d&#8217;origine: Scampitella a Cologno Monzese, dove lavoro in un circolo didattico il cui dirigente è il Donato di cui l&#8217;autore parla. E&#8217; proprio piccolo il mondo! Avevo già lasciato un commento su comunità provvisoria dove parlavo o meglio raccontavo della mia infanzia a Scampitella, più che un commento era una specie di post, che ora, non me ne vogliate, ripropongo ringraziando Adelelmo per aver decantato il mio paese.</p>
<p>La vecchia scuola di montagna.<br />
C’era una volta, non molto tempo fa, in un paesino di montagna una vecchia scuola. Per la verità non era una scuola vera e propria, quanto,  piuttosto, un distaccamento della scuola più grande che si trovava nella piazza del paese. Questa specie di succursale era situata ad un dislivello di circa 150 metri dalla scuola principale. Dalla piazza, che era anche il punto più alto del paese, si accedeva ad essa tramite una vecchia scalinata di pietre ed una serie di discese minori. Questa si trovava nel rione Serra delle Nespole della contrada Pagliarelle, ubicata sul ballatoio di un grosso vano terreno, adibito dal proprietario, l’unico a possedere un torchio nella contrada, a cantina per torchiare l’uva in autunno. Le classi, due in tutto, erano miste: 1ª, 2ª e 3ª in una 4ª e 5ª nell’altra frequentate da una  sessantina di bambini circa. E c’ero io, una bambina d’altri tempi: grembiulino nero e fiocco rosso, i capelli sempre corti ed una cartella con il manico con dentro il sussidiario, la matita, il quaderno a righe e quello a quadretti. Nella mia scuola i banchi erano costituiti da panche di legno lunghe,disposte in fila, come quelle delle chiese, solo senza schienale, legate ad un unico leggio,sempre di legno, dove noi assolvevamo i nostri compiti. Durante il primo biennio la mia presenza a scuola era una specie di presenza-assenza. In questa confusione di classi, ogni tanto venivo chiamata a leggere qualche consonante o parola scritta alla lavagna. Ricordo ancora la voce del maestro:  &#8211; ”Leggi tu!” &#8211; “Chi, io?”  &#8211;  “Si, come si legge questa consonante?” &#8211;  “B” &#8211;  “ P non B.  “P” come pecora. Ripeti, pecora.” – Ed io ripetevo:”Becora.” Non insisteva e passava oltre. Il resto del tempo lo trascorrevo indisturbata a trascrivere sul mio quaderno e ad ascoltare. Alla nostra piccola scuola, si erano affacciati diversi tipi di insegnanti: il primo di cui mi ricordi, un maestro fresco di studi, non era molto severo ed era riuscito subito ad accattivarsi le simpatie dei bambini. Seguì una maestra di città, una signora sempre elegante e raffinata, che mal sopportava quello sperduto rione di montagna: ricordo ancora quando una mattina recandosi a scuola ebbe a rifugiarsi correndo a casa di una sua alunna, mia vicina, perché uno dei montoni del gregge di un vecchio pastore del rione, aveva deciso di attaccarla; o quando, durante il freddo inverno arrivava a scuola in ritardo e spesso con la gonna fradicia perché la neve, che cadeva copiosa, se fresca, scivolava via, sotto il peso delle scarpe, sulle lisce pietre della vecchia scalinata e se ghiacciata, sfidava i ragazzini più arditi che gareggiavano  con le loro slitte. In quelle mattine, era costretta ad asciugarsi, in sottoveste, al tenue calore del braciere, che il proprietario, nelle giornate d’inverno più rigide, metteva al centro della classe. Allora, qualche maschietto non ricordava più come tenere la penna in mano, che, inevitabilmente, finiva a terra  sotto il banco, dove,  purtroppo, doveva abbassarsi per  riprenderla. Durante l’intervallo, che si svolgeva sul ballatoio antistante alle classi, noi consumavamo la nostra merenda a base di pane e companatico, il mio preferito era il formaggio. Dopo la merenda giocavamo alla “settimana” oppure a “regina reginella”. Prima di rientrare in classe, chi aveva necessità, poteva andare in “bagno”. La nostra scuola, almeno fino alla terza elementare, non aveva un bagno vero e proprio. In effetti,  potevamo usufruire di un campo dietro le classi, dove un enorme pagliaio divideva l’angolo delle femmine da quello dei maschi. E, quando in terza hanno costruito un gabinetto esterno sul ballatoio era comunque necessario, a turno, andare a riempire il secchio con l’acqua al vicino fontanile pubblico. In terza elementare l’elegante signora di città aveva lasciato il posto ad un insegnante molto apprezzato dai genitori per il suo “rigore”. Tra questi, qualcuno più ossequioso di altri si era premurato di procurargli un sottile ramo di salice lisciato, che aveva una doppia funzione: serviva per indicare alla lavagna e all’occorrenza come strumento per verificare la conoscenza, da parte degli allievi, di verbi e tabelline. Io, nel frattempo ero diventata più visibile. Un medico, molto apprezzato, di un paese vicino, da cui mia nonna mi aveva portato con la corriera per la mia eccessiva magrezza, le aveva consigliato di fare attenzione alla mia postura: avevo un’incipiente scoliosi. Ed eccomi in prima fila, di fronte alla lavagna e vicino a Teresa. “Vediamo un po’ se oggi questa bacchetta riesce ad assaggiare le tue mani.” Mi  ritrovai di fronte il maestro e con le mani protese appena superai indenne la verifica. Teresa, la mia vicina, conosceva bene la bacchetta del maestro. Lei era una “pratica”, la sua passione erano le faccende domestiche, si vantava spesso di aiutare la nonna nella cucina e nel fare il bucato. Quel giorno, stranamente, senza mostrare timore alcuno, aveva subito proteso le mani in avanti. Tuttavia, restava muta di fronte alle insistenti richieste del maestro. Nel momento in cui la bacchetta stava per abbassarsi sulle sue mani, queste furono più veloci e, cogliendolo di sorpresa, gliela strapparono di mano  piegandola in due. Non ricordo di preciso se per sua spontanea volontà o se trascinata dall’insegnante, certo è che all’istante Teresa si ritrovò in ginocchio dietro la lavagna. Come aveva potuto “osare”! Da quel giorno  Teresa non si era più permessa, anche perché credo che il maestro avesse avuto un colloquio privato con il nonno di costei, che ,sicuramente a modo suo, aveva subito chiarito alla nipote quali erano i suoi confini. Pelullo Donato, l’unico maestro di cui ricordi il nome, ha accompagnato il mio passaggio in quarta e in quinta. “Questa bambina ha delle buone capacità” aveva detto verso la fine della quinta a mio nonno “anche se ci sono ancora delle inflessioni dialettali nei suoi temi scritti”. L’italiano era la nostra seconda lingua, la nostra lingua madre era il dialetto, con esso comunicavamo tra di noi sia a casa che a scuola. “E’ un vero peccato”  aveva aggiunto “ che debba trasferirsi in un paese straniero di cui non conosce neanche la lingua”. E come me, anno dopo anno, parecchi bambini lasciarono, per trasferirsi altrove, quell’ingrato paese di montagna. Di  tanti che abitavano il rione solo qualche anziano, e qualcuno caparbiamente attaccato alle proprie radici, è rimasto a dar lustro a quelle antiche mura. Può capitare,  nei periodi estivi e nelle festività, quando la contrada sembra tornare a nuova vita, che qualche vecchio bambino di una volta si trovi a passare davanti alla vecchia scuola. Pare allora udire riecheggiare sul ballatoio il suono dei passi, le risate e  le voci dei bambini durante l’intervallo:” Regina, reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello?&#8230;”.</p>
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	<item>
		<title>Di: verderosa</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/04/scampitella-confine-adelelmo-ruggieri/#comment-5569</link>
		<dc:creator>verderosa</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Aug 2008 08:20:52 +0000</pubDate>
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		<description>bravo rocco
l&#039;irpinia ti vorrà bene</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bravo rocco<br />
l&#8217;irpinia ti vorrà bene</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Rocco</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/04/scampitella-confine-adelelmo-ruggieri/#comment-5557</link>
		<dc:creator>Rocco</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2008 12:44:25 +0000</pubDate>
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		<description>Il confine:  la parola giusta che delimita linee reali ed immaginarie. Il reale è rappresentato dal territorio, l&#039;immaginario,invece, è quello stato psicologico che diventa confine anche se sei distante chilometri. Il confine immaginario è di quanti lasciano i nostri paesi per cercare fortuna altrove. Altrove, però, si resta sempre &quot;Raminghi ed esuli in terra starniera&quot; e, per quanto ci si possa ambietare bene, non si è mai come a casa. Eh si, le radici son sempre radici, quel cordone ombellicale con le origini non si spezza mai. Questo l&#039;ho cominciato a capire nel 2001 quando andai a Roma per frequentare l&#039;università. La voglia di evadere era tanta e una realtà diversa, quella della metropoli, rappresentava il massimo per me. Sembrava tutto facile all&#039;inizio: indipendente con il bancomat di papà, in una città che, per i suoi eccessi e la sua sacralità, può rappresentare tutto per un giovane. Tre giorni bastarono per farmi capire quello che avevo lasciato, ero in tempo per trasferirmi altrove in un posto più vicino e forse anche più tranquillo, più consono alla mia pacatezza,  ma l&#039;orgoglio, più forte di ogni altra cosa, mi fece proseguire per la strada intrapresa, con la mente sempre sul confine, in equilibrio, in una &quot;Lotta che avviene con se stessi&quot;. Ora, finito con l&#039;università, sono di nuovo a casa, qualche spiraglio lavorativo si è aperto e con esso una scommessa con me stesso: provare a restare perchè il vero coraggio non è andare via. Si, provare a restare qui, fra le abitazioni campane e pugliesi, al confine.
Ringrazio l&#039;autore per il bel post su Scampitella.

Rocco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il confine:  la parola giusta che delimita linee reali ed immaginarie. Il reale è rappresentato dal territorio, l&#8217;immaginario,invece, è quello stato psicologico che diventa confine anche se sei distante chilometri. Il confine immaginario è di quanti lasciano i nostri paesi per cercare fortuna altrove. Altrove, però, si resta sempre &#8220;Raminghi ed esuli in terra starniera&#8221; e, per quanto ci si possa ambietare bene, non si è mai come a casa. Eh si, le radici son sempre radici, quel cordone ombellicale con le origini non si spezza mai. Questo l&#8217;ho cominciato a capire nel 2001 quando andai a Roma per frequentare l&#8217;università. La voglia di evadere era tanta e una realtà diversa, quella della metropoli, rappresentava il massimo per me. Sembrava tutto facile all&#8217;inizio: indipendente con il bancomat di papà, in una città che, per i suoi eccessi e la sua sacralità, può rappresentare tutto per un giovane. Tre giorni bastarono per farmi capire quello che avevo lasciato, ero in tempo per trasferirmi altrove in un posto più vicino e forse anche più tranquillo, più consono alla mia pacatezza,  ma l&#8217;orgoglio, più forte di ogni altra cosa, mi fece proseguire per la strada intrapresa, con la mente sempre sul confine, in equilibrio, in una &#8220;Lotta che avviene con se stessi&#8221;. Ora, finito con l&#8217;università, sono di nuovo a casa, qualche spiraglio lavorativo si è aperto e con esso una scommessa con me stesso: provare a restare perchè il vero coraggio non è andare via. Si, provare a restare qui, fra le abitazioni campane e pugliesi, al confine.<br />
Ringrazio l&#8217;autore per il bel post su Scampitella.</p>
<p>Rocco</p>
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		<title>Di: alfonso</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/04/scampitella-confine-adelelmo-ruggieri/#comment-5544</link>
		<dc:creator>alfonso</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2008 06:26:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/?p=1703#comment-5544</guid>
		<description>cautamente provo a salutarti, come sempre. con la gioia di leggerti.
m&#039;è dispiaciuto non poterti incontrare dove tu eri, quando sei venuto da queste parti.
anche io, come tutti, come le case del paese che dici, sono su un confine. non ho sempre scampo alle cose da fare.
qui parlo la lingua che ho imparato, quella, forse, che nessuno capisce perchè è miscuglio delle lingue che sono al di là del tratteggio.
sul confine si è sulla soglia. un po&#039; angeli, neutri forse all&#039;apparenza. né da una parte né dall&#039;altra. ma forse qui non ci si scampa dai colpi di una lotta che avviene con se stessi.
ti abbraccio
alfonso</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>cautamente provo a salutarti, come sempre. con la gioia di leggerti.<br />
m&#8217;è dispiaciuto non poterti incontrare dove tu eri, quando sei venuto da queste parti.<br />
anche io, come tutti, come le case del paese che dici, sono su un confine. non ho sempre scampo alle cose da fare.<br />
qui parlo la lingua che ho imparato, quella, forse, che nessuno capisce perchè è miscuglio delle lingue che sono al di là del tratteggio.<br />
sul confine si è sulla soglia. un po&#8217; angeli, neutri forse all&#8217;apparenza. né da una parte né dall&#8217;altra. ma forse qui non ci si scampa dai colpi di una lotta che avviene con se stessi.<br />
ti abbraccio<br />
alfonso</p>
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