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	<title>Commenti a: Post urbano</title>
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	<description>comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella</description>
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		<title>Di: Renzo Marrucci</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/10/post-urbano/#comment-10111</link>
		<dc:creator>Renzo Marrucci</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 19:47:00 +0000</pubDate>
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		<description>Io consegno al bianco fondo di questo schermo le mie parole sperando che tu possa leggerle amore mio infi
nito. Rosa Rosa mia dove sei ora? Sei in cielo accan
to alla tua mamma e al tuo babbo e noi quaggiù a sof
frire la tua mancanza, a ricucire uno strappo senza rimedio... la cui ferita profonda segnerà il resto che rimane della mia memoria. Stordito penso a come sarà il domani e guardo la nostra Lorenza operosa e seria preparare il suo esame come volevi tu e...prendo forza !</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io consegno al bianco fondo di questo schermo le mie parole sperando che tu possa leggerle amore mio infi<br />
nito. Rosa Rosa mia dove sei ora? Sei in cielo accan<br />
to alla tua mamma e al tuo babbo e noi quaggiù a sof<br />
frire la tua mancanza, a ricucire uno strappo senza rimedio&#8230; la cui ferita profonda segnerà il resto che rimane della mia memoria. Stordito penso a come sarà il domani e guardo la nostra Lorenza operosa e seria preparare il suo esame come volevi tu e&#8230;prendo forza !</p>
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		<title>Di: Renzo Marrucci</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/10/post-urbano/#comment-9199</link>
		<dc:creator>Renzo Marrucci</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 09:48:55 +0000</pubDate>
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		<description>Per esempio studia la forma di Calitri, capisci perchè è così e capisci tutto di quella terra e di quell&#039;uomo che ha fatto seguendo il suo senso della vita...
Studiala la forma che non è solo forma è solida struttura e forte senso della relazione umana nel dialogo naturale tra uomo e natura, uomo e volontà di vita, uomo e necessità di sposare la terra... 
Non guardare solo la foto che ti rivela la sintesi di un processo profondo... Forse difficile, forse lontano perchè è troppo vicino...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per esempio studia la forma di Calitri, capisci perchè è così e capisci tutto di quella terra e di quell&#8217;uomo che ha fatto seguendo il suo senso della vita&#8230;<br />
Studiala la forma che non è solo forma è solida struttura e forte senso della relazione umana nel dialogo naturale tra uomo e natura, uomo e volontà di vita, uomo e necessità di sposare la terra&#8230;<br />
Non guardare solo la foto che ti rivela la sintesi di un processo profondo&#8230; Forse difficile, forse lontano perchè è troppo vicino&#8230;</p>
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		<title>Di: Renzo marrucci</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/10/post-urbano/#comment-7141</link>
		<dc:creator>Renzo marrucci</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 20:05:39 +0000</pubDate>
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		<description>Il concetto di rete ci serve, ci occorre sostanzial
mente per riflettere, per cercare di capire il caos o se volete anche per valutarlo e catalogarlo, carpir
lo dalla bellezza della vita e farlo ridiventare  come quell&#039; ex bellissimo animale che era. Forse sarò un pò esagerato ma è per me solo un passaggio verso qualche cosa di di più...In questo senso può essere utile... Ma per me bisogna capire come si forma la vita senza sezionarla e catalogarla...,
capire come si forma l&#039;idea di relazione che è matrice di ogni organismo capace di organizzare la forma e la sua attività...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il concetto di rete ci serve, ci occorre sostanzial<br />
mente per riflettere, per cercare di capire il caos o se volete anche per valutarlo e catalogarlo, carpir<br />
lo dalla bellezza della vita e farlo ridiventare  come quell&#8217; ex bellissimo animale che era. Forse sarò un pò esagerato ma è per me solo un passaggio verso qualche cosa di di più&#8230;In questo senso può essere utile&#8230; Ma per me bisogna capire come si forma la vita senza sezionarla e catalogarla&#8230;,<br />
capire come si forma l&#8217;idea di relazione che è matrice di ogni organismo capace di organizzare la forma e la sua attività&#8230;</p>
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		<title>Di: verderosa</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/10/post-urbano/#comment-6442</link>
		<dc:creator>verderosa</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 17:24:17 +0000</pubDate>
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		<description>stamattina, in una riunione dove c&#039;erano i ragazzi delle scuole medie, ho sentito: &#039;non si sporca il seno di una madre che allatta un figlio. il formicoso, per noi di questa terra, è proprio il seno della madre ...&#039;. 
un saluto a renzo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>stamattina, in una riunione dove c&#8217;erano i ragazzi delle scuole medie, ho sentito: &#8216;non si sporca il seno di una madre che allatta un figlio. il formicoso, per noi di questa terra, è proprio il seno della madre &#8230;&#8217;.<br />
un saluto a renzo.</p>
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	<item>
		<title>Di: renzo marrucci</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/10/post-urbano/#comment-6440</link>
		<dc:creator>renzo marrucci</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 17:17:52 +0000</pubDate>
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		<description>Nella piccola comunità si svilupa il cerchio che si ritrova e richiude in se stesso...E si apprende il bene della vicinanza...che spesso collude con l&#039;insod
disfazione di una crescita bloccata. La città dove sei nato, piccola o grande che sia, ha l&#039;odore dell&#039;utero materno...odore che dura tutta la vita dentro di te e ti sostiene e ti lega...Ti da la forza e la certezza di essere un senso forte del collettivo,
un anello che anima la speranza di conoscere e di es
sere...appunto di liberare una vicinanza più estesa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nella piccola comunità si svilupa il cerchio che si ritrova e richiude in se stesso&#8230;E si apprende il bene della vicinanza&#8230;che spesso collude con l&#8217;insod<br />
disfazione di una crescita bloccata. La città dove sei nato, piccola o grande che sia, ha l&#8217;odore dell&#8217;utero materno&#8230;odore che dura tutta la vita dentro di te e ti sostiene e ti lega&#8230;Ti da la forza e la certezza di essere un senso forte del collettivo,<br />
un anello che anima la speranza di conoscere e di es<br />
sere&#8230;appunto di liberare una vicinanza più estesa.</p>
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	<item>
		<title>Di: Agapito Malteni</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/10/post-urbano/#comment-5983</link>
		<dc:creator>Agapito Malteni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 14:54:24 +0000</pubDate>
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		<description>Napoli, sotto questo punto di vista, è una città unica ed era proprio la rara eccezione cui mi riferivo. Essa, infatti, presenta una distribuzione socio-economica di tipo verticale, dove nello stesso palazzo convive il povero nel &quot;basso&quot; ed il &quot;ricco&quot; all&#039;ultimo piano. Nelle altre città, invece, questa distribuzione è di tipo orizzontale avendo un centro &quot;ricco&quot; ed una periferia &quot;povera&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Napoli, sotto questo punto di vista, è una città unica ed era proprio la rara eccezione cui mi riferivo. Essa, infatti, presenta una distribuzione socio-economica di tipo verticale, dove nello stesso palazzo convive il povero nel &#8220;basso&#8221; ed il &#8220;ricco&#8221; all&#8217;ultimo piano. Nelle altre città, invece, questa distribuzione è di tipo orizzontale avendo un centro &#8220;ricco&#8221; ed una periferia &#8220;povera&#8221;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sergiogioia</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/10/post-urbano/#comment-5973</link>
		<dc:creator>sergiogioia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 12:38:24 +0000</pubDate>
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		<description>ad agapito, questi spazi a napoli, per fare un esempio, sono nei rioni popolari del centro storico e della periferia. gli abitanti di queste aree hanno il doppio vantaggio di stare in un &quot;paese&quot;, dove appunto si vive un pò alla maniera antica dei paesi dell&#039;irpinia, e di avere a cinquanta metri le opportunità della città moderna. i luoghi anonimi e alienanti sono quelli risultanti dagli sbancamenti urbani degli ultimi cento centocinquant&#039;anni. nelle altre città italiane ed europee questa caratteristica che ha napoli di essere una rete di villaggi-paese oltre che un luogo di libera fruizione è davvero difficile da riscontrare</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ad agapito, questi spazi a napoli, per fare un esempio, sono nei rioni popolari del centro storico e della periferia. gli abitanti di queste aree hanno il doppio vantaggio di stare in un &#8220;paese&#8221;, dove appunto si vive un pò alla maniera antica dei paesi dell&#8217;irpinia, e di avere a cinquanta metri le opportunità della città moderna. i luoghi anonimi e alienanti sono quelli risultanti dagli sbancamenti urbani degli ultimi cento centocinquant&#8217;anni. nelle altre città italiane ed europee questa caratteristica che ha napoli di essere una rete di villaggi-paese oltre che un luogo di libera fruizione è davvero difficile da riscontrare</p>
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		<title>Di: gianni fiorentino</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/10/post-urbano/#comment-5971</link>
		<dc:creator>gianni fiorentino</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 09:49:47 +0000</pubDate>
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		<description>Ho inserito questp post di segnalazione qualche giorno fa per sollecitare una riflessione tra gli amici della cp, che mi pare ci sia stata. Leggo e condivido molte delle cose che sono state  scritte nei commenti, non ultimo quanto scrive in maniera efficace Agapito Malteni. Credo, è questa la mia modesta idea, che i paesi veri siano le (stiano nelle) relazioni tra le persone, nella rete di rapporti che si stabiliscono nel tempo e nello spazio. Queste relazioni muovono e muoveranno le pietre, le strade, la terra, i sogni e le speranze delle persone. Abbiamo bisogno di buone relazioni per buoni paesi, per paesi nuovi.

Angelo Verderosa, a mio avviso, dice una cosa vera, ma in parte: la rete non sostituisce le città, semmai può aiutare a crescere (bene) i paesi. E’ un punto di osservazione diverso, Angelo, ma “convergente” (come direbbero i politici!).

Paolo Battista, nei suoi bei versi, mi ricorda i miei anni romani: il &quot;braccio lunare&quot; sulla stazione tiburtina è un&#039;immagine poderosa che ho visto e sentito tante volte mentre, sopravvissuto ai gironi universitari di san lorenzo, mi lasciavo traghettare dai bus acherontici verso il prenestino. Complimenti davvero.

La consueta genuinità di Enzo Luongo mi trova concorde sul fatto che noi possiamo &quot;matassare&quot; e &quot;smatassare&quot; la complessità (che non deve però essere letta necessariamente come una cosa brutta).

Antonio Luongo sottolinea un aspetto centrale, il &quot;privilegio della mercatura&quot;. E non è poca cosa, almeno per come la penso io. In qualche modo mi porta alla mente alcune cose lette nell&#039;ultimo saggio di Jacques Attali, Breve storia del futuro (a proposito dell’”ordine mercantile”).

Renzo Marrucci tra le varie cose interessanti che ha scritto, afferma &quot;se non c’è relazione non c’è luogo&quot;: non ho niente da aggiungere, a me pare fondamentale e imprescindibile questo angolo di visuale.

Il passato usato in modo reazionario blocca lo sviluppo delle relazioni e le capacità delle individuo, dice Mauro Orlando. Non si può che convenire. Personalmente temo una politica e una amministrazione che non si pongano come obiettivo quello di scrutare il mondo (e anche il passato) senza paura e pregiudizi. 

Dell&#039;intervento del caro municipalista Michele Fumagallo, tra le varie cose che condivido mi piace segnalare che l&#039;utilizzo, in questo caso, dell&#039;espressione &quot;gioco istituzionale e politico&quot; è quantomai pertinente. Credo infatti che occorre sempre trovare la forza creativa e l&#039;intelligenza necessaria di reinventare l&#039;amministrazione per adeguarla ai tempi nuovi. Michele, da questo punto di vista, è addirittura un avanguardista.

Come dicevo sopra, di Agapito Malteni condivido una sorta di malinconia che si stempera però nella possibilità per ogni individuo di cercare o creare la propria dimensione collettiva, con tutti i mezzi e i luoghi a disposizione. Ma non è, aggiungo, necessariamente la stessa dimensione collettiva di un tempo.

Gianni Fiorentino</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho inserito questp post di segnalazione qualche giorno fa per sollecitare una riflessione tra gli amici della cp, che mi pare ci sia stata. Leggo e condivido molte delle cose che sono state  scritte nei commenti, non ultimo quanto scrive in maniera efficace Agapito Malteni. Credo, è questa la mia modesta idea, che i paesi veri siano le (stiano nelle) relazioni tra le persone, nella rete di rapporti che si stabiliscono nel tempo e nello spazio. Queste relazioni muovono e muoveranno le pietre, le strade, la terra, i sogni e le speranze delle persone. Abbiamo bisogno di buone relazioni per buoni paesi, per paesi nuovi.</p>
<p>Angelo Verderosa, a mio avviso, dice una cosa vera, ma in parte: la rete non sostituisce le città, semmai può aiutare a crescere (bene) i paesi. E’ un punto di osservazione diverso, Angelo, ma “convergente” (come direbbero i politici!).</p>
<p>Paolo Battista, nei suoi bei versi, mi ricorda i miei anni romani: il &#8220;braccio lunare&#8221; sulla stazione tiburtina è un&#8217;immagine poderosa che ho visto e sentito tante volte mentre, sopravvissuto ai gironi universitari di san lorenzo, mi lasciavo traghettare dai bus acherontici verso il prenestino. Complimenti davvero.</p>
<p>La consueta genuinità di Enzo Luongo mi trova concorde sul fatto che noi possiamo &#8220;matassare&#8221; e &#8220;smatassare&#8221; la complessità (che non deve però essere letta necessariamente come una cosa brutta).</p>
<p>Antonio Luongo sottolinea un aspetto centrale, il &#8220;privilegio della mercatura&#8221;. E non è poca cosa, almeno per come la penso io. In qualche modo mi porta alla mente alcune cose lette nell&#8217;ultimo saggio di Jacques Attali, Breve storia del futuro (a proposito dell’”ordine mercantile”).</p>
<p>Renzo Marrucci tra le varie cose interessanti che ha scritto, afferma &#8220;se non c’è relazione non c’è luogo&#8221;: non ho niente da aggiungere, a me pare fondamentale e imprescindibile questo angolo di visuale.</p>
<p>Il passato usato in modo reazionario blocca lo sviluppo delle relazioni e le capacità delle individuo, dice Mauro Orlando. Non si può che convenire. Personalmente temo una politica e una amministrazione che non si pongano come obiettivo quello di scrutare il mondo (e anche il passato) senza paura e pregiudizi. </p>
<p>Dell&#8217;intervento del caro municipalista Michele Fumagallo, tra le varie cose che condivido mi piace segnalare che l&#8217;utilizzo, in questo caso, dell&#8217;espressione &#8220;gioco istituzionale e politico&#8221; è quantomai pertinente. Credo infatti che occorre sempre trovare la forza creativa e l&#8217;intelligenza necessaria di reinventare l&#8217;amministrazione per adeguarla ai tempi nuovi. Michele, da questo punto di vista, è addirittura un avanguardista.</p>
<p>Come dicevo sopra, di Agapito Malteni condivido una sorta di malinconia che si stempera però nella possibilità per ogni individuo di cercare o creare la propria dimensione collettiva, con tutti i mezzi e i luoghi a disposizione. Ma non è, aggiungo, necessariamente la stessa dimensione collettiva di un tempo.</p>
<p>Gianni Fiorentino</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Agapito Malteni</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/10/post-urbano/#comment-5969</link>
		<dc:creator>Agapito Malteni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 08:03:33 +0000</pubDate>
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		<description>Una cosa mi è sempre piaciuta della vita di paese, che va, purtroppo, scomparendo, le relazioni sociali che si instauravano tra gli abitanti. Spesso le strade del paese erano una famiglia allargata, il vicino di casa si chiamava &quot;zio&quot; o &quot;compare&quot; anche se non c&#039;erano legami di sangue. I legami sociali, spesso, erano più forti delle parentele. Le porte delle abitazioni erano sempre aperte, la strada era sempre partecipe negli eventi che accadevano ad un membro della comunità sia se si trattasse di un fatto positivo, sia di un evento negativo. Un matrimonio era una festa per tutta la &quot;famiglia allargata&quot; come un funerale veniva vissuto con dolore e partecipazione da tutto il vicinato.
Ricordo ancora come alcune strade, alcune zone erano identificate non in base alla toponomastica ma bensì col nome di una persona che ci viveva. Ogni individuo veniva inglobato in una dimensione collettiva.
In città, credo, questo sia molto più difficile da realizzare, se si esclude qualche raro caso. Gli spazi di aggregazione, seppur presenti in misura maggiore rispetto al paese, rappresentano contesti ben precisi e delimitati nello spazio e nel tempo, ad esempio il luogo di lavoro, il circolo, le associazioni e quant&#039;altro. Ogni individuo è a se stante e la dimensione collettiva se la deve cercare o creare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una cosa mi è sempre piaciuta della vita di paese, che va, purtroppo, scomparendo, le relazioni sociali che si instauravano tra gli abitanti. Spesso le strade del paese erano una famiglia allargata, il vicino di casa si chiamava &#8220;zio&#8221; o &#8220;compare&#8221; anche se non c&#8217;erano legami di sangue. I legami sociali, spesso, erano più forti delle parentele. Le porte delle abitazioni erano sempre aperte, la strada era sempre partecipe negli eventi che accadevano ad un membro della comunità sia se si trattasse di un fatto positivo, sia di un evento negativo. Un matrimonio era una festa per tutta la &#8220;famiglia allargata&#8221; come un funerale veniva vissuto con dolore e partecipazione da tutto il vicinato.<br />
Ricordo ancora come alcune strade, alcune zone erano identificate non in base alla toponomastica ma bensì col nome di una persona che ci viveva. Ogni individuo veniva inglobato in una dimensione collettiva.<br />
In città, credo, questo sia molto più difficile da realizzare, se si esclude qualche raro caso. Gli spazi di aggregazione, seppur presenti in misura maggiore rispetto al paese, rappresentano contesti ben precisi e delimitati nello spazio e nel tempo, ad esempio il luogo di lavoro, il circolo, le associazioni e quant&#8217;altro. Ogni individuo è a se stante e la dimensione collettiva se la deve cercare o creare.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: renzo marrucci</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/10/post-urbano/#comment-5955</link>
		<dc:creator>renzo marrucci</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2008 14:51:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/?p=2022#comment-5955</guid>
		<description>Agapito Malteni.     Collettività come l&#039;insieme di individui che partecipano ad un contes
to nessuno escluso...La città appunto come un insieme di luoghi relazionanti e individui relazionanti. Se non c&#039;è relazione non c&#039;è luogo e viceversa e l&#039;individuo impoverisce e si isola...Si Ostracizza, si chiude al dialogo e allora non esiste la città come luogo...
Mauro Orlando. Io vedo le cose con semplicità e cioè la città è ancora la città sebbene resa complessa dalle distorsioni, come l&#039;uomo è sempre un uomo sebbene reso più complesso dalla conoscenza ecc...Il fattore di crescita non è cambiato è diventato più complesso, è cioè diventato più responsabile...non sono solo le energie materiali a dovere essere considerate ma la capacità sociale e spirituale dello scambio. L&#039;uomo smette di crescere quando la tecnologia trascina l&#039;uomo. Lo induce ad una fiducia eccessiva e mette in dubbio se stesso, si accoda smettendo di pensare e creare o diminuendo fortemente questa attività. Vedi il fenomeno delle archistar come ...Le loro opere evocano... non si ispirano alla natura, cioè cercano il simbolo ma non la ragione della città e del territorio,finiscono con l&#039;imporre e impongono al cittadino...Copiano o imitano e poi si affidano alla tecnologia per concludere e realizzare ciò che può in qualche modo stupire...Con la complicità della comunicazione L&#039;uomo diviene...singolo e spettatore...perde protagonismo e si isola nella stessa architettura che dovrebbe proteggerlo, aiutarlo a vivre e a stare insieme, a colloquiare a scambiare. Il sistema della comunicazione ci consente di poter attingere acqua più lontano ma non dobbiamo mai dimenticare la natura dell&#039;uomo altrimenti cadi nel gioco cinico della tecnologia che trascina pensando a se stessa...Senza volere il tempo della riflessione umana e per affermare invece il tempo tecnico delle sue sintesi...La collettività è sempre una... nella sua varietà e ricchezza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Agapito Malteni.     Collettività come l&#8217;insieme di individui che partecipano ad un contes<br />
to nessuno escluso&#8230;La città appunto come un insieme di luoghi relazionanti e individui relazionanti. Se non c&#8217;è relazione non c&#8217;è luogo e viceversa e l&#8217;individuo impoverisce e si isola&#8230;Si Ostracizza, si chiude al dialogo e allora non esiste la città come luogo&#8230;<br />
Mauro Orlando. Io vedo le cose con semplicità e cioè la città è ancora la città sebbene resa complessa dalle distorsioni, come l&#8217;uomo è sempre un uomo sebbene reso più complesso dalla conoscenza ecc&#8230;Il fattore di crescita non è cambiato è diventato più complesso, è cioè diventato più responsabile&#8230;non sono solo le energie materiali a dovere essere considerate ma la capacità sociale e spirituale dello scambio. L&#8217;uomo smette di crescere quando la tecnologia trascina l&#8217;uomo. Lo induce ad una fiducia eccessiva e mette in dubbio se stesso, si accoda smettendo di pensare e creare o diminuendo fortemente questa attività. Vedi il fenomeno delle archistar come &#8230;Le loro opere evocano&#8230; non si ispirano alla natura, cioè cercano il simbolo ma non la ragione della città e del territorio,finiscono con l&#8217;imporre e impongono al cittadino&#8230;Copiano o imitano e poi si affidano alla tecnologia per concludere e realizzare ciò che può in qualche modo stupire&#8230;Con la complicità della comunicazione L&#8217;uomo diviene&#8230;singolo e spettatore&#8230;perde protagonismo e si isola nella stessa architettura che dovrebbe proteggerlo, aiutarlo a vivre e a stare insieme, a colloquiare a scambiare. Il sistema della comunicazione ci consente di poter attingere acqua più lontano ma non dobbiamo mai dimenticare la natura dell&#8217;uomo altrimenti cadi nel gioco cinico della tecnologia che trascina pensando a se stessa&#8230;Senza volere il tempo della riflessione umana e per affermare invece il tempo tecnico delle sue sintesi&#8230;La collettività è sempre una&#8230; nella sua varietà e ricchezza.</p>
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