SORRIDIAMO

rocca san felice, dicembre 2004 foto angelo verderosa
LA TERRA DEL SORRISO
(o Comunità del Sorriso)
di Enzo Maddaloni alias nanosecondo
Linee guida per un progetto di realizzazione di una “Comunità Provvisoria” ( o isola che non c’è…o Paese delle Meraviglie….o cosa?
FONDO E FONDATORI
Primo passo la costituzione di uno statuto societario. Preferibilmente o come società srl o come associazione non profit o come cooperativa sociale, al soluzione di associazione è più semplice e veloce e costa anche meno. Poi in seguito si può pensare anche ad altra struttura giuridica che affianchi per la gestione di attività specifiche. Non più di sei sette soci.
Altra soluzione , considerato che non ci interessa la proprietà è avere un uso il terreno semmai costituendo una fondazione gestita in tal senso. In ogni caso le soluzioni di gestioni da un punto di vista “giuridico e di tutela” potranno essere studiate in base alle esigenze che si prospetteranno.
Acquisizione di un casale con terreno agricolo con possibilità di realizzare un minimo insediamento abitativo anche per due tre famiglie sale per le attività, laboratori, ed altro. In verità si potrebbe azzardare il recupero di un vecchio borgo o paesino abbandonato. Ma per non complicarci la vita andrebbe bene anche la prima soluzione.
Natura giuridica del progetto: “Fattoria Sociale”
Con tutte le attività sociali, agricole ed artigianali che si possono sviluppare. Oggi sono previsti anche dei finanziamenti per queste ultime tipologie di strutture.
Chi potrebbe aderire
Persone di diversa provenienza ed estrazione. Suggerirei all’inizio non molte bastano anche quattro o cinque ben affiatate. L’inizio mette sempre a dura prova le persone quindi preferibile che siano persone fortemente motivate sul progetto. Di fatto accomunate dall’appartenenza o contiguità al progetto della “Comunità Provvisoria”. In seguito si possono aggregare anche altre associazioni in patnariato semmai.
Persone fondamentalmente che hanno deciso di unire i propri sforzi per dotarsi (e dotare in futuro i propri figli) di una possibilità diversa di vita, immaginando ed iniziando a praticare una comunità di intenti (economica, sociale, culturale, spirituale) fondamentalmente che pratichi la “comunicazione non violenta”; che abbia contemporaneamente carattere di estrema apertura all’esterno e si proponga come modello e punto di riferimento per quanti cercano strade diverse dall’alienazione dei modelli di vita contemporanea.
Una comunità che costruisca la sua democrazia interna unificando tra i componenti: dolori , pauri e amori. (Ueh! Non fate subito cattivi pensieri non intendo sesso selvaggio)
Nella sostanza ispirati da alcuni valori condivisi che tentano di allargare la sfera dell’amore incondizionato, attraverso la contaminazione tra arte e scienza. Per contrastare: la paura o meglio la percezione di essa in rapporto alle nostre credenze, i suoi corollari (violenza, odio, invidia, gelosia, avidità, menzogna, malattia), utilizzando strumenti come: l’esercizio delle emozioni positive, tra le quali il ridere è una delle più potenti.
Dove potrebbe e dovrebbe agire questa esperienza. Ovunque, in particolare nei luoghi in cui si soffre, ma anche nelle strade e nelle piazze, nei paesi e nei borghi.
Se ci chiedono cosa è veramente importante per noi dovremmo rispondere: il servizio, l’umiltà, l’ascolto che non crea gerarchie. Quell’ascolto che ci rende liberi e non “prigionieri”. La qualità, la ricerca di noi stessi nei confronti con gli altri perché solo la collaborazione e non la competizione può farci evolvere.
Se ci chiedono a chi ispiriamo la nostra azione possiamo certamente rispondere agli insegnamenti di vita di: Gesù, San Francesco d’Assisi, Ghandi, Michel Focault, Jiddu Krishnamurti, Donald Winnicot, Franco Basaglia, Ernest Rossi, Eric Berne, Francesco Bottaccioli, Michail Bacthin, Bruce Lipton, Roger, Rosemberg, Guendellin, Candace Pert, Joe Dispensa, Manitonquant, Fritjof Capra, Dario Fo (solo per citarne alcuni).
Come Jean Léon Jaurès dovremmo essere convinti che:
“Non si insegna quello che si vuole; dirò addirittura che non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è.”.
In ogni caso, al di la dei libri che possiamo leggere, solo il nostro “modo d’essere” ci può dare vera saggezza quando esso si rispecchia negli altri. Per questo dovremmo studiare ancora oggi solo per essere più “stupidi” o meglio più “stupiTi”.
Se ci chiedono quale è il mezzo per percorre un sentiero tanto difficile, dovremmo rispondere: diventa anche tu Volontario del Sorriso o Clown Dottore, o Clown Sciamano, il Creatore di una nuova “Comunità” e proprio perché umana provvisoria, ma non per questo poco stabile o peggio precaria.
Per realizzare questo progetto ci vogliono persone che possono fare a meno del condizionatore, che le formiche non le impressionano, che il silenzio non li angoscia, che le farfalle non gli sono indifferenti, che i reality tv non li appassionano se non li vivono direttamente…allora quanto segue fa per te. Ma non ti preoccupare, ti voglio bene lo stesso !
COS’È la “TERRA DEL SORRISO” (o Comunità del Sorriso)?
Un luogo fisico, un luogo emotivo, un luogo mentale, un luogo spirituale, un luogo olistico. Un’entità giuridica.
Fisicamente potrebbe essere posta nelle vicinanze di un raccordo autostradale tipo Grattaminarda o Benevento ciò per facilitare l’accesso e la mobilità degli ospiti. Quindi un terreno in un paesino vicino a questi raccordi.
La struttura abitativa all’inizio dovrebbe dare la possibilità almeno al primo nucleo (4/5 persone di abitarci ed avviare un minimo di attività). Con possibilità sviluppare altre unità abitative. Estensione del terreno idoneo alla progettualità della fattoria sociale.
Quindi luogo di produzione di cibo sano, erbe medicamentose, animali da non sacrificare. Produzioni e residenzialità che non devono alterare l’equilibrio naturale.
Emotivamente è un luogo dei sogni da realizzare, il luogo del buono, del bello, della pace, dell’aiuto, della risata di gioia.
Mentalmente è il luogo della formazione, della comprensione, della sperimentazione di pratiche decisionali, economiche, terapeutiche, riabilitative nuove e diverse da quelle del mondo normale (che è in realtà il mondo alla rovescia).
Spiritualmente è uno dei luoghi di ancoraggio della luce nel passaggio epocale che stiamo attraversando. Il XXi secolo o sarà spirituale o non sarà (per spirituale intendo che ognuno possa liberamente pregare il suo dio.)
Olisticamente è il mondo (in piccolo), semplicemente come dovrebbe essere, cioè al dritto.
Giuridicamente è un’associazione, una comunità di persone del tutto “provvisoria” e dove chiunque può sostare e chiedere asilo senza discriminazione alcuna.
COSA NON E’ ( e non deve essere):
Un’utopia, anche se pensiamo in grande e per questo vogliamo così praticare l’utopia. Un agriturismo, anche se ci sarà ospitalità con vitto e alloggio. Una comunità confessionale: tra noi ci sono già cattolici, miscredenti, gnostici, panteisti, animalisti, ufologi, sindacalisti e falegnami, ex comunisti, comunisti di destra e di sinistra persi e dispersi e poi ognuno potrà pregare liberamente il proprio Dio.
Un buen retiro (?):
Certo ci sarà tempo per riflettere per divertirci e per ridere per fare e per pensare, tempo da dedicare a se stessi ma, anche per donarlo agli altri. Tempo non per affrettarci(ti) e correre ma, tempo per essere contento. Tempo non soltanto per trascorrerlo ma, tempo perché te (ce) ne resti, tempo per stupirci(ti) e tempo per fidarci(ti), tempo per toccare le stelle e per ascoltare il vento. Tempo per crescere, per maturare. Tempo per sperare nuovamente e per amare. Tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno ogni tua ora come dono. Tempo anche per perdonare. Altro che ritirarsi, sarà sempre pieno di gente e di cavoli da fare. Un modo per perdere denaro: neanche: di guadagnarne…diciamo che ci accontentiamo dei pareggi. Ecco perché non dico che ha più senso rimandare.
FINALITA’ GENERALI
La TERRA DEL SORRISO (o Comunità del Sorriso) è una comunità ospitale ed ha le seguenti finalità di fondo:
Contribuire alla costruzione di un’alternativa credibile al modello di sviluppo presente. Decrescita!
Dotarsi della possibilità di creare uno spazio vitale autonomo, dal punto di vista economico, sociale e spirituale, dove ogni partecipante (ed ogni ospite) tendenzialmente viva in completo equilibrio con le leggi naturali, nella solidarietà e nell’amore reciproco.
Realizzare un punto di riferimento concreto, un modello di nuove relazione e di approccio alle modalità di terapia e cura, formazione, integrazione basate sul rispetto e la valorizzazione della persona umana. Prendersi cura della persona più che curare la malattia.
Dare la possibilità a quanti ci vorranno aiutare di pensare che alla Terra del Sorriso: ”c’è sempre un posticino anche per me?……”
QUALI ATTIVITÀ VI SONO/SARANNO ATTIVATE
Residenzialità
I componenti del gruppo promotore gradualmente dovrebbero dotarsi di infrastrutture abitative realizzate ex novo oppure ristrutturate secondo i modelli della progettazione bioedile, ( anche con l’uso di materiali innovativi e competitivamente economici ) nelle quali risiedere permanentemente (case con le balle di paglie).
Produzioni agricole, allevamento, trasformazione prodotti agricoli. La fattoria Sociale tenderà all’autosufficienza alimentare: Saranno implementate colture tipiche della zona, ortaggi, allevamento di animali da cortile, apicoltura ecc…
Verranno usate le metodiche della permacoltura, nonché dell’agricoltura biologica. Verranno confezionate conserve, marmellate, liquori con uno specifico marchio di commercializzazione.
Presa in Cura delle persone:
La Fattoria Sociale TERRA DEL SORRISO “o Comunità del Sorriso” racchiude anche (chiaramente) una funzione di terapia e riabilitazione, nonché di promozione delle medicine olistiche (comico terapia, ecc).
Obiettivo e quello di realizzare uan capacità recettiva per ospitare, oltre i residenti, almeno fino a sei-sette persone in difficoltà psicofisica o disagio sociale.
La comunità del sorriso dovrà essere in grado di offrire loro cura e riabilitazione secondo le metodiche delle medicine cosiddette dolci, “medicine integrate” comico terapia utilizzando la vita sociale, animale, vegetale del luogo, come momento terapeutico.
Ospitalità turistico/ricreativa:
La Fattoria Sociale si caratterizzerà anche come struttura aperta all’ospitalità turistico/ricreativa. Con visite guidate ai borghi ed ai sapori della zona. Attraverso la riqualificazione anche su siti archeologici ed altro dal punto di vista paesaggistico. Saranno quindi in funzione un punto di ristorazione ed alcune camere per ricettività agrituristica, nonché di bungalows, roulottes e piazzole da campeggio. Sarà quindi possibile organizzarvi anche soggiorni in collaborazione con strutture pubbliche (ASL, Comuni, CRAL aziendali ecc…)
Centro nazionale di formazione:
Un’altra attività importante per la comunità sarà la possibilità di offrire formazione a gruppi di persone o gruppi professionali.
Oggetto della formazione: la gelotologia attraverso laboratori esperenziali di comicità e salute, lo studio delle medicine olistiche e dolci, la comunicazione non violenta, biodanza, ecc…
Centro di produzioni artistiche:
La “Comunità del Sorriso” status fattoria sociale dovrà caratterizzarsi come luogo di produzioni artistiche ed artigianali. Saranno riservati spazi per la produzione teatrale, pittorica, dell’arte ceramistica, musicale, video.
Parziale autosufficienza energetica:
Saranno messi in opera accorgimenti tecnici per il risparmio energetico e la produzione autonoma di energia: riscaldamento delle strutture, produzione di acqua calda e di energia elettrica (diversificazione delle fonti energetiche). Un fitodepurazione delle acque con la realizzazione di un laghetto artificiale di recupero delle acque reflue e piovane e tutto quanto utile e necessario a limitare l’impatto ambientale.
Scrivetemi e fatemi sapere che ne pensate.
Proposta a cura di Nanosecondo
Alias Enzo Maddaloni 3384122630
- – -
carissimo, tra gli elementi indicati per appartenere alla comunità di cui parli
c’è l’amicizia col silenzio. cosa difficile. molto più che fare a meno del condizionatore, molto più che sopportare le formiche, che anzi possono avere una loro rilevaza letteraria e poetica.
il silenzio dichiara una forma di morte. ma qui tutti vogliamo vivere apparendo. senza presenza e senza voce, ci sentiamo inesistenti, vuoti, vacui.
per quanto tempo si può fare uno “sciopero del silenzio”?
non più di un giorno. ed è tanto. poi sembra di impazzire di morte.
la comunità che tu sogni, mi pare d’averla vissuta. era il 1973, avevo 18 anni e me ne andai a vivere in una, allora così si chiamava, comune. per quanto fortemente motivata e niente affatto ideologizzata, anche quella esperienza per me, come per altri, finì.
la comunità del sorriso è sorridere quando ti incontri, nonostante i problemi di relazione.
non è chiudersi come un mollusco a chi si presume ci faccia un torto.
se non si riesce a relzionarsi in modo sano con le persone nessuna comunità è possibile,
che sia provvisoria o sorrida
alfonso
12 Settembre 2008 alle 8:44 am
Non propongo una comunità Hippy. Mi dispiace ma avevo inviato via email ad angelo un documeto allegato che specificava meglio (almeno ci spero) il progetto.
Infatti, non è un “buon ritiro”. Ci si potrà godere del silenzio ma sarà sempre pieno di gente e di cose da fare. Sè scrivento il post ho dato questa impressione che tu dici è sbaggliata.
Per questo pregherei angelo se può inserire come link nel post il documento allegato alla mia email cosi chi vorra approfondire il progetto lo potrà fare.
grazie in ogni caso per l’attenzione. nanos
Nanosecondo
12 Settembre 2008 alle 12:26 pm
Caro Enzo,
come sai io ho una grande simpatia per te e per il tuo lavoro di clown. Lavoro, sia chiaro, non scelta di vita, che, come sai, non può esistere (questo te lo dico per farti incazzare subito).
Solo che non riusciamo ad intenderci, anche sul sorriso, forse soprattutto sul sorriso.
Già tempo fà polemizzammo un po’ sulla questione dell’ottimismo e del suo linguaggio.
Io sostenevo che l’ottimismo è uno squisito linguaggio del potere. E’ il potere, cioè la manipolazione e oppressione dell’uomo, che deve infondere ottimismo. Perchè deve imbrogliare, deve “vendere” una merce avariata e non può permettersi il lusso di raccontare la verità, altrimenti chi comprerebbe quella merce?
Consiglio sempre vivamente di diffidare degli “ottimisti”. Almeno inconsapevolmente sono prigionieri del potere e dei suoi linguaggi biforcuti.
Invece io penso che è il “pessimismo” l’approccio vero alla realtà. Perchè la realtà, cioè la verità, è nascosta. Gli uomini, il potere, tendono a nasconderla per paura e per desiderio di oppressione. La verità, quiindi, va portata alla luce con una piccozza che deve scavare nelle incrostazioni e ipocrisie umane. Per questo la metodologia “pessimistica” è fondamentale.
Poi c’è un’altra cosa: io penso che si può ridere solo se si ha un approccio “tragico” all’esistenza. Soltanto chi sa che il dolore è “linea”, “regola” del mondo e la gioia invece è eccezione e conquista, può ridere davvero. Gli altri possono, volgarmente, soltanto aprire la bocca in un gesto falso, banale.
Poi penso ancora che la vita cammina “in coppia”, cioè con l’inevitabile contraddizione. Tradotto, vuol dire che la vita concepisce una cosa e il suo contrario come imprescindibile modo di essere.
Cerco di spiegarmi: un uomo è un non violento autentico soltanto se, al momento opportuno, sa anche uccidere. Se non sa uccidere non è un non violento autentico ma un falso. Un uomo ama veramente soltanto se sa esprimere anche odio. Se non sa esprimere odio non può amare. E così via. La contraddizione è la cifra dell’uomo.
Cosa c’entra tutto questo col tuo post sulla terra del sorriso? Ma c’entra, eccome se c’entra. La terra del sorriso mi angoscia perchè non esiste, è falsa.
E’ soltanto la “terra del dolore” che contiene anche il sorriso. Le due cose sono inseparabili. Senza il dolore e la sua “terra” non c’è sorriso e “terra” possibile.
Non va mai dimenticato, poi, che la parola comunità è molto pericolosa perchè espone già di per sé all’integralismo, alla chiusura. Noi qui la tolleriamo soltanto perchè, con la parola che ci aggiungiamo, “provvisoria”, di fatto la neghiamo e creiamo un gioco.
“Se non si riesce a relazionarsi in modo sano con le persone nessuna comunità è possibile” dice giustamente Alfonso nel commento.
Io aggiungo che la relazione sana col mondo presuppone la possibilità della gioia soltanto in coppia col dolore. L’uno è funzionale all’altra. Dividere le due cose è un gioco tragico che gli uomini hanno sempre fatto pagandone prezzi salatissimi, spesso di “non ritorno”.
A me piace, caro Enzo, una “comunità” di uomini saggi (e liberi, davvero) che sanno che la vita “è una croce da portare sulle spalle”, cioè la gioia è una cosa che si conquista soltanto attraversando il mondo, relazionandosi e scontrandosi con gli uomini e la loro parte peggiore. Che la gioia in definitiva (o il sorriso, come lo chiami tu) nasce dall’humus fangoso in cui siamo sommersi, e non c’è quindi “fuga” che tenga.
T’ho fatto incazzare abbastanza?
Con affetto
Michele Fumagallo
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michele fumagallo
12 Settembre 2008 alle 4:21 pm
Caro Enzo,
ho scritto il commento sopra, senza aver letto la tua risposta ad Alfonso, che per la verità non c’era.
Forse vale lo stesso. In ogni caso, vediamo.
Con affetto
Michele Fumagallo
michele fumagallo
12 Settembre 2008 alle 4:25 pm
A te ti Fuma sempre il gallo?
In verità non sei riuscito a farmi incazzare anche questa volta. Nella sostanza sai perchè io sono d’accordo con te, sai perchè ? L’ho detto già in altre occazione quando parla di TERRA O DI COMUNITà DEL SORRISO parlo di terra non dell’uomo. L’uomo è stato abituato a guardare la terra con il dolore del lavoro della vita e della morte. Se provi a cambiare la tua prospettiva e vedi guanto è bella l’alba di una mattina ti accorgi che anche nel dolore c’è bellezza e chi lo nega.
Il sorriso è l’altra faccia della tristezza o de dolore, come la notte ed il giorno. Tu mi parli di come abbiamo visto fino ad oggi la terra e noi, io ti sto parlando di come potrebbe essere se…ed in questo non c’è manipolazione c’è solo un tentativo altro di vedere le cose.
Tutto qui. Lo so è difficile ma perchè non provarci. E poi in questa comunità mi pongo anche un’atro problema che non è quello di curare le malattie ma le persone, sembra la stessa cosa ma credimi è completamente diverso.
Sinceramente poi devo dire che non intendo convicere nessuno delle mie tesi mi pongo solo come “testimone” …”esploratore”….per realizzare un possibile cambiamento, nelle cose che non ci piacciono.
Ecco credo che più che una comunità o una fattoria sociale (status giuridico) del progetto (che angelo non ha allegato a questo post) questa cosa che si chiama TERRA DEL SORRISO (o comunità) è un’esperimento di sopravvivenza….è un esempio, è un praticare l’UTOPIA che credo sia l’unico strumento per cambiare le cose che oggi non ci piacciano…….è mai come in questo momento stare con i piedi per terra.
ciao michè….salutam u gallo.
nanos
Nanosecondo
12 Settembre 2008 alle 8:20 pm
Questo è un giochino per provare ad “uscire fuori degli schemi mentali precostituiti”.
Con quattro linee rette bisogna unire i nove punti senza alzare la punta della penna dal foglio di carta…..provateci:
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Nanosecondo
12 Settembre 2008 alle 8:32 pm
Ciao a tutti voi che scrivete su questo blog, io leggo e seguo le vostre iniziative, sono strabiliata dalle infinitesime parole che riuscite a scrivere!!! Comunque rispondo al post di Enzo,ciao Enzo, illustrando il perchè della mia adesione alla sua proposta…
Tutto il senso potrebbe essere racchiuso in una fiaba, non so quanti di voi conoscano I VESTITI NUOVI DELL’IMPERATORE, perciò vi allego una sintesi, prima di leggerla vorrei rendervi partecipi delle mie riflessioni… DOBBIAMO DECIDERCI UNA VOLTA PER TUTTE A LIBERARCI DELLE NOSTRE SOVRASTRUTTURE MENTALI CHE NON CI FANNO VEDERE LA REALTà PER QUELLA CHE è!!! Bisogna ritornare a VEDERE con gli occhi di un bambino che ha il coraggio di dire quello che vede senza preoccuparsi dell’approvazione altrui , solo così riusciremo a guidare gli altri verso il cambiamento, è QUESTO BAMBINO che PUO’ distruggere tutto ciò che è inutile CON LA FORZA DI UNA RISATA! e poi non parlate solo di uomini liberi, ci sono anche le donne, e non per una questione di quote rosa, a cui io non credo ma per una questione di UMILTA’, LA VITA NON è UNA CROCE DA PORTARE SULLE SPALLE, MA UN FIORE DA PROTEGGERE CONTRO LE INTEMPERIE DEL TEMPO , FINO A QUANDO NON APPASSIRà … Chiudo con ” La cap’nun sadda fa male patì” traduzione personale ” troppi pensieri seri fanno male alla testa”
I vestiti nuovi dell’Imperatore
di Hans Christian Andersen
C’era una volta un imperatore che amava così tanto la moda da spendere tutto il suo denaro per vestirsi con eleganza, possedeva un vestito per ogni ora del giorno.
Nella grande città che era la capitale del suo regno, c’era sempre da divertirsi: ogni giorno arrivavano forestieri, e una volta vennero due truffatori: essi dicevano di essere due tessitori e di saper tessere la stoffa più incredibile mai vista. Non solo i disegni e i colori erano meravigliosi, ma gli abiti prodotti con quella stoffa avevano un curioso potere: essi diventavano invisibili agli occhi degli uomini che non erano all’altezza della loro carica, o che erano semplicemente molto stupidi.
“Quelli sì che sarebbero degli abiti meravigliosi!”, pensò l’imperatore: con quelli indosso, io potrei riconoscere gli incapaci che lavorano nel mio impero, e saprei distinguere gli stupidi dagli intelligenti! Devo avere subito quella stoffa!”.
E pagò i due truffatori, affinché essi si mettessero al lavoro.
Quei due montarono due telai, finsero di cominciare il loro lavoro, ma non avevano nessuna stoffa da tessere.
“Manderò dai tessitori il mio vecchio e fidato ministro”, decise l’imperatore, “nessuno meglio di lui potrà vedere che aspetto ha quella stoffa, perché è intelligente e nessuno più di lui è all’altezza del proprio compito”.
Così quel vecchio e fidato ministro si recò nella stanza dove i due tessitori stavano tessendo sui telai vuoti. “Santo cielo!”, pensò, spalancando gli occhi, “Non vedo assolutamente niente!”
I due tessitori gli chiesero di avvicinarsi, e gli domandarono se il disegno e i colori erano di suo gradimento,indicando il telaio vuoto: il povero ministro continuava a fare tanto d’occhi, ma senza riuscire a vedere niente, anche perché non c’era proprio niente.
“Povero me”, pensava intanto, “ma allora sono uno stupido? Non l’avrei mai detto! Ma è meglio che nessun altro lo sappia! O magari non sono degno della mia carica di ministro? No, in tutti casi non posso far sapere che non riesco a vedere la stoffa!”
“E allora, cosa ne dice”, chiese uno dei tessitori.
“Belli, bellissimi!”, disse il vecchio ministro, guardando da dietro gli occhiali. “Che disegni! Che colori! Mi piacciono moltissimo, e lo dirò all’imperatore.”
I due truffatori chiesero ancora soldi, e seta, e oro, che gli sarebbe servito per la tessitura. Ma poi infilarono tutto nella loro borsa, e nel telaio non ci misero neanche un filo. Eppure continuavano a tessere sul telaio vuoto.
Tutti i sudditi non facevano che discutere di quel magnifico tessuto. Infine anche l’imperatore volle andare a vederlo, mentre esso era ancora sul telaio. Si fece accompagnare dalla sua scorta d’onore e si recò dai due astuti imbroglioni, che continuavano a tessere e a tessere… un filo che non c’era.
“Non è forse ‘magnifique’?”, diceva il funzionario “Che disegni, Sua Maestà! Che colori!”, e intanto indicava il telaio vuoto, perché era sicuro che gli altri ci vedessero sopra la stoffa.
“Ma cosa sta succedendo?”, pensò l’imperatore, “non vedo proprio nulla! Terribile! Che io sia stupido? O magari non sono degno di fare l’imperatore? Questo è il peggio che mi potesse capitare!”
“Ma è bellissimo”, intanto diceva. “Avete tutta la mia ammirazione!”, e annuiva soddisfatto, mentre fissava il telaio vuoto: mica poteva dire che non vedeva niente! Tutti quelli che lo accompagnavano guardavano, guardavano, ma per quanto potessero guardare, la sostanza non cambiava: eppure anch’essi ripeterono le parole dell’imperatore: “Bellissimo!”, e gli suggerirono di farsi fare un abito nuovo con quella stoffa, per l’imminente parata di corte.
“‘Magnifique’!, ‘Excellent’!”, non facevano che ripetere, ed erano tutti molto felici di dire cose del genere.
Per tutta la notte prima della parata di corte, quei due rimasero alzati con più di sedici candele accese, di modo che tutti potessero vedere quanto era difficile confezionare i nuovi abiti dell’imperatore. Quindi fecero finta di staccare la stoffa dal telaio, e poi con due forbicioni tagliarono l’aria, cucirono con un ago senza filo, e dissero, finalmente: “Ecco i vestiti, sono pronti!”
Venne allora l’imperatore in persona, coi suoi più illustri cavalieri, e i due truffatori, tenendo il braccio alzato come per reggere qualcosa, gli dissero: “Ecco qui i pantaloni, ecco la giacchetta, ecco la mantellina…” eccetera. “Che stoffa! È leggera come una tela di ragno! Sembra quasi di non avere indosso nulla, ma è questo appunto il suo pregio!”
“Già”, dissero tutti i cavalieri, anche se non vedevano niente, perché non c’era niente da vedere.
“E ora”, dissero i due imbroglioni, se Sua Maestà Imperiale vorrà degnarsi di spogliarsi, noi lo aiuteremo a indossare questi abiti nuovi proprio qui di fronte allo specchio!”
L’imperatore si spogliò, e i due truffatori fingevano di porgergli, uno per uno, tutti i vestiti che, a detta loro, dovevano essere completati: quindi lo presero per la vita e fecero finta di legargli qualcosa dietro: era lo strascico. Ora l’imperatore si girava e rigirava allo specchio.
“Come sta bene! Questi vestiti lo fanno sembrare più bello!”, tutti dicevano. “Che disegno! Che colori! Che vestito incredibile!”
“Sono pronto”, disse l’imperatore. “Sto proprio bene, non è vero?” E ancora una volta si rigirò davanti allo specchio, facendo finta di osservare il suo vestito.
I ciambellani che erano incaricati di reggergli lo strascico finsero di raccoglierlo per terra, e poi si mossero tastando l’aria: mica potevano far capire che non vedevano niente.
Così l’imperatore marciò alla testa del corteo, sotto il grande baldacchino, e la gente per la strada e alle finestre non faceva che dire: “Dio mio, quanto sono belli gli abiti nuovi dell’imperatore! Gli stanno proprio bene!” Nessuno voleva confessare di non vedere niente, per paura di passare per uno stupido, o un incompetente. Tra i tanti abiti dell’imperatore, nessuno aveva riscosso tanto successo.
“Ma l’imperatore non ha nulla addosso!”, disse a un certo punto un bambino. “Santo cielo”, disse il padre, “Questa è la voce dell’innocenza!”. Così tutti si misero a sussurrare quello che aveva detto il bambino.
“Non ha nulla indosso! C’è un bambino che dice che non ha nulla indosso!”
“Non ha proprio nulla indosso!”, si misero tutti a urlare e ridere. E l’imperatore rabbrividì, perché sapeva che avevano ragione, ma continuo la sua parata sconfitto da un bambino e dalle risa del suo popolo.
stella simoniello
12 Settembre 2008 alle 8:38 pm
Cara Stella,
uomini era inteso nell’accezione comune di genere umano. D’accordo, comunque, bisogna cambiare linguaggio e renderlo meno sessista. Quindi donne e uomini liberi.
Sulla “vita come croce da portare sulle spalle” non posso essere d’accordo con te.
E’ una metafora cristiana, ma non fare confusione con l’ideologia reazionaria del cristianesimo storico, che va in tutt’altra direzione, cioè nella direzione della vita come “sacrificio” e “valle di lacrime”. Praticamente l’opposto del messaggio del nazareno.
La “vita come croce da portare sulle spalle” è invece, nella sua accezione originaria, il massimo della maturità, il massimo del “dominio” sulle avversità della vita, il massimo di libertà e anche il massimo di felicità.
Troppo lungo per parlarne adesso, non mancherà il tempo per discuterne di nuovo.
Mentre la “vita come un fiore da proteggere dalle intemperie” non mi convince. Lo considero un concetto pericoloso perchè immagina che la vita sia un fiore. Ma non è affatto così. La vita è “contraddittoria”, cioè fatta di opposti. Per stare alla tua metafora, la “vita è un fiore e una merda insieme, intrecciati e legati”. Questo è il gioco dell’esistenza.
Mi chiedo sempre, cara Stella, perchè le donne e gli uomini hanno tanta paura della loro animalità (umanità).
Grazie della favola di Andersen, sempre salutare.
Con affetto
Michele Fumagallo
michele fumagallo
13 Settembre 2008 alle 4:31 pm
Carissima Stella,
grazie ci sentiamo per telefono e garzie per le tue aderenze.
Carissimo Miche,
approposito di valle di lacrime e della “vita come croce da portare sulle spalle”.
Nel condividere quanto qui tu dici, in un’altro post ho commentato alcune immagini (molto desolanti e credo anche un pò fondamentaliste) che girano sul blog. Tra “sacrifici umani” (attraverso impiccagione o fustigazioni …di massa) rischi di “emulazioni”, “vuoti” esistenziali vari….. preferisco “sforzarmi” di sorridire alla vita, proprio per evitare di avere quella visione della vita che dicevi tu prima.
In proposito ti consiglio di leggerti “Il Tredicesimo Apostolo” di Michel Benoit. Michel Benoit è stato monaco benedettino per vent’anni di cui cinque trascorsi in vaticano. E’ specialista di origine del cristianesimo. Attraverso lo studio di testi sacri (i rotoli del mar morto, vangeli, ecc) ha scritto questo libro (che potrà sembrare un “romanzo triller” ma in effetti non lo è….nasconde una “pericolosa” verità. In proposito ieri mi ha inviato un sms Michele avvertendomi che rischio forse il rogo degli eretici.
In verità a differenza di lui che è medico eretico (per fortuna) e rischia più di me. In religione non mi sneto sento affatto un eretico semmai un pò agnostico: “Il massimo di libertà e anche il massimo di felicità” (? mah!).
A, questo punto potremmo riconvenire “exatologicamente parlando” in questo nostro viaggio di glulliver …tanto per stare nell’invito delle fiabe e delle favole che ci ha fatto Stellina….che la terra del sorriso non nient’altro che il tentativo di realizzare una comunità che legga la vita da un punto di vista diversa. Di merda (dolore, sacrificio e sofferenza) ? (mi dirai tu) Io dico attraverso la gioia di vivere ed il sorriso come ci ha insegnato Gesù e dopo di lui San Francesco e tanti altri!
Mi fà paicere citarti (a te ateo di ferro) un passo dal Vangelo secondo Giovanni 15,9-11.
Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Nella sostanza la preghiera non è se non la pratichi. Puoi scrivere anche fiumi di belle parole ma se queste parole non le riempi di gioia sono vuote. Come vedi ognuno di noi (anche tu) prega. Anche tu fai ed è come fai (non il fare) che ti fà stare nella gioia.
Uacc Uaa
Naons
Nanosecondo
14 Settembre 2008 alle 4:14 pm
Ops…..Michè dimenticavo…..,
Nella sostanza sto proponendo di fare una “rivoluzione” vera non quelle finte che sono servite solo a fare morti feriti del passato….e sai perchè? Quella organica è già in atto e ci sta pensando la terra e le nostre paure e tristezze collettive accrescono sempre più il suo potenziale.
Per fortuna però che molti hanno capito che i “potenti” sono sempre più impotenti a cambiare il mondo, nel mentre ognuno può partecipare qui adesso …basta volerlo e la realtà cambia. Certo bisogna ricominciare da “cinque” non da “tre”.
“Cinque” sono i sensi finora attivati e, per la nuova era, abbiamo bisogno del sesto, coscienza/consapevolezza di noi stessi ed azioni coerenti per soddisfare i nostri bisogni senza più sperare nell’opera pia di chi non può e non vuole e non può dare perchè nemmeno riesce ad immaginare cosa serve …
carissimo Michè la “rivoluzione” che ti propongo è pacifica e pratica, basata su un’informazione sana e trasparente e non più una che agita il panico, muove a pietà, si commuove per un attimo e poi torna a fare il servo del sistema…è una rivoluzione che ci può liberare.
Nella sostanza tutto ciò che la mente umane pensa che esiste diventa realtà. La stessa scienza.
Figurati che in questi giorni stanno facendo l’esperimento del CERN che è circondato da grande interesse, i ricercatori sono divisi tra due partiti quasi pari, c’è chi vuole trovare i bosoni di Higgs e chi spera, invece, di non trovarli. Puoi stare tranquillo … che il buco nero che dovrebbe distruggere la terra non si creerà ed alla fine l’esperimento riuscirà sia nel primo che nel secondo caso.
Nella sostanza gli scienziati hanno perso il senno. Perchè si sono dimenticati che il cervello umano prima della logica ragiona con le emozioni.
La piccola rivoluzione pacifica che sto facendo è questa incominciare a gioire delle mie infinite possibilità perchè il cambiamento del XXi secolo o partirà da “me” , da ogni individuo, che resta unico e nello stesso tempo universale (divino) e quindi attraverso la gioia piena (non la tristezza ed il dolore) potrà utilizzare la sua tecnologia interiore ed auto-curarsi.
La terra ci sta dando molti segnali. I cambiamenti sono evidenti a partire da quelli climatici, e gli stessi scienziati sono allarmati. Per paura di ciò per l’uomo è più facile ricostruire o rafforzare vecchi idoli. Qui il rischio dei “fondamentalismi” sono evidenti e non sono estranei neppure nel nostro blog.
Tristezza e sacrificio umani sono gli idoli della paura e del potere. Il sorriso e la gioia piena è amore e libertà.
In questo ha ragione Stella “la vita va difesa come un fiore dall’intemperie.
Uacc Uaa
Nanos
Nanosecondo al secolo Enzo Maddaloni
14 Settembre 2008 alle 10:17 pm
Caro michele, grazie per aver apprezzato la mia fiaba, e accetto anche i tuoi chiarimenti, forse tu non conosci la mia esperienza di vita, stai parlando con un ESSERE UMANO donna, che sa bene cosa sia la vita nella sua accezione di “CROCE” ma saperlo non vuol dire non apprezzare cosa sia la vita, le sofferenze di ogni essere umano hanno il senso di farti apprezzare le piccole cose di cui gioire. Per esempio : io assoporo con gioia il fatto di poter camminare, quando dico camminare parlo proprio del fatto di potere stare in posizione eretta con i piedi che si spostano , prima uno, poi l’altro e fanno si che tu possa spostarti nello spazio, forse ripercorrendo la stessa gioia di conquista dei nostri avi ,lo sai che ci sono milioni di esseri umani che non possono provare la stessa gioia? Questa gioia forse deriva dal fatto che avrei potuto perdere questa mia prerogativa che per molti è banalmente scontata… Io sono cresciuta( si fa per dire Uac , Uac) e ho vissuto in situazioni border-line, che amo chiamare il mio “Bronx”, sono sopravvissuta credendo ancora alle fiabe (in senso metaforico)… Perchè crogiolarsi negli incubi apocalittici, quando una fiaba può lenire i dolori della tua anima, e aiutarti ad affrontare la vita con uno STILE ORIGINALE?
stella simoniello
15 Settembre 2008 alle 5:44 pm
Cara Stella,
no, non ti conosco. E questo è ovviamente un limite nelle discussioni soprattutto per chi crede nel rapporto e nel linguaggio “di pelle”, l’unico linguaggio davvero umano.
Grazie per quello che scrivi anche quando non lo condivido.
E spero, ovviamente, di conoscerti.
Con affetto
Michele Fumagallo
michele fumagallo
16 Settembre 2008 alle 12:47 am
Michè…non disperarti …c’è sempre tempo per essere felici della propria infanzia.
Nanosecondo
16 Settembre 2008 alle 1:55 pm
ops…… dimenticavo…Michè… prova a scriverci anche tu una Fiaba (non una favola con le morali) ma, una fiaba con lieto fine, fatti insegnare da Stella è esperta di fiabe (lei). Ti insegna le funzioni delle Carte di Propp …con lei ed altri amici stiamo cercando di portare avanti un progetto sull’argomento nella scuola di Fluemeri. Lo sai che la regione campania ha finanziato un proggetto per ricercare sui “suicidi in Irpinia” (la più alta quota in Italia) ?
Nel frattempo , considerato che non perdo la mia speranza, ho commentato e lo faccio anche qui, con questa riflessione il post sulla scuola “nuova” che immaginiamo…. proponendo oltre ad introdurre alcune materia come ad es. la giocheleria (leggi commento nel post scuola) di insegnare a sorridere.
Adesso Ti spiego perchè:
Vi do alcuni elementi di riflessione della differenza tra sorridere (sorriso) e ridere (riso)?
Se consultiamo i vocabolari ci diranno che sorridere è un’espressione che caratterizza il genere umano, anche se poi ci sono anche animali che ridono.
Ultimamente alcuni scienziati sono riusciti a far parlare una piccola balena oltre al fatto che già da molto tempo si è visto che le scimmie ridono (in questo caso dei guai degli altri…che saremmo noi).
In verità, nel caso degli animali in generale, non si è capito bene ancora di chi ridono: se di se o degli altri animali o dell’uomo che non impara mai.
Sappiamo che il riso può avere diversi significati: più o meno sincero e spontaneo.
Non sempre sottintende un atteggiamento di apertura verso l’altro, quanto piuttosto l’espressione di un personale stato d’animo.
Per questo un po’ ha ragione Michè, un mio amico provvisorio che non riesce ancora ridere di se, quando dice di essere un pò scettico sulla finalità della Terra del Sorriso (vedi post) dove si possono nascondere forme manipolatorie. E, così mi fa l’esempio del leone che ride prima di agguantare una preda.
Lo tranquillizzo ed anche se questo è vero che può capitare tra gli uomini con risultati simili a quelli di prima, nel caso del Clown sorride per far ridere perché il Clown non uccide l’altro, ma se stesso perchè cosi lui rinasce ed è qui che avvengono le piccole magie gentili.
Il Clown quindi sorride “sopra”: sor-ride (ridere-sopra, se stessi).
Ma che succede quando noi ridiamo?
Nel ridere attiviamo una nostra risposta emotiva ad esempio proprio nel caso che ci troviamo di fronte all’esperienza di un Clown, o a sensazioni intense di allegria, piacere, benessere, ottimismo.
La risata ha un ruolo di “sfogo di emozioni” di segno opposto alla tristezza, il caso drammatico dell’epidemia del VirusArminicusTristis V.A.T. in inglese, che rischia ogni tanto di scopppiare nella comunità provvisoria è evidente, con tutti i tentatvi di sacrifici umani, ed in questi casi cosi drammatici si può ridere anche di rabbia.
In tal caso, nel linguaggio comune, si parla di risata nervosa o isterica, ed è proprio questa “risata nervosa” che scatena una serie di meccanismi bio-chimici che però possono modificare la chimica del nostro corpo ed aiutarci a guarire da tutte le nostre tristezze. Questo è uno dei motivi che non mi preoccupa tanto dal punto di vista medico scientifico la stituazione evidenziata a parte il rischio di emulazioni. Nella sostanza spero sempre che prima o poi si possa “sorride” comprendendo che ciò fà bene alla propria salute.
A sostegno di questa tesi potrei riporatre qui pagine e pagine di ricerca scientifica, ma mi limito a citarvene solo alcune a mia opinione più importanti affinchè ognuno di voi possa “studiare” e “consapevolizzare” per diventare più “stupito” e quindi “stupito”.
Biochimica delle Emozioni di Candace Pert; Il Cervello di Joe Dispensa; La Biologia delle Credenze di Bruce Lipton; PiscoNeuroEndocrino Immunologia di Francesco Bottaccioli; Un Modo D’Essere di Rogers, Ritorno alla Creazione di Manitonquant, ecc (solo per citarne alcuni).
Se consultiamo alcuni libri scientifici si capisce anche come cause fisiche possono stimolare la risata a prescindere da qualunque contesto emotivo (il clown dottore in questo caso): per esempio il solletico o l’inalazione di ossido di azoto (immaginate però cosa succederebbe se somministrassimo questo gas esilarante al posto dell’ossigeno negli ospedali….).
Si incomincia a delineare un po’ qual’è la differenza tra ridere e sorridere. Sorridere è come ho già detto ridere sopra: riidere sopra se stessi.
Certo tutte e due hanno a che fare con emozioni, ma per certi versi opposti ed in questo ha (solo un pò di ragione Michèlino).
Questa differenza può sembrare sottile ma è la “chiave” del Clown Dottore.
In questo contesto “poetico” il sorriso del Clown è un sor-riso “sorridere sopra” i propri difetti, per far ridere l’altro.
“Essere scemo” (per sintesi), diventa causa del fenomeno della risata che si manifesta nella persona a cui il Clown dona i suoi sorrisi: le sue poesie interiori.
Tornando un attimo alla piscobiologia e chimica dle nostro corpo: in questa azione si registra una modificazione del ritmo respiratorio, sospensione dell’aspirazione, scosse che si ripercuotono nella gola, contrazioni concatenata di molti muscoli (in particolare facciali e addominali), scopertura dei denti, e talvolta lacrimazione, ma forse la cosa più importante è che si mette in moto quella chimica interiore che produce una sostanza.
Le beta-endorfina (oppioide endogeno….figurat…che sballo) che però non fa male come le pere…..o altra sostanza stupefacente non endogena.
Anzi le endorfine o beta endorfine è provato ormai che fanno aumentare le capacità del nostro sistema immunitario anche se il nostro destino non nelle mani dei nostri geni ma delle proteine che come le parole possono riscrivere le nostre false credenze.
Le beta endorfina rafforzando addirittura i “natural killer”, l’armamentario endogeno , la nostra tecnologia interiore (o farmacia aperta 24su24) e ha effetto anche antidolorifico.
Questa cosa la potete provare anche voi, superando la soglia delle vostre certezze, quando avete un mal di testa o altro dolore qualsisasi, al posto di prendervi una pillola (l’aspirina ormai si sa che fà più male che bene) “sparatevi” (letteralmente parlando) un film comico di quelli potenti.
In proposito se andate sul sito della nostra associazione http://www.compagniasorrisocampania.it potete scaricarvi un libro bellissimo che non stampano più “La Voglia di Guarire” di Norman Cousins. E’ terapeutico!
Ora per tranquillizzare Michè…il Clown Dottore non ride mai degli altri, ma di sé e per questo sorride. Per questo il Clown è poesia fatta persona.
Ecco, perchè bisognerebbe insegnare, in questa scuola che immaggino, a sorridere di più di se.
Questa, è anche un’azione di buona salute.
Uacc Uaa
Clown Dottore
Nanosecondo
Nanosecondo
17 Settembre 2008 alle 9:37 am
L’altro giorno mi ha scritto nu mierec chiedendomi se la comico terapia può aiutare e se può essere utilizzata per prendersi cura di sofferenti psichici questo è il frutto della nostra ricerca.
Lo sò rischio grosso adesso. Mi prenderò una cazziata dai redattori del blog per aver inserito un commento qui di 18 pagine. Ma è un contributo alla causa. Un contributo alla comprensione per realizzare la nostra COMUNITA’ PROVVISORIA del SORRISO che si potrà “prendere cura”:
CLOWN TERAPIA: LA CREAZIONE DI UN CLOWN COME INTERVENTO DI TRATTAMENTO
Di Cheryl E. Carp, medico esperto in salute mentale
Introduzione
Ho iniziato a fare la clown all’età di quindici anni grazie ad un programma del ministero presentato al mio oratorio. Vi ho aderito subito, quasi naturalmente, e sono stata colpita sin dall’inizio dalla libertà che mi offriva il mio personaggio di clown e dalle risposte emotive che ottenevo dal mio pubblico. Negli anni seguenti, quando divenni una giovane adulta, mi fu chiesto di insegnare le tecniche della clown terapia ai reclusi di un carcere maschile di massima sicurezza. Ancora una volta fui testimone del potere di queste tecniche. Gli uomini iniziarono a fare i conti con forti emozioni che avevano sotterrato dentro se stessi tanto tempo prima e presero a sperimentare giochi quasi infantili e a trovare nuove vie di fuga mentali derivanti dal sollievo che scaturiva dal loro “essere clown”. L’idea che i clown possano fornire un beneficio terapeutico ha iniziato a prendere forma nella mia mente attraverso questa esperienza.
I miei pensieri, le mie sensazioni e i miei obiettivi continuarono a ruotare attorno a questo ambito e scegli di lavorare nell’assistenza sociale partecipando a più workshop possibili. Alla fine ho fatto il passo decisivo e ho iniziato a studiare la connessione fra il clown e la psicologia alla Antioch University di Seattle. Questo è il risultato di quello studio.
Le figure dell’imbroglione, dello stupido e del clown sono oggetto di studi psicologici, di analisi di tipo fisico, occulto, teatrale, mitologico e l’antropologico. La loro importanza sociologica viene spesso dibattuta ma il loro ruolo nella storia è ben definito, così come è chiara la loro relazione con gli dei.
L’imbroglione, lo stupido e il clown occupano anche un certo ruolo nella psicologia in generale e nella psicoterapia in particolare. Lo scopo di questa relazione è quello di rendere più familiare per il lettore la clown terapia, la creazione di un personaggio clown come intervento terapeutico. Questa introduzione è seguita da una breve recensione sulla letteratura esistente relativa a questo argomento. La sessione successiva individua i principi della clown terapia, seguiti degli scopi del processo psicoterapeutico. L’ultima parte, infine, descrive una seduta di terapia di gruppo nella quale si utilizzano le tecniche e gli esercizi specifici dei clown.
Le figure dell’imbroglione, dello stupido e del clown sono archetipi. Quest’ultimi, definiti in parole semplici, sono schemi generali e universali di potenziali comportamenti (Jacobi, 1959; Jung, 1960, 1961, 1964). Questi schemi sono strutture ereditate della psiche umana. L’esperienza individuale costituisce il contenuto dello schema e diventa l’archetipo. A livello di archetipo, l’imbroglione, lo stupido e il clown sono interscambiabili e si possono definire come tre facce dello stesso archetipo. Gli archetipi o le loro rappresentazioni in mitologia, teatro, psicologia, culture e in comunità varie si differenziano comunque in maniera considerevole. La distinzione fra le figure dell’imbroglione, dello stupido e del clown è importante e dunque ognuno di questi personaggi richiede una piccola introduzione e qualche chiarimento.
L’imbroglione
L’imbroglione ha sempre occupato un ruolo importante nella mitologia fin dalla nascita della tradizione dei cantastorie. In molte tradizioni mitologiche, sia che si tratti di una figura maschile che di una femminile, risulta essere sia creatore che distruttore (Campbell, 1959; Jung, 1956; Radin, 1956). L’imbroglione agisce d’impulso ed è sottomesso a qualsiasi tipo di passione. In quella degli indiani americani e in altre tradizioni, viene spesso identificato con animali particolari, fra cui il corvo, il coyote e la lepre. Queste figure animali sono rappresentazioni simboliche o archetipi culturalmente definiti. L’imbroglione non ha una forma fissa o definita. E’ divino/a, una figura mitologica che affonda le proprie radici negli archetipi e occupa una posto unico nella psiche individuale.
Lo stupido
Lo stupido si aggirava nel mondo sin degli albori dell’umanità (Townsen, 1976; Willeford, 1969). Lo stupido vive ai margini della società, libero dalle norme e dalle consuetudini sociali. Lo stupido è il/la “matto/a”, solitamente a causa di circostanze al di fuori del suo controllo ( Highwater, 1984; Towsen 1976). Uno stupido potrebbe essere anche descritto come uno persona che decide di fare sciocchezze solo per il gusto di essere stupido o sciocco, indipendente da quanto saggia possa essere la stupidità. Lo stupido come burlone di corte intratteneva i reali. Questo personaggio sopravvive ancora oggi in tutti coloro che permettono a se stessi di vivere la libertà e l’imprevedibilità della stupidità.
Clown
La figura del clown nasce dalle ceneri del burlone di corte ( Towsen, 1976). Il clown viene messo in relazione con il divertimento, il clown da circo o l’artista d strada. Il clown ha comunque molto a che fare con lo stupido, anche se a lui manca la comprensione e il rispetto delle norme sociali e del comune decoro. Lo stupido non è consapevole della società, mentre il clown è incapace di comprendere il mondo in generale e quindi opera sulla base di idee tutte particolari.
La psicoterapia individuale o di gruppo può offrire la possibilità di sperimentare tecniche che mettano in relazione questi tre archetipi. La clown terapia include l’uso dell’improvvisazione, del movimento, delle tecniche di recitazione e di quelle propriamente utilizzate dai clown allo scopo di facilitare l’emergere di un’unica parte della psiche che potrebbe essere chiamata l’imbroglione, lo stupido o il clown che c’è in ognuno di noi. L’idea di base è che l’integrazione di questo personaggio nella propria coscienza e nella vita quotidiana abbia effetti psicoterapeutici, porti dunque ad un cambiamento ed abbia un certo valore per l’individuo. L’uso del clown nella psicoterapia di gruppo o individuale è importante per la relazione che esiste fra questi archetipi e il Sé.
Il Sé è, in questo caso, un termine forgiato da Jung che si riferisce alla forza unificatrice dell’individuo (Jacobi, 1959; Jung, 1961). Il Sé è la totalità (conscio e inconscio) e anche il centro di direzione della stessa totalità, simile a quella che potremmo chiamare anima. Gli archetipi dell’imbroglione, dello stupido e del clown sono funzionali agli obiettivi del Sé. In altre parole, la realizzazione di questi aspetti della nostra personalità ci avvicina alla comprensione e alla maturazione della nostra vera natura come individui.
L’imbroglione, lo stupido e il clown, in quanto emissari del Sé, aiutano a creare la relazione fra gli aspetti consci e inconsci della personalità. Entrando direttamente in contatto con l’inconscio, sfidano l’identificazione con l’ego che è il centro della consapevolezza e attivano ciò che deve essere assolutamente centrale, il Sé.
Letteratura
In questa breve analisi della letteratura del settore desidero analizzare le figure dell’imbroglione, dello stupido e del clown in relazione alla società, alla psiche individuale e all’ambito spirituale. Radin (1956) e Highware (1984) si concentrano sul ruolo dell’imbroglione e del clown come elementi dell’esperienza culturale e spirituale degli indiani americani. Il saggio di Jung On the Psicology of the Trickster Figure (1956) getta le basi per lo studio di Willeford (1969) riguardante lo stupido e la società e per il saggio di Hinton (1981) sullo stupido e la psiche. Di notevole importanza sono anche gli studi di Ulanov sull’archetipo del clown e l’analisi generale di Combs e Holland (1996) sulla relazione fra l’imbroglione, gli eventi sincronici e l’individuo.
Il libro di Paul Radin, The Trickster (1956), è un insieme di episodi tratti dal Winnebago Trickster Cycle. Radin li pone nel contesto della cultura Winnebago e li relaziona ad altri opere riguardanti la figura dell’imbroglione di altri gruppi di indiani americani attraverso la sua introduzione e il suo commento. Egli crede, infatti, che l’imbroglione sia una delle figure mitologiche più arcaiche e primitive nella loro cultura. L’imbroglione ha un ruolo sacro nella spiritualità e nei rituali della comunità, così come nell’anima dell’individuo. Secondo Radin è un essere interamente incosciente, guidato solo dall’impulso. Non conoscendo né il bene né il male, l’imbroglione è spesso inconsapevolmente responsabile per entrambi.
Queste storie hanno migliorato la mia comprensione dell’aspetto paradossale dell’imbroglione. L’imbroglione di questi miti è assassino, rapitore e ladro. Questo personaggio crea il mondo, dona la vita e la salva. Per l’imbroglione queste qualità non sono incongruenti. Vengono accettate come parte della sua natura ambigua e paradossale.
Anche i gruppi di indiani del Sud ovest tengono in grande considerazione la figura dell’imbroglione. Quest’ultimo, uomo o donna che sia, è rappresentato/a nella Pueblo culture dai Kachinas, conosciuti anche come clown sacri o facce divertenti. Jamake Highwater, nel suo libro, Ritual of the Wind (1984), scrive che il clown sacro è un “contrario cosmico”, l’apoteosi del paradosso. Egli/ella possiede grande potere e tiene in bilico divino e profano. Gli atteggiamenti irrazionali irriverenti e bizzarri del clown durante le cerimonie provano la sua conoscenza e connessione con le divinità.
Durante la Cerimonia dei Poteri della Pioggia del villaggio di San Juan nel New Mexico, i clown sono solo esseri in grado di tradurre i messaggi degli dei per le persone. I clown hanno anche la libertà di prendere in giro le divinità e ridere di loro, arrivando addirittura a mettere in ridicolo la loro posizione di potere e rimandandoli a casa. Il clown ha la funzione di portare le divinità a livello umano; il loro ruolo è quello di irriverenti ambasciatori che collegano il mondo temporale con quello spirituale.
Il libro di Highwater descrive il ruolo del clown ai margini della società. La Clown terapia fornisce l’opportunità di vedere se stessi e gli altri da questa angolazione. L’abilità del clown di spingere il divertimento sino a posizioni di potere è anche uno strumento utile per la psicoterapia. La spensieratezza del clown serve ad annullare la differenza di potere fra il cliente e il terapista migliorando la relazione di empatia.
Nel suo saggio, On the Psicology of the Trickster Figure (1956), Jung afferma che l’imbroglione è una struttura psichica che retrodata la coscienza umana. Egli mette in relazione l’imbroglione con l’ombra individuale. L’ombra, una parte accessibile dell’inconscio personale, contiene aspetti sconosciuti e non sviluppati della psiche. L’imbroglione porta i contenuti incompatibili con il punto di vista cosciente individuale dall’ombra alla consapevolezza. Questi contenuti vengono messi in evidenza da scherzi giocati alla mente cosciente, da proiezioni sugli altri, da lapsus e da altre piccole manie.
In quanto figura con significato sia individuale che universale, l’imbroglione fornisce accesso all’inconscio personale e collettivo. L’inconscio collettivo contiene l’intera storia dell’umanità sotto forma di archetipi. Secondo Jung (1960,1961), l’individuazione, obiettivo del trattamento psicoterapeutico e in fine della vita, si raggiunge attraverso l’integrazione cosciente di queste componenti all’interno della psiche. Una consapevolezza dell’archetipo dell’imbroglione nell’ombra individuale è un passo avanti in questo senso.
La clown terapia è un mezzo che conferisce accesso diretto all’energia dell’imbroglione e dunque all’inconscio personale e collettivo. Questo saggio è stato per me il primo strumento utile per conoscere le idee di Jung riguardanti la figura dell’imbroglione come archetipo. I suoi concetti sono la base delle mie idee riguardanti il potere guaritore proprio di questo archetipo.
Il libro di Willeford, The Fool and His Scepter (1969) offre una panoramica complessa e generale della popolarità duratura e del significato psicologico della figura dello stupido, del burlone e del clown. Willeford discute il ruolo dell’attore stupido, del clown e dello stupido naturale in relazione al pubblico e alla società in generale. Egli esamina la nostra relazione conscia e inconscia con lo stupido ritenendolo uno dei fattori più importanti della natura umana e del mondo.
Per Willeford lo stupido è un personaggio misteriosamente ambiguo che fa abbastanza parte del mondo da avere una certa empatia con esso e che ne resta comunque abbastanza separato da poterne ridere. La sua posizione è al limite fra il bene e il male, l’ordine e il caos, la realtà e l’illusione, l’esistenza e il nulla.
Il lavoro di Willeford viene spesso citato nelle discussioni letterarie sulla natura psicologica dello stupido. Le sue idee sono centrali per lo sviluppo di una base concettuale per la clown terapia. Il suo libro, anche se è difficile da leggere a causa di una certa complessità, è fondamentale se si vuole comprendere pienamente il valore psicoterapeutico del personaggio del clown.
L’articolo di Hilton, Fool, Foolishness and Feeling Foolish, riprende dal punto in cui si era fermato Willeford. Hinton analizza la figura dello stupido considerandolo un aspetto insito in ognuno di noi. Egli afferma la necessità di giocare con la nostra natura stupida e di renderla parte della coscienza per trarre da essa beneficio. Perché un individuo sperimenti i poteri di trasformazione dello stupido che c’è in ognuno di noi è necessario che questo aspetto venga riconosciuto e reso cosciente. Questo riconoscimento cosciente conduce ad una identificazione con lo stupido che è liberatoria dal punto di vista psicologico. Hinton scrive che quando un archetipo della stupidità si attiva attraverso l’identificazione cosciente, le tecniche teatrali, l’umorismo e la stupidità, l’ego eccessivamente sviluppato viene fortemente ridimensionato aprendosi così a nuove prospettive e diventando permeabile e creativo. Queste qualità facilitano l’accesso al Sé.
Questo articolo sostiene un principio centrale della clown terapia: attraverso l’identificazione con il clown che c’è in ognuno di noi o con la nostra parte più stupida possono avvenire dei cambiamenti. Gli esercizi fisici e mentali che costituiscono l’aspetto sperimentale della clown terapia promuovono un senso di stupidità e spensieratezza. Il risultato è una relazione con i poteri guaritori dello stupido.
Buona parte del libro di Ulanov (1987) supera le dimensioni di questa analisi. Una parte significativa del lavoro è, comunque, dedicata alla relazione fra l’archetipo del clown e il Sé. Gli autori scrivono che le qualità dello stupido o del clown sono realmente espressioni del vero Sé che vive dentro noi, libero dall’ego stesso o dalle sue maschere.
Il clown è una relazione fra conscio e inconscio, conosciuto e sconosciuto che vive dentro di noi. Ulanov discute la necessità di una identificazione conscia con il clown per liberare l’archetipo da una identificazione dannosa e inconscia con l’ego. C’è un pericolo insito nella identificazione non cosciente con il clown: un individuo potrebbe utilizzare il ruolo del clown come difesa contro sensazioni e realtà. Citiamo alcuni esempi: le persone che reagiscono a situazioni spiacevoli con un umorismo frivolo o con battute, coloro che distolgono l’attenzione da situazioni emotive difficili attraverso espedienti o storielle umoristiche. La clown terapia facilita l’emergere del clown dall’inconscio. Quando un partecipante entra in reale contatto con questo aspetto della propria psiche , non ha più bisogno di utilizzare il clown come difesa contro le sensazioni.
Combs e Holland (1996) scrivono che l’imbroglione è un personaggio mitologico assolutamente correlato agli eventi sincronici. Un evento sincronico è una coincidenza strana, inaspettata e senza significato. Quest’ultima connette il mondo interiore della psiche che il mondo esterno e i suoi eventi. L’esperienza potrebbe essere solo lo shock necessario per aprire la via a un nuova prospettiva e percezione interiore. La teoria dell’autore è che il cosmo non sia razionale, governato cioè da un certo ordine universale, ma è al contrario sia dominato dall’imprevedibile e dall’inaspettato, l’ordine cioè dell’imbroglione.
Come Jung, Combs e Holland (1996) credono che l’imbroglione sia strettamente legato al livello di incoscienza che è fortemente radicato nel nostro passato animale o nelle profonde radici della nostra anima. L’imbroglione è un ponte che unisce il più profondo livello del nostro inconscio collettivo alla luminoso altezze dell’anima costruite dal potere creativo dell’immaginazione. L’immaginazione è il luogo in cui vive l’imbroglione, il punto di incontro dell’inconscio con l’anima. L’imbroglione porta la potenza dell’universale nell’esperienza quotidiana attraverso l’evento sincronico individuale e l’immaginazione creativa.
Questi autori scrivono che l’imbroglione si incontra attraverso il gioco e la creatività. Come un’esperienza sincronica il gioco spontaneo, creativo e irrazionale è un dono dell’immaginazione e dell’imbroglione divino. Il gioco creativo mette alla prova il nostro senso della realtà e risveglia in noi nuove prospettive e opportunità. Quando permettiamo a noi stessi di adottare un comportamento di apertura al gioco nei confronti della vita, stiamo permettendo coscientemente all’imbroglione di essere la guida sacra per l’anima.
Tutti gli autori di cui abbiamo discusso qui hanno elaborato teorie importanti su cui si fondano i principi della clown terapia. Quest’ultima si sviluppa anche attraverso altre fonti, fra cui: le terapie di arte creativa (innanzitutto tecniche teatrali e movimenti di danza), psicosintesi, ego-psicologia, le teorie di Jung dell’individuazione, dell’immaginazione attiva e della psicologia somatica.
Principi della clown terapia
In questo documento, il termine “personaggio” si riferisce al ruolo teatrale e sociale del clown. Utilizzo la parola clown in senso inclusivo, tenendo in considerazione le qualità dell’imbroglione, dello stupido e del clown all’interno di ogni individuo. Qui di seguito vengono presentati cinque principi che forniscono il quadro concettuale della clown terapia:
1. Ognuno di noi ha la capacità di sperimentare personalmente le qualità incarnate dal clown. Ognuno ha dentro di sé un unico personaggio clown che è simbolo dell’archetipo. Dato l’adeguato contesto psicoterapeutico, ognuno può entrare in contatto con questa energia dell’archetipo e sperimentare le qualità del clown. Questa esperienza interna diretta facilita la creazione di un unico personaggio clown. Il personaggio dà forma all’esperienza interiore attivando l’energia creativa interna all’archetipo. L’energia diventa così disponibile per la guarigione del Sé.
2. Gioco, spontaneità, spensieratezza, umorismo e creatività sono gli ingredienti fondamentali del processo di guarigione. Questi fattori lavorano sia come catalizzatori per i cambiamenti sia come criteri di misurazione della salute con il passare del tempo. Gli esercizi di clown terapia promuovono sin da subito il gioco spontaneo. Il gioco aumenta la fiducia fra i partecipanti. Questa tecnica incrementa l’umorismo, crea una atmosfera di spensieratezza e permette all’individuo di rilassarsi sia fisicamente che mentalmente. Quando vengono messi in atto tutti questi elementi, viene rimosso l’ego dal piano centrale permettendo alle qualità del Sé di guidare l’espressione creativa. Questo dà all’individuo l’opportunità di diventare consapevole e di ascoltare la propria voce guaritrice interiore. Secondo Winnicott (1981) “E’ solo essendo creativo che l’individuo scopre il Sé”. (p. 64).
Un comportamento di gioco può essere adottato anche dal terapista. Winnicott parla della relazione terapeutica come di uno spazio potenziale, come di una sensazione di presenza personale e apertura nei confronti della creatività. Egli afferma,
La psicoterapia nasce dalla combinazione di due aree di gioco, quella del paziente e quella del terapista. Se il terapista non sa giocare, allora non è adatto al lavoro. Se il paziente non sa giocare, è necessario fare qualcosa per permettere al paziente di essere in grado di giocare, dopo di che può iniziare la psicoterapia. (Winnicott, 1981, p.65)
3. Il clown fornisce uno sbocco creativo attraverso cui scoprire e lavorare con i contenuti inconsci. Attraverso la sua storia multiculturale il clown è diventato un ponte fra i vari mondi. Il ruolo del clown nella psiche personale non è differente. Il clown serve come collegamento fra inconscio e conscio.
Il naso rosso o il trucco del clown, così come il suo ruolo teatrale o di personaggio, hanno un valore sia protettivo che liberatorio, e permettono l’espressione di ciò che giace sotterrato al di sotto dei nostri ruoli della vera vita. “Avere qualcosa da nascondere diventa un veicolo, più che un ostacolo per esporre se stessi. L’illusione teatrale non porta ad eludere la verità, ma a confrontarsi con essa.” (Emunah,1994, p.7). Questa verità è spesso il contenuto paradossale inconscio dell’individuo a cui, grazie alle qualità innate del clown, viene data forma nella maschera del personaggio. Attraverso il personaggio, questi contenuti vengono riconosciuti, chiariti e eventualmente integrati nella coscienza dell’ego.
Io per esempio, ho creato il mio primo personaggio clown quando ero una ragazzina. Da giovane donna ribelle quale ero trovavo difficile per me esprimere i mie sentimenti infantili. Fare la clown mi forniva una forma di espressione attraverso cui guardare il mondo con lo stupore, l’amore e la gioia di un bambino. Da adolescente, invece, mi rifiutavo di ammettere la presenza di queste qualità dentro di me ma sono riuscita comunque a mantenerle e persino a condividerle con gli altri attraverso il mio essere clown.
4. Il corpo è il mezzo attraverso cui il clown esprime se stesso, dando voce simbolica all’inconscio. Il corpo è uno strumento del Sé creativo e permette ai contenuti inconsci di esprimersi. Secondo Ingrid Lorch Bacci (1993), le nostre abitudini neuro-muscolari hanno un forte impatto sulle nostre vite mentali. E’ vero anche il contrario. Il nostro stato mentale e gli impulsi inconsci definiscono le nostre relazioni con il corpo e i nostri comportamenti nel mondo. Questa idea viene rafforzata dalla psicologia somatica secondo la quale il corpo è la mente e la mente il corpo.
Nella clown terapia, così come nella terapia della danza/ movimento, si pone l’enfasi sul movimento fisico e sull’immaginazione come espressioni dei contenuti inconsci e dell’attuale condizione emotiva. Il corpo è uno strumento creativo di comunicazione ed un veicolo attraverso il quale si esprime il personaggio clown.
Gli impulsi interiori guidano un nuovo schema di comportamento, rivelando contenuti inconsci che diventano essenziali per la continuazione del processo terapeutico. Le tecniche di improvvisazione e il gioco spontaneo nella clown terapia liberano il corpo dalle limitazioni fisiche, fornendo la base necessaria per l’accesso agli impulsi più nascosti.
Facciamo un esempio, una donna di mezza età con cui ho lavorato in una seduta di gruppo, stava affrontando un imminente divorzio. Non sapeva cosa fare di se stessa e stava cercando di capire quale poteva esser il suo passo successivo. Ha iniziato a dar forma al proprio personaggio clown attraverso il movimento: girava la testa circolarmente come se riuscisse a vedere tutto ciò che la circondava con un solo sguardo. I suoi movimenti erano impercettibili e indiretti e, mentre potevano sembrare facili e liberi, contenevano anche un pizzico di tristezza.
Dopo aver condiviso queste osservazioni con lei, la donna iniziò a mettere in relazione in maniera conscia i suoi movimenti spontanei con i sentimenti legati alla sua attuale situazione. I suoi movimenti e la mia interpretazione hanno portato alla luce ciò che stava avvenendo a livello inconscio, dandole l’opportunità di lavorare con quei contenuti nella creazione di un personaggio clown.
5. La relazione fra il terapista e il cliente è una componente essenziale della clown terapia. Nella clown terapia, il terapista agisce come testimone dell’emergere del personaggio clown e come guida del processo psicoterapeutico del cliente. Il termine “testimone” è preso a prestito da un vero movimento, una tecnica utilizzata nella terapia danza/movimento, che include alcune qualità e richiede un lungo allenamento. Il testimone mantiene un atteggiamento di attenzione e ascolto di empatia, rispondendo alle sensazioni che nascono dentro se stesso sia a livello cinestesico che profondamente emotivo (Adler,1987). In questo modo, l’attività di testimone del terapista aiuta il cliente a far emergere nuovi aspetti della psiche attraverso i movimenti del clown.
Questo lavoro richiede un bilanciamento fra il contenimento e l’impulsiva esplorazione dei contenuti inconsci potenzialmente travolgenti. Secondo Robert Landy, un educatore e un praticante della terapia teatrale, l’esperienza spontanea creativa si colloca a metà strada fra le espressioni inibite e quelle impulsive (Lusebrink, 1992 p.395). In maniera similare alle tecniche dell’immaginazione attiva, il terapista guida e monitora sia il rilascio che il contenimento per facilitare la crescita e la guarigione del cliente. Il terapista deve supportare il cliente in questa esperienza attraverso i processi verbali e il mantenimento del contatto con l’attuale realtà.
Il processo terapeutico viene portato avanti attraverso il riconoscimento del terapista degli aspetti di trasferimento e contro-trasferimento. In psicoterapia, le immagini create dal cliente vengono utilizzate per scoprire, chiarire e integrare i contenuti inconsci. Sarebbe possibile entrare in contatto con queste immagini attraverso la libera associazione, i sogni o le memorie del passato. Tipico delle terapie delle arti creative è lo sviluppo del trasferimento e del contro-trasferimento in risposta a un prodotto concreto creato dal cliente: un pezzo di un’opera d’arte , una scena allestita nella terapia teatrale, un ritmo o un movimento (Dalley, 1987). Nella clown terapia, l’obiettivo finale è la creazione del personaggio clown individuale. Il clown modifica la relazione di trasferimento/contro-trasferimento spingendolo anche oltre attraverso l’introduzione della propria personalità e delle proprie qualità peculiari.
Un altro esempio: durante un laboratorio che ho organizzato, una donna cominciò a sentirsi angosciata nel creare un personaggio su cui voleva avere il controllo. Sapevo che l’aveva creato come difesa contro la sua sensazione di vulnerabilità all’interno del gruppo. Le ho fatto notare che con un ulteriore lavoro il personaggio sarebbe potuto diventare più facile da gestire e quindi le avrebbe creato meno disturbo. Compresi con il senno di poi che stavo rispondendo a delle mie esigenze e che combattevo la sua necessità di controllo. Volendole dare la speranza per una possibile trasformazione non le ho permesso di affrontare i problemi che le causava il personaggio del clown.
Scopi ed obiettivi della clown terapia
La guarigione è un processo attraverso il quale un individuo o un gruppo raggiunge una migliore comprensione e accettazione di se stesso attraverso la realizzazione, il chiarimento e l’integrazione dei contenuti inconsci. Questo produce una migliore capacità di creare relazioni bilanciate con gli altri, una maggiore creatività, spontaneità, umorismo, riduzione dei sintomi, più risorse interiori per affrontare lo stress della vita e una scoperta o riscoperta del proprio potenziale. La clown terapia è un metodo creativo attraverso cui si facilita questo processo. Gli obiettivi presentati qui sotto sono una guida concettuale per il terapista ma devono essere uniti alle motivazioni con cui l’individuo stesso vive la terapia:
1) Aumentare la fiducia, sia in se stessi che negli altri. Il livello di fiducia presente in un gruppo è indicato dalla qualità della partecipazione sia negli esercizi fisici sia nei processi verbali. Nei processi verbali i membri del gruppo inizialmente utilizzano affermazioni generali e si concentrano sul comportamento di altre persone. Mano a mano che il gruppo fa progressi, i partecipanti condividono più volentieri i loro pensieri, le loro sensazioni e le loro esperienze utilizzando frasi che hanno “Io” come soggetto e relazionando avvenimenti del gruppo alle proprie vite. Questa condivisione, inoltre, passa dall’interessare questioni del passato al coinvolgere problemi del presente. Le questioni più attuali presentano un rischio maggiore dal momento che il loro contenuto è più vicino alla superficie ed è parte della vita di tutti i giorni.
Con l’aumento del livello di fiducia, la partecipazione fisica diviene più energica e meno esitante. I membri del gruppo utilizzano maggiormente il gioco per le loro interazioni e sono più aperti ai suggerimenti di altri membri del gruppo essendo anche più disposti a rischiare. Le barriere dello spazio personale si abbassano e i partecipanti spesso utilizzano il tatto per comunicare. “Le strette relazioni e la fiducia che si sviluppa nel gruppo diventano elementi di un microcosmo paradigma del mondo, riducendo il profondo senso di alienazione con cui molte persone iniziano la terapia” (Emunah, 1994, p. 33). Senza fiducia è impossibile creare l’atmosfera necessaria perché il personaggio clown possa emergere.
2) Aumentare la spontaneità e la voglia di giocare. Senza una certa fiducia nell’ambiente, il gioco è impossibile. Ci sono segni evidenti che una persona si sta veramente impegnando in un gioco spontaneo. Questi includono: la rapidità nei movimenti, la ricettività, l’attenzione degli occhi, un maggiore flusso di energia, una migliore interazione con gli altri e tante risate.
L’ilarità apporta benefici sia alla salute fisica che a quella psicologica. Se è genuina e nasce in una atmosfera di fiducia, la risata favorisce la socializzazione, riduce lo stress e aumenta realmente la secrezione di sostanze chimiche naturali (endorfine e catecolamina) che ci fanno sentire bene. (Adams, 1993).
Insegnando la clown terapia a detenuti di un carcere di massima sicurezza, ho visto con i miei occhi il senso di liberazione che nasce dal gioco spontaneo. Durante la mia prima visita, gli uomini si disposero lungo il perimetro della stanza, movendosi lentamente e con cautela, senza che ci fosse nessuno contatto fra i loro occhi, i miei o quelli di altri. Quando ho proposto il gioco del pedinamento, hanno strabuzzato gli occhi, ma lentamente (dopo la spiegazione delle regole) hanno iniziato ad impegnarsi. I loro movimenti erano diventati più fluidi quando correvano e si pedinavano l’un l’altro. Il contatto visivo migliorò ed iniziarono ad interagire, a pianificare delle strategie di gioco e persino a ridere. Con il passare delle settimane continuai ad inserire nuovi giochi. I detenuti iniziarono a mettersi al centro della stanza automaticamente, si ringraziavano calorosamente l’un con l’altro e si intrattenevano volentieri in conversazioni. Ridevano senza problemi, i loro movimenti erano leggeri e chiedevano ansiosi cosa avremmo fatto la settimana successiva.
Un evento fu particolarmente interessante. Per tornare all’entrata dei visitatori da un altro edificio dovevamo attraversare “il cortile” (un’area aperta in cui molti detenuti si dedicavano al sollevamento pesi e ad altri sport). La pioggia aveva formato delle grandi pozzanghere che dovevamo evitare. All’improvviso, uno degli uomini fece un salto nella pozzanghera, schizzando me e un altro detenuto. Avevamo inventato un nuovo gioco: il salto nelle pozzanghere con tanto di schizzi. I detenuti del mio gruppo non prestavano attenzione allo sguardo severo delle guardie o ai fischi degli uomini del cortile, ma continuavano a giocare spontaneamente e in modo un po’ sciocco.
3) Utilizzare il corpo come strumento espressivo. Il terapista può studiare anche l’abilità individuale di utilizzare il corpo come mezzo di espressione. Quando si inizia a creare fisicamente un personaggio clown, i movimenti dei partecipanti sembrano tesi ed a disagio. Con il proseguo del lavoro, il cliente si sente sempre più a suo agio giocando e sperimentando con il proprio corpo: si libera energia e il personaggio inizia ad emergere.
Durante un recente workshop ho incontrato una donna che aveva sofferto un trauma fisico a causa di una immagine negativa del proprio corpo. I suoi movimenti inizialmente erano rigidi e mancavano di esagerazione. Teneva le braccia rigorosamente lungo i fianchi, la testa bassa e quando camminava muoveva pochissimo le anche.
Il gruppo lavorò con lei per facilitare l’emergere di un personaggio clown. Tutti le mostrarono il loro feedback e le diederono qualche suggerimento per esagerare i movimenti. Gradualmente notammo un cambiamento. Iniziò a far dondolare le braccia e le anche come per gioco. I membri del gruppo le suggerirono di tenere la testa alta e così apparve trasformata. I suoi movimenti iniziarono ad essere più rapidi, lavorò sul contatto visivo con il gruppo e prese a girovagare per la stanza. Muoveva le anche, permetteva ai propri polsi di rilassarsi e mettendo una mano sul fianco, rilassava tutto il corpo. Nacque così un nuovo personaggio clown.
Avendo assistito personalmente al processo, vidi l’energia spostarsi da una zona interna stagnante e raggiungere una fluidità maggiore che riempì la stanza. L’energia fluiva liberamente non solo dentro di lei, ma contagiava anche coloro che la circondavano. Un alto livello di fiducia, l’abilità di giocare liberamente, l’espressione fisica e la risata fecero di questo un esperimento di successo.
4) Sviluppare una maggiore capacità di tollerare il paradosso e l’ambiguità. Il clown è una figura per sua natura paradossale. I clown evocano la risata dalla tristezza e aumentano l’ambiguità della condizione umana. Non hanno sesso e neppure dimensione spirituale o temporale, esistono in entrambi le dimensioni.
La psicoterapia è un processo stimolante, emozionante e spesso doloroso. Con la clown terapia, i partecipanti riscoprono gioia e sorrisi in mezzo a tanto dolore. Quando un individuo esplora la propria natura di clown familiarizza con il paradosso ed inizia a tollerarlo. Questa scoperta interiore migliora le relazioni del cliente con se stesso e con gli altri.
L’abilità di impegnarsi in un confronto salutare con i sentimenti indesiderati o rifiutati è essenziale per mantenere delle relazioni sane. L’influenza del clown facilita tutto ciò attraverso l’accettazione dell’ambivalenza, fornendo l’abilità di gestire sentimenti contrastanti all’interno della stessa persona. Questo crea una relazione basata sul rispetto reciproco e sull’accettazione delle qualità uno dell’altro, sia positive che negative. Oltre a tutto questo, il cliente diventa in grado di riconoscere ed accettare la propria natura ambigua e i propri bisogni paradossali, incluso il bisogno di separazione e vicinanza, d’autonomia e indipendenza.
5) Accedere ai contenuti inconsci. La reazione di un individuo di fronte al proprio personaggio clown (la forma umana conferita ai contenuti inconsci) fornisce uno strumento di misurazione che permette di valutare questo obiettivo. Un misto di sorpresa, imbarazzo, vergogna, aumento di energia, resistenza e/o perdita di controllo solitamente accompagnano l’incontro iniziale dell’individuo con il proprio clown.
La sorpresa può essere indicata con espressioni come “Da dove viene questo?” o “Io non mi aspetto questo”. Un individuo può mostrare sorpresa anche fisicamente. E’ possibile che qualcuno spalanchi gli occhi, alzi le sopracciglia, faccia un passo indietro o non si senta fisicamente a proprio agio.
L’imbarazzo o la vergogna si possono notare prima che l’individuo dimostri verbalmente queste sensazioni con rossore in viso, mancanza di contatto visivo, movimenti limitati o esitanti, una voce bassa e scarsa interazione con gli altri.
La resistenza potrebbe essere una risposta alla preoccupazione quando si scopre qualcosa di nuovo e bisogna abbandonare la strada vecchia. I partecipanti mostrano la loro resistenza e in varie maniere: evitando le sedute o arrivando tardi, rispondendo brevemente e con poco interesse, mostrando uno scarso flusso di energia e una partecipazione sporadica. Queste sono modalità aggressive/passive di resistenza. I partecipanti potrebbero opporre resistenza dal momento che si aggirano in un territorio difficile: finiscono per litigare con il terapista e gli altri del gruppo, si rifiutano di partecipare, mettono alla prova l’esperienza del terapista e riducono la concentrazione del gruppo.
Gli individui che esplorano i contenuti inconsci potrebbero anche percepire una perdita di controllo. Tutto ciò si manifesta attraverso la diminuzione dell’abilità di seguire delle direttive, con movimenti ampi e sconnessi che a volte portano all’invasione dello spazio di altri, con frasi confuse e mancanza di una comunicazione chiara. Un aumento nell’energia fisica e mentale si manifesta attraverso una di queste possibili risposte emotive.
Qualsiasi sforzo creativo, nuovo movimento, commento poco controllato, situazione imbarazzante, azione o reazione che porta a qualunque di questi comportamenti indica che si sta creando una nuova connessione fra conscio e inconscio. Come testimone di questi eventi, il terapista deve mantenere una presenza di empatia per sostenere il processo di presa di coscienza, integrazione e chiarimento del cliente.
Tecniche e struttura delle sedute
L’aspetto più importante delle tecniche utilizzate nella clown terapia è la loro flessibilità. Ogni gruppo o cliente ha sviluppato a livelli differenti le proprie necessità individuali. Questi bisogni variano con il tempo e sono influenzati dal processo terapeutico. Ne risulta la necessità di un approccio personalizzato. Il terapista adatta i propri metodi alle necessità in continuo sviluppo del gruppo. Sono necessari valutazioni iniziali ed in-itinere delle necessità del gruppo o dell’individuo.
Se il cliente si trova ad uno stadio prematuro di sviluppo, è importante fornire una struttura ed una organizzazione ben definite oltre ad aspettative chiare e consistenti. Il cliente a cui manca controllo interiore ottiene così il contenimento esterno necessario per favorire la crescita e il processo di guarigione. Con il proseguo della terapia il cliente o il gruppo possono sopportare un inquadramento meno rigido dal momento che sviluppano un senso di controllo interiore. Per i gruppi che si trovano già ad un buon livello di sviluppo, serve una struttura di sostegno più leggera. Il loro controllo interiore è già al lavoro e quindi c’è una maggiore indipendenza. I gruppi che lavorano meglio traggono beneficio dalla riscoperta dei primi stadi di sviluppo fra cui un controllo inferiore che produce una gamma più ampia di espressioni e libertà di movimento.
Per tutti i gruppi, sarebbe meglio seguire una sequenza generale.Ogni sessione parte con una fase di controllo in cui si riunisce il gruppo e si invitano i partecipanti a condividere le informazioni che ritengono degne di nota. Segue un riscaldamento fisico e mentale che va dalle strutture più semplici a quelle più complesse. Una volta che il corpo e la mente sono adeguatamente riscaldati, la seduta si concentra su un tema o su una serie di esercizi. Questi esercizi sono pensati per affrontare tematiche importanti per il gruppo e per facilitare l’emergere dei personaggi clown. Hanno anche la funzione di riorientare i partecipanti verso i personaggi, portandoli alla parodia e all’improvvisazione utilizzando il clown come guida per il processo psicoterapeutico.
“Diventa protagonista” è una improvvisazione che utilizzo frequentemente per ottenere informazioni sulle dinamiche del gruppo, valutare le necessità dei singoli membri e osservare lo sviluppo dei personaggi. Un clown sale sul placo e inizia una semplice e specifica azione di mimo. Gli altri clown entrano uno alla volta e si uniscono al primo sul palco. Interpretano vari ruoli con diversi comportamenti legati a quelli del primo clown. Il primo clown, per esempio, inizia a scavare un buco, un secondo vi si unisce e lo aiuta, un terzo butta sporcizia nel buco e il quarto tenta di entrarvi etc. L’azione continua fino a che tutti i clown sono diventati protagonisti e si è giunti alla fine.
Riscaldamento
Il riscaldamento fisico aumenta il flusso di energia e libera il corpo predisponendolo a nuove esperienze. Questo è importante nella clown terapia dal momento che il personaggio clown di manifesta inizialmente fisicamente. Il corpo deve essere riscaldato e i normali schemi messi in discussione o ribaltati perché l’individuo possa ricevere nuove informazioni che emergono dall’inconscio attraverso il corpo. Il riscaldamento fisico potrebbe includere esercizi come: assumere le caratteristiche di vari elementi naturali (per esempio fango, ghiaccioli, foglie che cadono, alberi, un fulmine, etc.); permettere alla mente di “galleggiare” in varie parti del corpo conducendo poi il corpo in quella parte ( per esempio, guidare con il vostro naso, l’addome, la guancia destra); deglutire un bombo e permettendogli di ronzare nel corpo annullando le resistenze; esercizi allo specchio in cui si seguono e si guidano i movimenti degli altri.
Tutti questi esercizi introducono nel corpo movimenti fisici spontanei e nuovi. Questo spinge l’individuo a sperimentare modalità di movimento innovative, senza compromettere la sua unicità. Il riscaldamento mentale è ugualmente importante per ridimensionare gli standard definiti di pensiero. In questo modo è possibile iniziare ad introdurre la “logica del clown”, nuove possibili prospettive creative e tecniche per la risoluzione dei problemi. La coscienza del mondo quotidiano viene leggermente lasciata alle spalle per la dare via libera ad input nuovi e spontanei.
Il riscaldamento di questo tipo include: “questo non è….”, un gioco in cui i partecipanti prendono un oggetto della vita quotidiana e dimostrano le varie possibilità di utilizzo che esso ha al di là delle più conosciute; gli esercizio di specchio verbale, in cui i partecipanti parlano tutti contemporaneamente, specchiandosi l’uno nell’altro, conducendo e seguendo la conversazione; la palla delle parole in cui si buttano nel cerchio delle parole, i partecipanti ne prendono una e lanciano ad un’altra persona una parola ad essa associata. Attraverso questi esercizi la mente si prepara a ricevere nuove informazioni, liberandosi delle ragnatele dei vecchi schemi e delle usuali abitudini.
Giochi e esercizi
I vari giochi o esercizi scelti per la seduta dovrebbero fluire direttamente dal riscaldamento, in un processo che sia adatto agli obiettivi della clown terapia.
E’ assolutamente necessario che il terapista sia flessibile e consapevole delle continue necessità dei partecipanti dal momento che la loro risposta a un esercizio potrebbe comportare un cambiamento nella gestione della seduta. “In una sessione adeguatamente preparata (sia che sia stata preparata o che si sviluppi spontaneamente) per il cliente il tempo dovrebbe trascorrere velocemente e, prima della fine della sessione, egli dovrebbe sperimentare un senso di completezza e soddisfazione” (Emunah, 1994, p.82).
La struttura della fase successiva dipenderà dal livello del gruppo e dallo stadio in cui si trovano i suoi componenti nel processo psicoterapeutico. Io, per esempio, con gruppi che prediligono un controllo meno strutturato, svolgo il mio ruolo di guida il meno possibile.
Dico, “non pensateci” o semplicemente “fatelo”.
L’obiettivo è promuovere la spontaneità permettendo ai contenuti inconsci di permeare il corpo e la mente espressi simbolicamente dal movimento, dal linguaggio e dal personaggio stesso.
Mary Whitehouse (1965) parla di questa immaginazione creativa insita nel movimento. Lei dice: “Sia che si tratti di un esercizio assegnato o di una libera improvvisazione, bisogna imparare a lasciare che accada piuttosto che prefiggersi di farlo. Se siamo convinti che il corpo sia qualcosa che possediamo personalmente, quasi un oggetto, ci sembrerà strano permettergli di agire, come soggetto, in maniera indipendente perché possa imparare a scoprire” (p.17).
Gruppi che hanno bisogno di una maggiore strutturazione potrebbero sentirsi insicuri o fuori controllo con la libertà di “lasciare che accada” o “fallo”.
Hanno bisogno di esercizi con chiare istruzioni ed obiettivi. Si potrebbe utilizzare lo stesso esercizio con entrambi i gruppi, adattando la rigidità delle istruzioni e l’ambito stesso del gioco. Un esercizio che incoraggia la spontaneità e il gioco e che è facilmente adattabile a entrambi i gruppi si chiama “Gibberish” (linguaggio incomprensibile).
In questo esercizio, un paio di elementi lasciano la stanza e si decide poi chi sarà il personaggio più importante (HSC) (come per esempio regina, presidente, papa, grande scienziato etc.) e chi sarà quello meno importante (LSC) (per esempio, servo, facchino, assistente etc.)
L’ LSC è l’interprete. L’HSC può parlare solo nella lingua del gioco o con frasi senza senso facendo un grande discorso di fronte al pubblico. L’LSC deve recitare per il pubblico in italiano. Entrambi vengono incoraggiati ad entrare nel personaggio e vengono dati loro i costumi e gli oggetti scenici per aiutarli ad entrare nel personaggio. Tutto è legato all’improvvisazione e nessuno ha idea di quello che uscirà dalla bocca degli altri. I risultati sono esilaranti e sono favorevoli a molti obiettivi terapeutici.
Lo sviluppo del personaggio clown
Lo sviluppo di un personaggio clown è l’aspetto più difficile da articolare della clown terapia. Ancora una volta è necessario tenere in considerazione i vari stadi dello sviluppo dei partecipanti. Per i gruppi o gli individui che partono da uno basso, raccomando di iniziare a lavorare con il trucco e i costumi. In questo modo le qualità del personaggio creato permeano la persona e accedono al Sé.
Questi clienti non hanno l’ego sufficientemente sviluppato per facilitare l’emergere di un personaggio direttamente dall’inconscio. I gruppi o gli individui che hanno un ego maggiormente sviluppato posso liberamente accedere al personaggio dall’inconscio attraverso il movimento e la maschera. Uno dei metodi è l’applicazione del trucco prima di impegnarsi nel movimento. Il partecipante applica il trucco senza istruzioni esterne del terapista. Il contenuto inconscio viene rappresentato simbolicamente nella maschera. Se non si utilizza una maschera di trucco, distribuisco un naso rosso da clown a ciascuno dei partecipanti.
La maschera è sia un elemento di protezione che di liberazione.
Con la faccia “coperta” il corpo può esprimere più chiaramente le proprie emozioni. L’uso del naso o della maschera, inoltre, è importante per creare una distinzione fra la maschera da clown e la persona o la maschera dell’ego.
Una volta che si è iniziato ad utilizzare la maschera, i partecipanti camminano naturalmente nella stanza uno alla volta. Mentre camminano, ricevono indicazioni dal terapista e/o dagli altri membri del gruppo che indicano quali movimenti esagerare.
Se qualcuno sta enfatizzando una particolare parte del corpo gli si potrebbe consigliare di farlo ancora di più. Se il punto che viene indicato viene esagerato fate sì che queste indicazioni influenzino l’intera postura e il modo di camminare. Questo è un processo sottile e potrebbe essere necessario un po’ di tempo perché i partecipanti si sentano a proprio agio indicando e acquistando una nuova forma di muoversi..
Ad un certo punto attraverso una serie di indicazioni, il personaggio inizia a ricevere apprezzamenti dagli osservatori e viene accettato dall’individuo stesso. Il gruppo serve come testimone dell’emergere di questo nuovo aspetto della psiche. Una volta che si è creato il personaggio clown, l’individuo e il gruppo possono iniziare a lavorare con lui come simbolica rappresentazione dell’inconscio. In qualsiasi momento della terapia ci possono essere resistenza, trasferimenti o ritrattazioni, soprattutto in fase iniziale.
Tutte queste risposte alimentano il processo psicoterapeutico, fornendo indicazioni al terapista sullo sviluppo della terapia. Io incoraggio i partecipanti a dialogare con i propri personaggi utilizzando tecniche di immaginazione attiva. In questo modo gli obiettivi, le speranze, i sogni, le frustrazioni e le paure del clown vengono percepite. La visualizzazione guidata è anche uno strumento importante per facilitare una connessione più profonda con il personaggio e per imparare qualcosa in più su quello che ha da dire. Attraverso gli sketch e le improvvisazioni, i partecipanti sperimentano nuove prospettive proprio grazie al loro essere clown.
Integrazione
Ci sono due aspetti differenti del processo di integrazione; l’integrazione del materiale di ogni seduta e il processo più ampio di integrazione del nuovo personaggio clown nell’ambito del conscio. Il primo aspetto si fonda su basi in continua evoluzione e si mette in atto alla fine di ogni sessione. I partecipanti si riuniscono, solitamente in cerchio, e condividono esperienze, pensieri e sensazioni legate al materiale. Vengono incoraggiati a esplorare le loro proprie risposte e reazioni in relazione al lavoro di altri, senza giudizi o commenti negativi. Il processo verbale di ogni sessione basa il proprio lavoro sulla consapevolezza e facilita la connessione della seduta di terapia ad altri aspetti della vita del cliente.
Il secondo aspetto dell’integrazione non può verificarsi fino a che il personaggio non è stato pienamente esplorato come una unica personalità. In termini di psicosintesi , una subpersonalità (il clown) deve essere prima identificata, poi le sue qualità possono essere purificate come un aspetto distinto della psiche. A questo punto le caratteristiche di un singolo personaggio clown sono disponibili per altre superpersonalità grazie alla volontà. In questo modo il clown si integra con l’intera personalità e le sue potenzialità creative e di guarigione sono accessibili per il Sé. (Gordon, 1980)
L’integrazione è unica per ciascun individuo. Alcuni clienti potrebbero non raggiungere mai pienamente questo stadio. Le tecniche che sono utili per la promozione dell’integrazione includono il dialogo interiore, l’immaginazione guidata, il giornalismo, le opere d’arte e il movimento. Tutti questi sono metodi attraverso cui l’individuo può riuscire a riconoscere le qualità dei propri personaggi clown, assorbendoli nel Sé. Come risultato di questo processo, i comportamenti e le qualità che provocavano disagio o che sono incongruenti con l’ego diventano ora possibilità di espressione. In questo modo, il clown può ampliare il proprio repertorio facilitando una comprensione e accettazione della propria vera natura.
Conclusione
Questa relazione evidenzia i principi, gli obiettivi e gli scopi della clown terapia e la struttura di una tipica seduta. Ovviamente la clown terapia è strettamente legata ad altre terapie di arte creativa. L’introduzione di un personaggio clown nella psicoterapia offre comunque una possibilità unica sia al cliente che al terapista.
Il clown con il suo potere archetipo, con la sua storia multi-culturale, la sua saggezza pazza, le sue bizzarre esilaranti e la sua natura paradossale è un personaggio fondamentale che può guidare l’individuo nel processo di guarigione.
Nanosecondo
24 Settembre 2008 alle 9:19 am
La ricerca e l’esperienza sul campo di Cheryl E. Carp (medico esperto in salute mentale) che prima avete letto credo che introduca alcuni interrogativi che ha posto alcuni giorni fà Franco: dalla scuola dei disertori alla lotta tra il bene e il male.
In proposito vi chiedo di leggere queste riflessioni sul post DISCUTIAMONE
http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/10/07/discutiamone/#comments
aspetto vostri commenti….anche qui o se preferite nell’altro post.
uacc uaa
nanos
Nanosecondo
9 Ottobre 2008 alle 1:30 pm
Che dire, interessante a tratti fantasiosa, originale direi, ho capito perchè mi piace la matematica e la fisica . Osservazione tra i bene e il male direi semplice : tra il bene e il male ci trovi il soprevvivere. Sintetica, chiara, e ricca di implicazioni .
Pompilio
9 Ottobre 2008 alle 3:06 pm
Carissimo fisico,
“La Materia è il Vuoto-Vuoto e lo Spirito ciò che può riempirla!”
ecco cerco nel gioco di trovare il giusto spirito per riempire la mia capoccia vuota….studio per diventare solo più stupido e stupito.
Spero che anche tu mi possa dare una mano a realizzare la comunità del sorriso.
uacc uaa
nanosecondo
Nanosecondo al secolo Enzo Maddaloni
9 Ottobre 2008 alle 11:24 pm
Carissimo pompilio,
se vuoi ed hai un pò di tempo per leggere le mie ricerche quantiche puoi approfondire il tema……..
http://www.girodivite.it/Le-nuove-frontiere-della-fisica.html
Nanosecondo al secolo Enzo Maddaloni
9 Ottobre 2008 alle 11:28 pm
IO non credo che potrò aiutarti gli uonini si fanno leggi che poi non rispettano ! Io non ho mai visto una una pallina lasciata in alto che si è rifiutata di cadere! Gli uomini so complessi almeno quanto folli. Forse è tutto qua.
Pompilio
9 Ottobre 2008 alle 11:34 pm
e va beh…pazienza….. continua a studiare anche tu. così potrai comprendere come attraverso la plasticità del (mio) folle cervello di clown possiamo tentare di passare dalla sopravvivenza alla ri-creazione…..fatti anche tu una moto del tempo….
http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo.php?id=18661
Nanosecondo al secolo Enzo Maddaloni
9 Ottobre 2008 alle 11:52 pm
oips dimenticavo ….carissimo pompilio,
per costruirti la moto del tempo però ti avverto devi essere capace di quadrare il cerchio.
Come fare?
Il segreto sta nell’usare il compasso del creatore.
Me l’ha insegnato un amico carissimo di napoli Renato Palmieri (è professore ….ma se lo contatti sta sull’elenco telefonico alla pagina 555 (figurat! sembra na fiaba magica la ripetizione matematica del 555) non lo chiamare professore se non si incazza.
Abita in paradiso! Non mi credi? vallo a trovare digli che ti mando io.
nanos
uacc uaa nanos
http://www.girodivite.it/La-Quadratura-del-Cerchio-ed-il.html
Nanosecondo
10 Ottobre 2008 alle 1:02 pm
La Biologia delle credenze
http://www.girodivite.it/La-Biologia-delle-Credenze.html#forum13377
Nasce in India il movimento dei semi originari
AMRITA BHOOMI – PIANETA IMMORTALE
http://www.anandaday.it/pr02.htm
GHANDI E IL DECENTRAMENTO POLITICO E AMMINISTRATIVO
http://www.anandaday.it/gandhi_-_decentramento.htm
Nanosecondo
21 Ottobre 2008 alle 9:07 am
Chi detiene il potere è consapevole di mentire!
Si vero, ci andrò da quello del cerchio, spero non subito , ma so curioso di fare una bella chiacchierata ma sai quanto ho da chiedere … per un’eternità … e che scassa palle che sarei ! Probabilmente mi rimanderà sulla terra ” pensando ehh quisto face troppe domande .. mo li facimo fa ati 86 anni di Umanità e vedimo se capisce che l’adda smette de se chiede certe cose ! “
Pompilio
21 Ottobre 2008 alle 5:21 pm