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comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella

GELMONTI. NOTE DI MILITANZA SOCIALE.

con 2 commenti

Invece di Gelmini in Collegio

pare che abbia detto Gelmonti.

                        Non so. Non ricordo.

Però, se davvero è successo,

il lapsus è perfetto.

  

LA MAESTRA A PORTA A PORTA

L’avesse fatta parlare, gliele avrebbe dette e ridette di santa ragione, gliele avrebbe spiegate a dovere con la pazienza di Giobbe. Mi riferisco alla maestra romana, in studio lunedì notte con la sua classe a Porta a porta.

Vespa, il chierico del governo in carica, l’ha tirata in ballo soltanto due volte e tutte e due è rimasto disorientato. S’aspettava risposte di conferma e, invece, tranquilla e sorridente, la maestra ha mandato in soffitta le propensioni ideologiche del conduttore.

La prima volta le ha chiesto se i suoi alunni, quando varca la  soglia dell’aula, scattino in piedi. «No», ha risposto con calma e sicura di sé la bella e brava maestra, «non lo fanno perché a scuola non è necessario rispettarsi in quel modo». Non è, infatti, una direttrice d’orchestra abituata al cerimoniale degli orchestrali che, dovendo dare spettacolo a teatro o in una pubblica piazza, s’alzano in piedi; né è caporale di una squadra. Dai bambini si aspetta che abbiano fiducia in lei, che imparino a dirle buongiorno, che le raccontino le loro paure e i loro sogni notturni, che le diano la mano e, magari, le gironzolino intorno.

La seconda, quando ha spiegato ad un ammutolito (finalmente!) conduttore che no, lei proprio non vorrebbe rivestire il ruolo di “maestra unica”. I bambini oggi, anche i cosiddetti normodotati, non hanno bisogno di insegnanti unici, ma di persone che sappiano effettivamente prendersi cura di loro, istruirli ed educarli. Se tre maestre su posto comune lavorano collegialmente in due classi, questo lavoro di cura riesce meglio. Perché, ad esempio. durante la compresenza, -  per la signora Ministra è uno spreco -  è possibile attivare progetti di recupero e seguire, in piccoli gruppi, bambini che, pur non essendo certificati (non avendo, cioè, una diagnosi di handicap), rimangono indietro negli apprendimenti. Sì, proprio così, dott. Vespa, la compresenza, se ben usata, non è uno spreco. Le maestre non sono due autisti che stanno sullo stesso tram: uno alla guida e l’altro a girarsi i pollici. Ma stando insieme, per quattro ore alla settimana (o giù di lì), possono dividere la classe in piccoli gruppi e individualizzare il loro insegnamento. Le brave maestre – quelle come Montessori – non rivolgono più le loro lezioni ad un astratto “scolaro medio”, ma a Bruno, a Silvia, a Enrico, a Maria Stella…Ognuno/a con i suoi bisogni singolari, con i suoi ritmi di apprendimento, con il suo stile cognitivo, con i suoi livelli di autostima, con la mappa in costruzione dei suoi saperi, delle sue conoscenze e delle sue abilità. Ma esigenze così importanti e osservazioni così semplici, il conduttore governativo, il ministro Tremonti e la Gelmini che ripeteva, tirata come non mai, la lezioncina sullo “stipendificio”, non potranno capirle, preda come sono del loro delirio ideologico: «Maestro unico, libro unico, voto unico sono parte di un progetto che io sento e vivo e sintetizzo con Dio, patria e famiglia.» Parole  al Corriere della Sera di Tremonti, parole del ragioniere unico e trino.

Un tempo, questo dispositivo ideologico aveva un nome: fascismo.


 

                        PREMI E RICONOSCIMENTI SOCIALI               

 

Sempre a Porta a porta, la Gelmini che sembrava, ha ragione mia figlia!, la signorina Rottermaier, verso la fine, invitata dal parroco massmediale, ha scritto sulla lavagna 7.000 euro lordi. E’ la “premialità”,  così l’ha chiamata, che verrà riconosciuta ai docenti nel 2012, a operazione di macelleria sociale terminata. Insomma, dopo aver disoccupato d’ufficio, nel triennio 2009-2011,  più di 150.000 persone (tra docenti e non docenti) e aver risparmiato più di 8 miliardi d’euro, ne restituisce 2 al 30% dei docenti “meritevoli”. Sulla pelle dei loro colleghi  precari, finalmente avranno un po’ di gratificazione economica e riconoscimento sociale. Perché, come ha spiegato il direttore-giornalista, convocato in suo soccorso, Vittorio Feltri, il denaro non è tutto nella vita, ma qualcosa fa. Settemila euro lordi sono, nel 2012 (campa cavallo!), all’incirca 200 euro netti al mese. Coi tempi che corrono, meglio che niente. Ma a quale prezzo?  Che possano poi dare riconoscimento sociale è semplicemente ridicolo.

Ai signori del salotto televisivo, bisognerebbe ricordare che queste categorie intellettuali non hanno mai avuto grandi riconoscimenti sociali, neanche al tempo del maestro unico. Io che ne ho avuto  uno bravo, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, lo ricordo con le toppe ai gomiti.

In una società agricola e con  alti tassi di analfabetismo, il maestro scriveva anche le lettere ai contadini, sbrigava pratiche burocratiche, compilava per loro bollettini di versamenti. Era “uomo di penna” di cui si aveva bisogno e come tale lo si rispettava.

In quel periodo poi saper scrivere e, in generale, la cultura letteraria e scientifica erano percepiti come privilegi e momenti di emancipazione sociale. Ma oggi che si esiste solo se si appare in televisione e che molti papà e mamma, per fortuna,  hanno il loro sudato o non sudato diploma, il bisogno di rivolgersi rispettosamente alla maestra dei propri figli non viene avvertito. I conduttori televisivi le guardano dall’alto in basso. Anche in situazioni drammatiche, come quella di vedersi tagliare proditoriamente 150 mila posti di lavoro,  non si dà loro neanche la parola come capita, ad esempio, ai piloti e alle assistenti di volo.  Le  si invita nei salotti per fare al massimo le belle statuine.

I genitori, quando va bene, le trattano da pari a pari. Il più delle volte, però, “precarizzati” dall’attuale mercato del lavoro, le guardano con invidia e le considerano delle privilegiate. Cosa vogliono dalla vita? Lavorano soltanto una ventina d’ore alla settimana e si fanno due mese di ferie. Meglio di così! Io non ho mai sentito i miei genitori criticare il maestro che si faceva 4 mesi di ferie (ai miei tempi la scuola cominciava il 1° Ottobre e chiudeva nei fatti il 31 Maggio).

Se poi ci si mette pure Brunetta a dare in pasto alla cosiddetta opinione pubblica, in un sol fascio, i “fannulloni”di Stato, capirai quanto riconoscimento sociale potrà riversarsi sugli insegnanti. Già c’è chi vorrebbe insegnare alle maestre a fare le maestre. Se, dopo una laurea in scienze della formazione (questo è il titolo di studio oggi richiesto per insegnare nelle scuole elementari), ci si mette pure Tremonti a diffondere pillole di docimologia e populismo pedagogico spicciolo, il discorso è chiuso. Altro che riconoscimento sociale! Questa intellettualità ritenuta “bassa”, questi strati popolari, quasi tutte donne, verranno semplicemente schiacciati.

Il fatto triste è che certi non capiscono che schiacciare le proprie maestre è come schiacciare i propri figli, è dare loro meno futuro. Una scuola primaria (e dell’obbligo) più povera produrrà quasi

certamente un futuro più povero per le giovani generazioni.

 


 

                                               TREMONTI DOCIMOLOGO

 

In un articolo destinato a diventare una pagina memorabile dell’ideologia sfascista della Destra italiana, l’economista barone Tremonti, dopo aver sostenuto che un «ritorno al passato e all’800» può essere indizio di un «nuovo futuro» (incredibile, ma vero!), si è prodotto in un insieme di proposizioni psico-pedagogiche al cui confronto quelle di mio padre (contadino) erano di una complessità, raffinatezza ed eleganza insuperabili. Tanto i contadini sapevano essere astuti ed intelligenti e, all’occorrenza, tacere quanto gli economisti alla Tremonti sanno essere presuntuosi, arroganti e sproloquianti.

Ma ecco un assaggio di pensieri populisti del professore in cattedra improvvisatosi, per l’occasione, docimologo e psico-pedagogista: «Il 68 ha portato via i voti sostituendoli con i giudizi. I numeri sono una cosa. I giudizi sono una cosa diversa. I numeri sono una cosa precisa, i giudizi sono spesso confusi. Ci sarà del resto una ragione perché tutti i fenomeni significativi sono misurati con i numeri. Un terremoto è misurato con i numeri della scala Mercalli o Richter. Il moto marino è misurato in base alla scala numerica della “forza”, la temperatura del corpo umano ancora in base ai “gradi”. La mente umana è semplice e risponde a stimoli semplici.» (Corriere della Sera, 22/8/2008).

Ognuna di queste affermazioni è falsa o incompleta. La prima, ad esempio, è falsa. Il Sessantotto non ha portato via i voti. Nella scuola elementare sono stati sostituiti dai giudizi nel 1977 con la legge 517, scritta e approvata da quel fior fiore di sessantottini che erano ministri e onorevoli democristiani dell’epoca. Questo segmento scolastico, comunque, sia pure con la valutazione espressa in giudizi, era e continua ad essere d’eccellenza, ai primi posti delle classifiche internazionali. Mentre la situazione della scuola media superiore e dell’Università, dove forse il barone Tremonti insegna e dove la valutazione espressa in decimi o in trentesimi non è mai stata abolita, è semplicemente disastrosa. Il voto, quindi, c’entra come il classico cavolo a merenda.

Che i “numeri” e i “giudizi” siano una cosa diversa è una scoperta degna di monsieur La Palisse o, come avrebbe detto mio padre, dell’acqua calda. Non so, però, se a Tremonti sia mai capitato tra le mani una scheda di valutazione delle scuole elementari o medie inferiori. Relativamente alle discipline i giudizi sono espressi con gli aggettivi seguenti: insufficiente, sufficiente, buono, distinto, ottimo. Siamo, come pure un economista potrà capire, di fronte ad una successione di valori. L’unica differenza è che si sta utilizzando una scala ordinale, invece che cardinale. Davvero il Ministro crede che i genitori e i ragazzi non capiscano cosa voglia dire “sufficiente” in Italiano?

Quanto alle scale dei terremoti, oltre ai numeri dei “gradi” (scala Mercalli) o della “magnitudo” (scala Richter), esse classificano “caratteristiche” (la prima) o “energia in joule” (la seconda) e descrivono “effetti” (sempre la prima) o “eventi umani e naturali” (ancora la seconda). Così, ad esempio, per la scala Mercalli un terremoto di grado IX è “rovinoso” e comporta il “crollo di alcune case”, “l’apertura di voragini nel terreno”, “lo scoppio delle tubazioni”. Sono nato in Irpinia e di terremoti, modestamente, me ne intendo!…Nel caso specifico Tremonti rappresenta per l’economia del nostro Paese e della nostra istruzione un terremoto di grado XI: è molto disastroso.

E con ciò si spera che il barone abbia capito la differenza tra “misurazione” e “valutazione” e tra diversi tipi di scale.

Conclusione: «La mente umana è semplice e risponde a stimoli semplici». Sì, forse quella di Tremonti. Ammesso che sappia di cosa stia parlando.


 

                                   DON MILANI E IL NULLISMO DEL SESSANTOTTO

 

Sempre nella trasmissione di Porta a Porta di lunedì 22 settembre, fra una girandola e l’altra di cifre, allo spettatore è stata offerta una scheda (si chiama così), di maestri unici (nel senso di esemplari). Fra questi, il priore di Barbiana, don Lorenzo Milani. Toh, ho pensato, il nullista!

Perché Tremonti, che accusa di “nullismo” il Sessantotto, sicuramente saprà che Lettera ad una professoressa è stato il libro più letto, amato, vissuto e praticato dalla generazione contestatrice del Sessantotto. Parlo di quella italiana.

La cosa incredibile e che, per certi versi, fa specie, è vedere come tutto fa brodo nel frullatore televisivo. Così si decontestualizza l’operato di figure come Montessori, Manzi, don Milani e lo si ricontestualizza portandolo a sostegno di tesi che vanno in tutt’altra direzione (destra), hanno tutt’altro colore (nero) e sapore (olio di ricino).

Che c’entra la pedagogia scientifica e l’attenzione alle differenze individuali della Montessori con la voglia di distruggere la scuola statale della Gelmini? Che c’entra l’attenzione agli analfabeti e agli ultimi di Manzi con la volontà di restaurare ottocentesche gerarchie sociali di Tremonti? Che c’entrano le riforme proposte dai ragazzi di don Milani per la scuola dell’obbligo con la litania sul “merito”della ministra (che poi, si sa, non disdegna sedi di concorso più facili)?…Nulla, ovviamente. Ma, quando nelle alte sfere governative e delle lobby interessate, si è deciso, pregiudizialmente, che bisogna scippare agli italiani la scuola primaria, i chierici della propaganda televisiva devono adeguarsi e tutto deve servire allo scopo. Facimme ammuina!…si dice a Napoli. Confondete le idee, intorbidate le acque. Oggi  la TV e il sistema mass-mediale serve a questo.

Per i giovani allora e per quelli un po’ più anziani ma smemorati, l’invito è a  riaprire il libro dei ragazzi di Barbiana. A rileggerlo dalla prima all’ultima pagina. Qualcosa non va, ma la sostanza rimane attuale. Per esempio, ecco, a pagina 80, le riforme che proponevano:

«Perché il sogno dell’eguaglianza non resti un sogno vi proponiamo tre riforme:

          I – Non bocciare.

          II – A quelli che sembrano cretini dargli la scuola a pieno tempo.

          III – Agli svogliati basta dargli uno scopo.»

Qualcuno sa dirmi cosa c’entra tutto questo con la segheria sociale del duo Tremonti-Gelmini e con la propaganda tutta ideologica della divisa, del voto di condotta, ecc. ecc.? Nulla di nulla. E il perché si sa. E’ difficile trovare a destra maestre e  maestri esemplari dalla parte dei deboli e degli ultimi. I loro uomini e le loro donne stanno sempre dalla parte dei più forti e degli arrivisti.

 

                                               LA SCUOLA DEGLI ARRIVISTI

 

La scuola che ama Gelmini è stata efficacemente descritta nelle pagine di Lettera ad una professoressa. E’ quella “normale” degli arrivisti:

«Anche il fine dei vostri ragazzi è un mistero. Forse non esiste, forse è volgare.

Giorno per giorno studiano per il registro, per la pagella, per il diploma. E intanto si distraggono dalle cose belle che studiano. Lingue, storia, scienze, tutto diventa voto e null’altro.

Dietro a quei fogli di carta c’è solo l’interesse individuale. Il diploma è quattrini. Nessuno di voi lo dice. Ma stringi stringi il succo è quello.

Per studiare volentieri nelle vostre scuole bisognerebbe essere già arrivisti a 12 anni.

A 12 anni gli arrivisti son pochi. Tant’è vero che la maggioranza dei vostri ragazzi odia la scuola. Il vostro invito volgare non meritava altra risposta.» (pag. 24)


 

Written by comunitaprovvisoria

27 Settembre 2008 a 9:13 pm

2 Risposte

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  1. Ho letto molto attentamente l’articolo e sono d’accordo l’attuale governo vuole smantellare quel poco di istruzione che esisteva in questo paese per riportarci alla baronie e alla mafia (il liberismo sfrenato assomiglia sempre più a monopoli (anche delle discariche)personali 10 15 famiglie gestiscono la quasi totalità dell’economia italiana) per avere sempre più potere devono distruggere la scuola e farla ritornare come “candidamente” annunciano alla scuola del’800
    Ciao e un forte abbraccio ad Arminio da Asti noi siamo dalla vostra parte, contro le discariche militarizzate, contro gli inceneritori inutili (ma lucrosi per le mafie), ecc… Una proposta regaliamo per natale alle scuole “lettera ad una professoressa” rileggiamolo pubblicamente, abbiamo perso troppi anni di informazione e controinformazione.

    Leonardo

    4 Ottobre 2008 alle 4:14 pm

  2. PS
    Avete avuto dei bei coglioni a spupazzarvi Porta a Porta e lo zerbinoso Vespa io ho resistito 10 minuti

    Leonardo

    4 Ottobre 2008 alle 4:17 pm


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