COMUNITA’ PROVVISORIA . paesi .. paesaggi … paesologia

comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella

ho un serbatoio pieno di titoli

con 2 commenti

 

di maynardo
ho un serbatoio pieno di titoli per i miei post a venire. a volerla sintetizzare, la mia ultima produzione descrive o l’alienazione da travèt (con l’ispirazione che mi coglie tendenzialmente in metropolitana, linea b, fermata cavour). o gli effetti del ritorno in provincia (con l’ispirazione che mi coglie guardando la linea di montevergine che si staglia all’orizzonte… ché dietro c’è napoli e il mare!). sul resto, taccio per lo più. la scena politica nazionale mi dà un senso di nausea. non mi abituo alla ciarlataneria della maggior parte dei suoi rappresentanti e dell’’assoluta maggioranza dell’attuale classe di governo. apparirebbe dunque irragionevole ricercare le buone pratiche in periferia.
ma intanto, siamo qui e i pensieri passano. ovviamente l’asfissia generale impatta negativamente sugli uomini e sulla blogosfera. l’entusiasmo iniziale su un certo, auspicato, contributo che essa avrebbe potuto fornire al dibattito pubblico sono via via svanite, in città, per il fallimento di diverse esperienze di blog collettivi fino ai semplici aggregatori (l’ultimo tentativo è di paolo pilone). la stessa, meritevole per certi versi, battaglia di arminio e della comunità provvisoria per il formicoso anima un’irpinia che orgogliosamente si definisce “altra”. che dunque interpreta la propria come una lotta contro il capoluogo, sia provinciale che di regione, i loro politici, i loro fallimenti. separare le microstorie, però, non sempre serve. l’attuale irrilevanza della politica irpina, anche quella che si riscopre la sua vocazione per il territorio, attivando una riserva intatta di mobilitazione culturale, è infettata dal risentimento. un risentimento che è montato in decenni di arretratezza, dopo un post terremoto di mala amministrazione, sprechi e devastante distribuzione di prebende clientelari. ma se si guarda al futuro, il risentimento e la separazione non servono come la paura e la chiusura. ci si difende legando le nostre storie a quelle simili e alle più diverse, intercettando flussi di creatività, immaginando nuovi spazi per la condivisione e l’accrescimento del bene comune. per dirla semplice, il contesto è assai complesso. essere apocalittici non aiuta.

 

Written by verderosa

27 Settembre 2008 a 11:12 pm

2 Risposte

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  1. Ci sono molti spunti interessanti in questo post. Ad esempio, il suggerimento a guardarsi attorno, ai propri simili: ebbene, per noi comunitari altirpini questo non può far altro che pensare al distacco non solo da Napoli e dalle zone costiere, ma anche dal capoluogo. E da qui il risentimento odierno verso chi scarica sulle zone interne le sue manchevolezze.

    teoraventura

    28 Settembre 2008 alle 1:05 am

  2. Il risentimento scaturisce dalla capacità di provare sentimento, pathos. Chi non si nutre di sentimento abdicando alla mera razionalità non srà mai ragionevole. Lo sguardo apocalittico non appartiene alla sfera umana, tuttalpiù divina questo sì.
    La gnosi è appunto la ricerca della conoscenza la sete di verità di giustizia e di solidale amicizia.
    Quando si oltrepassa il limite non c’è spazio né per il risentimento nè per la ragionevolezza. Bisogna assumersi l responsabilità che il dovere sociale ti assegna non soltanto agire. Questa la mia risposta a maynardo della militanza sociale. R.Q.

    aruspice roccioso

    28 Settembre 2008 alle 5:26 am


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