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De iusta proportione

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I lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

In verità a casa qualche cornice c’era. Le conservo ancora. Una era nel salone: una striscia dorata di due dita con il bordo stuccato come se fosse un intaglio. Dentro, su un foglio di compensato quaranta per cinquanta, era dipinto ad olio un lago stretto tra i monti e le case. Era il regalo di Alfonso Usiello, un pittore di Torre Annunziata che al matrimonio dei miei aveva fatto da testimone. Appena un poco più in basso, tra le due foto dei nonni, il quadro stava sulla parete come una marca a fare la sua figura. Nel quadro tutto era fermo come in un quadro è fermo, ma avevo l’impressione di un silenzioso arrivo da una barca.

L’altra cornice, smaltata col verde avanzato da una porta, rendeva ancor di più simile a stagno lo specchio del bagno. Dentro c’entrava solo il volto, tutto il resto intorno era negato. Si ribaltava invece quasi tutta la camera in quello sul comò nella stanza da letto di mamma e di papà.

Sarà stato perché non era necessaria nessuna forma di dilatazione o forse sarà stato perché lo specchio fissa troppo gli occhi nei propri occhi lasciando chi lo guarda per sempre adolescente, che non ce n’era uno nel salone. Se ci fosse stato sarebbe stato un eccesso, una specie d’insulto alle nostre cose. Oppure la voce labile di una tentazione, quella di occuparsi di nient’altro che di se stesso.

Vedevo la mia faccia sul fondo di quei lucidi ed inossidabili metalli solo di sfuggita. Per tutto l’altro tempo mi sentivo. Non che sentissi me, ma avvertivo in me una forza, simile a quella del seme che ha appena bucato la terra e la sua scorza.

Diversamente dal viso posato sul fondale di quel lago incorniciato, ogni tanto qualcuno annegava davvero, proprio come Narciso, in quella lastra d’Ofanto, ‘ndà chiàtra[1].



[1] Chiàtra, laghetto che rimane in alcuni punti del letto del fiume nel periodo siccitoso. Dal lat. clatrum.

 

 

Written by alfonson

13 Ottobre 2008 a 10:50 am

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