COMUNITA’ PROVVISORIA . paesi .. paesaggi … paesologia

comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella

AUTISMO CORALE/3

con 4 commenti

 

Certe volte penso che non c’è niente da fare. Poi, brevemente, mi rianimo, quasi arrivo alla calma comune. Eccomi, ci sono anche io, sto per dire, sono quasi sorpreso che lo sgomento è attutito e invece all’improvviso la morte torna come una pulce e basta un lievissimo prurito dalle parti del cuore, basta un lievissimo smottamento ed ecco che non credo più alla mia pace, non mi convince più la piccola danza degli impicci quotidiani, sento che abbiamo messo su un mondo che può solo deluderci.

È vero, ci sono attimi di bene, ce ne sono tanti, ma sono attimi che non si sommano, stanno sperduti nelle nostre giornate, sono attimi che hanno il vuoto intorno. Non so com’era questo vuoto in altre ere e non so neppure come sarà in futuro, sento qualcosa che c’è adesso e questo qualcosa mi dice che non ce la faccio, che non ce la facciamo a tenerci insieme vivamente e mitemente. A questa situazione si possono dare diversi nomi. Io preferisco parlare di autismo corale (e chi vuole può indagare come e quanto è funzionale al sistema globale della politica delle merci e dei mercanti).

Viviamo un’agonia ciarliera, dove le parole non si capisce se sono un tentativo di guarigione o un ulteriore approfondimento dell’agonia. Ed è piuttosto penosa la sensazione che la guarigione e l’aggravamento della malattia sembrano intercambiabili, come se ci trovassimo di fronte a una biforcazione formale, come se la sostanza fosse perduta, volatilizzata. Parlo della sostanza della nostra vita. In questo senso più che di fine della storia si deve parlare di fine di una certa idea di umanità e suo avvicendamento con una moltitudine di esseri viventi (o più precisamente esseri esigenti) di cui ci si può avvilire, di cui si può gioire, ma senza poterci credere fino in fondo.

Adesso il principio non è la speranza né la disperazione, il principio è un vago sfinimento, una sommatoria di destinazioni senza destino. Lo sfinimento non riguarda le nostre speculazioni teoriche, non arriva al culmine dell’esperienza religiosa, filosofica o letteraria, arriva ogni tanto, quasi casualmente, quasi distrattamente, mentre parliamo al telefono, mentre camminiamo per strada, mentre ancora proviamo a innamorarci o a combattere. Arriva e ci porta via senza curarsi della nostra noia, della nostra gioia. In ogni racconto c’è un lui e un lei, in ogni vita c’è un morto e un vivo che si combattono ed è strano che il morto abbia più energie.

 

FRANCO ARMINIO

Written by Arminio

23 Ottobre 2008 a 11:04 pm

Pubblicato in a Autori Comunitari

4 Risposte

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  1. stasera sono ad aquilonia a presentare il libro, dopo le nove di sera.
    ci sarà anche la troupe del doc
    “di mestiere faccio il paesologo”.
    paesologia e autismo corale…
    che strani percorsi…
    armin

    Arminio

    24 Ottobre 2008 alle 9:00 am

  2. Questa è semplicemente la vita, che in ogni caso è un dono meraviglioso e va coltivato ogni giorno.

    Il rischio è quando si confondono passioni, emozioni e il tutto compreso la tristezza diventa droga (una dipendenza emotiva) o mestiere (paesologo).

    La questione è complessa non è assolutamente una critica ma semplicemente l’esigenza di fare chiarezza su un uso della comunicazione nella quale rischia di consumarsi un nuovo potere la manipolazione.

    Credo che la questione che lo stesso Michele Fumagallo ed Enzo hanno posto in evidenza sia la stessa. Nuove forme di regime?

    Il rischio della mancanza di democrazia anche all’interno della nostra comuinità provvisoria è reale ed i messaggi fin qui si sono ascoltati e chi ha potuto ha criticato non sempre ascoltato, quasi come se non ce ne fosse bisogno. Quasi come se lascolto mi fosse solo dovuto e non dato.

    L’autismo non sta negli altri ma in noi stessi. Questa percezione della realtà nasce da un nostro bisogno non soddisfatto (disagio) e rischia di farci vedere le cose solo così come le vediamo noi.

    La verità non è solo in noi. In questo il mio richiamo alla “spitualità” (nuova) ed anche se volete ad una rilettura dello stesso significato del sacrificio religioso, che ho sottolienato nel primo e secondo post. La stessa morte non come espiazione di peccati o di rinuncia a vivere in un mondo che non ci piace, ma come possibilità e dono della stessa vita.

    Ognuno di noi vive la vita rispetto a propri schemi mentali e cosi tutto ciò che ci circonda diventa conseguentemente reale a questo nostro schema.

    Questi schemi sono di natura utilitarstici vuoi che rispondo ad esigenze “fisiologiche e psicobiologiche del nostro corpo” (la chimica della dipendendenza) vuoi che sono funzionali alle nostre esigenze pratiche (mestiere, potere, funzioni sociali).

    Questo significa e si dovrebbe comprendere comprendere (“ascoltare”) nella sostanza che fin quando (io) non cambio, il mondo non cambierà.

    Questo significa che finchè io sono sordo tutti saranno sordi. E, che tutto deve essere funzionale a ciò.

    Qui non centra un tubo la psicologia, i geni e quant’altro. Per certi versi credo che Franco (dal punto di vista scientifico e spirituale) rappresenti l’evoluzione in questo modello di umanoide che da sapiens sapeins diventa tristus tristus e sul quale questo modello di società iper tecnologica e iper biologica, punta. Il caso va studiato meglio colleghi!

    Non servirà più in futuro costruire nuovi prigioni perchè ce le costruiremo da soli nella nostra mente. Sono molto più efficaci di quelle con le sbarre.

    Franco è pazzo? Foss’a maronn! Solo cos’ si potrebbe liberare da queste prigione il problema è che è normale così. Se si dichiarasse pazzo si libererebbe immediatamente e solo così si potrebbe salvare.

    Prendete il mio caso da dirigente sindacale a Clown ormai tutti mi dicono che non ci fate caso quello è pazzo e la cosa a dir il vero non mi dispisce affatto. Nella sostanza (faccio u scem pu nun gni a guerr) diserto questo mondo e lo trasformo non più dal mio punto di vista orginario ma da una nuova prospettiva.

    I pazzi veri non pensano mai alla morte propria ma alla morte degli altri.

    In questo si inserisce il problema dell’autismo corale della nostra comunità provvisoria che nell’accentrare all’interno di una forma individualistica esasperata produce l’incapacità di ascolto e dell’altro realizza quello di cui predica come negativo l’autismo stesso.

    Il caso di Enzo Luongo e di Michele Fumagallo con le loro scelte di “autoscomparire” potrebbero essere stato causato da queste considerazioni sulle quali sarebbe opportuno riflettere. Chiè più autista mi chiedo Michele, Enzo o Franco Arminio?

    L’ascolto vero è tutt’altra casa che scrivere ed argomentare in termini più o meno razionali. L’qascolto vero è entrare innempatia con l’altro ascoltando innanzitutto le proprie sensazioni i propri bisogni insoddisfatti e che spesso chiediamo agli altri di risolverci sena comprende il vero segretao della vita: aiutati che dio ti aiuta.

    Ecco l’esperienza del council che abbiamo fatto con alcuni amici della comunità provvisioria dimostro (senza entrare nel merito perchè c’è riservatezza sui contenuti) che molti di noi già all’epoca non sapevano ascoltare, innanzitutti se stessi e poi gli altri.

    Riproviamo a fare un council sul tema del “momento presente della comunita provvisoria”?

    Nanos

    P.S. CAZZO STAI ZITTO! CAZZO STAI ZITTO! CAZZO STAI ZITTO!

    Nanosecondo

    24 Ottobre 2008 alle 11:43 am

  3. OPS ..

    …sarebbe interessante che prima di realizzare il FUNERAL PARTY ognuno dei partecipanti “provvisori” scrivesse qualcosa sulla propria vita come se fosse già morto avendo coscienza che ha una possibilità di rinascita.

    Il processo dovrebbe partire dalla domanda, cosa penso oggi da morto che più rimpiango e che avrei potuto fare e che non ho fatto?

    - tentare di stilare una lista di solo alcune cose più importanti che vorreste (avreste voluto) modificare (nella vostra vita e che non siete stati capaci di fare) che non vi sono piaciute;

    sintetica valutazione dei limiti di come li si sono affrontati;

    ora dal nuovo punto di vista di “morto” riscrivetele sforzandovi semplicemente di farle (anche se non ne siete convinti del tutto) “ruotare nel senso opposto a quello originario”

    Nella sostanza le decisioni prese e che non vi hanno soddisfatto, fatele girare al contrario, immaginando un diverso futuro.

    Immagina poi di rinascere oggi ed applicare queste scelte alla luce dell’esperienza di morto.

    Uacc Uaa Nanos

    P.S. L’istante della morte ci cattura e ci mostra una verità “inevitabile” se riuscissimo a morire prima potremmo essere più liberi di essere felici della nostra vita.

    Nanosecondo

    25 Ottobre 2008 alle 12:12 pm

  4. “Viviamo un’agonia ciarliera, dove le parole non si capisce se sono un tentativo di guarigione o un ulteriore approfondimento dell’agonia.” Mi piacciono molto le cose che scrivi ma spero molto nella tua capacità di usare ,abusare ma anche reprimere la forza delle parole a creare labirinti insoportabili di dolore o di solitudine sofferente.Io mi gioco la mia vita mentale con le sirene ammalianti della filosofia non gratificato dalla intuizione o convinzione che la natura umana non trova il proprio compimento in questo mondo ma soltanto nella visio beatifica, nella perfezione soprannaturale mediante la grazia nella morte come ossessivamente ti suggerisce un tuo “amico” rassicurato dalla sua fede in una vita che si potrà vivere e declinare solo nel futuro dell’eternità.
    Il vero sapere per me non è sapersi raccontare o raccontare ma si risolve nel sapere interrogare e nel saper rispondere .Nessuno riuscirà mai a diventare sapiente nell’isolamento, ma solo nell’assidua frequentazione e nel quotidiano dialogo con i suoi concittadini : Socrate dice “io amo imparare, ma la campagna e gli alberi nulla mi insegnano,imparo invece dagli uomini della città”
    Tutti i dialoghi di Platone sono dialoghi politici e vera scienza è solo la scienza politica.”
    Dallo spirito profondo delle tue parole ,di un ‘buon e giusto amico’ che non persegue il fine filosofico di mettere ordine alla propria anima ma a dare alle parole letteralmente il meglio di sé, la vita anche quando è dolore e sofferenza. A noi il compito solo di assecondare o gustare un clima di perfetta ‘coinonìa’, ‘affinità elettiva’ e godere le parole nel loro compito insinuante e pervasivo di mezzi di comunicazione vera,autentica e sentita . Il resto è venie tutto da sé con la spontaneità e la profondità del comunicare mitico-religioso dei momenti importanti e cruciali della propria vita mentale e spirituale.
    E’ facile ricogliere l’intrigante fascino del ‘conflitto’ del ‘mitos’, e la presuntuosa pretesa del ‘logos’ di tutto conoscere ; la profondità mistica della cultura ‘oracolare’ e l’ntrigata e accattivante malia della poesia.
    Non si poteva chiedere di meglio ad un ‘amico’: ricreare situazione migliore per un vero e maieutico dialogo in vista della scienza vera e della autentica ‘fronesis’(saggezza).C’è vera amicizia e koinonia solo se si è capaci immediatamente, per incanto ricercare,ricreare le sfide del ‘labirinto’ e delle sue prove cognitive e di ‘vita’ ; il conflitto ‘tragico’ tra la poesia delle dionisiache ‘baccanti’ con gli apollinei rituali di noi uomini ordinati e formali, l’impegnativa ricostruzione del senso di un velato sapere oracolare, profetico, divinatorio e onirico quale quello di Cassandra,la sfida ‘tragica’ dell’enigma per Edipo, il pathos e il fascino del nascosto ,del mistero e dell’infinito, il recupero della ‘follia’ come fonte della sapienza, il piacere dell’agonismo nella retorica …… ed in questo , sentire e conoscere il fascino e la riscoperta delle proprie profondi e originali radici culturali non senza un legittimo e recuperato orgoglio.Senza moralismi e fastidi di una razionalità troppo solida ma disumana anche quando si accoppia con la fede.
    Io non so e non voglio cadere nella brutta abitudine di ‘dare consgli’ non richiesti.So solo dire ciò che penso per me .
    “Merita il nome di scienza soltanto ciò che conferisce il giusto ordine all’anima e rende migliori e felice colui che essa si dedica”
    Epistème,sophìa,frònesis ,’la vera scienza’ è quella in virtù con la quale l’uomo si cura di sé”.
    Filosofia per me è un modo possibile di vita ,anzi ilmodo migliore di vivere felice.
    mauro orlando

    mercuzio

    25 Ottobre 2008 alle 3:11 pm


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