Poesia n°5
Metto qui un testo inedito di Alexandra Petrova, grande poetessa russa che presto starà con noi in Irpinia d’oriente. il BLOG resta coi piedi ben puntati in irpinia, ma gli occhi si spingono lontano, oltre le prigioni della vita provinciale … armin
***
«Signor Dio, –
non so, ma ultimamente
la vita è una continua bua;
e poi il tuo film gira un po’ troppo veloce.
Non si riesce neppure a star dietro al successo dei vicini,
figuriamoci andare in chiesa
a pregarti.
E ancora: l’immagine non fa che restringersi,
la pellicola brucia spesso,
in teoria, mi dico, se mi trovassi lì dentro
spalancherei le porte e demolirei le tue pareti,
ma poi mi sento impaurita,
e voglio uscire».
«Sì, è vero – continuò lui –
tu corri troppo.
Il corpo di mia moglie era elastico, come un pallone,
e ora ci si sente
soltanto inutili a letto.
Ma tu sei un uomo, queste cose le capisci».«Lui non c’è, – dissero i bambini –
tutto questo è solo un gioco,
una corsa sudata sulla distanza
tra il c’è e il potrebbe esserci,
zia Mimma è morta colpita da un’accetta
che il marito le piantò in fronte,
mentre avrebbe potuto ogni sabato, come prima,
ballare la rumba in palestra
e spassarsela fino al mattino.
La va. Ma poi la spacca.
Tutto secondo i piani della nostra comune penuria.
Nell’attesa del miracolo, certo, del margine di errore
e nella speranza che il vicino
cada nella latrina da lui stesso scavata, per primo.
Ma i nostri fratelli minori non scelgono il loro destino.
Le femmine dell’acaro escono già incinte dal ventre,
dove hanno copulato con il fratellino
divorando poi le viscere materne per venire prima alla luce.
Ma è meglio crepare di accetta
che farsi la sorella.
Essere fatti di materia è chiaramente più stupido
che guardarla correre,
inciampare e diventare
per qualcuno uno spettacolo divertente.
Signor Dio,
dai il via alla festa delle oziosità!
Hai fifa della morte della mortalità?»
Lui, che forse li ascoltava, nell’oscurità taceva sdraiato,
diffondendo ombre e luci sul soffitto,
e le lacrime, pioggia fredda,
scendevano a picco sul viso,
confermando le previsioni meteo
di una crescente umidità.










strano…quando sul Blog compare qualcosa di veramente importante,non ci sono commenti!
michele ciasullo
2 novembre 2008 alle 12:07 am
Le parole. Le parole sono già lì, quando noi veniamo al mondo. Accuratamente elencate in quegli strani “libri non libri” che sono i dizionari. Riposte ordinatamente come tessere di un puzzle immenso e tutto da scoprire: se non che – ma vallo a sapere, prima di averci sbattuto il muso qualche milione di volte – l’immagine da ricomporre non esiste, a priori. Ognuno di noi deve trovare la sua. Ognuno di noi, se ha la fortuna di capire che quello lì può essere un gioco meraviglioso, e inesauribile, deve darsi da fare per scoprire che cosa è capace di tirar fuori, da quella sterminata distesa di vocaboli. Che presi uno per uno sono solo pietruzze spaiate. Sassolini asimmetrici che, finché restano separati, non disegnano alcun percorso, ma che nelle giuste combinazioni possono condurre in ogni luogo. Sprigionando le emozioni più acute. O catapultandoci in cima alle vette del pensiero. O producendo qualsiasi altro effetto, dal più banale (“Un caffé macchiato, grazie”) al più suggestivo (“Tre cose sapeva fare Siddharta: digiunare, aspettare, pensare”).Ancora più leggere,luminose,musicali ,profonde, intense sono le parole che parlano di Dio e a Dio.Sono presuntuose e semplici assieme perchè è presuntuoso ma semplice voler parlare a qualcuno che da duemila anni ha deciso,penso liberamente e consapevolmente ,di non parlarci e speriamo ancora di ascoltarci………
http://www.mauroorlando.it
mercuzio
2 novembre 2008 alle 9:17 am
magnificamente sospesa tra Voltaire e Chagall, come spesso la poesia della Petrova, V.
viola amarelli
3 novembre 2008 alle 6:17 pm
assolutamente la poetessa delle parole
straordinaria ed altissima
c.
carmine vitale
10 dicembre 2008 alle 12:02 am