COMUNITA’ PROVVISORIA . paesi .. paesaggi … paesologia

comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella

post in quarantena

con 6 commenti

come immagino la comunità provvisoria, foto di Albert Tousson

come immagino la comunità provvisoria, foto di Albert Tousson

di Enzo Maddaloni alias nanosecondo  “POST in….(quarantena)”:

Primo COUNCIL della BIBLIOTECA DELL’ANIMA ieri (5/11/2008) sera a Flumeri (AV) a casa ru Mierec Michele Ciasulli  

“In un tempo di grande malattia, non dovremmo occuparci di nient’altro. Come si dice, se non facciamo parte della medicina, siamo parte della malattia. Per poter guarire, è necessario diagnosticare le cause della malattia. Le cause della malattia dell’ambiente, della società e dei singoli individui, sono tutte connesse fra loro. Hanno radici sia nel modo di come consideriamo la natura, la società e gli esseri umani, sia nelle istituzioni che plasmano i nostri pensieri, sentimenti, emozioni. La saggezza del cerchio non si interessa del potere personale o della manipolazione della creazione…..” (tratto da RITORNO ALLA CREAZIONE di Manitonquant)…..  in questo caso, di un gruppo di Comunitari Provvisori (gioiosi) che si apprestano a “costruire” una BIBILIOTECA DELL’ANIMA.

 

Il cerchio del COUNCIL, che ha introdotto l’incontro, è stato dedicato a Andrea Turchi un amico di Cava de Tirreni (SA) che ha scritto un libro “E se dietro le nuvole ci fosse il sole: storia di un trapianto di midollo osseo e delle fiabe che lo hanno accompagnanto” dove racconta la sua malattia e scrive fiabe per superare i 40 giorni vissuti nella camera sterile dopo un trapianto di midollo osseo.

Ed è così che Michele, Teresa, Angela, Luciana, Nanosecondo, Gemma e Aurispide Roccioso, hanno vissuto un intenso e bellissimo momento di conoscenza reciproca.

 

In questa BIBLIOTECA DELL’ANIMA si cerca di studiare le leggi che governano le eccezioni anche in medicina per tentare di proporre un mondo supplementare a quello in cui ci troviamo noi attraverso la scrittura di fiabe e racconti della nostra vita. La storia che cura.

 

Meno ambiziosamente, ci sforziamo di “raccontare, guardare e descrive” con occhi diversi un possibile mondo migliore cercando di guarire da tutte le nostre “malattie”. E, certamente se riusciamo a guardarlo insieme, potremmo riuscire a realizzarlo.

 

Lo strumentro che abbiamo scelto è “l’utopia” e “l’immaginazione” che non attribuisce il potere solo al sapere ne alla comunicazione ed agli oggetti ma alle persone che si incontrano e si raccontano al di la dell’estasi del vivere quotidiano.

 

Su questo tema della “medicina narrativa” si è sviluppato l’incontro dopo il Council. Il prossimo si terrà il 6 dicembre c.a. (luogo e orari saranno comunicati in tempo).

 

Il Bibliotecario Nanosecondo             

 

6 Risposte

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  1. “Lo strumentro che abbiamo scelto è “l’utopia” e “l’immaginazione” che non attribuisce il potere solo al sapere ne alla comunicazione ed agli oggetti ma alle persone che si incontrano e si raccontano al di la dell’estasi del vivere quotidiano”.
    Che bella idea ! E ancora più bello che ci sono della persone che non solo ci credono ma che mettono in pratica queste loro stupende idee utopiche e immaginifiche.Questo è l’unica chance che ha il pensiero utopico ed immaginifico dal momento che è stato usato ed abusato prevalentemente in modo ideologico nel Novecento.Io mi interesso di un mezzo letterario e non solo che viene considerato secondario e leggero dalla letteratura accademica :La canzone d’autore italiana e collaboro con Roberto Vecchioni in questa ricerca che tra l’altro per l’Einaudi ha scritto piccoli racconti o favole comunque interessanti.
    “ Io nelle mie canzoni-scrive- ho sempre tentato di scrivere storie al contrario, laterali e oblique” ..quasi per gioco ho applicare alle favole il senso del dubbio,il gusto del contrario…. Le favole sono alibi …gli alibi generano altre favole.”
    Il novecento è stato davvero il “il secolo dell’analisi,della scomposizione”,del “delirio ermeneutico per razionalizzare finalmente il reale rischiando di ridurre la conoscenza dell’uomo alle “logiche dell’interpretazione.
    Foucault a sua volta ha cercato di far riconoscere aspetti linguistici,comunicazionali,relazionali, storici per determinare la soggettività,passando dalla prioritaria strategia analitica ad una prassi costruttiva del sé.come via posibile come processo attivo attraverso cui realizzare le diverse potenzialità per una vita individuale e collettiva migliore.Anche la conoscenza diventa non solo una strategia o una tecnica analitica ma una prassi costruttiva di coscienza e identità.
    L’ermeneutica come stimolo ad una conoscenza legata alla vita,all’etica e all’estetica.
    IL linguaggio-io mi chiedo- può diventare il medium fondamentale nella costruzione e la modulazione dell’identità?
    “Non ci sono soggetti,ci sono solo modi di identità”.
    “…quando si narra una favola, cala la notte. Non importa il posto, il tempo, la stagione: un cielo stellato e una luna bianca spuntano dai cornicioni e si librano sulla testa degli ascoltatori. Talvolta, alla fine del racconto la camera è piena di luce, altre volte resta un frammento di stella, o un lembo di cielo”.
    Clarissa Pinkola Estès, Donne che corrono coi lupi

    Così spesso avviene che persone sole, dichiarando una patologia e soffrendone, cercano in primo luogo un essere umano che le ascolti compiendo così il gesto salvifico, liberatorio: il bacio del principe che, per amore, risvegli l’anima dalla solitudine. Il malato cerca prima di tutto una terapia di ascolto, di amore, di umanità, di comprensione poiché sa, nel profondo del suo cuore, che solo chi procede sul sentiero della libertà e dellíamore può trovare una soluzione ai suoi problemi. Il suo cuore sa che l’amore vero non è cieco ma è, al contrario, veggente nellíanima e nello Spirito, e solo un uomo che sappia ascoltare e comprendere, amando líunicità assoluta della sua patologia e biografia, potrà ricondurlo fuori dal silenzio della solitudine, potrà disincantare lui e tutto il suo castello, il microcosmo paralizzato che lo circonda e che gli sembra immutabile come un carcere.
    http://www.mauroorlando.it

    ps che bella scoperta : questa mia irpinia carsica e sedemintata che io ho vissuto sempre nella mia memoria e nella mia nostalgia.

    mercuzio

    7 Novembre 2008 alle 10:17 am

  2. mauro
    penso che franco scriva nella giusta direzione
    “… anche nei piccoli paesi si può fare una grande vita”

    stasera il concerto di vinicio capossela
    domani la giornata comunitaria tra rocca, mefite e castelli; e la sagra
    e poi la biblioteca dell’anima
    e il blog …
    e la comunità provvisoria

    … penso che qui si viva alla grande
    (basta mettersi insieme e avere gioia e pazienza)

    verderosa

    7 Novembre 2008 alle 10:57 am

  3. VIVA IL CONCERTO DI VINICIO CAPOSSELA(TUTTO ESAURITO!!!SOLD OUT!!!)
    VIVA IL FORMICOSO, IL VENTO, LE PALE, IL GRANO…
    VIVA I PAESI
    VIVA LA PAESOLOGIA ARMINIANA
    VIVA LA POESIA, LA MUSICA, L’ARTE, LA FILOSOFIA E LA PASSIONE CIVILE
    VIVA LA PACE
    VIVA L’AMORE
    VIVA IL BLOG
    VIVA LA COMUNITA’ PROVVISORIA
    VIVA I COMUNITARI…
    qui fervono i preparativi (scrivo dalla biglietteria)
    VI ASPETTO STASERA AL TEATRO CARLO GESUALDO
    SARA’ UNA SERATA MAGICA!!!
    UN ABBRACCIO A TUTTI
    MONICA

    monica

    7 Novembre 2008 alle 1:11 pm

  4. Cara Monica ,
    perchè rinnovelli cotanto dolore e…..nostalgia!?Io sono lontano ma sono con voi in spirito e cuore.Lunedì prossimo sarò al Carcano di Milano e il 28 a Bresia, mia terra di adozione, a sentire Vinicio e cercare di ricreare un pò di ‘Irpinia’ anche al Nord e penserò anche voi della comunità e dell’Irpinia tutta. Buona serata e grazie per essere e tenere vivo il forte ethos, senso e legame di essere “irpini”.
    http://www.mauroorlando.it

    mercuzio

    7 Novembre 2008 alle 2:34 pm

  5. VIVA MERCUZIO
    VIVA L’ENERGIA CHE SI METTE IN MOTO TRA GLI ANIMI SENSIBILI!!!

    monica

    7 Novembre 2008 alle 8:55 pm

  6. E se dietro le nuvole ci fosse il sole?……..

    “Quando si sta bene in salute, ci si sente invincibili ed indistruttibili, quasi immortali, e sembra che niente possa realmente turbare la nostra esistenza….. Questa esperienza, così particolare e densa di paure interiori, l’ho paragonata al burrone della canzone di Jovannotti “mi fido di te”, che sintetizza in una frase il mio stato d’animo:”…. Forse fa male, eppure mi va di stare collegato, di vivere di un fiato, di stendermi sopra al burrone di guardare giù. …La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare…” (tratto da “E se dietro le nuvole ci fosse il sole?……di Andrea Turchi).”

    La prima volta che ho incontrato Andrea a Cava dei Tirreni (SA) – avevo già letto il suo libro – sapevo già di trovarmi di fronte ad un “antieroe”, un “disertore” vero dell’estasi quotidiana.

    Certo, un antieroe “per forza” che affronta (però) la sfida più grande per un uomo: “la voglia di guarire”.

    E, Andrea – ingegnere di professione – che fa?

    Usa la sua tecnologia interiore: la gioia di vivere; trafsormando le sue stesse vertigini non per cadere ma per volare.

    E, cosi si fà costruire una capsula spaziale per fare un lunghissimo viaggio nello spazio tempo fino a raggiungere quel mondo all’incontrario dove solo le fiabe hanno il lieto fine. E, così costruisce una nuova realtà.

    L’anima, il dolore, la speranza, l’amore per la vita di Andrea, è una “pillola di gioia” anche per tutti noi. E’, una “magia gentile”, un’alchimia dell’anima che si svela, così, nella sua più semplice utilità.

    Andrea con la sua lezione di vita non ci insegna niente perchè fà una cosa ancora più grande ci svela una possibilità, da esperto ingegnere, che tutti noi possiamo utilizzare: la nostra tecnologia interiore.

    Non ci sono controindicazione di sorta ed effetti collaterali non è solo curativa ma è anche preventiva. E’ una nuova e stupefacente “tecnologica” che possiamo utilizzare tutti, perchè tutti ne siamo dotati.

    E’ la voglia di guarire tutti i nostri mali attraverso la gioia. Questo è, uno dei “farmaci” più potenti, e si chiama: “gioia di vivere”.

    Faccio il Clown Dottore e sono sempre alla ricerca della trama, dell’ordito e del filo conduttore per scrivere un’altra fiaba della nostra vita, spero così che riesca presto a dichiarare chiusa la quarantena.

    Che la bellezza della vita ci circondi,
    Il Bibliotecario Nanosecondo

    P.S. I fondi raccolti per il libro di Andrea sono devoluti alla “Fondazione Ricerca Trapianto di Midollo Osseo” onlus.

    Nanosecondo

    8 Novembre 2008 alle 12:40 pm


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